Il partito filoeuropeo Contratto Civile, già al governo in Armenia, ha vinto le elezioni parlamentari che si sono tenute nello Stato caucasico. Il risultato conferma Nikol Pashinyan come primo ministro (è in carica dal 2018) e consolida l’allontanamento del Paese dalla Russia dopo decenni in cui l’Armenia, ex repubblica sovietica, era rimasta nella sfera di influenza di Mosca.

Pashinyan si è impegnato a continuare il percorso di avvicinamento all’Europa
Contratto Civile ha ottenuto il 49,81 per cento circa dei voti: Pashinyan ha dichiarato che il suo partito governerà da solo, senza alleanze. La principale formazione dell’opposizione, Armenia Forte del miliardario russo-armeno Samvel Karapetyan (che ha denunciato violazioni e repressione), ha ottenuto il 23 per cento. In parlamento entreranno anche altre due forze di opposizione: l’alleanza Armenia dell’ex presidente Robert Kocharyan e il partito Armenia Prospera. Subito dopo la certezza della vittoria, Pashinyan si è impegnato a continuare il percorso di avvicinamento con l’Occidente, sviluppando allo stesso tempo relazioni amichevoli con la Russia.
Dear @NikolPashinyan, congratulations on your electoral victory.
— Ursula von der Leyen (@vonderleyen) June 8, 2026
The spirit of the Velvet Revolution you led in 2018 is alive and well.
We deeply value our partnership with a democratic Armenia that is drawing ever closer to Europe.
Armenia can count on us.
«Caro Pashinyan, congratulazioni per la tua vittoria elettorale. Lo spirito della Rivoluzione di velluto che hai guidato nel 2018 è vivo e vegeto», ha scritto Ursula von der Leyen su X: «Valutiamo profondamente la nostra partnership con un’Armenia democratica che si sta avvicinando sempre di più all’Europa. L’Armenia può contare su di noi».

Il primo ministro confermato vuole porre fine al lungo conflitto con l’Azerbaigian
Questa tornata elettorale era di fatto un referendum su Pashinyan e e sulle due decisioni fondamentali prese come premier: quella di avvicinarsi all’Ue (mentre la Russia rimane il più importante partner commerciale) e quella di porre fine al lungo conflitto con l’Azerbaigian – iniziato con la dissoluzione dell’Urss – che vede al centro il Nagorno-Karabakh, regione formalmente azera ma abitata da persone di etnia armena. Sostanzialmente perso nel 2023 il territorio (che controllava dal 1993), Erevan dovrà affrontare con Baku la questione dell’exclave azera del Nakhchivan. «Il popolo armeno ha votato per la pace, la prosperità regionale e la cooperazione regionale, e spero che questo venga accolto positivamente da Turchia e Azerbaigian», ha dichiarato Pashinyan. Nel conflitto per il Nagorno-Karabakh l’Armenia è stata sostenuta dalla Russia (che impegnata in Ucraina non ha fatto molto), mentre l’Azerbaigian ha potuto contare sull’appoggio della Turchia.
