“ASINO UNA STORIA TESTARDA”

di Vincenzo D’Elia

Da sempre quell’impuntarsi prudente di fronte ad un pericolo percepito e sfuggente agli umani da parte di un asino è diventato il simbolo di una ingenerosa testardaggine per un animale in fondo buono, umile, silenzioso e che nella storia ha occupato un posto di certo non di secondo piano. L’asino, o come si dice in quel di Vietri sul Mare, il ciuccio è invece un animale che sa riconoscere chi gli vuole bene e anche chi gli vuole male. A Vietri, da cento anni in fondo lo amano, visto che è diventato per certi versi (non asinini) il simbolo della ceramica, della laboriosità dei ceramisti, di una civiltà fatta di argilla. E il pensiero va a quell’asino che, con pazienza e fatica, tirava il carrettino sino alla collinare Ogliara per caricare i “cuofani” di argilla da portare nelle botteghe vietresi. E va a quella intuizione che nella bottega di Richard Dölker (di Richard o di Hilde Ramberlieg di Stoccarda) fece nascere il “ciucciariello”, con le gambe corte e tozze e le orecchie enormi. Il popolo dei ceramisti vietresi si riconobbe subito in quel simbolo (un po’ ironico e un po’ allegro) di lavoro, tenacia e sacralità: in fondo erano le caratteristiche di quegli artigiani che giorno dopo giorno lavoravano nel silenzio delle botteghe, sudando il quotidiano con dignità, creando con umiltà opere di grande bellezza e rispetto artistico. Ma Vietri è molto più di un luogo: è identità di una tradizione di lavoro artigianale, ma è anche comunità aperta all’ospitalità, tant’è che tra le due grandi guerre ospitò non pochi artisti stranieri che diedero vita ad una ceramica europea. In quel fermento di idee nacque il “ciucciariello”. Era, infatti il 1926 quando fece capolino timidamente, in perfetto suo stile, quel “ciucciariello” di cui oggi si celebra il centenario. Scrive Elisabetta D’Arienzo, una giovane ceramista molto attiva sul territorio: «“Asino, una storia testarda!” è una celebrazione sotto forma di mostra corale, con la partecipazione di 32 artisti del territorio, maestri artigiani, ceramisti e nuove leve della Scuola di Ceramica Vietrese. Persone che ogni giorno scelgono una strada complicata, in salita come quelle tipiche della nostra Costiera, che forse solo un asino testardo può percorrere». Un centenario celebrato con una mostra nella quale i partecipanti mettono in esposizione il proprio “ciucciariello” accompagnata da una serie di interventi in un incontro non celebrativo, ma di ricordo dolce di un asinello che ha accompagnato la quotidianità dei vietresi in silenzio e amore. Dopo i saluti istituzionali del Sindaco Giovanni De Simone e dell’assessore alla ceramica, Daniele Benincasa, ne parleranno, nel corso di un convegno coordinato da Daniela Scalese (Museo della Ceramica Contemporanea di Palazzo Punzi, sabato 23 maggio 2026 alle ore 11,00), Mario Montera, già sindaco di Vietri sul Mare, collezionista, promotore del premio “Viaggio attraverso la ceramica”; Antonio Forcellino, architetto, storico dell’arte saggista, restauratore; Vito Pinto, giornalista, scrittore, studioso di ceramica; Rosa Fiorillo, archeologa e Professoressa Associata di Archeologia Cristiana e Medievale presso l’Università degli Studi di Salerno; Claudio Caserta, avvocato, critico d’arte e storico dell’arte. Disponibile un pieghevole con immagine grafica di Gianluca Tesauro. Annota Giovanni De Simone: «Il centenario del ciucciariello vietrese rappresenta una ricorrenza di straordinario valore per tutta la nostra comunità. L’asinello verde non è soltanto una delle immagini più riconoscibili di Vietri sul Mare, ma è diventato nel tempo un autentico simbolo identitario della nostra città e della sua tradizione ceramica. Celebrare il centenario significa rendere omaggio alla nostra storia e, allo stesso tempo, riaffermare il valore culturale della ceramica vietrese come patrimonio vivo, capace ancora oggi di parlare alle nuove generazioni». E ritorna alla mente quanto sottolineava il biblista Padre Ernesto Della Corte: «l’asino è sempre stato considerato ignorante, testardo, con poca dignità, utile quando c’è da lavorare, ma parecchi popoli, come gli Egizi, i Greci e anche gli Ebrei, gli riconoscevano una certa sacralità. Il profeta Zaccaria annuncia che il Messia, cavalcherà un asino quando verrà a liberare Gerusalemme. Perché proprio l’asino e non il nobile cavallo di cui non potevano fare a meno i re mondani, avidi di potenza e pompa? Era una scelta ben precisa da parte di Gesù Cristo: l’adozione di uno stile di umiltà e semplicità, il ripudio di ogni forma di esibizionismo e sfoggio di potenza». E un asino fu nella fredda mangiatoia a riscaldare, con un bue, il corpicino appena venuto al mondo del figlio di Maria, un asino porto in salvo in Egitto lui e la sua famiglia. Ecco allora il “ciuccio” assurgere a vera dignità regale, fatta di distacco da quelle beghe quotidiane che spesso ammorbano anche l’aria che si respira. Era il 1974 quando Roberto Bosi, giornalista e scrittore faentino, scriveva: «Una delle figure plastiche che oggi destano la curiosità dei visitatori, è costituita da un asinello dall’aspetto quasi grottesco: fu una invenzione di un innamorato di Vietri, Riccardo Dölker, un tedesco amante dell’Italia, che ha avuto, nella sua ricerca di un luogo di elezione, un’avventura tutta piena di luce e di sole». E non c’è da stupirsi. Vietri, nelle sue botteghe artigiane, ha creato tutto un mondo fiabesco fatto di asini suonatori di Procida, asino ridens, pater benevolus di Pasquale Liguori, il “mezzo ciuccio di Gianluca Tesauro, e di altri animali, come i tori di Andrea D’Arienzo, la lepre che insegue i cani di Giovannino sulla facciata della fabbrica Pinto, la giraffa dal lungo collo di Andrea Avallone, i pesci bottiglia e l’asino paziente con la donna in groppa che va al mercato di Irene Kowaliska. Un mondo di fantasia che ormai fa da corona, egregia, al “ciuccio”, Mito di un popolo che, con atto d’amore, l’ha fatto proprio e ne celebra il centenario dalla sua “invenzione”. Compie cento anni, il “ciucciariello” vietrese, un’età ben portata vista la caducità cui il viver moderno destina ogni cosa: il suo piglio è sempre fresco, giovane, canzonatorio e… chissà cosa ancora diventerà in qualche bottega vietrese dove ogni giorno un popolo di artigiani compie il miracolo delle mani. Annota l’assessore Daniele Benincasa: «L’asinello verde è diventato nel tempo molto più di un manufatto artistico: è il simbolo del nostro territorio riconosciuto ovunque, capace di rappresentare l’anima creativa della nostra città. Celebrare questi cento anni significa guardare al futuro della ceramica con ambizione, investendo nella formazione, nella promozione internazionale e nella tutela di un’eccellenza che continua a rendere Vietri sul Mare un punto di riferimento nel panorama artistico e artigianale italiano». A pensarci bene se il “ciuccio” vietrese festeggia i suoi cento anni, forse non è poi così stupido come a volte lo si descrive. Sospeso tra un raglio demoniaco ed uno angelico il ciuccio resta, a richiamo di Apuleio, mito di una metamorfosi della conoscenza e della coscienza.

—————– ARTISTI PARTECIPANTI Apicella Filuccio, Benvenuto e Manuel – Avallone Pasquale – Caruso Andrea – Cassetta Anna Rita – Ceramica Margherita – Crespo Andrea – D’Acunto Antonio – D’Arienzo Angela – D’Arienzo Elisabetta – Danilo Mariani – Francesco Raimondi – Fusco Marco – Landi Giuseppe – Liguori Domenico – Liguori Lucio – Liguori Pasquale – Lubelli Fausto – Iovine Antonio – Massimino Tiziano – Mautone Alessandro – Mosca Fabio – Mirkò – Peduto Elvira – Rossetti Tamara – Scognamiglio Sergio – Solimene Antonio – Solimene Giancarlo – Salsano Teresa – Sorrentino Sasá – Salsano Vincenzo – Tesauro Gianluca – Tramontano Sonia.

L'articolo “ASINO UNA STORIA TESTARDA” proviene da Le Cronache.