Secondo Friedrich Merz, leader della Cdu ed erede di Angela Merkel ora relegato a fare il capo dell’opposizione conservatrice, in Germania ci sarebbero 300 mila immigrati che si stanno rifacendo i denti a spese dello Stato, scavalcando pure i malandati tedeschi che non troverebbero posto nelle cliniche traboccanti. Il cancelliere socialdemocratico Olaf Scholz ha ammesso che il numero dei profughi nel Paese è al momento troppo alto e anche il presidente federale Frank Walter Steinmeier ha affermato che c’è bisogno di limitare l’immigrazione. Se questa è la faccia sobria della Germania, tra istituzioni, governo e opposizione moderata, è facile intuire quale da un lato sia la dimensione reale del problema, dall’altro capire come mai l’Alternative für Deutschland, formazione di estrema destra razzista e sciovinista, sia nei sondaggi praticamente il primo partito nella vecchia Germania Est, intorno al 30 per cento, valore doppio rispetto a quello dell’Ovest.

Il “wir schaffen das” di Angela Merkel è un ricordo sbiadito
Sono passati i tempi, nemmeno tanto lontani visto che era il 2015, quando Merkel alla guida di un governo di coalizione con la Spd, apriva le porte a oltre 1 milione di profughi in larga parte siriani e afghani, sostenendo che il Paese ce l’avrebbe fatta. Ma il “wir schaffen das” di otto anni fa pare che non valga per oggi e tutti tirano il freno davanti alle ultime ondate che stanno creando problemi di gestione e integrazione. E spostando l’elettorato sempre più a destra. Significativo da questo punto di vista, accanto alle ricerche sociologiche in vista delle prossime elezioni, da quelle regionali domenica prossima in Baviera e Assia a quelle del 2024 in tre regioni della ex Ddr, un nuovo studio della Fondazione Ebert sulle attitudini estremiste e antidemocratiche nella Germania che negli ultimi tre anni è passata dalla pandemia alla crisi migratoria e la guerra in Ucraina.
Oggi oltre il 6 per cento dei tedeschi è a favore di un sistema dittatoriale
In Germania una persona su 12 condivide una visione del mondo estremista e di destra. La percentuale dei cittadini con un chiaro orientamento di questo genere è pari all’8 per cento, in netto aumento rispetto al livello appena inferiore al 2-3 per cento degli anni precedenti. Oltre il 6 per cento dei tedeschi è a favore di un sistema politico dittatoriale con un unico partito forte e un nuovo Führer alla guida del Paese (nel 2014-2021 la percentuale oscillava tra il 2 e il 4 per cento). Oltre il 16 per cento degli intervistati rivendica la superiorità nazionale della Germania e un patriottismo basato su una politica il cui obiettivo primario deve essere garantire al Paese il potere e il prestigio che merita (nel periodo 2014-2021, erano il 9-13 per cento). Lo studio della Ebert Stiftung sottolinea inoltre come la zona grigia tra il rifiuto e l’approvazione degli atteggiamenti estremisti di destra sia diventata notevolmente più ampia.
La fiducia nelle istituzioni è scesa sotto il 60 per cento
Chiara anche la tendenza di parte dell’elettorato considerato di centro a distanziarsi dei principi democratici e a radicalizzarsi verso destra. I numeri del 2022/23 dicono che la fiducia nelle istituzioni e nel funzionamento della democrazia tedesca è scesa sotto il 60 per cento. Molti tedeschi si rifanno a posizioni complottiste (38 per cento), populiste (33 per cento) ed etnico-autoritarie-ribelli (29 per cento). Rispetto alle cifre del 2020/21 si tratta di un aumento di circa un terzo, dopo che già nel 2018/19 era aumentata la percentuale dei cittadini con tendente antidemocratiche. Il 20 per cento dei tedeschi pensa che la Germania assomigli adesso più a una dittatura che a una democrazia (2020/21, 16 per cento).
La radicalizzazione dei moderati rischia di aumentare
C’è da preoccuparsi? Torna il nazismo? No, no ora almeno. Certo è che lo spostamento progressivo della società tedesca verso destra è evidente e legato direttamente al quadro politico-economico-sociale del Paese, in cui i governi che si sono succeduti non hanno trovato le ricette giuste per affrontare e risolvere i vari problemi; movimenti populisti ed estremisti hanno conquistato sempre più spazio e contribuito attivamente alla radicalizzazione di parte dell’elettorato moderato, ora su posizioni più estremiste. Senza risposte concrete ed efficaci da parte della politica lo scivolamento verso destra è destinato però a proseguire.
