Usa, l’amministrazione Trump ha rallentato processo cittadinanza di 380mila potenziali elettori immigrati

(Adnkronos) – Nell’ultimo anno, l’amministrazione Trump ha ridotto drasticamente il numero di naturalizzazioni per ottenere la cittadinanza americana, suscitando l’accusa di voler ostacolare centinaia di migliaia di persone che avrebbero potuto votare alle elezioni di metà mandato del 3 novembre. “Non si è mai vista una situazione del genere. Nemmeno durante la prima presidenza di Trump. Il gesto è intenzionale, ma c’è poco che un immigrato possa fare. Deve solo aspettare…”, sottolinea all’Adnkronos Diego Ferreyra, avvocato per l’immigrazione in Virginia evidenziando come questi ritardi abbiano causato gravi sconvolgimenti nelle vite dei suoi clienti, lasciandoli a chiedersi cosa sarebbe successo. L’ultimo rapporto trimestrale dell’agenzia U.S. Citizenship and Immigration Services (Servizi per la cittadinanza e l’immigrazione degli Stati Uniti – Uscis) indica che, tra aprile e giugno, sono state approvate circa 55.000 richieste di cittadinanza, a fronte di oltre 230.000 approvate nello stesso periodo dell’anno precedente. 

Il numero di naturalizzazioni ha iniziato a diminuire verso la fine del 2025, a seguito dell’introduzione da parte dell’Uscis di una procedura nuova e più lunga per i richiedenti, come il controllo dei profili sui social media alla ricerca di “attività antiamericane” e requisiti più rigorosi in merito alla conoscenza della lingua inglese e all’educazione civica statunitense. Se si guarda, invece, ai primi otto mesi del 2026, le autorità federali hanno concesso la cittadinanza a 173.000 persone, un calo del 72% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’amministrazione ha inoltre annullato o ridimensionato le cerimonie di naturalizzazione in tutto il Paese, suscitando preoccupazione tra le organizzazioni civiche che, di norma, presenziano a tali eventi per registrare i nuovi elettori. 

Il potenziale impatto è notevole: se il tasso di approvazione fosse rimasto invariato, nell’ultimo anno quasi 380.000 immigrati avrebbero potuto ottenere la cittadinanza — e, di conseguenza, il diritto di voto. Allo stesso tempo, è difficile stabilire come queste persone avrebbero votato se avessero ottenuto la cittadinanza e, nel corso delle varie elezioni degli ultimi anni, il loro voto è spesso oscillato tra i Democratici e i Repubblicani. 

Nel 2020, questo gruppo di elettori ha votato per Joe Biden; nel 2024 ha tendenzialmente votato per Donald Trump, ma secondo i sondaggi le azioni dell’amministrazione – in particolare le deportazioni di immigrati senza documenti – hanno riavvicinato molti di loro alla sponda democratica. “Per uno straniero che arriva negli Usa e sogna di diventare cittadino americano, poter votare è uno dei grandi diritti. Un grandissimo traguardo d’appartenenza a questo Paese. Sono otto mesi che aspetto e vorrei semplicemente poter votare per il mio rappresentante in Maryland. Ma forse mi chiameranno a gennaio…”, rivela Katya all’Adnkronos. Preferisce non rivelare il cognome per timore che le sue parole possano pregiudicare la richiesta di naturalizzazione. “Molti dei miei clienti mi scrivono. Sono preoccupati per le loro richieste. Il ritardo è palese, si vede che c’è l’intenzione di ritardare le pratiche. Ma prima o poi, a meno di casi particolari, la convocazione per la cerimonia in cui si giura e si diventa cittadini statunitensi arriverà”, spiega Diego Ferreyra. 

 

Il caso di Antonio Cano, ingegnere originario della Costa Rica, è emblematico: dopo aver superato l’esame della cittadinanza a gennaio di quest’anno, si aspettava di essere convocato per la cerimonia di naturalizzazione, come è spesso prassi, dopo 6-8 settimane. Ha giurato a metà luglio. E questo dopo che l’Uscis ha impiegato 119 dei 120 giorni previsti per legge per dare una risposta definitiva alla sua richiesta di cittadinanza. Inoltre, l’approvazione è arrivata dopo che la legislatrice di Washington, D.C., Eleanor Holmes Norton, aveva aiutato Cano, inviando una richiesta scritta formale a nome del suo elettore. Una richiesta a cui Uscis ha risposto immediatamente, poiché il richiedente è un membro del Congresso. Cano è stato ignorato ben tre volte tra gennaio e maggio. 

Dal gesto di Holmes Norton all’approvazione finale del caso di Cano sono passati, di fatto, solo alcuni giorni. Anche per ricevere la data della cerimonia di naturalizzazione, Cano ha dovuto attendere: in genere, dopo poche settimane si riceve la data della convocazione, mentre il costaricano ha dovuto attendere più di un mese per conoscere il giorno esatto in cui sarebbe diventato cittadino americano. 

 

Il rallentamento nell’esame delle domande di cittadinanza rientra in un più ampio tentativo, da parte del presidente Donald Trump, di ridefinire la cittadinanza, da tempo considerata il coronamento sacrosanto del processo di immigrazione negli Stati Uniti. L’arretrato delle domande di naturalizzazione è passato da circa 500.000 pratiche all’inizio della seconda amministrazione di Trump a oltre 800.000 nel mese di agosto. Una coalizione di gruppi per i diritti civili ha accusato l’amministrazione di prendere di mira i cittadini naturalizzati, avvertendo che gli elettori aventi pieno titolo potrebbero vedersi negato il diritto di voto. Se nell’ultimo anno l’Uscis avesse gestito le domande di naturalizzazione ai ritmi del passato, un numero significativamente maggiore di nuovi cittadini statunitensi avrebbe potuto recarsi alle urne il giorno delle elezioni. 

La differenza potenziale di 380.000 elettori emerge dal confronto tra i circa 871.000 nuovi cittadini approvati in un periodo compreso tra la metà del 2024 e la metà del 2025 – un arco temporale che include fasi dell’amministrazione Biden e del secondo mandato di Trump – e il dato dell’ultimo anno, pari a circa 481.000 approvazioni. Un portavoce dell’Uscis, in risposta a una domanda dell’Adnkronos inviata via posta elettronica, ha difeso il rallentamento delle procedure. “La naturalizzazione è un privilegio, non un diritto”, ha risposto il portavoce. “L’Uscis sta rafforzando le procedure di controllo e verifica e ha introdotto riforme per garantire che la cittadinanza statunitense sia riservata a chi soddisfa i requisiti necessari”. 

In un recente post sui social media, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha presentato il calo delle approvazioni delle naturalizzazioni come parte dei propri tentativi di attuare la ‘remigrazione’. La National Partnership for New Americans, un’organizzazione a sostegno degli immigrati, ha osservato che, di conseguenza, un numero minore di immigrati ottiene il diritto di voto e gli altri diritti connessi alla cittadinanza. 

“L’amministrazione sta deliberatamente prolungando i tempi di attesa dell’intero processo di naturalizzazione — inclusi ritardi significativi tra l’esito positivo del colloquio e il giuramento di fedeltà — nel tentativo, a quanto pare, di negare i diritti civili e di voto a persone che ne avrebbero altrimenti i requisiti”, ha scritto l’organizzazione in ottobre. Secondo un rapporto del Pew Research Center del 27 ottobre, nel 2024 circa 25 milioni di elettori aventi diritto — pari a circa il 10% del totale — sono immigrati naturalizzati; una quota in costante crescita rispetto al 6,2% registrato nel 2000. Trump ha cercato di ridefinire la cittadinanza anche in altri modi. Il primo giorno del suo secondo mandato, Trump ha emanato un ordine esecutivo volto a limitare l’accesso alla cittadinanza per nascita, un’iniziativa successivamente respinta dalla Corte Suprema. L’amministrazione Trump ha inoltre intensificato gli sforzi per revocare la cittadinanza a persone che, a suo dire, l’avrebbero ottenuta in modo irregolare, intentando cause contro decine di persone. Lo scopo dichiarato dal governo è quello di togliere la cittadinanza a più di 250 statunitensi naturalizzati entro la fine del 2026. (Di Iacopo Luzi) 

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