Adinolfi torna ai domiciliari: accolta l’istanza di scarcerazione

Mario Adinolfi torna agli arresti domiciliari: il gip di Roma ha infatti accolto la nuova istanza di scarcerazione presentata dalla difesa del fondatore del Popolo della Famiglia, arrestato a luglio in quanto accusato di aver truffato decine di risparmiatori attraverso un falso sistema di investimenti online.

Era stato trasferito in carcere il 21 settembre

Adinolfi, che già si trovava agli arresti domiciliari (con braccialetto elettronico) con l’accusa di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario ed omessa dichiarazione dei redditi, era stato trasferito in carcere a Regina Coeli il 21 settembre. La gip aveva deciso di aggravare la misura cautelare perché il leader del Popolo della Famiglia dalla sua abitazione aveva pubblicato numerosi articoli e post su Internet, quando invece era stato obbligato, al momento della concessione dei domiciliari, a «non utilizzare in alcun modo, salvo che per contatti con il difensore, i dispositivi telefonici, informatici e telematici».

La ‘scommessa collettiva’: perché è stato arrestato

Adinolfi è stati arrestato l’8 luglio nell’ambito dell’indagine della Procura di Roma sulla cosiddetta ‘scommessa collettiva‘, un circuito di raccolta fondi da privati – decine le persone coinvolte – ai quali venivano prospettati rendimenti (fino al 40 per cento annuo) legati al betting sportivo. Ipotizzato un danno vicino ai cinque milioni di euro. A Adinolfi viene inoltre contestata anche una presunta evasione fiscale da 400 mila euro. Nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare, la gip aveva evidenziato il «concreto rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto». Il 31 luglio il Tribunale del Riesame aveva rigettato l’istanza della difesa che aveva chiesto l’annullamento della misura cautelare o quantomeno affievolirla con misure meno afflittive, come l’obbligo di dimora nel Comune di residenza o l’obbligo di firma. Poi il trasferimento il carcere e infine il ritorno ai domiciliari.