A voler essere maligni si potrebbe insinuare che ricevere il sostegno di Donald Trump in vista delle elezioni non sia esattamente di buon auspicio per un candidato. Dopo la débâcle di Viktor Orban in Ungheria dello scorso aprile, nel fine settimana sono infatti usciti sconfitti dalle tornate elettorali in Serbia e Brasile il presidente uscente Aleksandar Vučić, battuto dalla Lista degli studenti, e Flavio Bolsonaro, che non è riuscito a spodestare Luiz Inácio Lula da Silva. Che tre indizi facciano davvero una prova?

Trump accusa Lula: «Ha usato il manuale di Biden»
Lula, 81enne leader della sinistra brasiliana, al ballottaggio ha ottenuto il quarto mandato (non consecutivo) come presidente con quasi il 52 per cento dei voti, prevalendo su Bolsonaro, senatore e candidato del Partito liberale, che invece aveva vinto il primo turno. Cristiano Zanin Martins, giudice del Supremo Tribunal Federal, con una decisione arrivata a pochi minuti dalla chiusura prevista dei seggi ha disposto il prolungamento delle operazioni elettorali di due ore, circostanza che lo stesso figlio di Jair Bolsonaro e Trump hanno colto al balzo per contestare l’esito delle urne. «È impossibile riconoscere il risultato di questo voto in queste condizioni. Chiederò l’annullamento del voto. Per la prima volta nella storia del Brasile un giudice ha cambiato le regole in corso», ha dichiarato Bolsonaro. Zanin, ex avvocato di Lula, ha posticipato la chiusura dei seggi dalle 17 alle 19 in seguito alle segnalazioni di difficoltà nei trasporti pubblici e alle richieste presentate dalle campagne dei due candidati, ma tant’è. Alle rimostranze si è unito Trump, che ha paragonato la vittoria di Lula a quella ottenuta da Joe Biden nel 2020, risultato che continua a non riconoscere. «Hanno semplicemente applicato il manuale di Biden in Brasile. Bolsonaro aveva un grande vantaggio al primo turno ed era il chiaro favorito per vincere il secondo. Ma i comunisti non cedono il potere una volta che lo ottengono», ha dichiarato il capo della Casa Bianca senza fornire alcuna prova di irregolarità. Mai, nella storia politica del Brasile, il vincitore del primo turno era uscito poi sconfitto dal ballottaggio.

Trump e quel legame con Vucic, oltre la politica
In Serbia è stata la Lista degli studenti a porre fine all’era-Vucic. Il Partito Progressista Serbo, che però a dispetto del nome è di destra e a lungo forza politica dominante nel Paese, si è fermato al 39 per cento (104 seggi in Parlamento su 250) cedendo il passo al movimento di massa che da novembre del 2024, ovvero da quanto il crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad provocò la morte di 16 persone, ha portato in piazza milioni di serbi contro il sistema di Vucic, caratterizzato da episodi di corruzione e opacità negli appalti pubblici. Se in Brasile la vicinanza al candidato di destra è soprattutto ideologica, in Serbia il legame di Trump con lo sconfitto – che fu ministro dell’Informazione dei tempi di Slobodan Milosevic – risulta ancora più stretto.

Secondo quanto rivelato dal Guardian, Vucic sarebbe intervenuto personalmente per promuovere i progetti per la controversa Trump Tower a Belgrado, mega-hotel e complesso residenziale di lusso che il genero del presidente Usa, Jared Kushner, tramite la sua Affinity Global di Development avrebbe voluto costruire sulle macerie dell’ex quartier generale dell’esercito jugoslavo, bombardato dalla Nato nel 1999. L’edificio, da allora sventrato, gode dello status di patrimonio culturale e delle relative tutele. Ma Vucic avrebbe fatto pressione su alcuni membri dell’esecutivo per cedere il generalštab in comodato d’uso gratuito per 99 anni alla società di Kushner: l’inchiesta ha fatto saltare il banco e il ministro della Cultura, Nikola Selaković, è stato incriminato assieme ad altri tre funzionari per abuso di ufficio e falsificazione di documenti ufficiali. La rabbia dei serbi di fronte alla svendita del monumento nazionale era scattata anche perché era emerso che la società di Kusher avrebbe trattenuto il 78 per cento dei ricavi, mentre alla Serbia sarebbe toccato solo il 22 per cento: non è mai stato ammesso apertamente, ma l’obiettivo di Vucic era far sì che Trump togliesse le sanzioni imposte al gruppo petrolifero Nis, dovute al fatto che il colosso energetico russo Gazprom ha la maggioranza della proprietà.

In Ungheria sosteneva Orban, che ora vorrebbe segretario delle Nazioni Unite
Molto vicino a Trump era (e lo è ancora) Orban, primo ministro ungherese per 16 anni, che ad aprile ha dovuto cedere il passo all’ex fedelissimo Péter Magyar, non a caso uno dei primi a congratularsi con la Lista degli studenti. The Donald, che non ha mai fatto mancare il sostegno a Orban, ricevuto più volte alla Casa Bianca, avrebbero incoraggiato direttamente l’ex premier ungherese a entrare nella corsa per succedere ad António Guterres, il cui mandato termina il 31 dicembre, come segretario generale della Nazioni Unite. Lo scrive il Wall Street Journal, spiegando che sulla base di precedenti colloqui diplomatici Orban potrebbe raccogliere anche l’appoggio di Russia e Cina. Insomma, mentre Bolsonaro e Vucic si leccano le ferite, per Orban – ai box da qualche mese – si stanno almeno aprendo prospettive interessanti.

I “patrioti” amici di Matteo Salvini
Dopo tanto girovagare, torniamo in Italia. Anche la politica nostrana ha il suo Trump, ovvero una figura vicina a Orban, Bolsonaro e Vucic. Si tratta, ovviamente, di Matteo Salvini: ad aprile, dopo le elezioni in Ungheria il segretario della Lega, arrendendosi al fatto che «chi vota ha sempre ragione» aveva rivolto «un abbraccio e un grande ringraziamento all’amico Viktor, vero patriota». Nel fine settimana, in occasione del congresso straordinario del Carroccio che ha visto la sua rielezione, Salvini ha rivolto un doppio in bocca al lupo proprio a Bolsonaro e Vucic: «Quello che può diventare il presidente del Brasile era a Pontida l’anno scorso, con la maglietta dell’Alberto da Giussano, e quello che può essere riconfermato in Serbia è un amico».
come porta sfiga Salvini nessuno mai ieri li ha nominati tutti e due "quello che può diventare il Presidente del Brasile era a Pontida e quello che può essere riconfermato in Serbia è un amico" grazie Matteo, filotto #Salviniportasfiga #Bolsonaro #Vucic #26ottobre https://t.co/pEjRX9yN1Q
— Sirio Merenda (@siriomerendax) October 26, 2026
