L’esproprio proletario di Meloni ai Magistrati

Michelangelo Russo

No ai Magistrati, derubati per anni sui loro stipendi illegittimi (peraltro largamente inferiori ai ciambellani delle dirigenze pubbliche, soggette al potere governativo). Megafoni della stampa e delle televisioni, controllate, a tuto volume sulle violenze vandaliche di fasce giovanili emarginate e ignoranti, come conviene ai profeti dell’affarismo incontrollato che è la base culturale dei governi di centro destra. Forzature continue dei principi costituzionali, sullo stile del Referendum sulla Riforma della Giustizia. Nuova legge elettorale propedeutica al golpe finale per rovesciare l’impianto costituzionale. Sono l’annuncio della tragedia prossima dell’avvento di una dittatura della mediocrità sulla ragione e sul confronto che sono la debolezza e la forza della democrazia nata dalla Resistenza. L’insulto ai Magistrati è una costante dell’estremismo di un governo che vuole, programma e incentiva lo scontro istituzionale e di piazza per lucrare consensi fidando sul mascheramento della realtà. E occultando le vere ragioni della crisi sociale che lo stesso governo alimenta a beneficio dei poteri forti che lo sorreggono. Come sempre, la cecità del progetto sociale della destra parte dal presupposto che la ricchezza di pochi è la vera forza che regge la società. Pertanto, tutto deve concorrere a mantenere le garanzie di integrità dei grandi poteri economici e dei privilegi dei ricchissimi, che sono la vera garanzia di stabilità sociale. E che i poveri si arrangino, perché quello è il loro destino. Vedete se Meloni, Tajani e Salvini spendono una sola parola sull’imposta sui grandi patrimoni, che continuano a crescere mentre i salari e le strutture sociali come scuole e ospedali vanno in pezzi. Sta qui la prova di forza che da subito questa destra ottusa e cieca sta portando avanti. Le violenze dei teppisti, a Milano e Torino, come in Francia, sono il dono atteso dal Governo per attaccare il dissenso democratico e criminalizzarlo. E’ il meccanismo di sempre usato per il richiamo all’ordine, e basta. E per esorcizzare il fantasma che terrorizza l’assetto capitalistico puro del governo di destra. La possibilità di un’imposta sui grandi patrimoni che, togliendo l’uno per cento (l’uno per cento!) alla ricchezza di pochissimi, darebbe un incremento alle casse statali fino a 70 miliardi di euro. Con i quali si farebbero strutture scolastiche e didattiche da paese civile, forme di assistenza sociale di integrazione, politiche di acculturazione e di avviamento al lavoro, politiche sulla casa, sul decoro urbano, sull’assistenza sanitaria, sugli stipendi degli insegnanti. Togliere ai miliardari l’uno per cento delle loro ricchezze è come chiedergli il sacrificio di un pacchetto di sigarette. Ma l’egoismo ottuso dei ricchissimi sarà la loro perdizione. Perché lo scatafascio sociale è prossimo. E non c’è decreto legge sulla sicurezza che possa arginarlo. La rabbia dei poveri è incontrollabile finché non avranno la speranza che un governo stia finalmente pensando anche a loro. In questo panorama da incubo, l’attacco ai Magistrati (derubati, insistiamo, per anni dei loro legittimi incrementi salariali) fidando sulla bufala dei 100 mila euro a ciascuno, è il tentativo di depistaggio del risentimento popolare (che sfocerà nella grande manifestazione nazionale del 20 novembre) verso i nemici istituzionali di un despotismo ancora rancoroso della sconfitta clamorosa del Referendum sulla Giustizia.

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