Il dem Talarico insidia i MAGA: la fede non è un monopolio della destra Usa

Nel luglio 2025 il politico democratico James Talarico si è seduto davanti al microfono dell’influentissimo podcaster Joe Rogan e ha cominciato a parlare di cristianesimo. Era stato invitato sulla scorta di un intervento contro l’obbligo di esporre i Dieci comandamenti nelle scuole pubbliche. Una posizione prevedibile per un democratico. Meno prevedibile era la ragione con cui la sosteneva: imporre la religione attraverso lo Stato significa dubitare della sua capacità di convincere le persone.

La corsa per il Senato nel fortino Gop

Nel corso della conversazione con Rogan, oltre a discutere di comandamenti, Talarico ha difeso la sanità universale (è affetto da diabete-1 e tratta spesso il tema dei costi delle cure), la ridistribuzione della ricchezza e i diritti riproduttivi, collegandoli non solo alla tradizione progressista a cui appartiene, ma soprattutto a quella religiosa che rappresenta in quanto credente e frequentatore di seminari presbiteriani. La convinzione con cui Talarico ha esposto le sue idee deve aver smosso qualcosa in Rogan, fino a qualche mese fa uno dei più influenti sostenitori di Donald Trump. Tanto che, a un certo punto dell’intervista, gli ha addirittura suggerito di candidarsi alla presidenza. Quindici mesi dopo quel podcast, Talarico è avanti nei sondaggi per un seggio al Senato. E non in uno Stato qualunque, bensì in Texas, feudo repubblicano per eccellenza.

Il dem Talarico insidia i MAGA: la fede non è un monopolio della destra Usa
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Il dem Talarico insidia i MAGA: la fede non è un monopolio della destra Usa

Il cristianesimo non è solo ultra-conservatore

Già questo basterebbe per renderlo appetibile come personaggio. Ma ancora più interessante è come il dem stia cercando di rendere competitivo il progressismo in Texas senza separarlo da argomenti religiosi. Temi che, solitamente, sono cavalcati dalla destra. Di più: Talarico sostiene che siano proprio i suoi valori cristiani a renderlo progressista. E così facendo pone alla destra americana una domanda piuttosto scomoda: siamo sicuri che il cristianesimo americano sia solo ultra-conservatore? Da decenni la destra religiosa (in America e non solo) lavora per rendere automatica questa sovrapposizione. Essere cristiani significa difendere una certa idea tradizionale di società e famiglia. Una volta che si è accordati su questo, tutto il resto del programma passa in secondo piano. Anche quando prevede di ridurre le protezioni sociali o di alleggerire il carico fiscale dei più ricchi. Talarico interviene esattamente su questo automatismo. Perché mai un cristiano – a prescindere dalla posizione sociale ed economica – dovrebbe considerare la miseria sempre più diffusa meno problematica della presenza di un libro sull’omosessualità in una biblioteca scolastica? E perché la difesa della vita dovrebbe mobilitare enormi energie politiche prima della nascita, per poi diventare una questione di responsabilità individuale quando quella stessa vita ha bisogno di solidarietà? Non sono interrogativi ipotetici ma domande che il dem ha realmente sottoposto alle sue audience. Sono domande tutt’altro che aliene alla storia del cristianesimo. Nel dibattito politico americano, però, hanno l’effetto di riaprire una discussione che il nazionalismo cristiano tende a rimuovere come polvere sotto il tappeto.

Il dem Talarico insidia i MAGA: la fede non è un monopolio della destra Usa
James Talarico durante la campagna elettorale in Texas (da Fb).

Il confronto con Trump e i trumpiani sulle «cose semplici»

A rendere efficace la comunicazione di Talarico è anche la distanza tra toni e contenuti. Ha l’aria del ragazzo educato che una famiglia conservatrice sarebbe felice di invitare a cena. Ma che, al momento del dolce, potrebbe spiegare perché una società organizzata intorno ai progetti di pochi miliardari ha qualche difficoltà a definirsi cristiana. L’aplomb e il volto da seminarista permettono a Talarico di introdurre temi spinosi senza tradurli in guerre di identità, classe e privilegio. È un vantaggio politico notevole. Una parte del successo dei MAGA consiste nel convincere i credenti che i progressisti disprezzino le «cose semplici» («the simple things» è un’espressione che ricorre spesso nei discorsi di Trump) che danno senso alla loro vita. Talarico rende questa rappresentazione – di per sé macchiettistica – più difficile da sostenere. Si vede che conosce il mondo delle «simple things», lo vive e ne parla la lingua. 

Il dem Talarico insidia i MAGA: la fede non è un monopolio della destra Usa
James Talarico con due supporter (da Fb).

Aggrapparsi al Vangelo in politica può rivelarsi un boomerang

Ovviamente non basta citare il Vangelo per risolvere le contraddizioni del programma democratico. Né che dalla fede discenda un’unica politica economica possibile. Il passaggio interessante è un altro: Talarico restituisce alle politiche economiche un carattere morale che la loro presentazione tecnica tende spesso a occultare e questo è sicuramente un punto di forza. Se ne devono essere accorti gli stessi repubblicani se è vero che, quando il candidato senatore si è assentato per un paio di giorni dalla campagna per un’influenza, hanno iniziato a diffondere online fake news (condivise anche da Trump) sul fatto che in realtà si trovasse ricoverato in un ospedale psichiatrico.
Il fatto che Talarico sia un avversario credibile per la destra MAGA però non rende convincente in maniera automatica tutto ciò che la sua ascesa sembra suggerire. A partire dall’idea che la politica debba passare attraverso una qualche forma di legittimazione religiosa. In altre parole, che un credente trovi nel Vangelo le ragioni del proprio progressismo è del tutto comprensibile. Che il progressismo abbia bisogno del Vangelo per rendere persuasive le proprie ragioni pare invece un sintomo di evidenti difficoltà.