A2A presenta il Progetto Teti, una tecnologia che, per la prima volta in Italia, ridefinisce la manutenzione degli invasi idroelettrici. Presso la diga di Cancano, in Valtellina, è in corso la sperimentazione pilota di un robot subacqueo in grado di rimuovere i sedimenti dal fondale del bacino senza necessità di svuotarlo, sviluppato in collaborazione con Watertracks, società francese specializzata in soluzioni robotiche avanzate. Una iniziativa che conferma il ruolo di A2A tra le aziende più innovative nella gestione sostenibile delle infrastrutture idroelettriche, in un momento in cui il cambiamento climatico rende sempre più urgente riconsiderare come tutelare l’acqua, risorsa strategica per l’energia, per l’agricoltura e per gli usi potabili.
Una risposta concreta alla doppia sfida del clima
Il cambiamento climatico mette sotto pressione la gestione degli impianti idroelettrici da due direzioni opposte. Da un lato, periodi di siccità sempre più frequenti e prolungati rendono ogni metro cubo d’acqua più prezioso. Dall’altro, gli eventi meteorologici estremi intensificano l’erosione dei versanti montuosi e il conseguente accumulo di sedimenti negli invasi. È da questa duplice sfida – e da un percorso di design thinking sviluppato internamente ad A2A – che nasce il Progetto Teti, una soluzione pensata per tutelare l’acqua e, allo stesso tempo, rendere più efficiente la produzione di energia green.
Come funziona la tecnologia
Il cuore dell’innovazione è un robot cingolato che opera direttamente sul fondale dell’invaso – nel caso di Cancano, a circa 80 metri di profondità – mantenendo l’impianto sempre operativo, senza fermi produttivi legati allo svuotamento del bacino. Due frese rotanti laterali smuovono il sedimento, che viene poi aspirato da una pompa e trasferito in un’area dedicata dell’invaso, lontano dalle prese d’acqua, evitandone l’ostruzione. Il sistema è inoltre dotato di sensori avanzati che permettono, tramite una control room, il monitoraggio da remoto e in tempo reale dei parametri operativi, come portata e concentrazione dei detriti aspirati. Un’innovazione a basso impatto sia sotto il profilo paesaggistico – poiché l’attività si svolge in modo sommerso e con un cantiere dagli spazi contenuti -, sia ambientale – perché evita l’intorbidimento dell’acqua salvaguardando la fauna lacustre – oltre ad essere alimentata interamente a energia elettrica. La sperimentazione ha già portato alla rimozione di oltre 10 mila metri cubi di sedimenti dal bacino di Cancano, un dato che conferma l’efficacia della tecnologia fin dalle prime fasi di test e apre la strada a una sua applicazione su scala più ampia.
Un cambio di paradigma rispetto al passato
Fino ad oggi, la rimozione dei sedimenti è stata affidata prevalentemente alla fluitazione, un’operazione che richiede lo svuotamento dell’invaso e l’utilizzo dell’acqua stessa per trasportare a valle il materiale, con tempistiche spesso lunghe. Un intervento necessario per garantire la funzionalità delle infrastrutture, ma che riduce temporaneamente la disponibilità della risorsa idrica per la produzione di energia e per altri usi fondamentali, come quello idropotabile e agricolo, con ricadute anche sul paesaggio. Il Progetto Teti supera questi limiti, offrendo una gestione degli invasi più efficiente, continua e sostenibile.
