Pisano, salute dei cittadini limite invalicabile

“All’indomani della Conferenza dei Servizi sulla possibile riattivazione dell’autorizzazione per le Fonderie Pisano, avverto il dovere morale e politico di intervenire. Lo faccio nella mia doppia veste: come Consigliere Comunale, eletta per rappresentare e tutelare le istanze dei cittadini, e come residente di un quartiere limitrofo, che conosce e vive direttamente la complessità di questa situazione. Le recenti dichiarazioni degli organi di vertice dell’azienda, lette su questo giornale, richiedono una riflessione ferma. Da cittadina di questo territorio, ritengo non più riproponibile alcun tentativo di ridimensionare l’impatto ambientale del passato o di minimizzare il superamento dei limiti emissivi già accertati. Parlare di assenza di inquinamento significa non tenere conto di una realtà tecnica e documentale evidente. Significa, inoltre, considerare privi di fondamento i ripetuti interventi della Procura della Repubblica, i dati scientifici dello studio SPES, i pareri degli enti tecnici che hanno condotto alla revoca dell’autorizzazione e, non ultima, la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 06 maggio 2025.Al di là dei pur necessari tecnicismi, vi è un dato empirico e oggettivo: la qualità della vita e dell’aria cambia radicalmente a seconda dello stato di attività dell’impianto. Questa è stata la prima estate in cui i residenti hanno potuto beneficiare di una reale normalità nelle proprie abitazioni, a differenza degli anni passati in cui i cicli produttivi imponevano pesanti limitazioni al vivere quotidiano. Come rappresentante delle istituzioni, condivido la linea sollevata dal Sindaco di Pellezzano espressa qualche giorno fa sempre su queste pagine. Di fronte all’ipotesi di una riconversione tecnologica volta a tutelare ambiente e salute, è doveroso chiedersi perché tali soluzioni non siano state strutturate nei lunghi anni passati, caratterizzati da ripetuti segnali di allarme e proteste della cittadinanza. Si continua a fare riferimento a una delocalizzazione nel “medio-lungo periodo”, ma la storia di questo trasferimento si trascina ormai da oltre vent’anni: una tempistica che non può più essere dilatata a danno della comunità. La credibilità di ogni nuova proposta non può prescindere dal pieno rispetto per la storia di questo territorio e per i disagi subiti dalla popolazione.Voglio essere chiara: nel pieno rispetto delle normative, ogni diritto legittimo va analizzato. Tuttavia, esiste un limite invalicabile ed è la tutela della salute e della salubrità ambientale. Questo Consiglio Comunale ha già deliberato in passato che l’area in questione non persegue più una vocazione industriale. È nostro preciso dovere, quindi, vigilare affinché lo sviluppo della città sia coerente con gli indirizzi urbanistici che noi stessi ci siamo dati. Su questo punto, e su ogni singolo atto che comporrà la complessa istruttoria amministrativa, manterrò un controllo rigoroso, attento ed ancorato ai fatti e alle leggi, invitando I miei colleghi consiglieri a fare altreattanto.Il percorso di verifica sulla richiesta di riapertura dovrà essere trasparente e inflessibile, a garanzia della legalità e della definitiva serenità della nostra comunità.”

Manuela Maria Siniscalco

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