Perché in Ucraina il dopo-Zelensky è già cominciato

La democrazia ucraina è bloccata dalla guerra e le elezioni, presidenziali e parlamentari, non ci saranno finché il conflitto sarà in corso. Il quadro è chiaro e la valutazione è sostanzialmente unanime a Kyiv dove, come è già accaduto nel corso degli ultimi anni – quando la situazione sul campo per le forze ucraine è peggiorata e gli equilibri interni hanno dato segno di cedimento – i poteri forti alle spalle di Volodymyr Zelensky hanno preso posizioni sempre più definite. Per il capo di Stato sono cresciute le difficoltà, sia a livello militare sia politico: da un lato c’è stato il fallimento della cosiddetta campagna estiva dei quaranta giorni, che ha finito per fare la stessa fine dell’offensiva del 2023 e dell’operazione di Kursk del 2024-25; dall’altro le cicliche faide interne con i relativi scandali per corruzione e i giri di poltrone hanno assottigliato il cerchio magico della Bankova.

Perché in Ucraina il dopo-Zelensky è già cominciato
Volodymyr Zelensky (Ansa).

Una campagna elettorale senza voto all’orizzonte

Il supporto militare occidentale ormai è rimasto a carico dell’Unione europea e dei cosiddetti volenterosi. E, come certificano i dati dell’Ukraine support tracker di agosto, è sì cresciuto, ma è rimasto in buona parte sulla carta, con oltre 390 miliardi di euro stanziati complessivamente dall’inizio del conflitto e 160 ancora da allocare effettivamente. Mentre gli aiuti militari nel primo semestre del 2026 sono rimasti all’incirca al livello dello scorso anno, quelli finanziari e umanitari sono scesi del 41 per cento. Al netto della propaganda tra Kyiv e Bruxelles, gli effetti si ripercuotono sulla situazione politica interna: le discese in campo, più o meno fattuali, dell’ex generale Valery Zaluzhny, ora ambasciatore a Londra, e dell’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, hanno segnato l’inizio della campagna elettorale, anche se il voto non sembra essere all’orizzonte. Solo con un trattato di pace o con una tregua consolidata e duratura gli ucraini potranno essere in futuro chiamati alle urne. E per ora di entrambi non v’è traccia.

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Valery Zaluzhny (Ansa).

Il paradosso ucraino: sì al cambiamento, no a elezioni immediate

Indicativo è comunque il fatto che i sondaggisti abbiano iniziato a testare sia i possibili sfidanti di Zelensky per il voto presidenziale sia il peso degli eventuali e rispettivi partiti, dato che il sistema politico ucraino è misto e i poteri sono distribuiti fra capo di Stato e Parlamento, almeno in tempo di pace. Il paradosso elettorale, certificato dagli istituti di ricerca come il KIIS (Kyiv International Institute of Sociology), è che nonostante la richiesta di cambiamento sia molto forte, con circa il 67 per cento degli ucraini che vuole un’altra leadership e una rotazione al potere una volta terminato il conflitto, è accompagnata dal no deciso al voto immediato, con l’80 per cento dell’elettorato che si oppone categoricamente allo svolgimento di elezioni durante la guerra e la legge marziale ancora in vigore.

Zelensky e il miraggio di un secondo mandato

Le percentuali di gradimento dei candidati sono altrettanto netti. Negli ultimi mesi Zelensky e Zaluzhny si sono contesi il favore degli elettori, seguiti da new entry come Kyrylo Budanov, ex 007 ora a capo dell’amministrazione presidenziale, e Fedorov. Ma i possibili duelli del secondo turno, quello decisivo, sono tutti a sfavore dell’attuale presidente. Secondo il sondaggio agostano dell’istituto Socis, ad esempio, Zelensky perderebbe nettamente sia contro Zaluzhny (34 per cento contro il 66) sia contro Fedorov (36 a 64) e Budanov (40 a 60). Il presidente vincerebbe solo in un possibile ballottaggio contro Andrei Biletsky, capo del terzo corpo d’armata e fondatore del battaglione Azov, poi inquadrato nella Guardia nazionale ucraina. Insomma, un secondo mandato alla Bankova per Zelensky pare stando a questi numeri assai improbabile. Il consenso generale del capo dello Stato, secondo il Rating Group, è sotto il 60 per cento, sempre dietro agli altri tre candidati, con Zaluzhny in pole position con oltre il 70 per cento.

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Kyrylo Budanov (Ansa).

Zaluzhny può contare sull’appoggio dall’esercito

Un possibile partito dell’ex generale raggrupperebbe oggi circa il 20 per cento dell’elettorato, stando ai dati ponderati di Politpro, e sarebbe davanti a Servitore del popolo di Zelensky, secondo con il 13 per cento. Zaluzhny può contare sulla fetta di popolazione che spinge per una linea realistica sulla guerra basata sul rifiuto di inutili offensive di logoramento, sul riarmo strutturale e sulla difesa del capitale umano, ed è supportato anche da una parte dell’esercito, dalle associazioni di veterani e ovviamente dalla rete internazionale politica, diplomatica e d’intelligence, allargata dalla sua base di Londra. In patria può contare invece sul sostegno dell’ex presidente Petro Poroshenko, rimasto uno degli oligarchi più influenti nel Paese. I legami con l’opposizione politica istituzionale potrebbero essere in questo senso un vantaggio per Zaluzhny, anche se di fronte a un concorrente come Fedorov, c’è il rovescio della medaglia.

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Valery Zaluzhnyi (Ansa).

Fedorov gioca la carta del nuovo che avanza

L’ex ministro della Difesa ed ex ministro per la Transizione digitale è considerato l’astro nascente proprio per il fatto di aver strutturato la sua avanzata non legandosi ai vecchi poteri forti, eccetto Zelensky, considerando quest’ultimo una figura ibrida, un uomo nuovo uscito dal sempreverde cesto degli oligarchi nel 2019. Fedorov guida la fazione giovane, tecnocratica e anticorruzione, associata all’ala delusa da Zelensky e supportata da vari partner occidentali, politici e industriali, legati soprattutto alle big tech, da Space X a Palantir: i grandi investitori lo considerano non tanto un politico tradizionale da finanziare sottotraccia ma un partner operativo, attraverso il quale finanziare l’hub d’innovazione militare più avanzato al mondo nel settore dei droni e dell‘intelligenza artificiale. In questa prospettiva Fedorov sarebbe ideale come presidente, ma anche in altre posizioni chiave di governo, sarebbe utile alla causa.

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Mykhailo Fedorov (foto Ansa).

La corsa alla Bankova ruota dunque intorno a queste tre-quattro figure, considerando Budanov allo stato attuale un alleato di Zelensky, sia al primo sia al secondo turno, o un suo sostituto trainato dallo stesso gruppo che ora regge il Paese. Il punto da chiarire è se davvero sul breve o medio periodo potrà esserci un accordo tra Russia e Ucraina, condiviso da Usa e volenterosi, che permetta lo svolgimento del voto. Nel frattempo il conflitto continuerà e Zelensky rimarrà al suo posto.