La mossa di Giorgia Meloni di sospendere Schengen dopo la crisi migratoria di Ceuta si sta decisamente rivelando un boomerang per la presidente del Consiglio. Continua infatti ad allungarsi la lista dei Paesi che si preparano (e in alcuni casi lo hanno già fatto) a rimandare in Italia i cosiddetti “dublinanti” nell’ambito del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo. A Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia si sono ora aggiunti anche i Paesi Bassi. Julia Huisman-de Vries, portavoce del ministero della Giustizia e della Sicurezza olandese, ha dichiarato che «sono in corso contatti per definire una procedura efficace per effettuare questi trasferimenti». Amsterdam non ha fornito indicazioni sul numero complessivo di migranti che potrebbero essere interessate dai futuri trasferimenti. E non ha nemmeno precisato se la procedura riguarderà solo i richiedenti asilo arrivati dopo il 12 giugno, data di entrata in vigore del nuovo Patto Ue, o anche quelli già presenti in precedenza nei Paesi Bassi.

Chi sono i “dublinanti” e cosa prevede il nuovo Patto Ue
Il termine “dublinanti” identifica i richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato in cui sono stati identificati, si sono poi spostati in un altro Paese. Sono detti dublinanti perché il meccanismo che stabilisce quale Paese è responsabile della domanda di asilo deriva dal cosiddetto “sistema di Dublino”, che per anni ha regolato questa materia in Europa. Dal 12 giugno 2026 è entrato in vigore il Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione, che ridisegna le regole per gestire gli arrivi nei 27 Paesi dell’Ue, in base al quale i migranti devono essere riportati nello Stato in cui sono stati identificati la prima volta e a cui spetta la gestione della domanda di asilo. Dal 5 dicembre 2022 – data della circolare del Viminale che ha bloccato i rientri – al 31 dicembre 2025 sono state in tutto 80 mila le richieste all’Italia di presa in carico dei dublinanti. Domande che sono state perlopiù inevase. Secondo i dati Eurostat, l’Italia – Paese di primo approdo con più arrivi – nel 2025 ha ricevuto 24.152 richieste da altri Stati di riprendersi migranti, accettandone però solo 85.
