Gennaro Sangiuliano, giornalista e scrittore, autore delle biografie di Putin, Trump, Reagan, Prezzolini, Xi Jinping, Hillary Clinton e di recente Erdogan, già ministro della cultura e direttore del Tg2. È da qualche mese il capo dell’opposizione in Regione Campania, eletto all’unanimità dai consiglieri del centrodestra.
Una prima secca domanda, che giudizio dà di questi primi mesi di Roberto Fico alla guida della Regione?
«A circa sette mesi dall’avvio della nuova legislatura vedo molte ombre e qualche luce, i grandi temi della nostra Regione, quelli legati alla qualità della vita dei cittadini non sono stati aggrediti. Molte dichiarazioni e poca sostanza. Certo, Fico appare onesto e dialogante, questo è un bene ma noi attendiamo i fatti perché le urgenze sono tante. Inoltre, la maggioranza è frammentata: il Pd di rito Manfredi, il Pd di rito segreteria, i deluchiani, gli pseudo centristi sempre a caccia di poltroncine. Io vedo un Fico animato di buoni propositi ma una maggioranza di personaggi impastati nel passato. I cosiddetti deluchiani, ad esempio, mi fanno tenerezza sembrano i monarchici italiani degli anni Cinquanta che ogni tanto andavano da re Umberto a Cascais in pellegrinaggio».
Quali sono le grandi emergenze che non sarebbero state toccate?
«Le due grandi questioni che asfissiano la Campania sono la sanità e i trasporti. Su tutte e due questioni non c’è stata la svolta auspicata. I cittadini della Campania hanno un’aspettativa di vita inferiore a quella di cittadini di altre regioni perché non riescono a curarsi adeguatamente. In altre parole, da noi si muore prima. A fronte di una classe di medici e di personale di altre professioni sanitarie di ottima qualità, il sistema è al collasso. C’è poi la fuga dei giovani medici dalla Campania, verso il Nord o all’estero dove trovano stipendi e condizioni di lavoro migliori. Oggi reclutare un medico è diventato difficilissimo. Noi abbiamo proposto di pagare almeno il 30 per cento in più chi lavora in pronto soccorso perché sono quasi tutti sguarniti di personale.
In questi mesi si sono consumate, sotto gli occhi di tutti due tragedie: quella del piccolo Domenico al Monaldi e l’incendio dell’Ospedale del Mare, per fortuna senza vittime. Certo, la gestione Fico non attiene a questi fatti ma sono retaggi di anni di clientele e la maggioranza è sempre la stessa. Sarà la magistratura a circostanziare i fatti dei due eventi, essi, però, testimoniano lo stato di degrado. Sul caso Monaldi e sui trasporti ci sono stati due consigli regionali monotematici ma sono stati convocati perché è stata l’opposizione, a norma dello Statuto, ad imporli, altrimenti il campo largo si sarebbe nascosto».
L’altra grande questione è quella dei trasporti…
«Implica il diritto alla mobilità dei cittadini, un principio costituzionale negato. Una lunga crisi strutturale che dura da oltre un decennio e che si sostanzia in un servizio pessimo, un’offesa permanente a milioni di persone. Non solo in provincia e nella città di Napoli ma su tutto il territorio della Campania. Raggiungere da Napoli Benevento o Avellino è un’impresa. Dieci anni da dimenticare.
Agli inizi del Novecento, La Voce la rivista fondata da Giuseppe Prezzolini e che ebbe collaboratori del calibro di Benedetto Croce, Giovanni Amendola e Gaetano Salvemini dedicò un numero monografico alla “Questione Ferroviaria”. Ebbene, sembra di essere tornati alla precarietà descritta in quelle pagine, se non peggio.
Il caso più eclatante, inquietante, intollerabile sul piano del rispetto dei cittadini e del senso civico è quello che attiene alla gestione delle linee ferroviarie ex-circumvesuviane gestite dall’Ente Autonomo Volturno (EAV). Un vero e proprio disastro, lesivo anche dei principi di legalità. Frequentare la circumvesuviana significa calarsi in un inferno. Ed è questa la condizione a cui migliaia di cittadini sono costretti».
C’è stato il cambio di vertice dell’EAV….
«Si vero e Pietro Diamatini, proveniente dall’Alta Velocità è un manager capace ma la maggioranza ha bocciato in consiglio una nostra risoluzione nella quale chiedevamo che la nuova gestione EAV potesse promuovere, nei termini previsti dalla legge, un’azione di responsabilità nei confronti dei manager della passata gestione; e che dopo un’accurata indagine interna si segnalassero alla magistratura tutte le criticità eventualmente emerse. In altre parole, si è voluto coprire il passato. Ricordiamo la vicenda impressionante dell’appalto dei nuovi treni che, partito nel 2019, non ha visto ancora la consegna di tutto il materiale. E poi, non si può dimenticare il tragico incidente del 17 aprile 2025 che ha interessato la funivia del Monte Faito (quattro morti) sempre gestita dall’EAV. Dobbiamo un atto di giustizia a chi ha sofferto: a quegli anziani lasciati sulla banchina con la corsa annullata all’improvviso, a chi ha fatto ritardo al lavoro per colpa dell’EAV, agli studenti messi in difficoltà nel raggiungere la scuola o l’università».
E l’urbanistica…
«L’urbanistica è un vero disastro, abbiamo un patrimonio abitativo che cade a pezzi, penso soprattutto alla pessima edilizia degli anni Cinquanta, Sessanta, Settanta. Strade dissestate ovunque, scuole vecchie, piazze abbandonate. Come diceva Longanesi “alla manutenzione, l’Italia preferisce l’inaugurazione”. Giorgia Meloni ha dato una scossa con il piano casa, a cui la Regione deve dare seguito. Le nostre idee sono chiare: bisogna condonare il condonabile, risanare i centri storici, dare case alle giovani coppie».
Siete scesi in piazza a Castellammare, con i vertici nazionali di Fratelli d’Italia. Perché?
«Lo scioglimento recente delle amministrazioni delle città di Castellammare di Stabia, Torre Annunziata, Sarno e Pagani per infiltrazioni della camorra, la vicenda del comune di Ercolano dove il segretario cittadino del Pd e una consigliera partecipano ad una festa con un personaggio del narcotraffico, per non dimenticare lo scioglimento del comune di Caserta, sono tutti pezzi di un puzzle inquietante che mostra l’esistenza di un “sistema sinistra”, spesso a trazione Pd, permeato dai poteri criminali. Non più singole mele marce ma un sistema capillare e diffuso di rapporti con il crimine organizzato che soggioga una popolazione di centinaia di migliaia di cittadini onesti, superiore al numero degli abitanti di Bologna».
Avevate promesso un’opposizione anche costruttiva…
«Un’opposizione inflessibile ma pronta a lavorare nell’interesse dei campani. Infatti, il centrodestra unito ha fatto approvare due mozioni qualificanti su emergenze reali del territorio: la richiesta di un accurato monitoraggio delle acque, dopo che uno studio della Federico II avrebbe rivelato la presenza di sostanze cancerogene e la tragica emergenza roghi in alcuni comuni dell’area nord. Due fatti che investono drammaticamente i cittadini e la loro qualità della vita quotidiana. Questioni su cui chiediamo fattiva attenzione».
Sul Sannazzaro a che punto stanno le cose?
«Con grande tempestività e generosità il ministro Giuli ha dato la disponibilità del ministero ad acquistare quello che resta di questo prestigioso teatro. Tuttavia, tocca alle istituzioni locali agire e non vedo grande attivismo in giro. Anche io ho portato, quando ero ministro un miliardo di investimenti in Campania, a partire dall’Albergo dei Poveri di Napoli, ben trecento milioni. Poi nuovi fondi per Pompei, l’acquisto del Monte di Pietà a via dei Tribunali, risorse per Capodimonte, per il museo egizio di Benevento e tanto altro. Ora vigilerò che le cose si facciano, con efficienza e onestà».
Che cosa l’ha colpita di più in questi mesi?
«L’ingente presenza di risorse non spese, milioni a disposizione in vari ambiti che vengono lasciati fermi per l’incapacità di fare progetti e attivare corretti e veloci meccanismi di spesa. Giro per la Campania e vedo strade dissestate, assenza di urbanistica, abusivismo. Prendiamo due esempi: la piattaforma logistica di Valle Ufita, un polo strategico già finanziato, per il quale ci sono cospicui fondi; quindi, l’aeroporto di Grazzanise che il governo da tempo ha inserito nel suo piano nazionale aeroporti. Si tratta di opere strategiche per il futuro della Campania. Capodichino scoppia. Eppure, Fico deve fare i conti con l’antimodernismo della sua maggioranza, con i paladini della decrescita, con i piccoli Maduro».
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