Si terrà domani martedì 4 agosto il Consiglio europeo con la riunione d’emergenza dei ministri dell’Interno europei, per una valutazione congiunta della situazione e la definizione di una risposta europea coordinata dopo i fatti di Ceuta. L’incontro è stato chiesto attraverso una lettera promossa da Italia e Danimarca, firmata da 22 Paesi e indirizzata al presidente del Consiglio europeo, António Costa, alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e al presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, Micheál Martin. Tra i Paesi che non hanno firmato la missiva figurano Francia e Portogallo, ovvero i due tra i Ventisette confinanti con la Spagna. In questa occasione, l’Italia tornerà a spingere per l’apertura di un hub extra-Ue per i migranti nel 2027.
Ci sarebbe già una lista preliminare di Paesi da coinvolgere
Al Consiglio europeo di domani l’Italia chiederà di sveltire le procedure la costruzione di centri di rimpatrio dei migranti fuori dai confini dell’Ue sul “modello Albania”, ma finanziati almeno in parte da Bruxelles e localizzati quasi tutti in Africa. Ci sarebbe già una lista preliminare di Paesi che potrebbero essere coinvolti: Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Etiopia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia e Montenegro. L’Italia dovrebbe anche chiedere l’attuazione stringente del programma Gsp+, che sarà in vigore dal primo gennaio del 2027 e che lega i vantaggi daziari per i Paesi in via di sviluppo all’effettiva collaborazione nel riammettere i propri cittadini che soggiornano illegalmente nell’Unione europea.

A Ceuta la situazione non è ancora tornata alla normalità
Nonostante la maggior parte dei migranti arrivati nell’exclave spagnola sia stata fatta rientrare in Marocco, a Ceuta la situazione non è ancora tornata alla normalità. Lo ha spiegato Juan Jesus Vivas, presidente della città autonoma, durante una conferenza stampa con Alberto Nunez Feijoo, leader del Partito Popolare. Nonostante la celerità con cui la polizia sta portando avanti i rimpatri volontari, a Ceuta «restano ancora diverse migliaia di persone» e gli abitanti avrebbero innalzato recinzioni per impedire l’ingresso dei migranti.

Il Marocco continua ad allontanare ogni responsabilità
Le autorità spagnole hanno stimato che oltre 50 mila migranti siano arrivati nei giorni scorsi a Ceuta, mentre quelle marocchine stimano un afflusso di 40 mila persone. Molta più ampia la differenza nel bilancio delle vittime: per Madrid i morti in mare sono stati almeno 72, mentre per Rabat hanno perso la vita in 11. Allontanando le responsabilità per quanto accaduto, il ministero dell’Interno del Paese africano ha dichiarato che «il Marocco continuerà a essere un partner affidabile e responsabile, impegnato a rafforzare la cooperazione e il coordinamento internazionale nel campo della lotta contro la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani». Rabat ha fatto poi riferimento a una recente sentenza del Tribunale Supremo spagnolo, che tre settimane fa ha stabilito che non è possibile effettuare respingimenti immediati di coloro che entrano a nuoto a Ceuta e Melilla. «Le interpretazioni errate» di questa decisione giudiziaria, si legge in una nota, possono aver portato in tanti a cercare di attraversare la frontiera, nella convinzione che «sia possibile evitare il rimpatrio immediato». Intanto a Ceuta sono pienamente operative le barriere galleggianti di contenimento al largo del molo del Tarajal, per ostacolare l’accesso dei migranti che arrivano a nuoto.
