Chi ha armato la mano del tunisino e gettato fango su Luca?

C’è qualcosa che non convince gli inquirenti nella vicenda dell’omicidio di Luca Esposito. Nemmeno il movente religioso, addotto dal tunisino, viene ritenuto veritiero. COSA NON VA Il primo punto riguarda la personalità dell’assassino, uomo abituato a vivere nella clandestinità e muoversi nel mondo dei fantasmi invocato dallo stesso Cantone. Del resto arrivato a Lampedusa non ha perso tempo nel fare perdere le proprie tracce. Per questo gli inquirenti non si spiegano il suo nascondiglio a pochi passi dal luogo dell’omicidio quando avrebbe potuto far perdere le proprie tracce. 2) Non aver dato fuoco all’auto di Luca Esposito dove è stata ritrovata la sua impronta digitale, errore grave così come aver acceso in maniera apparentemente ingenua il cellulare della vittima. L’apparente errore che gli è costata la cattura. 3) Il tunisino, certamente fuori dal mondo salernitano e ancor più della provincia, nomina un avvocato, Giovanni Mauri, penalista che opera prevalentemente nell’Agro nocerino, nato ad Angri e che per sua stessa ammissione si è trovato a sorpresa, domenica mattina, difensore dell’uomo. Come faceva il tunisino a conoscere il penalista visto che in passato non ci sarebbero stati mai contatti tra i due? Logica voleva, vista la situazione di immigrato irregolare, che il classico avvocato d’ufficio si sarebbe occupato del caso. Quindi spoantanea la domanda: perchè Radhi Rahmouni si accolla la responsabilità di un delitto che al momento lo porta al carcere a vita. Chi lo ha telediretto econ una regia occulta e in cambio di cosa? Proprio perchè i due si conoscevano da un mese, come dimostrano le telefonate, come dimostra l’appuntamento dato in tutta serenità, che luogo e orario hanno il sapore di una trappola. E cosa c’è di più facile che gettarefango sulla vittima erigendosi a paladino della legge islamica. Qui è il vero nodo da sciogliere. La manina che avrebbe spinto il tunisino ad agire aveva altri interessi legati alla vita lavorativa sbandierata da Luca? Cosa aveva scoperto il giornalista nei suoi giri di ispezione (falsi secondo Arpac e geologi) ma effettivi sul campo? Quali corde mortali ha toccato? LE INDAGINI Dopo le dichiarazioni del giovane tunisino, reo confesso dell’omicidio del cronista sportivo Luigi Luca Esposito, la Procura di Salerno con il pubblico ministero Pietro De Vico di Salerno ha fissato in cento venti giorni il tempo necessario per la perizia tecnica sui cellulari sequestrati nell’ambito dell’inchiesta sul barbaro delitto del giornalista di 53 anni. I telefoni sono tre. Due appartenevano alla vittima. Il terzo è dell’indagato, Radhi Rahmouni, tuttora in carcere con l’accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà oltre ad aver occultato il cadavere. Gli inquirenti dovranno ricostruire i contenuti degli scambi tra i due, in particolare (ma non solo) quelli della sera di sabato, poche ore prima del delitto. Si cerca di capire se quanto affermato dal 26enne sia veritiero oppure è solo fantasia del giovane immigrato irregolare. L’analisi riguarderà anche eventuali utenze terze, per stabilire se altre persone abbiano avuto contatti con la vittima o con l’indagato nei giorni precedenti. È un passaggio necessario per verificare la tenuta della versione fornita da Rahmouni. Chiesta anche la nomina di un interprete di lingua araba per l’analisi delle chat dell’indagato Il tunisino ha ammesso l’omicidio nell’immediatezza dell’arresto. Lo ha confermato davanti al gip Giandomenico D’Agostino nell’udienza di convalida, tenutasi a Fuorni lunedi mattina. Secondo il suo racconto, la violenza sarebbe scaturita da una richiesta insistente di prestazioni sessuali. Il corpo di Esposito era stato trovato carbonizzato in una zona periferica del comune di Eboli ed è tuttora sotto sequestro. Per la lettura delle chat è stato nominato un interprete di lingua araba. Sono stati disposti accertamenti anche sulla bicicletta in uso al 26enne. Intanto i risultati degli esami sul Dna sono attesi entro un mese. LE DICHIARAZIONI Per ora si cercano riscontri su alcune dichiarazioni di Radhi Rahmouni .che lunedì ha parlato per oltre un’ora ed ha confermato interamente la confessione già resa al magistrato inquirente e avrebbe anche rivelato che la vittima gli avrebbe offerto una via d’uscita dal degrado, promettendo una sistemazione e forse un impiego stabile. Ha ripetuto le continue insistenze e dalle attenzioni sessuali. Era pressante e per questo l’aveva ucciso. Ed ha aggiunto di averne incendiato il corpo non sapendo che fosse ancora vivo.In sostanza avrebbe creduto che il 52enne Esposito fosse morto a seguito della violenta aggressione. Nel frattempo si valuta un ricorso al Riesame almeno contro gli accessori dell’accusa principale che così com’è costerebbe all’indagato il fine pena mai. Al momento non è stata disposta la restituzione della salma.

L'articolo Chi ha armato la mano del tunisino e gettato fango su Luca? proviene da Le Cronache.