Film e serie: crollano le produzioni ad alto budget, resistono solo Rai e Netflix

Ormai è un mantra che tutti i produttori di serialità e di film in Italia ripetono da un paio di anni: c’è incertezza sulle nuove regole del tax credit e dei finanziamenti pubblici all’audiovisivo, e le produzioni tagliano i budget, bloccano o rinviano le riprese, in attesa di tempi migliori. Lo spiegano i vertici di Rai, quando sottolineano che «su 100 ore di prodotti scripted in Italia, 74 sono Rai, con un peso crescente (erano 71 ore un anno fa, ndr) che dimostra la scarsa salute del settore, incapace di allargarsi ad altri committenti, siano essi broadcaster o piattaforme streaming». Lo ribadiscono gli amministratori di Medusa film, casa di produzione e distribuzione di Mfe-Mediaset, quando affermano che «permangono incertezze del quadro normativo in tema incentivi fiscali, ed è una situazione che spinge i produttori a rinviare l’inizio delle riprese di film. Questo potrebbe comportare una carenza generalizzata di prodotto italiano nell’ultimo trimestre del 2026 e nel primo semestre 2027».

Film e serie: crollano le produzioni ad alto budget, resistono solo Rai e Netflix
(foto di Erik McLean via Unsplash).

Calano le produzioni con budget importanti

Basta dare un’occhiata alla tabella pubblicata dalla Direzione generale cinema audiovisivo del ministero della Cultura, quella aggiornata quotidianamente e che riporta tutte le serie e i film che chiedono sostegno pubblico e che quindi devono esplicitare i costi produttivi, per comprendere come la crisi, in realtà, sia già iniziata. Con poche produzioni da budget importanti (abbiamo considerato quelle dai sei milioni di euro in su), e dove gli unici soggetti che continuano a investire in maniera solida sono Rai e Netflix.

Nel 2026 la Rai ha una decina di serie oltre i 6 milioni

Nel 2026 Rai ha una decina di serie oltre i sei milioni di euro: la settima stagione di Rocco Schiavone (9,5 milioni per un totale di sei ore e 40 minuti di prodotto); L’ombra (dei Manetti Bros., otto ore e 20 minuti di prodotto per 9,6 milioni di euro); Mamma, non mamma (con Gabriella Pession, sei ore e 40 minuti di prodotto per 9,2 milioni di euro); One of us (con Raoul Bova, sei ore e 40 minuti per 7,7 milioni di euro); la seconda stagione di Stucky (con Giuseppe Battiston, sei ore e 30 minuti di prodotto per 7,5 milioni di euro); la quinta stagione di Makari (sei ore e 40 minuti per 9,4 milioni di euro); Ogni santo martedì, sei ore e 40 minuti con costi di produzione pari a 8,2 milioni di euro; la miniserie L’invisibile, per 8,3 milioni di euro; la seconda stagione di Libera (cinque ore per 6,1 milioni di euro); Una piccola formalità (cinque ore per 6,7 milioni di euro).

Film e serie: crollano le produzioni ad alto budget, resistono solo Rai e Netflix
Marco Giallini durante il photocall della serie Rocco Schiavone (Ansa).

Netflix si ferma a cinque, tra serie e film

La piattaforma di streaming per il 2026 ha al momento solo cinque produzioni seriali originali o film importanti in Italia: Troppo invidiosa (con Diana Del Bufalo, tre ore e 20 minuti per 8,1 milioni di euro); The Label (con Christina De Sica, cinque ore per 12,6 milioni); Suburramaxima (cinque ore per 14,4 milioni di euro).

E poi due film: La valanga, sulla tragedia di Rigopiano, con un budget di rilievo, 17,2 milioni di costi produttivi; e Campioni (con Alessandro Gassmann, 8,2 milioni). Poca roba per gli altri broadcaster: Sky, nel 2026, ha in programma la serie Gucci-Fine dei giochi (di Gabriele Muccino, sei ore per 18 milioni di euro); e la seconda stagione di Piedone, tre film per un totale di quattro ore e 30 minuti con costi produttivi di 9,9 milioni di euro. Mediaset è ferma alla terza stagione di Viola come il mare (dieci ore per 12,74 milioni di euro). Prime Video al film Masterplan da 19,3 milioni. Hbo Max alla miniserie Melania. Il caso Rea-Parolisi (tre ore e 33 minuti per nove milioni di euro).

Anche il cinema non se la passa bene

Ma che il vento sia cambiato emerge anche dai film italiani per il cinema incasellati nell’anno 2026: addio alle produzioni oltre i 20 milioni di euro (c’è solo Cambiare l’acqua ai fiori, ma si tratta di una co-produzione internazionale), e pochissime quelle che superano i 10 milioni: Un tranquillo funerale di famiglia (regia di Massimiliano Bruno) ha costi produttivi di 7,3 milioni di euro; Petrichor, con Valeria Golino, 15,3 mln; Gaza- Linea di difesa (con Stefano Accorsi) 7,4 mln; Nessun dolore (regia di Gianni Amelio) sei milioni; Regina (di Margaret Mazzantini) 6,5 milioni di euro; Me, You, sette milioni; La casa in fiamme 7,3 milioni; Cuore nero (di Emanuele Crialese) otto milioni; Il rumore delle cose nuove 9,7 milioni; il già citato Cambiare l’acqua ai fiori 21,3 mln; e, infine, Succederà questa notte (di Nanni Moretti) con costi produttivi di 13,4 milioni di euro.

Film e serie: crollano le produzioni ad alto budget, resistono solo Rai e Netflix
Nanni Moretti (Ansa).