La tassa invisibile sui salernitani

di Alessandro Turchi*

A Salerno esiste una tassa iniqua che non figura in nessun bollettino di pagamento, ma che pesa come un macigno sulle tasche e sulla vita di tutti i giorni. È la “tassa dell’incompiuto”: il costo del tempo perso nel traffico caotico, della salute minata dai fumi delle grandi navi in sosta, del degrado urbano e di servizi essenziali sempre più scarsi. I salernitani pagano tributi e tariffe tra le più alte d’Italia, ma in cambio ricevono la vivibilità di un perenne cantiere abbandonato. Salerno, oggi più di prima, è diventata un vero e proprio campo minato, decine di piccoli e grandi interventi costellano la mappa cittadina, paralizzando la viabilità persino in estate. Il problema non sono i lavori in sé, ma il fatto che troppo spesso si tratti di cantieri fantasma: aperti, sparsi ovunque, ma del tutto privi di maestranze ed attività. A questo caos diffuso si somma la paralisi sistematica delle grandi opere. Non parliamo di imprevisti temporanei, ma di un vero e proprio metodo: Porta Ovest: un’opera concepita oltre vent’anni fa e ancora drammaticamente lontana dalla realizzazione. Foce Irno: l’area una volta destinata a pubblica utilità, poi a parcheggio, ed oggi ridotta a un limbo di degrado. Piazza Cavour: deturpata e ostaggio di contenziosi e rinvii da ormai quattordici anni. La ripavimentazione del Corso, con commercianti costretti alla chiusura dell’attività per mesi e mesi. Il nuovo Ospedale: una struttura strategica da 470 milioni e che ha già subito rallentamenti e ritardi, per i ritrovamenti archeologici che hanno visto l’intervento della Soprintendenza e il blocco temporaneo dei lavori su diverse porzioni di terreno e per la crisi aziendale della ditta che ha vinto l’appalto, che ha compromesso la continuità delle lavorazioni. Nel frattempo, la città vive il paradosso di un modello di accoglienza distorto: le imponenti navi da crociera attraccano rilasciando fumi tossici a ridosso del centro, mentre i turisti scendono dalle scalette solo per salire sui pullman e scappare verso Pompei, Paestum o la Costiera. Ai salernitani restano i disagi, l’inquinamento e persino la beffa delle spiagge cittadine chiuse, dimostrazione palese del fallimento del tanto declamato “ripascimento” e di una narrazione che si è nutrita unicamente di tagli del nastro, promesse, passerelle e titoli di giornale, disinteressandosi della vita reale della comunità. In campagna elettorale queste denunce venivano liquidate dal potere come mere speculazioni dell’opposizione. Noi di Salerno Migliore abbiamo sempre messo al centro queste inefficienze, mentre in molti, condizionati da trent’anni di gestione unica o frenati dalla rassegnazione e dal servilismo, hanno preferito confermare la continuità. Ma oggi che le urne sono chiuse, il nodo viene al pettine, evidenziare la realtà non è più uno scontro politico, ma un atto di verità dovuto alla città. Salerno non ha più bisogno di battute da palcoscenico, cabaret sulle TV locali, promesse irrealizzabili o retorica di regime. La gente non sta bene e la qualità della vita, certificata dagli ultimi posti nelle classifiche nazionali, lo dimostra ampiamente. Come Salerno Migliore continueremo a portare avanti le nostre battaglie con fermezza, senza colori di appartenenza ma con il solo faro del buonsenso e della trasparenza. Batterci per la città significa sempre più rifiutare l’idea che l’incompiuto debba essere la nostra condanna a vita. Ci batteremo anche per chi ha scelto questa amministrazione per abitudine o servilismo e oggi si ritrova a lamentarsi più degli altri. Salerno appartiene a chi la vive e la ama, non a chi la governa male da oltre un trentennio: è ora di estinguere questa tassa sull’inefficienza e restituire dignità ai salernitani. *Presidente di Salerno Migliore

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