“Atleti come Gregorio Paltrinieri o Simona Quadarella possono nuotare a ritmi medio-elevati per ore e il loro muscolo non si riempie di fatica. Il nostro, dopo 5 o 6 minuti a quel ritmo, inizia a soffrire”. Dal palco del Giffoni Film Festival Matteo Rivolta e Luca Dotto raccontano la dimensione più autentica dello sport: quella fatta di talento, sacrificio, pazienza e capacità di trasformare l’impossibile in un obiettivo concreto. I due campioni del nuoto italiano, protagonisti di un incontro dedicato al tema dell’edizione 2026 del festival, “L’impossibile”, hanno dialogato con i ragazzi di Giffoni ripercorrendo una carriera fatta di medaglie, cadute, dubbi e conquiste, ma soprattutto di un percorso quotidiano costruito “mattone dopo mattone”. “È quel brivido di incoscienza e di pazzia che ti fa sognare di raggiungere l’impossibile, ti dà la linfa per superare gli ostacoli o i periodi terribili”, ha spiegato Rivolta. “Il concetto di impossibile è qualcosa che cresce insieme a te: da piccolino vedi impossibile magari qualificarti ai campionati italiani; una volta che lo fai, ti sembra impossibile qualificarti per la squadra nazionale; poi diventa impossibile immaginare di vincere una medaglia agli Europei, ai Mondiali o fare le Olimpiadi”. Per il campione del nuoto azzurro, però, l’impossibile deve essere uno stimolo e non un limite: “Deve essere qualcosa che ti aiuta a migliorare e non un peso che ti schiaccia e non ti fa muovere”. Dotto ha allargato il discorso oltre lo sport: “Lo sport viene utilizzato sempre come metodo di paragone per il processo che ognuno di noi deve affrontare per raggiungere un risultato. Non è il risultato che ti spinge a fare le cose, ma la passione, l’amore per il quale provi a nuotare, a disegnare, a creare qualcosa”. Il nuotatore ha ricordato l’inizio del percorso suo e di Rivolta: “Abbiamo iniziato il nostro percorso da un hobby, con il sogno di diventare come i grandi campioni che vedevamo in televisione e poter gioire, esultare e sentire l’inno italiano risuonare per le nostre gesta”. Una strada fatta anche di errori e momenti difficili: “Se sei intrinsecamente motivato, per quanto possa sembrare difficile e irraggiungibile una meta, con il tempo e la pazienza arriva”. Tra i momenti più intensi dell’incontro, il racconto della medaglia mondiale conquistata da Rivolta nei 100 farfalla a 30 anni, dopo una lunga rincorsa: “Era qualcosa di istintivo e viscerale. Alla fine, vincere a 30 anni il mio primo Mondiale è una cosa rara, perché molti a quell’età smettono. Quello lo ricordo come il successo più sofferto e più emozionante”. Dotto ha invece scelto come medaglia del cuore l’oro europeo nei 100 stile libero del 2016, per il valore umano prima ancora che sportivo: “Riuscire a vincere quella gara sapendo che c’erano loro mi ha reso felice per aver ripagato i loro sforzi: il portarmi in piscina da piccolo, i sacrifici lavorativi. Quando sei piccolo lo dai per scontato, da grande ne capisci il valore”. Ai ragazzi presenti in sala, Rivolta e Dotto hanno affidato anche un messaggio sul rapporto con gli errori e con il futuro. Rivolta ha raccontato il peso del perfezionismo che lo ha accompagnato per anni: “La cura dei dettagli e il puntare in alto sono fondamentali per andare avanti, ma non ero abbastanza maturo per gestire quel peso. Vorrei dirmi: inizia a muoverti, fai qualcosa che ti dia un brivido, ma accetta l’errore e l’imperfezione, altrimenti diventi l’autosabotatore di te stesso”. Dotto ha invece parlato della paura del dopo carriera: “Ho avuto sempre il terrore della fine della carriera, anche a 20 o 21 anni. Quando ci si focalizza troppo sul futuro, si perde il presente”. E ha aggiunto: “Bisogna rimanere nel proprio momento, gioire e godersi ogni istante, anche d’incertezza sul futuro. Avere un obiettivo ha senso, ma bisogna anche godersi il viaggio”. Un viaggio fatto anche di fatica e quotidianità, come quella degli allenamenti. “Le cose faticose non ci stimolano di per sé, ma ci stimola l’immagine dell’obiettivo finale, che passa attraverso attività molto monotone”, ha spiegato Dotto. “La noia e la fatica fanno parte di qualsiasi processo”. Nel finale, spazio anche al valore del nuoto nella crescita personale. Per Rivolta “dal punto di vista mentale” questo sport insegna “la capacità di costruire una prestazione: partire da un punto, porsi l’obiettivo e creare una programmazione. È un atteggiamento che ti porti dietro nella vita reale”. Per Dotto invece “il nuoto ti insegna la pazienza, perché è uno sport impegnativo. Non è un gioco dove trovi subito il divertimento: noi ci divertiamo attraverso le gare. Il restante tempo è fatto di fatica, ma ti dà la capacità di essere contento del lavoro svolto giorno dopo giorno”. Un messaggio che dal palco di Giffoni arriva alle nuove generazioni: l’impossibile non è una barriera, ma una sfida da affrontare un passo alla volta. Come ha sintetizzato Rivolta: “Non c’è una regola scritta per il successo, ma esiste quella del fallimento: restare fermi”.
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