Per Forza Italia il ragionamento è più complesso e non può limitarsi ad un semplice confronto numerico. Oggi gli azzurri dispongono di 53 deputati, eletti però con una legge completamente diversa. Nello Stabilicum oscillerebbero tra 18 e 31 seggi. Forza Italia è il partito che più di ogni altro modifica la propria consistenza parlamentare in funzione delle coalizioni. Ciò significa che il suo ruolo politico dipenderà molto meno dalla dimensione elettorale e molto di più dalla capacità di rappresentare il punto di equilibrio dell’area moderata. È una differenza sostanziale. Nella ricerca di BiDiMedia il fenomeno nuovo si conferma in Futuro Nazionale. La formazione guidata da Roberto Vannacci supera la Lega nelle intenzioni di voto, raggiunge il 6,2% e, nelle simulazioni parlamentari, passa dagli attuali 8 deputati da un minimo di 17 deputati fino ad un massimo di 26, diventando una componente strutturale del parlamento e non più un semplice elemento di disturbo. Ma forse il dato politicamente più significativo riguarda i partiti minori. La nuova legge elettorale rende molto più difficile sopravvivere alle piccole formazioni autonome. Azione, che oggi dispone di 10 deputati, quando corre da sola rimane sotto la soglia del 3%. Mentre nelle simulazioni più favorevoli arriva a 16-20 parlamentari, mentre nello scenario in cui confluisce nel centrodestra precipita addirittura a 5 deputati. Non a caso è anche il partito con il più basso indice di fedeltà elettorale: in alcuni scenari conserva appena il 46% dei propri elettori. È la dimostrazione più evidente di quanto il voto utile sia destinato a diventare decisivo. Ancora più emblematico è il caso di Noi Moderati e Più Europa. Entrambi sono oggi rappresentati alla Camera rispettivamente con 8 e 3 deputati. Eppure, nelle simulazioni di BiDiMedia, il loro peso parlamentare tende praticamente ad azzerarsi. Noi Moderati compare soltanto in alcuni scenari con 2 o 3 deputati eletti, mentre in altri scompare completamente come soggetto autonomo. Più Europa, invece, non riesce mai ad ottenere una rappresentanza propria, risultando assorbita all’interno delle coalizioni oppure priva di eletti autonomi. È il segnale più evidente dell’effetto prodotto dalla nuova legge: i piccoli partiti rischiano di sopravvivere soltanto se funzionali ad una coalizione più ampia, mentre diventa sempre più difficile mantenere una rappresentanza parlamentare autonoma. Ed è probabilmente questa la vera rivoluzione dello Stabilicum. Per anni il sistema politico italiano è stato caratterizzato dalla proliferazione di piccoli partiti, spesso decisivi negli equilibri parlamentari pur rappresentando quote molto limitate dell’elettorato. La nuova legge sembra voler chiudere definitivamente quella stagione. La competizione non sarà più soltanto tra destra e sinistra, ma anche all’interno delle coalizioni, dove ogni partito dovrà dimostrare di essere indispensabile senza diventare un fattore di frammentazione. In questo senso il lavoro di BiDiMedia va ben oltre il semplice sondaggio. È la prima fotografia di un sistema politico che sta cambiando pelle. Non dice soltanto chi sarebbe oggi il vincitore delle elezioni. Racconta soprattutto quali partiti saranno destinati a crescere, quali dovranno ripensare profondamente la propria strategia e quali, invece, rischiano seriamente di essere espulsi dalla rappresentanza parlamentare. È questa, forse, la lezione più importante che emerge dalle simulazioni: con la nuova legge non basterà più esistere per entrare in Parlamento. Bisognerà essere politicamente indispensabili.
L'articolo Nuova legge elettorale, chi vince e chi perde proviene da Le Cronache.
