Concessionarie d’auto: la denuncia di Salvatore Barbato, patron e fondatore del Gruppo Center

Per comprendere l’impatto di questa deriva sul tessuto produttivo, abbiamo raccolto la testimonianza e l’appello di Salvatore Barbato, patron e fondatore del Gruppo Center, realtà di rilievo del settore automobilistico sul territorio.

Dottor Barbato, la vostra realtà rappresenta un punto di riferimento economico e occupazionale.

Come vive un imprenditore la costante minaccia di questo meccanismo fiscale?

La vivo con profonda amarezza e con un senso di forte sconcerto. Noi imprenditori dedichiamo la vita a creare valore, posti di lavoro e a rispettare rigorosamente le regole. Vedere che il sistema fiscale, anziché tutelare chi opera nella legalità, si trasforma in un elemento di totale imprevedibilità è inaccettabile. Chi vende auto applica le procedure stabilite dallo Stato: interroghiamo i canali ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, otteniamo il via libera informatico e fatturiamo. Venire sanzionati anni dopo per l’inefficienza dei controlli pubblici non è giustizia, è cannibalismo economico verso le imprese sane.

L’analisi evidenzia come i tribunali richiedano ai concessionari controlli approfonditi che non sono scritti in nessuna legge esplicita.

Qual è la sua posizione?

È il punto più grave di tutta la vicenda. In uno Stato di diritto dovrebbe vigere il principio di legalità: nessuno può essere sanzionato se non per aver violato una norma scritta e chiara. Qui siamo davanti a un cortocircuito: la legge ci impone solo di verificare la

presenza della dichiarazione sul portale, cosa che noi facciamo regolarmente. Poi, però, i giudici pretendono che facciamo gli investigatori privati, analizzando i bilanci dei clienti o la coerenza del loro oggetto sociale. Ma noi non abbiamo i poteri ispettivi dello Stato! L’Agenzia delle Entrate possiede tutte le informazioni in tempo reale e potrebbe bloccare i falsi esportatori all’istante. Non lo fa, e poi scarica le sue colpe su di noi perché siamo l’unico soggetto solvibile rimasto sul territorio.

Quali sono i rischi concreti per le aziende del settore se questo orientamento dei giudici tributari non dovesse cambiare?

I rischi sono letali. Parliamo di accertamenti milionari che possono spazzare via in pochi giorni aziende nate da decenni di sacrifici. Non si colpisce un’entità astratta: si colpiscono i dipendenti, le loro famiglie, l’indotto e lo sviluppo dei nostri territori. Se passa il principio che il venditore è colpevole fino a prova contraria e che deve pagare per i reati commessi da delinquenti latitanti, il rischio d’impresa diventa insostenibile. Nessuno investirà più in questo settore. Diventiamo tutti vittime sacrificali di un sistema che preferisce non guardarsi allo specchio.

Dottor Barbato, qual è il suo appello alle istituzioni e a chi ha il potere di intervenire?

Il mio è un appello accorato che rivolgo innanzitutto al Legislatore, al Governo e alla politica: serve urgentemente una norma chiara, definitiva, che metta un argine a questa deriva giurisprudenziale. Deve essere scritto nero su bianco che la responsabilità della falsità di una dichiarazione ricade unicamente su chi la presenta e la firma, non sul concessionario che la riceve in buona fede dopo aver interrogato i sistemi dello Stato. Mi rivolgo anche ai magistrati tributari: chiedo loro una riflessione profonda. La lotta all’evasione è sacrosanta ed è nell’interesse di tutti gli imprenditori onesti che subiscono la concorrenza sleale, ma non può trasformarsi in una caccia alle streghe che distrugge la parte produttiva del Paese in nome di una responsabilità oggettiva non prevista dalla legge.Chiediamo solo di poter lavorare in pace, protetti da uno Stato che riconosca chi opera con lealtà invece di abbandonarlo al proprio destino.

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