Il problema non è il Vannacci che è in te, ma il Vannacci che è in me. Questo potrebbe doversi dire allo specchio Giorgia Meloni se si trovasse a vincere le prossime elezioni con il generale parte integrante della sua maggioranza. E lo si è visto anche in questi giorni con il caso Roggero, esempio classico di scavalcamento da destra che spinge a posizioni più estreme l’intera coalizione.

Fuori o dentro, FN sarà un problema per Meloni & Co.
La legge sulla legittima difesa che ora Vannacci chiede di ampliare, seguito a ruota da Lega e FdI, non era stata varata da un governo di “buonisti” ma era stata approvata nel 2019 su input del partito di Salvini dal governo gialloverde. Dunque, mentre tutti sono preoccupati di capire se Futuro Nazionale entrerà organicamente nel centrodestra per aiutarlo a vincere le elezioni, qualcuno pensa già al dopo. Perché se è vero che un Vannacci fuori dal governo sarebbe un pungolo quotidiano all’eventuale Meloni 2, è anche vero che un Vannacci dentro al governo sarebbe un grattacapo non da poco.

L’ipotesi derby per il Viminale tra il generale e Capitano
Certo, meglio avere un grattacapo governando che non averlo stando all’opposizione. Ma il primo dubbio sarebbe: che ministero assegnargli? Se l’ex generale accettasse di farsi incasellare alla guida di un dicastero, probabilmente ne chiederebbe uno di peso. Magari potrebbe mettere in scena un derby per quel Viminale a cui aspira Salvini. Ma una volta sistemato in un ministero, chi garantirebbe a Meloni di non subire un costante logoramento dall’interno? Se Salvini ha sempre calibrato fughe in avanti e ragionevolezza, non arrivando mai a strappi netti e definitivi nemmeno in politica estera né nei voti sugli aiuti all’Ucraina su cui è stato sempre critico, nessuno si sente di scommettere che Vannacci seguirebbe la stessa linea. Il rischio di una costante spina a destra, di scarti e di sgroppate sui temi identitari che lo hanno fatto volare nei sondaggi e su cui è concorrenziale con Fratelli d’Italia e con la Lega è molto alto.

L’aria romana addomesticherà anche Vannacci?
Il caso Roggero è un classico esempio. Si è accesa una gara a chi più offriva il suo appoggio, fino alla candidatura, al gioielliere condannato per aver freddato due rapinatori, una gara a chi più criticava la magistratura e tirava per la giacca di Sergio Mattarella per la grazia, una gara sulla legge sulla legittima difesa, legge leghista e già definita poco efficace. E questo ha portato i toni del dibattito politico al parossismo mediatico con una rincorsa a scavalcarsi a destra che ha infastidito Forza Italia. Insomma, più che una competizione nel prossimo anno di campagna elettorale, c’è chi teme la competizione nei cinque anni di eventuale governo con Vannacci nel centrodestra. La speranza dei più navigati è che alla fine il clima romano finisca per “addomesticare” anche il generale, ma garanzie non ce ne sono visti i precedenti: la scommessa, persa, di inglobarlo per depotenziarlo finora lo ha solo ringalluzzito. Sarà un anno frizzante, a cui potrebbero seguirne altri cinque molto vivaci.

LEGGI ANCHE: Le domande che faremmo a Vannacci per uscire dalla sua propaganda
