Come si fa cultura se i soldi arrivano quando la stagione è già finita? In Piemonte la domanda non è teorica: riguarda decine di associazioni che hanno programmato attività, firmato contratti, pagato artisti e fornitori contando su contributi pubblici ai quali avevano diritto, ma che si sono ritrovate senza copertura o costrette ad aspettare mesi, a volte fino a due anni. Qualcuno non ha retto: lo storico Folk Club di Torino ha chiuso dopo 38 anni. Il punto, raccontano gli operatori, non è solo quanto la Regione finanzia, ma quando quei fondi diventano davvero disponibili. Nel frattempo, le realtà culturali anticipano le spese, accendono prestiti, pagano interessi non rendicontabili. Di fatto, finiscono per fare da banca alla pubblica amministrazione.
La misura che chiama le banche in aiuto
La soluzione più concreta messa in campo finora si chiama “Rafforza Cultura“. È una misura introdotta a inizio 2026 dalla Giunta regionale di centrodestra, guidata da Alberto Cirio, alla quale ha aderito Compagnia di San Paolo. Un provvedimento arrivato su sollecitazione del Comitato emergenza cultura, che riunisce un centinaio di realtà piemontesi. Il meccanismo, sulla carta, è semplice: la Regione stanzia i contributi, emette le determine e le associazioni, con quei documenti in mano, possono rivolgersi alle banche convenzionate per ottenere subito la liquidità. Saranno poi gli istituti di credito a recuperare le somme dalla Regione quando i pagamenti pubblici verranno effettivamente erogati.

Per le realtà più piccole, che non hanno riserve sufficienti per reggere lunghi ritardi, il modello può fare la differenza: consente di trasformare un contributo deliberato ma ancora lontano dall’incasso in denaro disponibile per pagare le attività in corso. È per questo che Rafforza Cultura potrebbe aprire una strada anche per altre amministrazioni pubbliche. Ma il meccanismo ha un limite: per attivarlo servono comunque le determine regionali. Cioè proprio il collo di bottiglia che sta rallentando l’intero sistema.

Alessandro Gaido, organizzatore culturale e presidente del Comitato emergenza cultura, dice che «il problema non è quanto ti danno, ma quando». Il paradosso è che anche per il 2026, nonostante la nuova misura, i fondi già deliberati rischiano di sbloccarsi solo dopo l’assestamento di bilancio, previsto con ogni probabilità a inizio agosto.
I soldi arrivano quando molte attività sono già state realizzate
«Quando c’è la prima approvazione del bilancio regionale a marzo», spiega Gaido, «i capitoli della cultura dovrebbero essere chiusi lì, ma questo non avviene, così gli uffici devono aspettare l’assestamento per poi elaborare le determine. Il Rafforza Cultura è un ottimo passo avanti, ma senza le determine noi abbiamo mesi di buco». Risultato: i soldi potrebbero arrivare non prima di settembre, quando molte attività sono già state realizzate e pagate anticipando di tasca propria.
Il contributo extra messo sul tavolo da Fondazione Crt
La situazione delle associazioni culturali però si è complicata ancora nell’ultimo anno. Accanto a Rafforza Cultura c’è il contributo extra messo sul tavolo da Fondazione Crt. La fondazione bancaria, insieme a Compagnia di San Paolo una delle principali fonti di sostegno per il sistema culturale piemontese (e non solo), ha dato la disponibilità a versare una quota integrativa una tantum per aiutare le realtà rimaste escluse dai finanziamenti regionali. La strada, secondo quanto filtra, sarebbe in discesa e potrebbe chiudersi nel giro di qualche settimana. Anche in questo caso, al momento, mancano però i necessari passaggi amministrativi.

La vicenda nasce dalla graduatoria dei bandi triennali per la cultura della Regione Piemonte, relativa al periodo 2025-2027, che a fine 2025 ha lasciato senza contributi decine di associazioni pur in possesso dei requisiti. I fondi, semplicemente, non bastavano. La comunicazione è arrivata poco prima di Natale, quando per il 2025 non era più possibile intervenire con aggiustamenti di bilancio. Il Folk Club, per esempio, si è trovato con un buco di 50 mila euro a stagione già iniziata da oltre due mesi. L’assessora regionale alla Cultura, Marina Chiarelli, ha aperto al confronto per migliorare il prossimo bando, quello del triennio 2028-2030, mentre a coprire i fondi mancanti per il 2026 e per il 2027 penserà Fondazione Crt.

In una nota Chiarelli ha spiegato: «Comprendiamo le preoccupazioni degli operatori culturali, con i quali il confronto è costante, ma per poter procedere con l’assegnazione dei contributi è necessario completare l’iter previsto dall’assestamento di bilancio e dalla successiva deliberazione della Giunta regionale. Solo al termine di questo percorso gli uffici potranno adottare le relative determinazioni». Il Comitato emergenza cultura aveva chiesto di anticipare i contributi prima dell’assestamento, ma Chiarelli ha ribadito che la legge non lo consente. Ed è qui che il caso piemontese diventa più di una vertenza locale: se le soluzioni esistono ma restano appese agli stessi tempi che dovrebbero superare, la cultura continua a lavorare in anticipo e a incassare in ritardo.
