di Erika Noschese
«Palazzo di Città capitola ai neofascisti e diventa il megafono di chi insulta Anpi e studenti. Il sindaco De Luca si assuma la responsabilità politica di questo sfregio». È il duro attacco del Comitato 25 Aprile, che interviene dopo il diniego di Questura e Prefettura alla richiesta di utilizzare piazza 25 Aprile per una manifestazione pacifica in occasione della giornata dedicata alla commemorazione di Carlo Falvella. Questo pomeriggio, infatti, a Palazzo di Città è in programma la presentazione del libro, edito da Altaforte, E me ne vanto. La storia di Carlo Falvella. Successivamente, alle 18, è prevista in via Velia la deposizione di una corona di fiori. «A meno di ventiquattro ore dal 7 luglio, la maschera delle istituzioni salernitane è caduta. Il silenzio ostinato del sindaco De Luca e dell’amministrazione comunale di fronte alla concessione del Salone dei Marmi a sigle neofasciste non è più un’omissione, ma una complicità politica deliberata. Chi nella maggioranza ha provato a difendere l’indifendibile parlando di una “commemorazione civile” viene smentito dai fatti – afferma il Comitato 25 Aprile Salerno –. Abbiamo letto le pagine del libro E me ne vanto. La storia di Carlo Falvella. Il contenuto è un violento insulto alla democrazia. Il testo rivendica apertamente il “concetto fascista di morte”, il “crepuscolo eroico delle camicie nere”, inneggia al rito del Presente ed esalta la “marzialità di quel saluto romano che è verticalità pura”». Secondo il Comitato, nel volume «non c’è solo apologia, ma anche fango contro la Salerno democratica. Anpi, Cgil, Arcigay e i movimenti studenteschi vengono definiti “il latrato piagnucoloso dei collettivi… gentaglia dai valori pari a zero”, mentre gli studenti salernitani dell’Uds sono liquidati come “annoiati figli di papà che giocano a fare gli antifa”. Questo è il materiale a cui il Comune regala la massima vetrina cittadina. Concedere il Salone dei Marmi a chi usa la tragica morte di un ragazzo per insultare la memoria partigiana e i nostri giovani è un’operazione squallida. Se domani quel fango entrerà nel Palazzo di Città, la firma sotto questo sfregio alla Costituzione sarà solo ed esclusivamente quella del sindaco». Il Comitato punta poi il dito contro l’operato delle autorità di pubblica sicurezza. «A questo quadro, già gravissimo, si aggiunge l’allarmante comportamento di Questura e Prefettura, che con un intollerabile doppio standard hanno negato al Comitato 25 Aprile l’utilizzo di piazza 25 Aprile, consentendo contestualmente la sfilata e la fiaccolata dei neofascisti. È inaccettabile che venga negata l’agibilità democratica a chi difende la Costituzione, mentre si spiana la strada a chi la calpesta. Da domani nessuno potrà dire di non sapere. Rivolgiamo un appello a tutte le realtà democratiche, ai sindacati, agli studenti e ai cittadini antifascisti di Salerno: non possiamo restare a guardare. Reagiamo compatti contro questa provocazione. Domani saremo vigili e presenti nelle strade e nelle piazze. Le istituzioni sono crollate, ma la Salerno antifascista non si piega». La concessione del Salone dei Marmi, richiesta e regolarmente corrisposta dal presidente dell’Associazione Internazionale Vittime del Terrorismo e fratello di Carlo Falvella, Marco Falvella, è stata autorizzata dal commissario prefettizio Vincenzo Panico. Al momento, l’unica manifestazione autorizzata è quella organizzata dall’Anpi Salerno, in programma oggi alle 17 in piazza Dante, con l’obiettivo di «testimoniare il rispetto dei valori democratici e antifascisti alla base della nostra Costituzione». Sulla vicenda interviene anche il consigliere comunale di opposizione Franco Massimo Lanocita, che chiede al commissario prefettizio di revocare la concessione del Salone dei Marmi. «Ogni anno il 7 luglio si ricorda un drammatico episodio: quella sera maledetta fu spezzata la giovane vita di Carlo Falvella per mano di un altro giovane, Giovanni Marini, che da quel momento vide la propria esistenza profondamente segnata. Un’altra vita spezzata. Nella vicenda furono coinvolti anche altri due giovani, Alfinito e Mastrogiovanni, rimasti feriti durante la colluttazione. Da allora il 7 luglio è stato dedicato alla memoria di tutte le vittime della violenza politica, affinché rappresenti un monito per le giovani generazioni sul fatto che la violenza non paga, tanto meno quella politica. A questa celebrazione laica e civile della memoria, che sin dall’inizio ha visto in prima fila il fratello di Carlo, Pippo, con il quale ho sempre condiviso stima e rispetto, negli anni si sono affiancate, in maniera autonoma e separata, iniziative promosse da frange estreme della destra, che hanno strumentalizzato il terribile omicidio di Carlo Falvella per ribadire una propria identità politica. Quest’anno, però, la narrazione è cambiata: alla celebrazione laica, alla quale da sindaco non avrei avuto alcuna difficoltà a partecipare, si è sovrapposta una manifestazione identitaria che prenderà il via dal Salone dei Marmi con la presentazione di un libro su Carlo Falvella da parte di CasaPound e proseguirà con un corteo da piazza Ferrovia fino a via Velia, dove è previsto il rito del “Presente” e il saluto romano». Lanocita osserva inoltre che «Fratelli d’Italia fino allo scorso anno partecipava esclusivamente alla celebrazione civile, mentre oggi è parte integrante dell’organizzazione della giornata identitaria, forse preoccupata di perdere terreno sulla propria destra a favore della nascente organizzazione riconducibile a Vannacci». Il consigliere richiama infine anche quanto accaduto nei giorni scorsi al Porticciolo di Pastena, culminato, secondo la sua ricostruzione, nell’aggressione ai danni di alcuni giovani del Comitato “Giù le mani dal Porticciolo” da parte di militanti della destra provenienti da Cava de’ Tirreni e da altri comuni limitrofi. «Da qui il nostro appello al commissario prefettizio affinché eviti lo sfregio di un luogo simbolo della democrazia conquistata nel nostro Paese, quale è il Salone dei Marmi. Non siamo contro il ricordo di Carlo Falvella, ma contro chi utilizza quella memoria per riaffermare una posizione identitaria. Ben altra cosa sarebbe stata una celebrazione istituzionale promossa dal Comune, nel segno dei valori della memoria e del rifiuto della violenza. Ristabilire il 7 luglio come Giorno della Memoria di Carlo Falvella significa non concedere spazi pubblici a facili strumentalizzazioni identitarie e garantire quello spirito di tolleranza che, fino a oggi, ha fatto sì che le commemorazioni civili rappresentassero un monito contro ogni forma di violenza e non un’occasione per alimentare un clima di odio e tensione che la Salerno democratica, pronta a manifestare con l’Anpi, intende respingere».
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