Ci sono persone che cambiano mestiere , poi ci sono persone che cambiano mondo : Italo Palmieri appartiene alla seconda categoria.Nella sua vita c’è stato il calcio dei campetti e quello delle grandi sfide, il giornalismo dei primi anni, l’imprenditoria della bellezza, la televisione e infine la scrittura. Ha conosciuto Maradona, ha costruito scuole calcio, ha accompagnato la crescita del calcio femminile fino alla Serie A, ha organizzato eventi nelle piazze di Napoli e oggi racconta tutto attraverso i suoi libri.inque figli, una famiglia sempre presente, e una vita vissuta con una costante: la voglia di creare qualcosa. “Se devo raccontarmi – dice – penso a tre vite. Ma forse sono sempre stato la stessa persona.”
Partiamo dall’inizio: dove nasce Italo Palmieri?
“Nasce dal calcio. E nasce da mio padre Giggino.A quindici anni entro nella realtà della Patrizia, squadra napoletana militante in Promozione. Non ero un giocatore. Il mio ruolo era un altro: imparavo a stare dentro una società. Facevo segreteria, organizzazione, rapporti con la stampa. Guardavo mio padre e cercavo di capire.”
Era un calcio diverso?
“Era il calcio della passione. Le società vivevano grazie alle persone che ci mettevano tempo, sacrificio e cuore. Quello mi è rimasto dentro.”
Nel 1981 La Patrizia chiude il proprio percorso.
“Sembrava una fine, ma in realtà era un passaggio.”
Nel frattempo cresce anche il rapporto con il giornalismo.
“Le mie esperienze più importanti, sicuramente, le ho maturate nell’agenzia di stampa Rotopress del grande Peppino Pisani e a Campania Sport , un magazine tutto impostato sul calcio minore. Nel 1983 diventai giornalista pubblicista. Il giornalismo mi ha insegnato ad osservare, a raccontare, a capire le persone.”
Poi arriva il Posillipo. Cosa rappresenta per te?”
“Una grande scuola.”
Prima addetto stampa, poi direttore sportivo ed infine direttore generale.
“Erano anni in cui il dirigente doveva saper fare tutto. Non bastava scegliere i giocatori. Bisognava organizzare, parlare con la Federazione, gestire i rapporti, costruire un ambiente.”
Con il Posillipo arrivano risultati importanti.
“Vincemmo due campionati, arrivammo a una finale di Coppa Italia Dilettanti. Ma il ricordo più bello è il gruppo che riuscimmo a creare.”
“Nel 1985 arriva Maradona. Cosa pensi?”
“Che il calcio sta cambiando.”
Diego rivoluziona il Napoli ma anche Napoli.
“Capisco che quel calcio di quartiere che avevo conosciuto sta finendo. Non perché fosse meno bello, ma perché stava nascendo un’altra epoca.”
E da quella intuizione nasce la Pro Calcio Napoli.
“Insieme a Bruno Di Lauro, grande conoscitore di giovani talenti, pensiamo a una scuola calcio diversa.”
Il nome lo scelgo io .
“Volevo qualcosa che desse l’idea di un progetto. Non solo allenare bambini, ma costruire un percorso.”
La Pro Calcio diventa una realtà importante.
“Abbiamo lavorato nei campi Cinzia, Italsider e Loggetta. Sono passati tanti ragazzi. Alcuni sono diventati calciatori, altri allenatori. Quando vedo persone cresciute lì dentro ancora oggi nel calcio, penso che quella sia stata una grande vittoria.”
La seconda vita: perché un dirigente di calcio entra nel mondo della bellezza?
“Sembra strano, ma per me il filo era lo stesso: valorizzare le persone.”
Nascono Italpa e Dama Club.
“Il settore dei parrucchieri era visto solo come artigianato. Io pensavo che ci fosse molto di più l’idea è semplice: trasformare un mestiere in comunicazione. Abbiamo portato i parrucchieri nelle piazze, in televisione, nelle sfilate.”
E così sorgono eventi diventati appuntamenti cittadini:
“Taglio di Luna Piena, Capelli Galleria e Moda, Hair Style Show. Erano momenti in cui Napoli diventava un palcoscenico.”
E’ il momento della televisione.
“Abbiamo creato format dedicati al mondo della bellezza. Mi piaceva raccontare storie.”
Poi arriva il calcio femminile. Perché proprio quello?
“Perché ho trovato una passione che mi ricordava il calcio di una volta. Nel 2003 nasce Calciosmania. Una scuola calcio nata sul Campo Scarfoglio. All’inizio non immaginavo che sarebbe diventata qualcosa di così grande.”
Raccontami l’incontro con il calcio femminile.
“Era un mondo quasi sconosciuto. Però aveva qualcosa di speciale: entusiasmo, sacrificio, voglia di dimostrare. la squadra diventa Napoli Femminile Carpisa Yamamay con la quale abbiamo scalato tutte le categorie fino alla Serie A. Quattro campionati vinti.”
Qual è il momento che ricordi con più emozione?
“Forse l’acquisizione del Collana.”
La società ottiene lo storico impianto del Vomero.
“Ci siamo presi la responsabilità di rimetterlo in piedi. Campo, spogliatoi, tribune. Volevamo riportare il calcio in quello stadio.”
Per l’inaugurazione arriva con una sfida speciale.
“Giocammo contro il Paris Saint-Germain. C’erano più di tremila persone. Per il calcio femminile era una giornata incredibile.”
Come facesti a convincere il Paris Saint Germain a venire a giocare a Napoli?
“ Mi spacciai per un dirigente del Napoli. All’epoca le due dirigenze erano continuamente in contatto , si era da poco concluso l’affare Lavezzi che da Napoli si era trasferito a Parigi. L’invitai e loro, molto cortesemente, accettarono. Arrivati a Napoli spiegai “ l’imbroglio” ma fine fu una giornata straordinaria per tutti”
Sei stato anche tra coloro che hanno spinto verso il professionismo?
“Ho avuto la fortuna di partecipare a quel percorso. Come rappresentante del Sud Italia nei progetti federali, lavorai alla crescita del movimento. Con altri dirigenti abbiamo portato avanti l’idea che il calcio femminile dovesse avere la stessa dignità del calcio maschile.”
C’è una storia che racconta il tuo modo di vivere il calcio: quella con Maradona.
“E si quella me la porto dentro.”
Raccontala anche a noi
“ Nel 1985 Diego partecipa a una partita di calcetto con argentini, ragazzi napoletani e giocatori del Posillipo. Finì male. Ci fu una rissa e fu coinvolto anche Diego.”
Da giornalista sarebbe stato uno scoop.
“Ma io scelsi di non pubblicarlo.”
Perché?
“Perché prima della notizia c’era una persona. Maradona era già sempre sotto pressione. Non volevo aggiungere altro.”
E poi cosa successe ?.
“Mi trovavo al ristorante Quattro Stagioni. Diego mi riconobbe, lasciò il tavolo e venne verso di me. Il ringraziamento davanti a tutti. Mi disse che aveva apprezzato quello che avevo fatto.”
Un momento rimasto nella memoria.
Nel 2021 lasci il calcio femminile. Perché?
“Perché le cose cambiano, il movimento cresce e quando arrivano più interessi economici cambiano anche le persone. Io avevo iniziato quel percorso per passione.”
Così torni al primo amore: raccontare.
Oggi scrivi libri. È la tua terza vita?
“Forse è il modo per mettere insieme tutte le altre.”
Dal 2010 inizia il percorso editoriale sei libri pubblicati, tra calcio e mondo della bellezza:
Calcio
Quel calcio che ci piaceva tanto (2011)
Il Pallone Sgonfiato (2021)
La Partita nel Cuore (2024)
La Patrizia (2026)
Bellezza
Parrucchieri, un mondo a parte (2019)
Parrucchieri, un mondo a parte 2 (2026)
Dopo tre vite, cosa resta?
Italo sorride.
“Restano le persone, i giocatori, i ragazzi delle scuole calcio, le calciatrici, gli amici, i miei cinque figli, la mia famiglia.”
Cosa hai imparato in questi primi 67 anni ?
“Alla fine il calcio mi ha insegnato a costruire. L’impresa a inventare. La scrittura a ricordare.”
E forse il segreto è proprio questo: non smettere mai di avere una nuova storia da raccontare.
gep.ric.
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