Ernesto Pappalardo
«Erat sane hoc mirabile in regno Langobardorum: nulla erat violentia, nullae struebantur insidiae; nemo aliquem iniuste angariabat, nemo spoliabat; non erant furta, non latrocinia; unusquisque quo libebat securus sine timore pergebat»: «C’era questo di meraviglioso nel regno dei Longobardi: non c’erano violenze, non si tramavano insidie; nessuno opprimeva gli altri ingiustamente, nessuno depredava; non c’erano furti, non c’erano rapine; ognuno andava dove voleva, sicuro e senza alcun timore», (Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, III 16)
Il Regno longobardo (Regnum Langobardorum) fu costituito in Italia tra il 568–569 (invasione dell’Italia bizantina) e il 774 (caduta del Regno a opera dei Franchi di Carlo Magno), con capitale Pavia. L’effettivo controllo dei sovrani sulle due grandi aree che costituivano il regno, la Langobardia Maior nel Centro-Nord (a sua volta ripartita in un’area occidentale, o Neustria, e in una orientale, o Austria) e la Langobardia Minor nel Centro-Sud (con i due grandi ducati di Spoleto e di Benevento), non fu mai continuo nel corso dei due secoli di durata del Regno; da un periodo di autonomia dei Ducati, si sviluppò una maggior autorità del sovrano, alle prese con spinte autonomiste dei Duchi che non furono mai del tutto domate.
La storia tramandata da Paolo Diacono.
Il ruolo e la competenza messa in campo da Paolo Diacono ne fanno una fonte che ci aiuta e ci guida pienamente nell’illuminare a fondo, senza autorizzare molti dubbi, due secoli di storia italiana. Era un nobile longobardo, cattolico, vissuto durante la caduta del regno longobardo: si renderà utile a Carlomagno e ai principi di Benevento. Dopo si ritirerà a Montecassino, dove muore intorno al 799. Paolo può essere considerato un vero e proprio artefice della “rinascita carolingia”. La padronanza della lingua latina è limpida è conforme a chi ha studiato Cicerone e anche i classici dell’antichità. Paolo è un cattolico ben preparato, e ricorda che la Chiesa romana è stata rivale dei Longobardi. Paolo, quindi, valorizza Re e Papi che hanno provato a rintracciare un accordo “utile” per tutti. E non apprezza l’atteggiamento dei Papi della sua epoca, che hanno lavorato per l’intervento dei Franchi in Italia.
Senza Paolo Diacono, i due secoli dalla guerra greco-gotica all’ascesa di Carlo Magno, sprofondano davvero nei secoli bui. Forse arrivò a Pavia al seguito del friulano Ratchis, re dei Longobardi nel 744, e rimase al servizio anche di Astolfo e Desiderio. Fu precettore di Adalberga, figlia di Desiderio e poi moglie di Arechi, prima duca e poi principe di Benevento: per lei scrive una “continuazione” del breviario di Eutropio, autore del IV secolo che aveva scritto una breve storia di Roma fino a Giuliano l’apostata e Gioviano.
Con la conquista del regno longobardo, nel 774, Paolo entra in contatto con Carlomagno, che lo invita in Franchia. Carlomagno si impegna anche a liberare suo fratello, prigioniero dopo la rivolta dei friulani del 776. Sul finire della sua vita, Paolo si ritira a Montecassino, il grande monastero restaurato dai duchi di Benevento. La sua morte avviene tra il 797 e il 799.
L’opera principale di Paolo – la storia dei Longobardi – è chiaramente incompiuta: ci sono dettagli nel corso del libro che ci fanno capire che il termine all’epoca di Liutprando non era in realtà voluto, Paolo più volte fa riferimento ad eventi seguenti che intende narrare. Una volta passato il grande Re, forse Paolo non volle raccontare la caduta del suo popolo, magari anche per non mettere in cattiva luce il potente sovrano del suo tempo, Carlomagno.
I longobardi e Salerno.
Arechi II (734 circa – Salerno, 26 agosto 787) è stato un duca longobardo, Duca di Benevento dal 758 al 774, e, fu principe della stessa città dal 774 fino alla morte. Proprio dal 774 si radicò a Salerno, nella reggia che egli stesso aveva fatto costruire. Era un nobile longobardo di origini friulane, imparentato con la dinastia ducale di Benevento, sposò Adelperga, figlia del re Desiderio, fu nominato dal suocero quindicesimo duca di Benevento nel 758 al posto del ribelle Liutprando. Nel 762 fondò la chiesa di Santa Sofia, “prestigioso archetipo dell’arte medievale europea”.
Dopo la vittoria di Carlo Magno nel 774, e la fine della Langobardia Maior, Arechi assunse il titolo di princeps, proponendosi come erede delle tradizioni, della cultura e dell’identità nazionale del popolo longobardo. Trasferì la corte a Salerno, dove tra il 770 e il 774 aveva costruito, nelle vicinanze delle mura meridionali e affacciata sul mare, una grande bella reggia, con una cappella palatina dedicata ai Santi Pietro e Paolo. È l’unica reggia longobarda ancora esistente e l’ultimo re longobardo, Adelchi, vi si stabilì nel giugno del 774
La sua fu un’attività politica finalizzata all’indipendenza del suo potentato. Giurò nelle mani di Carlo Magno, ma non accettò legami vassallatici. Non belligerò con il papato e si rese amichevole con i Bizantini. Arechi II protesse uomini di cultura – Paolo Diacono – fu committente di numerosi siti monastici. L’eleganza di ispirazione greca della corte beneventana conferma la floridità economica del principato, come pure il codice legislativo conferma la sua preparazione giuridica.
Morì il 26 agosto del 787, pochi giorni prima dello sbarco in Lucania di ambasciatori bizantini dell’impero per stipulare una formale alleanza (poi firmata dalla moglie Adelperga). Fu sepolto a Salerno nella cattedrale di Santa Maria, poi caduta in disuso nell’XI secolo per la costruzione – da parte dei Normanni – della cattedrale di San Matteo Evangelista.
Famiglia e figli
Sposò Adelperga, figlia del re longobardo Desiderio e sorella di Adelchi. Essi ebbero: Romualdo; Grimoaldo III; Gisolfo; Teoderada e Adelchisa.
Adelperga e Arechi furono importanti e illustri mecenati. Adelperga commissionò a Paolo Diacono la Historia Romana, manuale di storia romana utilizzato durante tutto il resto del Medioevo. Arechi fece trasferire le reliquie dei santi nella nuova chiesa di Santa Sofia a Benevento. Arechi investì risorse in vari progetti di costruzione a Salerno, tra cui rientra la reggia che è l’unica testimonianza di architettura palaziale di epoca longobarda, e un castello che Paolo Diacono definì “per natura e per arte imprendibile, non essendo in Italia una rocca più munita di essa”, come testimonia nella Historia Longobardorum.
Salerno divenne una città portuale sempre più importante durante il suo regno. I principali monasteri meridionali – Montecassino e San Vincenzo al Volturno – ebbero da lui ampie donazioni.
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