di Erika Noschese
Il dibattito globale sul riscaldamento del pianeta trova spesso una declinazione astratta nelle grandi conferenze internazionali, ma i suoi effetti reali si misurano quotidianamente sul benessere dei cittadini e sulla trasformazione profonda dei microclimi locali. Una fotografia nitida, scientifica e per certi versi allarmante di questa evoluzione sul territorio italiano viene offerta dall’Indice di vivibilità climatica, l’autorevole progetto editoriale e scientifico curato da iLMeteo.it e dal Corriere della Sera. Attraverso l’analisi approfondita di ben 418 milioni di dati meteorologici ed ecologici raccolti ed elaborati nell’ultimo anno, l’indagine mette a nudo l’impatto dei mutamenti atmosferici sulle 108 province italiane, svelando come la crisi ambientale stia ridisegnando la quotidianità di territori storicamente considerati oasi felici. Tra questi spicca proprio la provincia di Salerno, una realtà costiera da sempre celebrata per la sua favorevole esposizione marittima ma oggi costretta a fare i conti con una realtà meteoclimatica complessa e ricca di insidie. La realtà dei numeri emersi dal report impone un’immediata revisione degli stereotipi legati al benessere climatico del Mezzogiorno. Nella classifica generale dell’Indice di vivibilità climatica, Salerno si posiziona infatti a un non esaltante 79° posto a livello nazionale, totalizzando un punteggio complessivo di appena 302 punti. Questo posizionamento colloca il territorio salernitano nella parte medio-bassa della graduatoria nazionale, evidenziando una distanza siderale dalle vette di eccellenza occupate dalla fascia adriatica, che quest’anno domina il podio grazie a condizioni atmosferiche decisamente più stabili e piacevoli. La vetta della classifica è infatti saldamente occupata da Ancona, che guida il Paese con un punteggio di oltre 743 punti, seguita a breve distanza da Bari e da Vibo Valentia. All’estremo opposto della penisola si trovano invece i territori padani e alpini pesantemente penalizzati da nebbie e precipitazioni estreme, come Trento, Cremona e infine Mantova, maglia nera assoluta della penisola. Il posizionamento attuale di Salerno riflette una tendenza storica caratterizzata da una forte instabilità nell’ultimo quarto di secolo. All’inizio del millennio, tra il 2000 e il 2002, il capoluogo campano manteneva un profilo di discreta vivibilità, oscillando tra la 36ª e la 39ª posizione. Negli anni successivi si sono però susseguiti crolli verticali e preoccupanti, come le flessioni che hanno spinto la città fino al 94° posto nel 2009 e nel 2018, per poi toccare il minimo storico assoluto nel 2021 con un drammatico 105° posto. Sebbene una temporanea ripresa avesse riportato la provincia al 57° posto nel 2024, il dato odierno certifica la sottomissione del territorio a dinamiche globali che stanno cronicizzando le anomalie termiche estive. L’aspetto più clamoroso e preoccupante emerso dall’indagine comparativa a livello nazionale riguarda il fenomeno specifico delle ondate di calore, definite come i periodi caratterizzati da almeno quattro giorni consecutivi con temperature medie superiori alle medie storiche del periodo. In questa specifica e sofferta graduatoria, Salerno detiene il triste primato nazionale assoluto, conquistando la prima posizione in Italia con ben 94 eventi registrati. Si tratta di un valore imponente che stacca nettamente altre grandi città del Mezzogiorno storicamente associate al caldo intenso come Catania, che si ferma a 89 eventi, e Reggio Calabria, attestata a quota 81. Il dato salernitano appare ancora più sconcertante se paragonato alle realtà situate in fondo alla classifica, dove Ancona fa registrare appena 10 eventi complessivi e province come Brindisi e Bari azzerano completamente il contatore delle ondate di calore consecutive. Questo record negativo si traduce in uno stress bioclimatico prolungato per la popolazione, specialmente nei mesi estivi, quando l’effetto delle cosiddette isole di calore urbano amplifica il disagio all’interno dei centri abitati più densi e cementificati. La temperatura percepita, che misura l’impatto combinato delle alte temperature e dell’umidità relativa, tocca a Salerno la quota critica di 67 giorni nell’arco dell’anno in cui si percepiscono valori uguali o superiori ai 32°C, superando ampiamente la media di riferimento nazionale ferma a 41 giorni. A questo si aggiunge la gravità delle notti tropicali, ovvero i casi in cui la colonnina di mercurio non scende sotto i 20°C tra le ore 21 e le 8 del mattino. Salerno sperimenta ben 82 notti tropicali all’anno contro una media italiana di 52, un fattore che compromette il riposo notturno e mina la salute delle fasce più vulnerabili della popolazione. Ad aggravare il bilancio complessivo concorre anche la progressiva tropicalizzazione del regime delle precipitazioni e dei venti. Salerno fa registrare 15 ore annue di piogge intense e torrenziali, con precipitazioni superiori ai 15 millimetri orari, a fronte di una media nazionale di 10 ore, confermando come i fenomeni atmosferici tendano a concentrarsi in eventi brevi e distruttivi. Parallelamente, le giornate caratterizzate da forti raffiche di vento superiori ai 40 chilometri orari raggiungono quota 73 rispetto a una media di 51, mentre i periodi di siccità si estendono per 75 giorni rispetto ai 52 della media di riferimento. In questo scenario restano fortunatamente alcuni elementi positivi legati alla stagione invernale. Salerno gode infatti di un ottimo livello di soleggiamento, stabile sulle 6 ore giornaliere, e l’inverno si conferma estremamente mite, con valori pari a 0 per quanto riguarda i giorni freddi, i giorni di gelo e la nebbia. Tuttavia, questi benefici non riescono più a compensare la violenza delle anomalie estive, indicando chiaramente che la pianificazione di strategie urbane di adattamento termico rappresenta ormai la priorità assoluta per il futuro del territorio.
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