Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato

I matrimoni che non s’hanno da fare sono i più ostinati. Quello tra Milano e Siena, dato per morto almeno un paio di volte, ha scelto una domenica per risorgere, contendendo allo sport il suo giorno di gloria. Giuseppe Castagna, ad di Bpm, ha infatti mandato a Luigi Lovaglio, il suo omologo del Montepaschi, una proposta di nozze. Alla pari, per prevenire la suscettibilità di due galli la cui convivenza nello stesso pollaio sulla carta non promette bene specie quando, apprendiamo dalla missiva inviata a Siena, in palio c’è la costruzione del secondo polo bancario italiano. Non più il terzo, come lo si era sin qui battezzato per distinguerlo dai giganti Intesa e Unicredit. Ma bisogna pur sempre ricordare che se Lovaglio all’ultima assemblea dei soci è tornato clamorosamente alla guida della banca di Rocca Salimbeni lo deve proprio a Castagna, che lo ha sostenuto in un’impresa che sembrava persa in partenza. Eguali sì, ma con qualche debito di riconoscenza del Napoleone senese verso l’ex campione di nuoto olimpico. 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Giuseppe Castagna (Imagoeconomica).

Lega e Mef tornano a spingere sull’acceleratore

Passano i mesi, ma il disegno è sempre lo stesso, quello teorizzato a suo tempo da un governo in maggior spolvero di adesso, e ostinatamente difeso quando Unicredit, che aveva messo occhi e mani su Bpm, voleva rovinargli la festa: unire Milano e Siena, costruire un’alternativa ai poteri forti bancari ammantandola da crociata in difesa dell’italico risparmio. Sullo sfondo Generali, la preda più ambita, l’oggetto del desiderio di chiunque voglia cementare la propria egemonia. A spingere sull’acceleratore, allora come oggi, la Lega e il Mef, per mano di un Giancarlo Giorgetti che a suo tempo, pur di frenare le mire di Andrea Orcel e della sua Unicredit su Piazza Meda, non aveva esitato a maneggiare il golden power con incredibile disinvoltura facendo alzare più di un sopracciglio in Europa. Un esecutivo che da arbitro si era trasformato in giocatore. Uno strumento nato per difendere gli asset strategici dagli appetiti stranieri, impiegato invece per orientare il risiko domestico, cui quella di Orcel non poteva partecipare in quanto «banca tedesca» (copyright Matteo Salvini). 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Niente golden power per Crédit Agricole?

Da allora è passata molta acqua sotto i ponti. Lovaglio è stato fatto fuori e poi subitamente reintegrato dagli azionisti, si è preso Mediobanca e due settimane fa ha sentenziato che «tutte le strade portano a Siena». Profezia o presagio, dipende dai punti di vista. Ma sotto i ponti della politica l’acqua invece non sembra scorrere, e quel progetto Roma continua a coltivarlo con la tenacia di chi non si rassegna. C’è però un particolare che meriterebbe un soprassalto di coerenza. Se le nozze si celebrassero, il primo azionista del nuovo soggetto sarebbe il Crédit Agricole, socio di riferimento di Bpm. Vale a dire una banca francese. Per gli amanti delle simmetrie, esattamente il medesimo contesto (ammessa e non concessa l’inverosimile etichetta tedesca appiccicata dall’esecutivo a Unicredit) contro cui il golden power era stato sfoderato. A rigore, il governo dovrebbe dunque rispolverarlo all’istante. 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Il logo di Crédit Agricole (Imagoeconomica).

La contromossa di Messina in tandem con Bper

Ma le cose non finiscono qui perché, in serata, ecco arrivare la contromossa dell’ad di Intesa Carlo Messina, pronto a mettersi di traverso in tandem con Bper e, sullo sfondo, l’ombra della Unipol di Cimbri. Dal terzo polo al terzo incomodo. Ed è qui che la faccenda comincia a popolarsi di interrogativi. A partire da quello sulla natura e il senso della lettera di Castagna, non l’annuncio di un’Opa con tanto di concambi ma una richiesta affinché Siena convenisse sulla bontà del matrimonio. Il che è curioso, per non dire incomprensibile. Le offerte, di norma, si fanno, non si annunciano. Le si lascia parlare con i numeri, non con i comunicati. A meno che lo scopo non fosse l’offerta in sé, ma il presidio del territorio: piantare una bandierina su Mps prima che pretendenti più ingombranti si presentassero al portone. Tipo, appunto, Messina. Se così fosse, la mossa avrebbe già mancato il suo obiettivo. 

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Carlo Messina (Imagoeconomica).

Occhi puntati sulle mosse del governo

Resta la domanda delle domande: cosa farà ora il governo. Non fosse altro perché il Mef siede ancora, con il suo 5 per cento, al tavolo di Mps, tra Caltagirone e la Delfin dei Del Vecchio i quali, comunque vada, ne usciranno ricchissimi. Almeno a parole, Giorgia Meloni aveva detto che di Mps non voleva più sentir parlare, specie dopo che la Procura di Milano era entrata a piedi uniti nel dossier. Vedremo se manterrà il proposito. Difficile, comunque, immaginare una regia ferma da parte di un esecutivo reduce da una sconfitta referendaria che ne ha incrinato l’aura. E con la Lega di Salvini, il partito più innamorato delle nozze tra Milano e Siena, alle prese con l’emorragia dei suoi uomini che sfollano numerosi in direzione Vannacci

Bpm-Mps, dietro le quinte di un matrimonio ostinato
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Un governo indebolito, un partito che perde pezzi, una banca francese in cima alla catena di comando e un terzo incomodo che bussa perentoriamente alla porta. L’offerta di matrimonio arriva lunedì mattina sul tavolo del cda di Siena, dove però la dote l’aveva messa anni fa il contribuente. Resta da capire chi si siederà a capotavola. Tradizione vuole infatti che nei matrimoni combinati gli sposi siano gli ultimi a saperlo.