Di Antonio Manzo
Diavolo d’un De Luca, Santo per un giorno. Sì, proprio così. E non ce ne vogliano i puristi delle santificazioni che, con la doppiezza dei cerimonieri guardano alle parole contrapposte in sacrestia, meglio se velenose per poi farle diventare indulgenze ipocrite , Tutto accade, e peccato che non ci sia Cozza ad ascoltare, quando nel salotto mediatico del venerdì, il candidato sindaco di Salerno in piena campagna elettorale dedica più di tre minuti, in piena campagna elettorale, all’Enciclica “Magnifica Humanitas” di Leone XIV. Ma Vicienzo è impazzito? O meglio snobba elegantemente con il pensiero forte la piazza debole a pochi giorni dal voto? Tutti, sullo schermo, attendono l’inevitabile percezione ingorda della polemica deluchiana condita dall’espressione facciale solida, e sarcastica, parole del fare diretto e non tra oscure e difficilmente interpretabili linguaggi diplomatici sconosciute nella stessa genìa del soggetto. E siccome il lupo perde il pelo ma non il vizio, Da Luca inizia con il dire che è un’Enciclica molto bella che chissà quanti Cardinali leggeranno, O meglio salva, per la doverosa lettura, il segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin, raffinato diplomatico che lui accolse, da presidente della Regione, a piazza della Libertà. De Luca ha letto già l’Enciclica si sente, ma manifesta anche la volotà e l’invito ad approfondirla, proponendola all’elettorato salernitano non solo per la curiosità intellettuale sull’ “impianto teologico solido” dell’Enciclica che lo riporta anche ad un pezzo di dottrina sociale della Chiesa scritta da un suo concittadino, il gesuita Matteo Liberatore, al tempo della Rerum Novarum. E roba nobile di cento anni fa. Perché De Luca legge l’Enciclica di Papa Leone XIV perfino giudicandola diversa da quelle di Papa Ratzinger per la costruzione delle Encicliche da lui preferite, fondate sul pensiero filosofico-teologico, da quella di Papa Francesco più pastorale. Che cosa testimonia ii video di Vicienzo su un tema che potrebbe apparire lontano dalla caccia al voto? Fatto è che lui, laureato in filosofia ed influncer di sé stesso, sa modulare i temi del giorno perfino all’elettorato dei suoi presunti avversari. Lui dice le cose come le pensa, spesso con linguaggio beffardo e urticante per gli avversari tutti modaioli della rottamazione e dell’Apocalisse civica, stavolta predicata senza alcun accenno all’anticamorra di stagione. E’ cresciuto, Vicienzo a pane, politica e filosofia e presenta ai suoi elettori una Chiesa che non è un istituzione del mondo, ma un mictero sacramentale che cammina nellaa storia anche con le nuove tecnologie ma senza confondersi don essa. I video di De Luca, un genere di successo, si arricchiscono di un tema inedito e profondo che colpisce anche chi non ami la sua personalità a suo modo teatralmente viziosa, intrisa di una forte ambizione di potere come missione assoluta con poderosa e irriverente alterigia. Sta sul mercato del consenso con il tratto popolare e intellettuale che manca alla politica leggera, politicante e basta come usa dire. C’è molto da imparare, amici e avversari. Nella traduzione aramaica la formula magica “abra¬ca-da¬bra” starebbe a significare “io creo mentre parlo”. In Vincenzo De Luca e vi è sempre un valore aggiunto, soggettivo, emotivo, storico, la cosiddetta connotazione. E stavolta, grazie al riequilibratore Papa Leone XIV ha fatto campagna elettorale rivoluzionaria, anche con il grande senso storico di un’Enciclica.
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