Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi

Qualche giorno dopo l’atteso faccia a faccia tra Donald Trump e Xi Jinping, poche ore prima dell’ennesimo colloquio tra Vladimir Putin e lo stesso presidente cinese, ad Andong è andato in scena un altro vertice. Non c’era nessuno dei leader delle tre grandi potenze globali, eppure l’incontro è sembrato l’emblema di come il mondo stia provando a rispondere alla nuova epoca del “G2” profetizzato da Trump in relazione ai rapporti tra Stati Uniti e Cina. Andong è una città patrimonio dell’Unesco nel centro della Corea del Sud, lontana dai lustrini della patinata Seul. I protagonisti di questo “altro vertice” sono stati Sanae Takaichi e Lee Jae Myung. La premier giapponese e il presidente sudcoreano si sono visti all’ingresso di un hotel nel centro della città in cui peraltro è nato lo stesso Lee. Un modo immediato per segnalare un rapporto personale tra i due vicini asiatici, acerrimi rivali fino a solo qualche anno fa. D’altronde, Takaichi aveva fatto lo stesso nel 2025, quando aveva ricevuto Lee a Nara, dov’è nata lei.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Andong, sede dell’incontro fra Sanae Takaichi e Lee Jae Myung.

La visita di Takaichi in Corea del Sud è carica di un simbolismo ancora più ampio, a partire dal fatto che è stata organizzata mentre prende forma l’idea di un rapporto diretto e sempre più personale tra Washington e Pechino. Una relazione potenzialmente capace di ridefinire gli equilibri regionali senza passare dagli alleati asiatici. Il cosiddetto “Japan passing”, il timore di essere scavalcati nelle grandi trattative strategiche, è una paura antica della politica estera giapponese. Ma ora quel timore assume una dimensione diversa. A Tokyo hanno ascoltato con enorme preoccupazione le dichiarazioni di Trump nell’intervista concessa alla Fox al termine del summit con Xi, in cui sembra aver ridotto il supporto a Taiwan, definendo «arma negoziale» le vendite di armi a Taipei. Il tutto dopo che, nei mesi scorsi, la stessa Takaichi si era molto esposta a favore dell’isola rivendicata da Pechino.

La questione energetica e il rischio di shock industriali

Nei colloqui tra Takaichi e Lee, il primo grande capitolo è stato quello energetico. La guerra contro l’Iran e la crescente instabilità mediorientale hanno aperto uno scenario che inquieta profondamente entrambe le economie. Giappone e Corea del Sud importano gran parte del loro petrolio dal Medio Oriente e dipendono dalla sicurezza delle rotte marittime che attraversano lo Stretto di Hormuz. Eventuali interruzioni potrebbero trasformarsi rapidamente in shock industriali. Per questo, Lee e Takaichi hanno concordato un rafforzamento dei meccanismi comuni di sicurezza energetica. I due governi hanno deciso di ampliare la cooperazione sul gas naturale liquefatto (gnl), intensificare la condivisione di informazioni sulle scorte di greggio e rafforzare i canali di comunicazione per affrontare eventuali crisi sulle forniture. Takaichi ha anche parlato apertamente della possibilità di accordi di scambio su petrolio greggio, prodotti raffinati e gas naturale.

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Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi

Un nuovo coordinamento anche sui minerali critici

C’è poi la questione dei minerali critici. Negli ultimi anni l’Asia orientale ha scoperto la propria vulnerabilità nella dipendenza da catene di approvvigionamento che passano in larga parte dalla Cina. Terre rare, semiconduttori, componenti industriali strategici: tutto questo è diventato improvvisamente parte della sicurezza nazionale. Anche qui i due governi hanno avviato nuovi meccanismi di coordinamento. Formalmente si tratta di sicurezza economica. Ma, in sostanza, significa prepararsi a uno scenario in cui le tensioni geopolitiche potrebbero interrompere flussi essenziali per il funzionamento delle rispettive economie.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Proteste a Seul contro il governo giapponese e la cooperazione militare tra Tokyo e Usa (foto Ansa).

Il vertice ha affrontato anche la cooperazione trilaterale con Washington. Lee e Takaichi hanno ribadito l’importanza del formato Corea-Giappone-Stati Uniti. Ma la necessità stessa di ribadirlo rivela un problema più profondo: nessuno appare certo della postura americana nei prossimi anni.

Giappone molto preoccupato per il comportamento di Trump

Non a caso, subito dopo la fine del summit con Xi, Takaichi ha chiesto una telefonata urgente con Trump. La conversazione è avvenuta mentre il presidente americano si trovava ancora a bordo dell’Air Force One. Trump le ha illustrato «in grande dettaglio» i contenuti del vertice con Xi. Ma la preoccupazione del Giappone non è forse mai stata così forte. Per decenni, il sistema regionale costruito dagli Stati Uniti si è fondato su un principio: Washington offriva deterrenza e protezione militare, gli alleati fornivano basi e integrazione economica.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

Con Trump quella logica sembra trasformarsi. Le alleanze non appaiono più garanzie permanenti ma rapporti da rinegoziare continuamente. Una postura che apre enormi spazi strategici per la Cina. Non a caso, mentre Takaichi era ad Andong, la Marina cinese annunciava nuove esercitazioni della portaerei Liaoning nel Pacifico occidentale. Sì, una relazione più stabile tra Washington e Pechino potrebbe ridurre alcune tensioni commerciali. Ma è capace di far aumentare i dubbi degli alleati. Per Tokyo il rischio è evidente. Negli ultimi mesi Takaichi ha accelerato il riarmo giapponese, superato restrizioni storiche sull’export di armamenti e aumentato il bilancio della difesa. Una postura costruita attorno all’idea che gli Stati Uniti rimangano pienamente impegnati nella regione. Se quella certezza vacilla, tutto diventa più complesso.

Lee vorrebbe anche riaprire il dialogo con Pyongyang

La Corea del Sud si trova in una situazione diversa, ma non meno delicata. Lee punta a riequilibrare i rapporti con Cina e Stati Uniti. Vorrebbe ridurre la conflittualità tra le due super potenze e riaprire il dialogo con Pyongyang. Ma anche Seul dipende dall’ombrello americano e dai circa 29 mila soldati statunitensi presenti sul suo territorio. Negli ultimi mesi alcuni sistemi anti-missile americani sono stati spostati verso il Medio Oriente. Anche questo alimenta interrogativi. Se Washington dovesse concentrare risorse altrove, cosa accadrebbe nella penisola coreana?

Costretti ad allinearsi per non finire travolti

Sono domande che nessuno formula pubblicamente in modo diretto. Ma sono i dubbi che hanno accompagnato la visita di Takaichi e l’incontro di Andong, dove gli ex rivali Giappone e Corea del Sud cercano di dimenticare definitivamente le contese storiche nel tentativo di costruire un meccanismo regionale che possa compensare l’incertezza americana. Un tentativo che assume ancora maggiore rilevanza se si tiene conto del fatto che Takaichi e Lee sono considerati agli antipodi per le rispettive linee politiche: ultra conservatrice quella della premier giapponese, decisamente progressista quella del presidente sudcoreano. Ma, nella nuova era delle grandi potenze e della triangolazione fra Trump, Xi e Putin, Giappone e Corea del Sud sono convinti di doversi allineare per non finire travolti.