Raffaele Giordano, candidato a sindaco a Cava de’ Tirreni: il programma

Ha incontrato rappresentanti di associazioni, comitati di quartiere e semplici cittadini per raccoglierne le istanze e spiegare loro qual è il programma che intende portare avanti. Per Raffaele Giordano, candidato sindaco civico sostenuto dall’intera coalizione di centrodestra a Cava de’ Tirreni, non si tratta né di comizi in miniatura né di campagne di ascolto, ma di vere e proprie occasioni di dialogo. Con la campagna elettorale che giunge al termine, anche per il 44enne cardiochirurgo e docente universitario cavese è tempo di un primo bilancio.

 

Quale impressione ha avuto da questi incontri?

Ne ho ricavato la convinzione che c’è reale voglia di cambiare le cose, di avere un’amministrazione comunale capace di dare una spinta propulsiva alla città e non di rimanere immobile, limitandosi a gestire l’ordinario come ha fatto – spesso anche male – la giunta Servalli. Devo anche aggiungere che tutti gli incontri di questi giorni non sono stati il classico tour del candidato. In questi anni da consigliere comunale di opposizione, insieme ai miei colleghi, ho incontrato sistematicamente i cittadini, in particolare nelle frazioni. Il contatto con i problemi quotidiani della comunità è fondamentale e da questo dialogo costante è nato il programma elettorale. Ritengo sia una questione di metodo: non si può presentare un programma e poi ascoltare la gente. È con i cittadini che si scrive il programma, il confronto successivo sarà utile per attuarlo.

 

Su quali temi ha riscontrato maggiore attenzione?

Su tutti, quello della vivibilità. Che, poi, non è un tema a sé, ma è una sorta di punto di sintesi di vari aspetti: dalla qualità dell’abitare alle opportunità occupazionali, dai servizi all’ambiente, dalla salvaguardia degli spazi pubblici alla tutela dei diritti. Se in questi anni a Cava si è progressivamente ridotto il numero dei residenti, è perché ciascuno di questi fattori ha influito. Da queste riflessioni sono emersi i temi che abbiamo sviluppato con la campagna dei mesi scorsi, sempre con lo sguardo rivolto a ciò che si può concretamente fare. Prendiamo i servizi e, in particolare i servizi sanitari. Abbiamo denunciato il costante depotenziamento del nostro ospedale, ma abbiamo anche voluto indicare cosa concretamente fare per garantire la tutela della salute dei cittadini, sfruttando le nuove possibilità come quelle offerte dal PNRR e non genericamente auspicando un ritorno dei reparti che sono stati soppressi.

Cava è da sempre identificata come la città del commercio. È su questo che bisogna puntare anche per il futuro?

Ogni territorio ha una propria vocazione, ma anche in questo caso non bisogna solo ripercorrere schemi ormai non più attuali. Il commercio resta un asse portante dell’economia della città, ma va inserito in un’ottica complessiva. Un’amministrazione attenta è quella in grado di creare le condizioni per lo sviluppo delle attività. Le iniziative che attraggono visitatori sono importanti, specie se rientrano in una programmazione vera, ma non possiamo permetterci di farci trovare poi impreparati in quanto a servizi. Chi viene da fuori città deve poter parcheggiare l’auto, se viene con mezzi propri, e raggiungere comodamente il posto verso cui è diretto. E, percorrendo la città, deve avere chiara la percezione dell’attenzione che c’è al decoro urbano.

Ha parlato di intercettare i flussi. Anche quelli turistici?

Assolutamente sì. Parlando con gli operatori commerciali, con gli imprenditori del settore dell’ospitalità e della ristorazione, mi sono ancor più convinto dell’importanza del ruolo di “regista” che in questo ambito deve svolgere il Comune. Abbiamo bellezze naturali e architettoniche che destano meraviglia nei visitatori; abbiamo una tradizione di artigianato di pregio; abbiamo un patrimonio che è legato al folklore. Basterebbe mettere tutto questo a sistema per generare una vera capacità di attrarre i turisti. Potremmo offrire, ad esempio, dei pacchetti ai crocieristi che sbarcano a Salerno e che magari non intendono raggiungere Positano o Pompei, ma limitarsi ad un tour più breve in una destinazione più vicina, ma comunque attraente.

I programmi, però, devono fare i conti con la situazione finanziaria del Comune. Come intende conciliare questi obiettivi ambiziosi con il piano di rientro?

L’esperienza maturata in questi anni in Consiglio comunale ci ha consentito di vedere, passo dopo passo, l’evoluzione negativa che c’è stata. Abbiamo provato ad avanzare delle proposte alternative, ma senza mai trovare ascolto da parte dell’Amministrazione. Siamo consapevoli dei vincoli dovuti al piano di rientro, che pesa sulle casse del Comune e anche sulle tasche dei cittadini. Per questo non promettiamo cose che non si possono realizzare. Puntiamo prima di tutto su ciò che si può fare riorganizzando e valorizzando le risorse a disposizione che sono anzitutto le risorse umane del nostro Comune, che da anni lavorano in condizioni di grave carenza di personale. Valorizzando, poi, il patrimonio immobiliare, fin qui usato per fare cassa nell’immediato, e il patrimonio immateriale. Il lavoro quotidiano degli amministratori e il coinvolgimento dei cittadini ci consentiranno anche di sopperire a queste difficoltà.

Un impegno gravoso. Cosa ha spinto un professionista nel pieno dell’attività e del percorso di carriera ad accettarlo?

Lo stesso amore per Cava che mi ha spinto a ritornare dopo importanti esperienze professionali altrove. Sono legato alla mia terra e mi dispiace averla vista sfiorire nel tempo. Sentivo di dover fare qualcosa, dedicarle parte del mio tempo. Troverò il modo di conciliare l’impegno amministrativo con quelli professionali. L’entusiasmo non mi manca.

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