Kata scomparsa a Firenze, le telecamere dell’hotel riprendono una donna col trolley: “Mai vista prima”


La piccola Kata potrebbe essere stata rapita al posto di un'altra bambina e portata fuori dall'ex albergo occupato in un trolley. Il tutto, però, si sarebbe svolto in appena 10 minuti e la mamma della bimba scomparsa avrebbe detto agli inquirenti di non aver mai visto la donna con la valigia inquadrata dalle telecamere di sicurezza.
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Milano, 28enne muore investito da un pirata della strada all’uscita da un locale

Era uscito da poco dalla discoteca Alcatraz con alcuni amici e stava attraversando la strada fuori dalle strisce pedonali in viale Jenner, quando attorno alle 4 è stato investito da un’auto, guidata da una persona che anziché soccorrerlo ha proseguito la sua corsa. È morto così un 28enne, alla prime luci dell’alba a Milano.

L’auto era diretta verso piazzale Maciachini

Il ragazzo, italiano nato in Bulgaria, è stato soccorso dal 118 e portato in gravissime condizioni all’ospedale Niguarda, dove è deceduto poco dopo. La persona al volante dell’auto che lo ha investito, come detto, non si è fermata a soccorrerlo. La vettura proveniva da via Livigno ed era diretta verso piazzale Maciachini. La polizia locale, che svolge le indagini, sta esaminando i filmati delle telecamere della zona.

Caos nello spogliatoio Lazio dopo il ko con la Juve: il ds Fabiani ha evitato che saltassero i nervi


Il ds della Lazio, Angelo Fabiani, è stato costretto a evitare il peggio nella pancia dello Stadium subito dopo il fischio finale della gara persa dai biancocelesti contro la Juventus. Sarri e i giocatori erano furiosi e davanti alle telecamere avrebbero potuto fare danni ulteriori. Dal dirigente è partito l'ordine del silenzio stampa.
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Laura Pausini e la difficile sfida a un mercato fatto di Tedua e Geolier

A fine ottobre esce il nuovo attesissimo album di Laura Pausini, Anime parallele. A distanza di cinque anni dall’ultima raccolta di inediti, la cantante di Solarolo torna sul mercato con un lavoro che l’ha vista affiancata da un nuovo collaboratore, Jacopo Pesce, nella figura di direttore artistico. Fin qui le notizie. O almeno, le notizie per come come Laura Pausini ce le ha raccontate, direttamente sui suoi social. Ovvio, lei non ha usato la parola “attesissimo”, questo l’hanno fatto una marea di siti musicali, di quelli che non praticano la critica ma inseguono facili clic, né ha tirato in ballo la figura di Jacopo Pesce, in precedenza a capo della Island, ora a lavorare in accoppiata con Max Brigane con un manipolo di artisti di prima scelta, Pausini ed Elodie in primis.

La dittatura dello streaming e i suoi paradossi

Il punto è però tutto lì, a cinque anni di distanza dall’uscita di Fatti sentire, il mondo, musicale e non, nel quale atterrerà Anime parallele è completamente cambiato. Un cambiamento epocale. Basti pensare che nel mentre c’è stata una pandemia e una quasi guerra mondiale, che in musica ha però semplicemente sancito la nascita di una sorta di dittatura che ha in Spotify la figura cicciottella di Kim Jong-un, e che vede tutti adeguarsi al volere supremo dell’algoritmo, pena l’essere metaforicamente sbranati dai cani. Così succede che nel 2021 l’album più venduto sia stato Taxi Driver di Rkomi, e che ciò nonostante Rkomi sia dovuto andare in gara al Festival di Sanremo e a fare il giudice di X Factor per rendersi riconoscibile presso un pubblico generalista, cioè non quello dei 12enni che ascoltano compulsivamente canzoni col cellulare. L’anno seguente la medesima sorte è toccata a Lazza con Sirio, anche lui al Festival, secondo con Cenere. Quest’anno, a occhio e croce, se la giocheranno Tedua e Geolier, di cui chiunque abbia visto i primi peli spuntare, fate voi dove, a seconda si parli di maschi o femmine, ignora non solo la faccia, ma anche il titolo di una singola canzone. Il tutto mentre i vecchi campioni che fanno gli stadi, da Vasco a Max Pezzali, da Cremonini a Ultimo (ok, lui non è vecchio, ma è un caso a sé stante). Una dicotomia tra chi funziona tantissimo in streaming, pensate che a oggi chi in Italia ha ricevuto più certificazioni di tutti i tempi, leggi alla voce Dischi d’oro e di Platino (certificazioni un tempo raggiungibili vendendo fisicamente centinaia di migliaia di dischi e oggi facendo migliaia di stream): non Vasco Rossi, né Claudio Baglioni, Renato Zero, Tiziano Ferro o Cesare Cremonini, tanto per rinverdire un po’ l’elenco, ma Sfera Ebbasta, con buona pace di chi poi gira il mondo portando alta la bandiera italiana come Eros Ramazzotti e la stessa Laura Pausini, magari in compagnia di Bocelli. I Maneskin, che da questo pezzo restano fuori perché sono un fenomeno legato proprio allo streaming, giocano in un campionato a parte.

Laura Pausini e la sfida con un mercato rivoluzionato
Geolier (da Fb).

Le strategie per restare a galla: i featuring e le produzioni sforna hit

Ora, cosa succede a chi è stato a lungo in vetta alle classifiche, magari non solo quelle italiane, e che ha girato il mondo riempiendo palasport e stadi, prendendo premi anche importanti, insomma, a chi è stato sin da subito indicato come una popstar assoluta nel momento in cui deve tornare sul mercato sapendo di andare a vedersela con gente come Geolier o Tedua, sapendo di prenderle di santa ragione? Succede che chi è stata una popstar chiarissima di colpo comincia a vedersela brutta, magari anche a pensare di non far più uscire musica nuova, contando sulle vecchie hit per andare a far concerti in giro, quelli sì a vantaggio di chi un repertorio vero già ce l’ha e anche un pubblico in grado di spendere soldi veri, non quelli di cartone che si usano per gli ascolti in streaming. Così, andiamo al dunque, ecco che si inseguono delle modalità che oggi sembrano ormai canonizzate: featuring con nomi di grido, perché mettendo insieme pubblici diversi si aumentano i numeri, produzioni che in qualche modo stanno plasmando il suono di un po’ tutte le hit, si pensi al successo di gente come Michele Canova, il produttore principe del cosiddetto electropop italico, o di Dardust, dietro tante hit degli ultimi anni.

L’album di un tempo ormai è roba per vecchi

Non sappiamo cosa ci sarà dietro le annunciate 16 canzoni di Anime parallele, sorta di concept album dedicato alle persone. Non lo sappiamo perché è presto per avere questi dettagli, lo sarebbe stato anche in anni passati, figuriamoci nell’era del “qui e ora”, del “fuori adesso”, del “fuori ovunque”. Sappiamo però che 16 canzoni sono un azzardo, perché Daniel Ek, che di Spotify è non solo amministratore delegato ma anche inventore, da sempre canta le lodi dell’uscita di un singolo al mese. L’album è ormai roba per vecchi babbioni, a meno che non li si pensi come i giovani, mica è un caso che poi le classifiche di singoli si intasino proprio dei brani che compongono le tracklist degli album dei vari Tedua e Geolier di turno, pensate come singoli a raffica per aumentare i numeri. E sappiamo che inseguire le mode del momento – ecco Madame che scrive Scatola o Riccardo Zanotti dei Pinguini Tattici Nucleari che scrive Un buon inizio, ma immaginiamo che nella tracklist troveranno spazio altri nomi d’oggi come Michelangelo, producer e autore di Blanco, magari Mahmood, oltre al già citato Dardust – se poi le canzoni le si canta sempre alla medesima maniera, sorte condivisa anche con Emma che è più giovane ma segue la medesima inclinazione, non potrà certo portare scossoni allo Zeitgest. Geolier e Tedua staranno sempre lì sopra, in dominio perenne (ben lo sanno le varie Annalisa, i vari The Kolors, i vari Fedez, che hanno sì piazzato i loro singoli per l’estate, ma sono sempre accerchiati da brani di cui la massa non ha conoscenza né memoria).

Laura Pausini e la difficile sfida a un mercato fatto di Tedua e Geolier
Annalisa (dal profilo Instagram).

Laura Pausini si goda il passato glorioso e un pubblico pagante

Si goda i vecchi successi Laura Pausini, e se li godano i suoi tanti fan, senza starsi a crucciare troppo se un Paky qualsiasi la manderà in soffitta. È in buona compagnia coi suoi coetanei, gente che ha dato tanto alla discografia e alla musica italiana, ma cui la discografia ha prontamente voltato le spalle (quasi tutti gli ultra 50enni stanno vedendo i loro contratti discografici non rinnovati, destinati quindi a far per conto proprio o non fare proprio). Laura può far sfoggio di un passato glorioso e magari un pubblico numeroso quando sale su un palco. Spotify non è roba per vecchi, direbbe un redivivo Cormac McCarthy, e in fondo la discografia di oggi non è troppo diversa da quel panorama cupo e apocalittico da lui descritto nei suoi immensi capolavori letterari.

Alberghi a idrogeno, la sfida di una catena di hotel giapponese

La consapevolezza di dover accelerare la transizione energetica sta spingendo gli operatori privati e pubblici delle principali economie a sperimentare soluzioni innovative. In Giappone, al fine di diminuire e azzerare le emissioni di gas serra e quindi l’impatto ambientale, un albergo di Kawasaki, città di 1 milione e mezzo di abitanti alle porte di Tokyo, ha introdotto la produzione di energia elettrica da idrogeno.

Le emissioni relative all’industria alberghiera giapponese sono tra il 5 e il 10 per cento del totale

Il Giappone nel 2022 ha prodotto 1,17 miliardi di tonnellate di CO2 secondo dati del ministero dell’Industria. Di queste, circa 200 milioni di tonnellate, pari al 17,7 per cento, sono prodotte da edifici a uso commerciale che comprendono più di 550 mila ristoranti e 52 mila alberghi. Pur non essendo disponibili dati specifici relativi all’industria alberghiera, Japan NRG, una società di consulenza e ricerca specializzata in energia e politiche energetiche, stima che le emissioni del settore oscillino tra il 5 ed il 10 per cento del totale.

Alberghi a idrogeno, la sfida di una catena di hotel giapponese
L’albergo della catena Tokyiu Hotels.

Il Tokyu Hotels di Kawasaki genera il 30 per cento del proprio fabbisogno usando idrogeno

Già nel 2018 il gruppo alberghiero Tokyu Hotels diede il via a un progetto sperimentale per produrre energia elettrica utilizzando idrogeno. L’albergo, uno dei primi in Giappone a essere carbon neutral e a produrre tutta l’energia che consuma da fonti rinnovabili, genera il 30 per cento del proprio fabbisogno energetico usando idrogeno ricavato da rifiuti plastici mentre il rimanente 70 per cento è prodotto usando scarti alimentari. Nella primavera del 2022 la catena ha concluso la parte sperimentale del progetto, in parte finanziato dal ministero dell’Ambiente, e dalla seconda metà del 2023 ha ripreso la produzione di energia con un impianto di ultima generazione che, come confermato a Lettera43 dall’ufficio stampa della struttura, «dovrebbe entrare a regime definitivo fra un mese o due», quindi entro la fine dell’anno. La Tokyu Hotels ha scommesso sulla maggiore sensibilità ambientale dei propri clienti e sul fatto che gli ospiti siano attratti dall’idea di pernottare in un albergo a impatto zero senza dover pagare imposte. Non solo. L’albergo ha anche realizzato al suo interno una serra idroponica dove viene coltivata insalata utilizzando lampade LED alimentate da energia prodotta con gli scarti alimentari del ristorante. Scelta che come “beneficio collaterale” ha la possibilità di avere prodotti freschi a metro zero. Ora la catena guarda avanti e intende produrre idrogeno su base commerciale, espandendo il progetto anche ad altre strutture.

La difficoltà di reperire il combustibile

L’ampliamento del progetto, pur rappresentando un importante passo avanti nella riduzione delle emissioni di CO2, ha fatto venire alla luce diverse criticità legate principalmente all’approvvigionamento della materia prima. Al netto del progetto dell’hotel che prevede l’autoproduzione, Kawasaki si trova in una zona industrializzata dove c’è ampia disponibilità di idrogeno prodotto per uso industriale, mentre in altre aree come i grandi centri urbani o località turistiche l’approvvigionamento può essere limitato o costoso a causa della distanza dai centri di produzione e distribuzione. In prospettiva, dunque, molto dipenderà dunque anche dalle politiche energetiche del governo e dalla collaborazione delle amministrazioni locali che dovranno pensare a incentivi dati gli alti costi di produzione del combustibile. Per quanto la domanda di un solo albergo sia una goccia nell’oceano dell’economia legata all’idrogeno, nota Japan NRG, l’esperimento della Tokyu Hotels a Kawasaki rappresenta un caso di studio reale importante al fine di cogliere le potenzialità dell’idea e di valutare le sfide relative all’adozione di nuove forme di energia nella vita quotidiana. Senza questi test, aggiunge Japan NRG, sarebbe difficile espandere l’adozione dell’idrogeno indipendentemente dalle politiche governative. Il fatto, comunque, che la Tokyu Hotels abbia deciso di continuare ed addirittura espandere il progetto lascia ben sperare che non si tratti solo di una trovata pubblicitaria ma di un passo concreto nella direzione di una più larga adozione delle energie alternative.

Brasile, bimotore cade in Amazzonia: 14 morti

Quattordici persone sono morte in un incidente aereo avvenuto a Barcelos, cittadina turistica dell’Amazzonia brasiliana. Nello schianto dell’Emb-110, un bimotore turboelica prodotto dalla brasiliana Embraer, hanno perso la vita 12 passeggeri e due membri dell’equipaggio: non ci sono sopravvissuti.

Il velivolo era partito dalla capitale statale Manaus

Il bimotore era partito dalla capitale statale Manaus verso Barcelos, città a circa 400 chilometri e 90 minuti di distanza che, situata sul Rio Negro (un affluente del Rio delle Amazzoni) è delimitata da numerosi parchi nazionali: tutti i passeggeri erano brasiliani e si stavano recando nella regione per praticare pesca sportiva. «Sono profondamente addolorato per la morte dei 12 passeggeri e dei due membri dell’equipaggio, vittime dell’incidente aereo avvenuto questo sabato a Barcelos. I nostri team stanno lavorando fin dall’inizio per fornire il supporto necessario. Alla famiglia e agli amici, la mia solidarietà e le mie preghiere», ha scritto su X il governatore dello Stato di Amazonas, Wilson Lima.

Il velivolo si è schiantato in fase di atterraggio

Secondo le prime ricostruzioni, il velivolo si è schiantato in fase di atterraggio. Come ha spiegato il segretario alla sicurezza dello Stato di Amazonas, Vinicius Almeida, a causa della scarsa visibilità dovuta alle forti piogge il pilota del piccolo aereo ha inavvertitamente iniziato ad atterrare a metà pista. Terminato lo spazio per frenare, il bimotore ha però continuato la sua corsa fino a schiantarsi.

Brasile, bimotore cade in Amazzonia: 14 morti. Il volo, partito da Manaus, era diretto a Barcelos. Non ci sono sopravvissuti.
La conferenza stampa delle autorità dello Stato di Amazonas (Getty Images).

Cos’è il bird strike e perché gli uccelli possono essere pericolosi per gli aerei


L'Aermacchi MB339 delle Frecce Tricolori precipitato nei pressi dell'aeroporto di Torino - provocando la morte di una bimba di 5 anni - potrebbe essere stato coinvolto in un bird strike, un impatto con volatili. Ecco cos'è questo fenomeno, quanto è frequente e quante vittime ha causato dall'inizio della storia dell'aviazione.
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Europei di volley, Italia battuta in finale dalla Polonia

L’Italia di Fefè De Giorgi non è riuscita a conquistare il suo ottavo oro agli Europei: al PalaEur di Roma gli Azzurri del volley sono stati infatti battuti dalla Polonia, che si è presa la rivincita della sconfitta interna agli ultimi Mondiali, tornando sul tetto d’Europa 14 anni dopo l’ultima volta.

Europei di volley, Italia battuta in finale dalla Polonia. Sfuma il sogno degli Azzurri, sconfitti 3-0 al PalaEur di Roma.
La Polonia celebra il titolo europeo (Getty Images).

Troppi gli errori azzurri, spesso gratuiti

Tra gli spettatori di un PalaEur gremito c’era anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, appassionato di pallavolo. Ma gli Azzurri, in serata no, hanno subito fin dall’inizio il gioco degli avversari, senza riuscire mai a costruire attacchi con fluidità. Il primo set è finito 20-25 per la Polonia, il secondo 21-25 e il terzo, il migliore giocato dall’Italia, si è chiuso col punteggio di 23-25. Mattatori del match Wilfredo Leon e Lukasz Kacmarek, con 10 punti a testa. Ottima anche la prestazione di Aleksander Sliwka, autore di sette punti. Per l’Italia vani gli 11 punti di Daniele Lavia. Troppi gli errori azzurri, spesso gratuiti: e così la Polonia, con una finale invece quasi perfetta, si è aggiudicata così il secondo titolo europeo della sua storia dopo il successo del 2009.