Né missili, né bombe, né tantomeno uno sbarco anfibio. La Cina prova a giocare la carta economica per attrarre Taiwan. Pechino ha infatti proposto di trasformare la provincia meridionale del Fujian, la più vicina a Taipei, in una cosiddetta zona di sviluppo integrato, con il fine ultimo di creare un ponte virtuale con l’isola. Le autorità cinesi hanno varato una serie di misure politiche definite “speciali” per migliorare l’accesso delle imprese taiwanesi al Fujian, il tutto attraverso lo Stretto di Taiwan e nell’ambito di un piano a lungo termine. La situazione potrebbe risuonare come paradossale, visto che gli aerei e le navi da guerra del Dragone – da poco anche i droni – continuano a praticare manovre attorno alla possibile preda, aumentando la pressione sul governo locale guidato da Tsai Ing-wen e spingendo gli Stati Uniti ad aprire il loro ombrello protettivo sul partner asiatico.

Eppure, accanto a una strategia apparentemente orientata più a drenare le risorse dell’esercito taiwanese, fino a spuntarne le armi, che non a imbastire uno sbarco, ecco che prende forma un modus operandi parallelo. In quest’ultimo, la Cina ha iniettato massicce dosi di soft power, nel tentativo di fare breccia nell’élite imprenditoriale di Taipei, una parte della quale risulta tanto pragmatica quanto desiderosa di continuare a fare affari con Pechino.
Cittadini di Taiwan invitati ad acquistare case e investire in Cina
Le nuove misure sono state rilasciate dal Comitato centrale del Partito comunista cinese e dal Consiglio di Stato. I due organi istituzionali hanno fatto sapere che la provincia costiera cinese del Fujian sarebbe diventata una “zona di dimostrazione” per lo sviluppo integrato con Taiwan. Sul tavolo ci sono, per la precisione, 21 misure, che spaziano dal concedere facilitazioni ai taiwanesi per vivere nella suddetta provincia e ad accedere ai servizi sociali locali, all’espandere le iscrizioni degli studenti di Taipei nelle scuole cinesi, senza dimenticare la proposta di agevolare cooperazione industriale tra le due parti dello Stretto. Tra gli altri provvedimenti troviamo anche quelli volti a incoraggiare i cittadini di Taiwan ad acquistare case e investire sul territorio cinese. «La mossa ha lo scopo di approfondire lo sviluppo integrato attraverso lo Stretto in tutti i campi e di promuovere la riunificazione pacifica della madrepatria», ha scritto il quotidiano cinese China Daily. Il Global Times, altro giornale di Pechino, ha descritto il documento contenente le misure come un piano «equivalente a delineare il futuro progetto di sviluppo dell’isola di Taiwan».

Apertura di una zona di sviluppo sperimentale a Pingtan
Cong Liang, vicepresidente della Commissione nazionale cinese per lo sviluppo e la riforma, ha spiegato che la Cina approfondirà lo sviluppo integrato della città di Xiamen e delle isole Kinmen controllate da Taiwan, consentendo a queste ultime di accedere al sistema economico cinese speciale presente sull’altra sponda dello Stretto. In termini concreti, questa integrazione dovrebbe riguardare i trasporti nonché i collegamenti di gas ed energia elettrica. L’apertura di una zona di sviluppo sperimentale a Pingtan, il punto più vicino della Cina alla principale isola di Taiwan, sarà inoltre accelerata. Nel frattempo, le azioni di alcune società del Fujian sono schizzate alle stelle. I titoli di Strait Innovation Internet e Zhongfu Straits Pingtan Development Co, entrambe con sede a Pingtan, sono aumentati rispettivamente dell’8 e del 5 per cento, in un mercato altrimenti relativamente piatto.

Oltre alle 21 misure, Pechino è tornata a parlare della volontà di costruire una ferrovia ad alta velocità attraverso lo Stretto, senza però fornire dettagli. Al netto delle tensioni politiche, qualsiasi collegamento ferroviario tra Cina e Taiwan affronterebbe formidabili sfide tecniche, come la perforazione di complessi strati di roccia e la necessità di progettare l’opera tra due linee di faglia sismiche.
Integrazione economica come quella progettata per Hong Kong
Taipei ha criticato l’intero piano cinese, e non solo per le evidenti divergenze geopolitiche. «Se la parte continentale non può migliorare efficacemente i suoi problemi economici interni, le misure pertinenti per integrare e beneficiare Taiwan saranno irrealistiche», ha infatti aggiunto il Consiglio per gli affari continentali di Taipei. Certo è che l’approccio morbido di Pechino per integrare l’economia del Fujian a Taiwan ricorda vagamente quanto attuato nei pressi di Hong Kong, risucchiata dal Dragone e inserita a pieno titolo, come punta di diamante, nel progetto della Greather Bay Area, ossia il tentativo cinese di creare una sorta di Silicon Valley nel sud del Paese.

Pechino non ha comunque abbandonato la pista militare
In attesa di capire se una simile ricetta avrà successo anche per Taiwan, il Dragone non ha abbandonato l’opzione di una riannessione da conseguire con il pugno duro. L’esercito cinese ha inviato un gruppo di attacco di portaerei oltre la punta meridionale della “provincia ribelle”, nell’Oceano Pacifico occidentale, guidato dalla portaerei Shandong e scortato da decine di aerei da guerra. Il ministero della difesa giapponese ha rilevato due flottiglie di otto navi da guerra che navigavano attraverso lo stretto di Miyako, a sud di Okinawa, su un percorso che secondo gli analisti potrebbe convergere con il suddetto gruppo. Altre decine e decine di sortite di aerei sono state rilevate nelle ore seguenti. Se il cerchio dovesse chiudersi, Taiwan si ritroverebbe, di fatto, circondata. A gennaio 2024, intanto, sono in programma le elezioni presidenziali a Taipei e la Cina sembra aver fornito due opzioni al prossimo leader taiwanese: l’integrazione economica o lo stato di assedio.
