Apparentemente, il governo, e segnatamente il Mef che di Ita Airways è l’azionista, mostrano tranquillità. Le notizie che emergono in questi giorni, dalla marea di cause perse con gli ex dipendenti Alitalia che comportano la riassunzione a una serie di mosse interne che evocano chiaramente fantasmi del passato che ritornano, non sembrano scalfire la sicurezza di Palazzo Chigi sulla conclusione della vendita ai tedeschi. Una volta, ovviamente, arrivato il via libera di Bruxelles che però tarda ad arrivare alimentando i sospetti. Perché in Ita è più che mai attivo un apparato che vorrebbe invece far saltare tutti, lasciando la compagnia di bandiera in mano allo Stato, e così facendo perpetrando il potere della politica e delle sue lobby. Come aveva già raccontato questo giornale, allontanato l’ad Fabio Lazzerini, che a Lufthansa quando si era presentata con la Msc di Gianluigi Aponte si era già opposto una volta, il suo ruolo sembra essere stato preso da Domenico Galasso, attuale direttore del personale, uomo di fiducia di Lazzerini e anche lui con referenti politici importanti in quella parte del Pd che non aveva mai fatto mistero di preferire la soluzione francese di Air France se non che la compagnia restasse pubblica, quindi sulle spalle dei contribuenti italiani cui nel corso degli anni è costata quasi 15 miliardi. Ma andiamo con ordine.

L’ombra di Galasso
Il presidente della compagnia Antonino Turicchi, dopo l’allontanamento di Lazzerini, ha nominato il direttore del personale anche responsabile per la Sicurezza dandogli la nomina formale di Datore di Lavoro. Una mossa che mirava in buona fede a riallineare Galasso al nuovo corso, ma che invece ha avuto come conseguenze un accrescimento del suo potere in azienda. E questo nonostante il livello di assenteismo del manager, aumentato a dismisura negli ultimi mesi, tanto da indurre la stessa Inps a chiedere chiarimenti sula durata e frequenza delle assenze. Assenze, sussurrano nei corridoi della Magliana, che si sono protratte anche per 15-20 giorni di seguito. Per essere un direttore del Personale, non un buon esempio, tanto che Ita è corsa ai ripari nominando un vice, Claudio Tanilli, esperto di relazioni sindacali e istituzionali. La cosa è stata mal digerita da Galasso che vedendo la sua poltrona traballare è ricomparso in azienda causando le quasi immediate dimissioni di Tanilli, passato in Enav a gestire le relazioni sindacali. La sua uscita di scena ha fatto molto rumore nell’ambiente aeroportuale poiché il manager era molto stimato per le sue capacità e competenze.

Il caso degli organigrammi vuoti
Che Galasso non sia certo un entusiasta fautore della vendita di Ita ai tedeschi non è cosa di oggi. Già nel dicembre scorso, appoggiato da Lazzerini, il manager aveva presentato al cda un nuovo organigramma dei dirigenti apicali radicalmente cambiato rispetto a quello in vigore. La richiesta di presentarlo non era arrivata da nessun membro del cda, ma era frutto della determinazione di Lazzerini e Galasso di piazzare i loro uomini per blindare l’organizzazione interna. Con la convinzione che questo punto all’ordine del giorno passasse in modo rapido, i consiglieri d’amministrazione notarono che mancavano i nomi dei dirigenti, le loro retribuzioni, l’anzianità aziendale, e i numeri delle strutture che gestivano. Solo caselle vuote, senza alcun cenno a chi era in carica, a chi doveva subentrare e per quale ragione. Un blitz peraltro un po’ goffo che ebbe strascichi per molti giorni e costrinse il cda a chiedere spiegazioni che non arrivarono mai perché Galasso si assentò. Lo stesso Turicchi, che è bene ricordarlo è l’uomo che il Mef ha messo per chiudere la vendita della compagnia, rimase basito davanti a questo tentativo di ridisegnare una struttura che sino a quel momento aveva funzionato.
Quei reiterati rapporti di consulenza con EY
Nell’indagine che si aprì emerse un elemento di inefficienza particolarmente rilevante: una spesa mensile di circa 80 mila euro per consulenze alla società EY, ex Ernst & Young, per avere il supporto di alcuni collaboratori che alla fine si riducevano a presentare delle semplici tabelle Excel. Ovvero, invece di assumere due dipendenti o due collaboratori per fare le stesse cose a un costo nettamente inferiore, Galasso aveva preferito spendere 80 mila euro al mese. E guarda caso questi consulenti supportavano l’area commerciale gestita da Emiliana Limosani, la responsabile commerciale braccio destro dell’ex Lazzerini. La stessa EY è stata ingaggiata dal manager per stilare diversi report, una mole di lavoro importante che ha indotto il cda a chiedergli di cambiare fornitore sia per motivi economici sia per motivi di oggettività delle valutazioni che in alcuni casi erano parse un po’ guidate. Per questo ultimamente Galasso sta usando la società di consulenza milanese Protiviti, altra vecchia conoscenza Alitalia. Un altro caso che ha fatto discutere sono stati gli aumenti di buonuscite dati ad alcuni dirigenti che hanno deciso di lasciare Ita, molti dei quali vicini a Lazzerini e ad alcune figure rilevanti del dipartimento Risorse Umane, come Carlo Briziarelli, ex-responsabile dell’Handling in Ita. Un tema anche questo su cui il cda ha chiesto a Galasso chiarimenti che ancora non ha ricevuto completamente.
Aumenti salariali in barba all’accordo sindacale
Uno dei compiti che si è auto assegnato il direttore del Personale, su cui ci fu grande scontro in cda, è stata la sua scelta di superare l’accordo sindacale sottoscritto tra Ita e le sigle pochi mesi prima, autorizzando degli aumenti salariali che non avevano alcuna logica finanziaria ma che hanno causato una perdita economica all’azienda di oltre 100 milioni. Una manovra condotta dopo l’ok del governo Meloni e del ministro Giorgetti ad andare avanti con Lufthansa. Atto non autorizzato, e contrario al volere del cda (che a questo punto vien da chiedersi cosa ci stia a fare se non riesce a controllare ciò che succede in azienda) letto come una manovra ostruzionistica nei confronti del governo e di Lufthansa. Obiettivo? Far perdere valore alla compagnia e aumentare i costi fissi per far scappare i tedeschi. Chiaramente i sindacati lo difesero, non potevano perdere l’opportunità di questi aumenti, e Galasso uomo non certo vicino a questo esecutivo colse l’attimo.

L’ex Alitalia Lo Giudice nuovo responsabile degli Acquisti
Manovre anche intorno a una delle poltrone più delicate della compagnia di bandiera, quella del direttore Acquisti, che deve gestire un budget di assoluto rilievo e soprattutto resistere a tutte le pressioni dei fornitori e di quel mondo che in varia misura ha contribuito ai numerosi fallimenti della vecchia Alitalia. Una figura, dunque, che dovrebbe essere lontana mille miglia dal vecchio modus operandi che tanto è costato ai contribuenti. E chi ha deciso di mettere Galasso? Un ex Alitalia, Gianluigi Lo Giudice, responsabile del Ground Handling della vecchia compagnia, ovvero uomo di contatto con tutta quella pletora di fornitori che hanno per anni fatto i loro comodi procurando danni all’azienda. Insomma, non proprio la persona più indicata per portare aria nuova. Ne sa qualcosa probabilmente la società di head hunter Eric Salmon & Partners che aveva selezionato diversi altri profili poi scartati dal cliente. Questa nomina non va letta come un semplice riposizionamento di un vecchio dirigente di Alitalia, ma come l’elemento che permetterà di realizzare quello che è stato già avviato da settimane per dissuadere i tedeschi e tornare al passato. A cominciare dai fornitori.

Gare Gourmet e il ritorno ai fornitori del passato
Ita Airways all’inizio della sua attività aveva deciso di cambiarne uno storico, quello del catering, Gare Gourmet, che presentava una struttura di costi alta ed estremamente articolata da decifrare. Al suo posto era arrivata Dnata, già fornitore di Emirates, dalla qualità riconosciuta, ma soprattutto con un costo inferiore del 30 per cento. Parlando di catering, si tratta di centinaia di milioni, cifre molto alte, dopo il carburante una delle voci di costo più elevate di una compagnia aerea. Un risparmio del 30 per cento costituisce un gran tesoretto, un efficientamento dei costi importante. La gara per il fornitore del catering fu molto accesa, ogni società candidata presentò dei piani strutturati, alcuni in linea con la vecchia Alitalia, altri più innovativi ed efficienti. Fu proprio il principio del mettere in gara, che permise di individuare la soluzione con Dnata. Ebbene, Ita, con le deleghe a Galasso che ha individuato il direttore Acquisti, ha deciso di congedare Dnata e riprendere Gare Gourmet con tanto di costi maggiorati. Ma non è finita qui. Sempre nell’ottica di garantire l’efficienza aziendale, dopo lunghe trattative per le aree Handling e Manutenzione, erano stati fatti dei contratti di servizio con due colossi dei rispettivi settori: Swissport per l’handling e Atitech per la manutenzione. Ciò aveva oltretutto permesso il passaggio di numerosi lavoratori dall’Alitalia commissariata e in cassa integrazione a due aziende estremamente solide. Ebbene, anche in questo caso, sono in atto forti attività di boicottaggio per riportare queste attività interne alla compagnia sovraccaricandola di costi e di personale. Da un lato Ita sta aumentando i costi per Atitech rendendo di fatto il contratto di servizio meno favorevole, e dall’altro a Fiumicino sono in corso grandi manovre per allontanare Swissport dallo scalo romano. Poi toccherà a Linate. Se il cambio del fornitore di catering sembra ormai cosa fatta, l’allontanamento di questi due partner è più laborioso per cui sarà una storia che avrà strascichi a meno il Mef intervenga perentoriamente mettendo fine a queste manovre.
