
Il giovane operaio è morto questa mattina a Frattamaggiore, dove lavorava in fabbrica. A Crispano, cittadina della quale era originario, il sindaco ha proclamato il lutto cittadino.
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I fan si preparano al grande concerto di Harry Styles, in programma sabato 22 luglio alla Rfc Arena di Campovolo. Sono previste oltre 100 mila presenze e c’è già chi da settimane si è accampato con tende e attrezzatura varia pur di assicurarsi i posti in prima fila. A pochi giorni dall’evento, è spuntato anche un cartello in cui alcune sostenitrici hanno scritto, in italiano e in inglese, alcune regole per gestire le file durante i giorni d’attesa.

Le regole sono poche ma ferree. Sul cartello sono segnati quattro «check point», dei veri e propri appelli fatti alle 9 del mattino, alle 14, alle 19 e alle 23. Per non perdere il posto nella fila bisogna essere fisicamente presenti. E bisogna restare anche di notte: «È obbligatoria». Inoltre, la distribuzione dei numeri con cui prenotare un posto in fila al proprio arrivo a Campovolo viene sospesa tra mezzanotte e le 7 del mattino. La foto dei cartelli è diventata virale sui social. Sono oltre cinquanta i presenti in decine di tende: si tratta soprattutto di ragazze. La piattaforma Trainline ha stimato che il concerto richiamerà, solo sabato 22 luglio, l’880 per cento di passeggeri in più sui treni.
NON QUESTO tanto se finisce come a italia loves romagna finiscono a sberle e urla pic.twitter.com/oyFY9alfnC
— (valentina) (@comelezanzare) July 17, 2023
Il timore è per la sicurezza e la salute di chi è accampato da giorni. La temperatura si avvicina pericolosamente ai 40 gradi nelle ore più calde e tanto i volontari della Croce Rossa quanto gli organizzatori distribuiscono bottigliette d’acqua ai presenti. Livenation, la società che gestisce l’evento, ha spiegato che «la pista Cimurri è pronta ad accogliere le fan; è dotata di servizi adeguati per questo genere di accampamenti: ci sono le alberature, i servizi igienici e sarà presente il presidio di pronto soccorso nel caso di necessità». Le fan accampate dalla scorsa settimana sono state fatte spostare già lunedì 17 luglio, per permettere l’ingresso ai mezzi per l’allestimento del palco.

La Reggiana Calcio ha dato l’annuncio ufficiale: «AC Reggiana 1919 comunica di aver raggiunto l’accordo per il trasferimento a titolo temporaneo dal Genoa FC del calciatore Manolo Portanova per la stagione 2023 – 2024 e che, pertanto, in attesa del perfezionamento dello stesso, verrà aggregato al club granata con nullaosta da parte del club ligure. L’autorizzazione sarà valida fino al perfezionamento del contratto, che dovrebbe avvenire nelle prossime settimane». A sollevare polemiche e reazioni sul suo trasferimento, la condanna a 6 anni per violenza sessuale di gruppo che pende su Portanova. Il calciatore ha fatto ricorso contro la condanna in primo grado, mentre l’appello è previsto per novembre. Intanto a Reggio Emilia è polemica, con i tifosi che annunciano di voler restituire l’abbonamento.

Secondo Ilenia Malavasi, deputata reggiana del Partito democratico, «Il reato contestato al calciatore è molto grave e sarebbe stato necessario porre la massima attenzione». La definisce invece una «scelta poco opportuna» la Cgil di Reggio: «Il calcio e i giocatori sono nel nostro Paese oggetto di ammirazione, modello a cui specialmente i più giovani guardano: forse laddove persistono zone d’ombra su vicende così moralmente inaccettabili non bisognerebbe rischiare di sbagliarsi».
Tra i tifosi in protesta, anche un’insegnante, Liusca Boni, che ha scritto una lettera postata sui social e rivolta alla AC Reggiana 1919: «Sono una vostra tifosa da oltre trent’anni. Sono una cittadina reggiana da sempre innamorata della squadra della mia città. Di mestiere sono una docente di scuola superiore e il calcio è spesso stato un’occasione di dialogo con i miei studenti. Perché da sempre convinta che sia uno sport portatore di valori e regole modello anche per la scuola. Per questo motivo sono rimasta incredula alcuni giorni fa quando le voci di mercato hanno accostato la figura del giocatore del Genoa, Manolo Portanova, ai nostri colori e alla nostra città. Ho sempre invitato i miei studenti a tifare Reggiana, a venire allo stadio con me, a privilegiare la squadra del nostro territorio piuttosto che il gesto atletico delle grandi squadre di serie A. Perché ci sono valori più importanti, come quelli che ad esempio le tifoserie organizzate reggiane fanno quotidianamente nei confronti del volontariato. Viviamo in un Paese che non è a misura di donne, con una magistratura che ancora emette sentenze che riconoscono attenuanti ad assassini perché “innamorati” di donne “disinibite”. È sentenza di questi giorni. Rimango in attesa di sapere come avere la restituzione dei soldi dell’abbonamento. In nessun caso intendo, con i miei soldi, pagare lo stipendio di un condannato in primo grado per stupro di gruppo».



In una lettera alla comunità musulmana di Monfalcone, la sindaca Anna Maria Cisint ha annunciato una stretta sui burkini e i veli in spiaggia a Marina Julia. «Non possono essere accettate forme di “islamizzazione” del nostro territorio», ha attaccato l’esponente leghista, «che estendono pratiche di dubbia valenza dal punto di vista del decoro e dell’igiene».
Secondo Cisint, Marina Julia è una meta turistica e questo comportamento da parte dei bagnanti musulmani è «inaccettabile». Fare il bagno vestiti, sempre per la prima cittadina «è una pratica che sta determinando sconcerto e che crea insopportabili conseguenze alla salvaguardia del decoro». Aggiungendo: «Chi viene da realtà diverse dalla nostra ha l’obbligo di rispettare le regole e i costumi. La pratica di accedere sull’arenile e in acqua con abbigliamenti diversi dai costumi da bagno deve cessare». Insomma una vera e propria stretta sui bagnanti tanto che «Intendo applicare questi principi con un apposito provvedimento a tutela dell’interesse generale della città e dei nostri concittadini».
Nella medesima nota, Cisint ha inoltre spiegato che dietro la sua presa di posizione c’è l’aumento a Monfalcone di donne musulmane con il volto coperto «che impedisce ogni identificazione ed è evocativo di una visione integralista, che fa parte anche questa della volontà di non rispettare regole e norme dei Paesi di arrivo, in particolare della componente proveniente dal Bangladesh, che registra la presenza più numerosa tra gli stranieri residenti in città».
È lunga 91 metri, larga 27, alta come un palazzo di tre piani e si chiama Bibby Stockholm. La chiatta noleggiata per 18 mesi dal governo britannico allo scopo di ospitare circa 500 migranti in attesa di risposta alla propria richiesta d’asilo, appena giunta nel porto della penisola di Portland, nel sud dell’Inghilterra, sta facendo discutere parecchio.
La Bibby Stockholm verrà impiegata per ospitare centinaia di richiedenti asilo in un luogo più facile da controllare e soprattutto più economico rispetto agli alberghi sparsi in tutto il Regno Unito. Al momento sono 51 mila i richiedenti asilo sul suolo britannico: tra vitto e alloggio, la spesa per lo Stato è pari a 6 milioni di sterline (circa 7 milioni di euro) al giorno. Il governo di Rishi Sunak ha reso noto che i primi 50 ospiti arriveranno a breve e che la nave dovrebbe raggiungere la capienza massima nel giro di poche settimane.

La chiatta, precedentemente utilizzata per ospitare senzatetto e richiedenti asilo in Germania e nei Paesi Bassi, dispone in totale di 222 stanze. Quelle più piccole, in origine singole, sono state riconvertite per ospitare almeno due persone. Nelle cabine più grandi potranno dormire invece in sei. Secondo la scheda informativa fornita dall’azienda proprietaria Bibby Maritime, ogni alloggio ha il bagno privato. In più a bordo ci sono sala tv, area giochi e palestra. Non ci sarà un coprifuoco e i richiedenti asilo non saranno formalmente detenuti, dunque potranno scendere dalla chiatta.

L’ormeggio della Bibby Stockholm ha scontentato praticamente tutti. Se da una parte i tabloid di destra hanno definito la chiatta come una «residenza di lusso», gli attivisti per i diritti umano ritengono che le condizioni di vita a bordo della chiatta potrebbero essere problematiche. Altri critici sostengono che l’uso della chiatta non farà risparmiare denaro al governo, considerando che a bordo verrà ospitato appena l’1 per cento del totale dei richiedenti asilo. E poi ci sono i residenti della penisola, i quali non vogliono che un numero così alto di richiedenti asilo alloggi vicino alla loro casa, per motivi di sicurezza e sanitari.
Paola Di Benedetto e Raoul Bellanova escono allo scoperto pubblicando sui social la loro prima foto insieme che conferma i rumors che circolavano da settimane.

La speaker radiofonica e modella – è stata anche Madre Natura nel programma televisivo Ciao Darwin – e il calciatore ufficializzano la loro relazione che per gli amanti del gossip non rappresenta una novità. Già da tempo infatti si rincorrevano le voci sulla loro storia d’amore, mancava solo la conferma dei diretti interessati. Raoul Bellanova milita nel Torino ed era stato visto insieme a Di Benedetto lo scorso giugno in un ristorante in atteggiamenti intimi. In quel caso, le immagini erano state condivise sul profilo di Amedeo Venza, esperto di gossip, ma non confermate dalla coppia che solo nelle ultime ore ha ufficializzato la liaison. A pubblicare lo scatto è stato il 23enne che ha pubblicato sul suo profilo un’immagine che lo ritrae al fianco della conduttrice mentre la bacia teneramente sulla guancia; la foto è stata subito condivisa anche da Paola Di Benedetto sulle sue storie Instagram. La speaker ed ex concorrente del Grande fratello vip un anno fa si era avvicinata al cantante Rkomi.
Qualche giorno prima dello scatto ufficiale sempre sul profilo Instagram del difensore del Torino era stato pubblicato un post che lasciava poco spazio ai dubbi sulla natura del loro rapporto. Raoul Bellanova aveva pubblicato una sua foto al mare scrivendo a corredo «Momenti» e tra i tanti messaggi arrivati in risposta al suo post era comparso anche quello della 28enne Di Benedetto che ha commentato scrivendo «Miss you».
Il Terminal A dell’aeroporto di Catania-Fontanarossa Vincenzo Bellini non riaprirà prima del prossimo 25 luglio. Poche ore fa i vertici del Sac, Società aeroporto Catania, hanno comunicato la decisione presa «per consentire l’avvio delle operazioni di bonifica, in attesa della restituzione delle aree da parte delle autorità competenti». Dopo l’incendio divampato all’interno dello scalo internazionale nella notte tra il 16 e il 17 luglio, si puntava a riaprire il terminal già alle 14 di mercoledì 19. Non sono stati ancora completati gli accertamenti tecnici e strumentali utili per preparare le operazioni di bonifica.

Continuano i disagi per centinaia di migliaia di passeggeri in partenza per le vacanze estive o in arrivo in Sicilia. Dall’aeroporto di Fontanarossa partono e atterrano due voli l’ora, tutti al Terminal C. Secondo quanto rivela il Corriere della Sera, si punta ai sette voli ogni ora, non appena la Protezione civile finirà di montare le tende con cui accogliere fino a 400 passeggeri. Tutto il resto è stato spostato sugli altri scali siciliani, Comiso, Palermo e Trapani, e su due calabresi, Lamezia Terme e Reggio Calabria. Sui social centinaia di utenti raccontano di viaggi durati oltre 14 ore per raggiungere Milano e in generale il Nord Italia.
Gli aeroporti siciliani non erano pronti al traffico ulteriore generato dalla chiusura dello scalo internazionale catanese. I disagi maggiori si registrano al Falcone Borsellino di Palermo. Le sigle sindacali Filt Cgil, Filt Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo spiegano: «A seguito dell’incendio occorso nello scalo di Fontanarossa l’Aeroporto Falcone Borsellino registra una situazione insostenibile in termini di sicurezza per lavoratori, passeggeri e visitatori tale da destare seria e reale preoccupazione per l’incolumità e la salute dei medesimi». I sindacati ricordano che i lavoratori che stanno fronteggiando l’emergenza sono gli stessi che hanno scioperato il 15 luglio per il rinnovo del contratto: «Abbiamo chiesto che venga istituito un tavolo con Enac, gestore e le società di handling al fine di gestire la situazione emergenziale. E chiediamo con forza alle istituzioni di intervenire fornendo risposte concrete alle lavoratrici e lavoratori ed agli utenti aeroportuali».

La storia d’amore di Belén Rodriguez e Stefano De Martino è nuovamente al capolinea? Al momento non ci sono certezze a riguardo visto che i due ancora non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali per rispondere ai recenti gossip. A ogni modo, nelle scorse ore Belén è stata pizzicata dai paparazzi di Chi in compagnia di un uomo. I due hanno partecipato al compleanno di Ignazio Moser, organizzato presso il Mimosa Polo Club di Pogliano Milanese.
Il magazine diretto da Alfonso Signorini ha paparazzato la conduttrice argentina insieme a Elio Lorenzoni, un manager del settore dei motori. Gli scatti apparsi sul settimanale mostrano i due intenti ad abbracciarsi, scambiandosi sguardi di intesa. Non è dato sapere, ad ogni modo, cosa stia bollendo in pentola: una semplice amicizia o qualcosa di più?
All’evento, tra l’altro, era presente tutta la famiglia della conduttrice argentina: a festeggiare Ignazio Moser c’erano infatti Cecilia Rodriguez (la fidanzata del festeggiato), il padre Gustavo, la madre Veronica, il fratello Jeremías e i due figli di Belén Santiago (avuto da De Martino) e Luna Marì (nata dalla relazione con Antonino Spinalbese).
Qualche giorno fa, Belén aveva fatto insospettire i suoi follower eliminando dal suo profilo Instagram un divertente selfie in compagnia di De Martino. Ore dopo, aveva pubblicato un post che riportava una didascalia piuttosto sospetta: «Si ricomincia da zero», quasi a sottolineare la necessità di un cambiamento. I più attenti, inoltre, si erano resi conto che a un recente evento pubblico De Martino si era presentato senza più la fede nuziale al dito.

Edwin van der Sar è stato dimesso dalla terapia intensiva. L’ex portiere di Ajax e Juventus, quasi due settimane fa, era rimasto vittima di un’emorragia cerebrale. E’ stato lui stesso, attraverso i social, a condividere la speranza di «tornare a casa la prossima settimana».
First of all, we want to thank everyone for all the great and supportive messages.
I’m happy to share that I’m no longer in the intensive care unit. However, I’m still in hospital. I hope to go home next week and take the next step in my recovery! pic.twitter.com/3LSNC72ki0
— Edwin van der Sar (@vdsar1970) July 18, 2023
Al momento del malore, il 52enne si trovava in vacanza su un’isola della Croazia con la famiglia. Nella foto postata sul proprio account social accanto a Edwin van der Sar, sdraiato sul suo letto d’ospedale, si trova la moglie Annemarie: «Sono felice di annunciare che non sono più nell’unità di terapia intensiva. Tuttavia, sono ancora in ospedale. Spero di tornare a casa la prossima settimana e fare il passo successivo nella mia guarigione!».
Se c’è qualcuno che ha il diritto di prendersela per la nuova Biancaneve Disney live-action in cui i sette nani saranno sostituiti da sette non meglio precisati “animali fantastici” sono proprio i nani. Una volta tanto che una megaproduzione hollywoodiana tratta un soggetto che prevederebbe ben sette ruoli per attori dal fisico non conforme, si eliminano sei di quei sette ruoli (perché pare che almeno un nano ci sarà, Brontolo, interpretato da Martin Klebba, già nel cast dei Pirati dei Caraibi). Sei opportunità di lavoro e di carriera in meno, sei occasioni in meno per mettersi in luce, dimostrare le proprie qualità interpretative, magari vincere dei premi, come accadde nel 1984 a Linda Hunt, affetta da nanismo ipofisario, premio Oscar per la migliore attrice non protagonista in Un anno vissuto pericolosamente, dove per di più interpretava un fotoreporter maschio (e si era in pieno edonismo reaganiano).

Credo che nel cahier de doléances degli attori americani in sciopero andrebbe aggiunta anche l’improvvida decisione della Disney, che lungi dall’essere un ossequio al “politicamente corretto” (il nome che i conservatori danno a ogni tentativo di riequilibrare secoli di onnipresenza bianca-etero-androcentrica nella narrazione occidentale del mondo) mi pare esattamente il contrario: anziché includere, esclude. E non si sa nemmeno se il «casting vocale» che la Disney sta effettuando per sostituire la pattuglia dei nani sia, almeno quello, riservato a nani veri. L’aspetto più grottesco di tutta la faccenda è che la falcidie di nani è stata la risposta alla dichiarazione di un attore affetto da acondroplasia (una forma di nanismo): Peter Dinklage, Tyrion Lannister nel Trono di spade.

Dinklage, una vita spesa a lottare contro gli stereotipi, in gennaio si era preventivamente scagliato contro la Biancaneve disneyana: sì, molto progressista affidare la parte dell’eroina “bianca come il latte” a un’attrice di origini non wasp, non altrettanto mantenere i sette nani inevitabilmente inchiodati al cliché di buffe creaturine dai nomi leziosi coniato da Walt Disney nel 1937 e detestato da chiunque sia affetto da nanismo. La major californiana emise un virtuoso comunicato in cui rassicurava di avere coinvolto nella lavorazione la «comunità delle persone piccole» proprio per evitare di cadere in stereotipi offensivi. La collaborazione non dev’essere stata molto fruttuosa, se alla fine si è deciso di eliminare sei nani su sette (e gli attori nani se la sono presa con Dinklage). Umanizzare tutti quanti i nani evidentemente era un’impresa superiore alle forze dell’imponente pool di autori Disney.

«Che delusione,» ha osservato sul Guardian l’attrice Kiruna Stamell (poco più di un metro di statura), «ho più probabilità di essere una madre, un’amante, una segretaria, un’avvocata, un’insegnante o una medica nella vita reale che di interpretarne una in un film Disney». E si è chiesta come può un’azienda che non ha imparato a rappresentare i corpi disabili come tutti gli altri assumersi l’arduo compito di rendere umane le più celebri caricature di disabilità che essa stessa ha creato. Detto tutto il male possibile della Disney, incluso il fatto che ormai da anni non sa sfornare un’idea originale ma si limita, in buona sostanza, a trasformare innovativi capolavori dell’arte del Novecento in normali film con attori in carne e ossa e una marea di effetti speciali, veniamo a parlare di chi non è nano né monarchico eppure freme di sdegno all’idea di una Biancaneve che non solo farà a meno di Pisolo e Mammolo, ma si salverà senza bisogno di un principe azzurro.

In genere sono persone grandi o molto grandi, che hanno visto l’ultimo film a cartoni animati quando ancora si poteva fumare in sala e che non hanno figli – altrimenti saprebbero che i ragazzi di oggi magari non hanno un buon rapporto con la realtà, ma rispetto ai prodotti dell’immaginario sono molto più attrezzati e disincantati di noi. Sanno apprezzare sia le fiabe tradizionali sia le loro riletture aggiornate senza trovarci forzature – anzi: per loro ormai la forzatura sarebbe una storia col principe caucasico che salva un impiastro di principessa più bianca di lui dagli incantesimi di una strega apertamente malvagia e non un’ex fata buona resa antisociale dalle persecuzioni subite in gioventù. Amici adulti, guardiamoci in faccia. No, non sto per ripetere l’ovvio, e cioè che le fiabe «classiche» sono state già epurate nell’Ottocento da tutti gli elementi più crudi, che nelle versioni più antiche Cappuccetto rosso veniva mangiata dal lupo punto e basta e le sorelle di Cenerentola si amputavano le dita e si finiva sul patibolo eccetera eccetera. Ma, seriamente, amici adulti: quanti anni abbiamo?

Vogliamo davvero fare il piagnisteo per i nanetti di Biancaneve, noi che per anni abbiamo preso per il culo quelli che se li mettevano nel giardino? Vogliamo stracciarci le vesti perché l’ultima Sirenetta Disney non ha la pelle bianca come un filetto di platessa? Pestare i piedi perché l’Augustus Gloop della Fabbrica di cioccolato di Dahl non può più essere «un ciccione», parola che ci fa sempre sbellicare? Se la versione originale dei capisaldi della cultura infantile ci ha reso così come siamo – lamentosi, nostalgici, infantili, paurosi, insofferenti al «politicamente corretto» e al tempo stesso incapaci di trovare argomenti ragionevoli e consistenti per osteggiarlo – allora è proprio ora di cambiarla, quella cultura. Oppure, visto che per noi il passato era sempre e comunque meglio, possiamo prendere esempio dai nostri nonni. Che avevano letto Pinocchio ma non strillavano se Disney trasferiva la vicenda in Tirolo, trasformava la Bambina dai capelli turchini in una biondissima pin-up e metteva in casa di Geppetto un gattino e un pesce rosso mai menzionati da Collodi. Avevano problemi più urgenti da risolvere, e soprattutto avevano il senso del ridicolo.
La procura di Milano ha aperto un fascicolo sulla vicenda della ex manager di Visibilia Federica Bottiglione. Come riportato da Repubblica, la donna nei mesi scorsi ha raccontato ai militari della Guardia di Finanza di «aver lavorato per il gruppo che faceva capo alla senatrice di FdI, Daniela Santanché, nonostante fosse in cassa integrazione a zero ore, utilizzando i fondi per la Cig durante l’emergenza Covid».

Secondo quanto appreso da Repubblica da fonti giudiziarie «Il fascicolo seguito dalla pm Maria Gravina e dal procuratore aggiunto Laura Pedio, già al lavoro sugli altri filoni legati alla ministra, è al momento un modello 45» ciò significa «senza ipotesi di reato né indagati». La ministra Santanché, durante la sua relazione in Parlamento, aveva invece escluso che Federica Bottiglione «avesse messo piede in azienda» durante il periodo incriminato. Spetterà agli investigatori della Guardia di finanza chiarire la vicenda.









L’annuncio arriva direttamente da Pippo Marra, l’editore dell’agenzia che quest’anno festeggerà i 60 anni di attività. Davide Desario è il nuovo direttore responsabile dell’Adnkronos. Nato a Roma nel 1971, laureato in Scienze politiche, ha iniziato la sua carriera al Messaggero dove si è occupato di cronaca nera, inchieste e politica. Nel 2013 è diventato caporedattore responsabile della versione web del giornale, occupandosi dello sviluppo delle piattaforme social de Il Messaggero e il progetto MessaggeroTV. Nel 2018 è stato nominato direttore del quotidiano di informazione gratuito Leggo con edizioni a Roma e Milano e del sito internet. E’ stato inoltre nominato presidente della giuria di valutazione della capitale italiana della cultura per l’anno 2025.

L’editore dell’agenzia ha dato il suo benvenuto a Desario: «Il suo profilo di giornalista di rango e la sua esperienza nel campo digitale rappresentano il valore aggiunto che serve all’agenzia per portare avanti le sfide di affidabilità e innovazione che hanno caratterizzato i suoi 60 anni di vita e che in questi ultimi anni sono state portate avanti grazie al direttore uscente Gian Marco Chiocci. L’informazione primaria è e resta per noi il compito essenziale anche nell’era del giornalismo digitale. Tuttavia, non possiamo ignorare le sfide che il web ci impone, tanto più in un campo nel quale siamo da sempre all’avanguardia». […] Marra ha concluso affermando che «Il fronte principale rimane quello della lotta senza quartiere alla disinformazione, oltre che alle notizie deliberatamente false che vengono introdotte nel sistema informativo con dei precisi obiettivi di orientamento occulto della pubblica opinione».
Il Trentino-Alto Adige è stato investito da una tempesta con piogge torrenziali e forti venti, che ha messo a rischio la sicurezza buona parte del territorio. Tragedia sfiorata nei pressi del Lago di Carezza: come riporta il Corriere del Trentino, la funivia Laurin I è stata colpita da numerosi alberi sradicati dal vento e si è verificata la caduta di una cabina, che per fortuna non stava trasportando alcun passeggero: l’episodio si è risolto con la sola chiusura dell’impianto.

A causa del vento e di alcune piante che si sono abbattute sulle funi, circa 50 persone sono invece rimaste bloccate nelle cabine dell’impianto di risalita che da Predazzo, uno dei centri principali della val di Fiemme, sale sul gruppo del Latemar. «Con il miglioramento delle condizioni meteo, in serata, l’impianto di risalita è stato fatto ripartire e le persone sono state fatte scendere», ha informato il Soccorso Alpino di Moena, intervenuto poi nella notte insieme con i vigili del fuoco lungo la strada che scende dal Passo San Pellegrino per aiutare turisti ed escursionisti a tornare a valle. Tra segnalazioni di allagamenti, ostacoli alla circolazione stradale, rami pericolanti e frane, i vigili del fuoco hanno ricevuto oltre 300 chiamate di soccorso nella sola provincia di Trento.

Eccezionali le raffiche di vento, con un record di 104 chilometri all’ora nella stazione meteorologica di Salorno, in provincia di Bolzano. Un intero bosco, scrive il Corriere del Trentino, è stato devastato lungo il pendio vicino al confine con l’Austria. La tempesta ha causato danni anche a Bolzano, dove alberi caduti hanno danneggiato veicoli e strutture. Danni significativi poi ai meleti di Lana e dei Laghetti di Egna, colpiti da chicchi di grandine dal diametro di cinque centimetri. Risultano temporaneamente chiuse la linea ferroviaria della Val Pusteria tra Brunico e San Candido, così come la funicolare della Mendola e il trenino del Renon, nel tratto che collega Soprabolzano e Santa Maria Assunta.
