Scintille a Pulp Podcast, il format di Fedez e Mr. Marra, tra il generale Roberto Vannacci e il leader di Italia Viva Matteo Renzi. «Sei un doroteo. Anzi: un paraculo. La verità è che se vai da solo la destra perde. Sembro scemo, ma non sono mica come tutti quelli che frequenti te!», ha esordito l’ex premier rivolgendosi all’interlocutore. Che ha replicato: «Io voglio far vincere la destra, ma bisogna riportare la barra dritta. O sono d’accordo con me o me ne vado da solo». In particolare, Vannacci ha ricordato le promesse non mantenute dal governo sulla chiusura dei porti ai migranti illegali.
Il dibattito sui migranti e la gaffe di Vannacci
Proprio sull’immigrazione si è consumato uno scontro tra i due. «Io sono quello che apriva le porte e con il vostro governo ci sono meno rimpatri che con il nostro. O te ne vai dal governo o mi chiedi scusa», ha detto Renzi. Pronta la replica del generale: «Su quest’aspetto, Matteo, non puoi parlare, perché durante il tuo governo avevi la tua ministra degli Esteri, la signora Bonino, che ha ammesso di fronte a tutti “Abbiamo chiesto noi che gli sbarchi avvenissero in Italia”. Quindi, sei responsabile». Immediata la reazione dell’ex premier, che fa notare la gaffe: «E qui c’è l’errore, epic fail: la ministra Bonino era ministra di Enrico Letta. Hai presente “Stai sereno”? Non c’entro una mazza io. Quindi, epic fail di Vannacci».
Il consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Puglia e Basilicata (Bppb) ha definito gli assetti di governo societario per il triennio 2026-2028. In tale ambito, sono stati costituiti i seguenti comitati endoconsiliari: Comitato Rischi, presieduto da Giuseppe Abatista e composto da Caterina Luisa Appio e Candida Bussoli; Comitato Esg, presieduto da Lucia Forte e composto da Rosa Calderazzi e Valeria Stefanelli; Comitato Esecutivo, di nuova costituzione, presieduto da Luigi Montemurro e composto da Giovanni Rosso e Giuseppe Tammaccaro. Alla carica di vicepresidente è stata nominata Rosa Calderazzi. Nel corso della stessa seduta, il cda ha nominato Vittorio Sorge direttore generale e Francesco Paolo Acito condirettore generale. La scelta dei due manager è finalizzata ad assicurare continuità gestionale e a valorizzare le risorse interne.
I finanzieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito quattro arresti domiciliari nei confronti di un gruppo che «ha promosso un’attività finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, con conseguente autoriciclaggio dei relativi proventi». Tra i clienti del giro di escort scoperto a Milano figurano anche un numero «consistente» di calciatori di Serie A, che avrebbero partecipato a eventi in cui venivano offerte prestazioni sessuali. Oltre agli arresti è scattato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto dei reati, per un valore di oltre 1,2 milioni di euro.
Il servizio di escort era fornito da una società di eventi
Secondo quanto emerso, il servizio di escort era fornito da quella che sembrava una normale agenzia di eventi, che metteva a disposizioni pacchetti ‘all inclusive’ per serate che iniziavano nei locali della movida e si concludevano nelle camere di hotel. Gli indagati, secondo l’accusa, «avevano incentrato il proprio business sul reclutamento di donne, tra cui anche escort di professione, disponibili a partecipare agli eventi organizzati e pronte a rendere anche prestazioni di natura sessuale, successivamente remunerate, a favore di una clientela particolarmente facoltosa e disposta a spendere importanti cifre». Nessun calciatore risulta indagato nell’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini.
Secondo fonti riservate, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe pianificando di recarsi personalmente a Islamabad entro giovedì 24 aprile per firmare un accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran. L’intesa, che sarebbe già stata negoziata nelle sue linee fondamentali attraverso canali riservati, prevedrebbe due pilastri: uno stop decennaleal programma nucleare iraniano e un meccanismo di divisione dei proventi del transito commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz tra Washington e Teheran. Se confermato, si tratterebbe del colpo di scena più clamoroso dall’inizio della guerra Iran-Usa, il 28 febbraio scorso. Le stesse fonti indicano che Trump intenderebbe intestarsi personalmente il merito dell’accordo prima che la notizia trapeli attraverso altri canali. Questa sarebbe la sequenza prevista: lunedì sera Steve Witkoff e Jared Kushner partecipano al secondo round negoziale; tra martedì sera e mercoledì – allo scadere dell’ultimatum del 22 aprile – ci dovrebbe essere l’annuncio della Casa Bianca; giovedì Trump volerà in Pakistan per la firma.
JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner (Ansa).
A Islamabad la sicurezza è stata raddoppiata
A supportare questa indiscrezione intervengono elementi oggettivi e verificabili. Il più eloquente è il dispositivo di sicurezza, drasticamente superiore a quello approntato per la visita del vicepresidente JD Vance dell’11-12 aprile. Per il primo round — 21 ore di negoziato, 300 membri nella delegazione americana — il Pakistan aveva dispiegato circa 10 mila unità tra polizia e forze paramilitari. Per il secondo round la scala di grandezza è diversa: oltre 18 mila unità nella sola Islamabad, con 7 mila rinforzi dal Punjab, per un totale che, secondo l’agenzia statale cinese Xinhua, raggiunge le 20 mila unità nelle twin cities. A questi si aggiungono 400 commandos d’élite, un centinaio di cecchini sui tetti con coordinamento radio in tempo reale e 600 posti di blocco su tutti i punti di accesso. Le misure aggiuntive sono senza precedenti: sospensione totale del trasporto pubblico, privato e merci; chiusura di ristoranti, banche, palestre, ostelli; requisizione del Serena e del Marriott Hotel; università chiuse con lezioni online. L’aumento di uomini rispetto alla visita di Vance è dell’ordine del 100-150 per cento. Non si prepara un dispositivo simile per un inviato speciale: lo si prepara per un Capo di Stato.
L’Hotel Serena a Islamabad (Ansa).
Tre C-17 Globemaster III atterrati a Rawalpindi
L’altro segnale materiale è il tipo di aerei militari americani atterrati alla Nur Khan Airbase di Rawalpindi. Per il primo round era arrivato un singolo C-130 Hercules con il team avanzato di sicurezza, inclusi agenti del Secret Service e della CIA. Sabato 19 aprile, i dati di flight tracking documentano tre C-17 Globemaster III dell’USAF — il primo alle 8.30, il secondo alle 11.03, il terzo alle 14.40 — con un quarto in rotta. Un C-17 trasporta fino a 77 tonnellate: tre significano oltre 230 tonnellate di capacità, contro le 20 del singolo Hercules della settimana precedente. Nella prassi delle visite presidenziali all’estero, i C-17 trasportano i veicoli blindati della scorta, le apparecchiature di comunicazione sicura e il materiale logistico necessario a replicare un perimetro di sicurezza equivalente a quello della Casa Bianca. A questi si aggiungono, secondo un funzionario pakistano intervistato da MSNBC, quattro ulteriori voli con i nominativi del team avanzato del vicepresidente.
Le bandiere degli Stati Uniti e dell’Iran (Ansa).
Il rebus Vance e il protocollo di continuità
L’indizio più pesante però è il balletto sulla partecipazione di JD Vance. Domenica, in poche ore, la Casa Bianca ha prodotto quattro versioni incompatibili. Al mattino, l’ambasciatore statunitense all’Onu Michael Waltz e il segretario all’Energia Chris Wright confermano la partenza. Mezz’ora dopo, Trump telefona a Jonathan Karl di ABC: Vance non va, il Secret Service non riesce a organizzare la sicurezza con 24 ore di preavviso. Novanta minuti più tardi, la portavoce rettifica: Vance andrà con Witkoff e Kushner. La spiegazione delle «24 ore insufficienti» è fragile: la stessa operazione era stata realizzata una settimana prima. La confusione trova invece una lettura coerente in un protocollo fondamentale della sicurezza americana: nella prassi consolidata dalla Guerra Fredda, fondata sulla National Security Presidential Directive 51, presidente e vicepresidente non devono trovarsi contemporaneamente nello stesso luogo all’estero. Il principio è la continuity of government: la dispersione geografica della leadership garantisce che la catena di comando resti intatta in caso di evento catastrofico. Se Trump vola a Islamabad, Vance deve rientrare. La danza delle dichiarazioni potrebbe riflettere una decisione presidenziale ancora in fieri.
JD Vance (Ansa).
Sul piatto la divisione dei proventi di Hormuz e lo stop decennale al nucleare
Lo stop decennale al nucleare rappresenterebbe un compromesso tra la proposta americana di 20 anni — respinta da Teheran e sgradita dallo stesso Trump — e la posizione iraniana, che rivendica il diritto sovrano all’arricchimento. Il revenue sharing su Hormuz sarebbe l’innovazione più radicale: durante il primo round lo Stretto era rimasto un nodo irrisolto. Trump venerdì scorso aveva ribadito dall’Air Force One che «non ci saranno pedaggi». Un accordo di divisione dei proventi, però, potrebbe consentire a entrambi di dichiarare vittoria. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha parlato domenica della volontà di Teheran di porre fine al conflitto «con dignità». La delegazione negoziale, tuttavia, è guidata dal presidente del Parlamento Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Le agenzie iraniane hanno formalmente rigettato il secondo round, ma fonti di Teheran hanno contemporaneamente riferito alla CNN l’arrivo di una delegazione a Islamabad per martedì. Il cessate il fuoco scade mercoledì 22: senza accordo o proroga, le ostilità riprenderebbero. Il sequestro della nave Touskada parte della USS Spruance e la minaccia di ritorsione dell’IRGC aggiungono volatilità. Al momento della pubblicazione, nessuna fonte ufficiale ha confermato una visita presidenziale a Islamabad. Lo scenario resta condizionale e la fluidità della situazione — testimoniata dal caos comunicativo della stessa Casa Bianca — lascia aperta la possibilità che i piani cambino nelle prossime ore. Ma ciò che appare difficilmente contestabile è che il dispositivo in fase di dispiegamento nella Capitale pakistana non è proporzionato alla visita di un inviato. Qualcuno, a Washington, si sta preparando per qualcosa di molto più grande.
Un urto tra un treno merci e un treno della linea S13 avvenuto tra le stazioni di Locate (Milano) e Certosa (Pavia) sta provocando pesanti ritardi alla circolazione ferroviaria lungo la linea Milano-Genova, inizialmente sospesa e ora in graduale ripresa. Rfi ha spiegato che si è trattato di un «leggero contatto» tra il regionale che procedeva a 30 km/h in uscita dalla stazione e il treno merci in sosta. Dopo aver visto quest’ultimo su un binario adiacente, il macchinista ha frenato immediatamente, senza riuscire a evitare lo sfregamento della prima carrozza con il cargo. L’incidente, avvenuto alle 8.20 di lunedì 20 aprile, non ha provocato alcuna conseguenza per i passeggeri del convoglio né per il personale Trenord, ma “solo” cancellazioni e ritardi sino a 200 minuti, con problemi sia per i treni regionali di Trenord che per quelli a lunga percorrenza di Trenitalia. È stato attivato un servizio di autobus sostitutivo tra le stazioni di Pavia e Certosa.
Elon Musk è stato convocato a Parigi, dove gli inquirenti stanno indagando su presunte irregolarità legate a X, tra cui la diffusione di materiale pedopornografico e contenuti deepfake. Assieme a Musk è stata convocata per «coloqui volontari» anche Linda Yaccarino, ex amministratrice delegata di X (ha ricoperto tale ruolo da maggio 2023 a luglio 2025). Altri dipendenti della piattaforma saranno ascoltati come testimoni nel corso di questa settimana, fa sapere la procura di Parigi.
Linda Yaccarino (Ansa).
A febbraio è stata perquisita la sede francese di X
Musk è stato convocato a seguito di una perquisizione avvenuta a febbraio presso la sede francese di X, nell’ambito di un’indagine avviata a gennaio del 2025. «Questi colloqui volontari con i dirigenti hanno lo scopo di consentire loro di presentare la propria posizione in merito ai fatti e, ove opportuno, alle misure di conformità che intendono attuare», hanno dichiarato i procuratori: «In questa fase, lo svolgimento dell’indagine si inserisce in un approccio costruttivo, con l’obiettivo finale di garantire che la piattaforma X rispetti la legge francese, nella misura in cui opera sul territorio nazionale». Non è ancora chiaro se Musk e Yaccarino si recheranno a Parigi.
La app e il sito di Grok (Ansa).
Quali sono i reati ipotizzati dagli inquirenti
Le autorità francesi hanno avviato un’indagine in seguito alle segnalazioni di un parlamentare, secondo cui algoritmi distorti sulla piattaforma X avrebbero probabilmente alterato il funzionamento di un sistema automatizzato di elaborazione dati. L’inchiesta si è poi ampliata dopo che il sistema di intelligenza artificiale della piattaforma, Grok, ha generato post negazionisti sull’Olocausto, reato punibile con la reclusione in Francia, e diffuso deepfake a sfondo sessuale. Gli inquirenti hanno ipotizzato i reati di “complicità” nel possesso e nella diffusione di immagini pornografiche di minori, deepfake a sfondo sessuale, negazionismo di crimini contro l’umanità e manipolazione di un sistema automatizzato di elaborazione dati nell’ambito di un’organizzazione criminale.
I carabinieri del Ros stanno eseguendo delle perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sulla Squadra Fiore, un gruppo clandestino con ex appartenenti delle forze dell’ordine accusati di confezionare dossier. Le accuse contestaste sono accesso abusivo a sistema informatico, violazioni relative alla privacy ed esercizio abusivo della professione. Le perquisizioni riguardano anche il filone di indagine dello stesso procedimento in cui si procede per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi.
Del Deo, ex vicedirettore del Dis, indagato per peculato
Al centro delle perquisizioni ci sarebbero due vicende. La prima è l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore Carmine Saladino a cui, tra il 2022 e il 2024, la principale agenzia italiana di controspionaggio avrebbe assegnato commesse dirette per oltre 39 milioni di euro per la fornitura di jammer, software di riconoscimento facciale, impianti di videosorveglianza. Il secondo filone di indagine è più specifico sugli spionaggi illeciti condotti dalla Squadra Fiore e coinvolge chi ne faceva parte. Coinvolgerebbe anche anche l’ex vicedirettore del Dis (Dipartimento delle informazioni sulla sicurezza) Giuseppe Del Deo e Samuele Calamucci, l’hacker legato all’altra società di spionaggio Equalize e una manciata di membri della squadra. Del Deo sarebbe indagato per peculato da 5 milioni di euro che, in base all’impianto accusatorio, affidava con contratti alla società amica Sind, gestita all’epoca dei fatti da Enrico Fincati, anch’egli indagato.
L’esercito di Israele è stato costretto a scusarsi dopo la diffusione sui social media della foto di un soldato dell’IDF intento a colpire con una mazza la testa una statua di Gesù, caduta da una croce nel sud del Libano.
L’IDF, dopo aver appurato l’autenticità della fotografia (scattata nel villaggio cristiano di Debl), ha affermato che «la condotta del soldato è totalmente incompatibile con i valori» delle forze armate di Tel Aviv, aggiungendo che «saranno presi provvedimenti adeguati nei confronti dei responsabili, in base agli esiti dell’indagine». L’esercito israeliano «sta collaborando con la comunità per il ricollocamento della statua al suo posto», si legge inoltre nel post. E poi: «Le IDF operano per smantellare l’infrastruttura terroristica creata da Hezbollah nel Libano meridionale e non hanno alcuna intenzione di danneggiare infrastrutture civili, inclusi edifici religiosi o simboli religiosi».
Following the completion of an initial examination regarding a photograph published earlier today of an IDF soldier harming a Christian symbol, it was determined that the photograph depicts an IDF soldier operating in southern Lebanon.
Gideon Sa’ar, ministro degli Esteri di Israele, si è detto «fiducioso che verranno presi i necessari provvedimenti severi contro chiunque abbia compiuto questo vile gesto», che va contro i valori dello Stato ebraico, «che rispetta le diverse religioni e i loro simboli sacri e promuove la tolleranza e il rispetto reciproco tra le fedi».
Bene il ministro degli Esteri israeliano Saar che ha condannato con grande fermezza, annunciando provvedimenti disciplinari, il grave atto compiuto da un soldato dell’Idf che distrugge a martellate una statua di Gesù in un villaggio cristiano nel Sud del Libano. Un violento… pic.twitter.com/mVNJtNBD88
«Il danneggiamento di un simbolo religioso cristiano da parte di un soldato dell’Idf nel sud del Libano è un atto grave e vergognoso. Mi congratulo con l’Idf per la loro dichiarazione, per aver condannato l’accaduto e per aver avviato un’indagine», ha scritto Antonio Tajani su X. E poi: «Un violento accanimento contro i cristiani che in Medio Oriente rappresentano uno strumento di pace. Un episodio inaccettabile che auspichiamo non si ripeta mai più. Profanare i simboli del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’Islam non è una manifestazione di forza ma solo di debolezza, contraria a tutti i principi in favore della libertà e del dialogo interreligioso».
Era da poco iniziato in tutta Italia lo sciopero nazionale degli autotrasportatori, proclamato per protestare contro il caro carburante, quando un camionista, impegnato nella protesta, è stato investito e ucciso da un’auto sulla A1 in provincia di Caserta. A seguito dell’episodio, Trasportounito (che aveva indetto l’agitazione) ha deciso di sospendere lo sciopero che avrebbe dovuto durare fino al 25 aprile. La protesta, proclamata nonostante le valutazioni della commissione Garanzia sciopero, avrebbe messo a rischio la logistica e la distribuzione delle merci con un possibile aumento dei prezzi al consumo per gli utenti finali. Se l’adesione fosse stata massiccia, si sarebbe infatti rischiato un vero e proprio blackout della logistica in Italia, dove la gran parte delle merci si muove proprio su gomma, con ripercussioni sulla disponibilità di materie e materiale.
Longo: «Crisi senza precedenti»
«L’aumento nel costo dei carburanti ha fatto deflagrare una crisi di una gravità senza precedenti. E ciò accade nella totale latitanza delle istituzioni e del ministero competente», aveva dichiarato il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo, nell’indire lo sciopeo. «Paradossalmente l’unica istituzione che ha prestato attenzione all’autotrasporto è la commissione Sciopero dei servizi pubblici essenziali che ha in modo reiterato provato a frapporre ostacoli a un fermo che è lo specchio di una imprenditoria ormai soffocata dai debiti e avviata inesorabilmente sulla strada del fallimento».
Le elezioni bulgare (le ottave in cinque anni) hanno visto il trionfo dell’ex presidente Rumen Radev, euroscettico e filorusso, che col suo partito Bulgaria Progressista ha ottenuto la maggioranza assoluta dei 240 seggi in Parlamento: questo gli permetterà di governare senza allearsi con nessuno, contrariamente a quanto facevano presumere prima i sondaggi e poi gli exit poll.
Rumen Radev (Ansa).
Radev è stato presidente della Bulgaria dal 2017 all’inizio del 2026
Nato a Dimitrovgrad nel 1963, Radev ha un passato nell’Aeronautica Militare bulgara: è stato infatti un pilota di caccia, raggiungendo il grado di generale. Nel 2016, scelto dal Partito Socialista Bulgaro e da Alternativa per la Rinascita Bulgara come candidato indipendente per le elezioni presidenziali, vinse al ballottaggio contro Tsetska Tsacheva. Confermato nel 2021 (vince contro Anastas Gerdzhikov), non potendo riproporsi alla presidenza a causa del limite costituzionale di due mandati consecutivi, si è dimesso da capo di Stato a gennaio 2026, in modo da potersi candidare a primo ministro.
Rumen Radev (Ansa).
La figura di Radev è molto simile a quella di Orban: un assist per Putin
Radev ha vinto dopo una campagna elettorale all’insegna della promessa di una dura lotta alla corruzione e allo smantellamento delle oligarchie che controllano la Bulgaria, messaggi che hanno attecchito soprattutto tra gli elettori più anziani e nelle aree rurali. L’elezione di Radev solleva però interrogativi a livello Ue: critico nei confronti dell’Unione europea (e anche dell’euro, entrato in vigore nel Paese quest’anno), il nuovo primo ministro bulgaro è contrario agli aiuti militari all’Ucraina e favorevole alla riapertura di un dialogo con la Russia. Si tratta, insomma, di una figura molto simile a quella di Viktor Orban: dopo la sconfitta politica dell’alleato ungherese, Vladimir Putin potrebbe aver trovato nel bulgaro Radev una nuova opportunità di influenza all’interno dell’Ue. «Credetemi, una Bulgaria forte e un’Europa forte hanno bisogno di pensiero critico e pragmatismo. L’Europa è caduta vittima della propria ambizione di essere un leader morale in un mondo con nuove regole», ha dichiarato Radev dopo la vittoria.
Potrebbe essere quella di mercoledì 22 aprile 2026 la data buona per chiudere la vicenda delle poltrone ancora vacanti nel governo, tra cui quelle dei sostituti di Andrea Delmastro alla Giustizia (le deleghe per ora sono distribuite tra Francesco Paolo Sisto di Forza Italia e Andrea Ostellari della Lega) e del neo-ministro Gianmarco Mazzialla Cultura. Sei le caselle che, a conti fatti, possono essere nuovamente riempite. Il dossier si intreccia con quello per la guida della Consob dove, in attesa di alcuni approfondimenti, resta in pole il nome del sottosegretario al Mef Federico Freni.
Le poltrone vacanti
I rumors danno per probabile un ingresso di PaoloBarelli al ministero per i Rapporti con il Parlamento. In un dicastero senza portafogli non ci sarebbe, infatti, il tema dell’incompatibilità con il suo ruolo alla guida della Fin. L’esponente di FI potrebbe, dunque, affiancare l’altra azzurra Matilde Siracusano e la leghista Giuseppina Castiello, ma è da capire se in qualità di viceministro o terzo sottosegretario. Oltre alla poltrona lasciata vacante da Delmastro, restano da coprire quelle all’Università di Augusta Montaruli, di Vittorio Sgarbi alla Cultura e ancora di Massimo Bitonci e Giorgio Silli. Nel complesso, si tratta di tre caselle in quota Fratelli d’Italia, una Lega e una Forza Italia.
Il nodo Consob
Nel mosaico degli incarichi entra poi anche la questione Consob. Come anticipato, in pole per la guida dell’autorità di controllo della Borsa c’è il nome del sottosegretario Freni, sul quale però sarebbe in corso un approfondimento visto che, come componente del Mef, è tra gli autori della riforma del mercato dei capitali. Da fonti di maggioranza vicine al dossier si fanno comunque notare diversi precedenti di componenti dell’esecutivo passati all’autorità, dall’uscente Paolo Savona a Giuseppe Vegas, che aveva anche le stesse deleghe attualmente detenute da Freni. In tutti e due i casi – si evidenzia – l’Antitrust, che valuta le incompatibilità ai sensi della legge Frattini, ha ritenuto che la norma non si applicasse alle autorità indipendenti. Qualora Freni fosse nominato alla Consob, a sostituirlo al Mef ambirebbe l’attuale sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon che, a sua volta, potrebbe lasciare il suo incarico all’azzurra Chiara Tenerini.
Mentre l’attenzione mondiale è concentrata sulla guerra in Iran e la sua appendice in Libano, c’è un altro fronte che per l’Italia è altrettanto importante, anzi sempre più cruciale, anche se dimenticato per ignavia: la Libia.
I nuovi giacimenti sono un’opportunità energetica per l’Italia
Il 16 marzo l’Eni ha annunciato la scoperta di giganteschi giacimenti di gas al largo delle coste libiche, complessivamente stimati in oltre 28 miliardi di metri cubi. La vicinanza alle esistenti strutture estrattive di Bahr Essalam, il maggiore campo offshore del Paese, in attività dal 2005, consentirebbe lo sfruttamento in tempi record. Ciò fornirebbe un cospicuo flusso di entrate di cui la Libia ha un disperato bisogno, oltre a risolvere quasi tutti i problemi di approvvigionamento energetico dell’Italia (e in parte di qualche altro grande Paese europeo) per le prevedibili turbolenze future, senza dover strisciare ai piedi di Vladimir Putin.
La premier Giorgia Meloni il premier libico Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh (foto Ansa).
Il portafoglio della Libyan Investment Authority congelato dalle Nazioni Unite
Analogamente cruciale per la stabilità e lo sviluppo economico della Libia è il suo fondo sovrano, la Libyan Investment Authority (Lia), dotato di un considerevole patrimonio, stimato in circa 76 miliardi di dollari. Gran parte del portafoglio della Lia venne congelato nel 2011 dalla Risoluzione 1970 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata durante le fasi più acute della guerra civile per proteggere gli asset accumulati durante il regime di Muammar Gheddafi da mala gestio, appropriazioni indebite o saccheggio da parte di fazioni o bande. A distanza di 15 anni, data la perdurante instabilità, la maggior parte delle attività della Lia rimane soggetta a rigidissime sanzioni.
Risorse che sarebbero fondamentali per lo sviluppo del Paese
Queste risorse sarebbero fondamentali per la ricostruzione e lo sviluppo del Paese, invece vengono lentamente dilapidate perché la risoluzione dell’Onu, stolidamente rigida, impedisce di investirle in modo utile. Addirittura, il management della Lia non può nemmeno rinnovare le obbligazioni in scadenza, per la felicità delle banche depositarie dei conti correnti congelati su cui pagano interessi ridicoli.
L’alto profilo internazionale che può sbloccare lo stallo
Ora si presenta un’opportunità di smuovere le acque. Il mandato dei vertici della Lia è scaduto. La scelta del nuovo ceo e delle altre cariche apicali è stata finora bloccata da veti incrociati del governo di Tripoli e di quello della Cirenaica che si contendono il potere nella nostra ex colonia. Al momento esistono due consigli di amministrazione nominati dai due governi rivali. Ciascuno afferma la propria legittimità, denunciando l’altro come usurpatore. Tuttavia, dalla confusione sta emergendo una candidatura che potrebbe sbloccare l’impasse e riportare la Lia a essere un’istituzione nazionale. Si tratta di Yusser Al-Gayed, personalità di vastissima esperienza internazionale coltivata tra Banca mondiale, Nazioni Unite, Chatham House, autorità di regolamentazione internazionali e organizzazioni non governative attive in materia di governance.
Yusser Al-Gayed.
Un’esperienza così sarebbe preziosa per un’organizzazione costretta a operare nell’ambito di uno dei regimi sanzionatori più complessi al mondo. La gestione dei beni congelati richiede un coordinamento costante con i governi stranieri, le autorità giudiziarie, i partner finanziari globali e i vari stakeholder libici.
Una posizione neutrale tra i potentati dell’Est e dell’Ovest
Un’altra freccia nella faretra di Al-Gayed è la sua appartenenza alla componente indigena berbera del Paese, gli Imazighen, concentrata soprattutto in aree come Zuara e i monti Nafusa. Rappresentano una minoranza significativa con una forte identità linguistica e culturale di cui chiedono il riconoscimento costituzionale. Nella guerra civile hanno assunto una posizione sostanzialmente neutrale tra i potentati dell’Est e dell’Ovest. Il governo italiano avrebbe tutto da guadagnare se fornisse il suo appoggio a una tale scelta di alto profilo. Segnalerebbe una svolta decisiva verso una gestione professionale del fondo sovrano libico la cui leadership deve assicurare il massimo livello di competenza professionale e trasparenza.
Il più grande ostacolo del fondo alla credibilità internazionale
Per anni l’Ufficio di revisione contabile libico ha pubblicato rapporti che evidenziavano conflitti di interessi sistemici, sprechi fiscali e violazioni flagranti della governance, ma che sono stati accolti dal totale silenzio istituzionale. Al contrario, Al-Gayed è stato un critico feroce, dichiarando pubblicamente che la Lia a tutt’oggi non soddisfa gli standard di governance e di controlli interni che si era impegnata ad adottare circa 10 anni fa. Questo divario tra i proclami e la realtà operativa rimane il più grande ostacolo del fondo alla credibilità internazionale. E all’uso delle sue risorse a beneficio della popolazione.
Donald Trump ha annunciato la ripresa – lunedì – dei negoziati a Islamabad, tornando a minacciare l’Iran: «Offriamo un accordo equo, accettino o distruggeremo ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran», ha tuonato il presidente Usa. «Nessun colloquio finché rimarrà in vigore il blocco navale statunitense», aveva messo in chiaro Teheran. Anche resta aperto uno spiraglio: se dagli Usa arriveranno «segnali positivi», l’Iran potrebbe inviare una delegazione di negoziatori in Pakistan, ha dichiarato ad Al Jazeera il presidente della Commissione Parlamentare iraniana sulla Sicurezza Nazionale, Ebrahim Azizi. CENTCOM intanto ha diffuso sui social un video della nave iraniana catturata dagli Usa dopo il tentativo di forzare il blocco dello Stretto di Hormuz.
U.S. Marines depart amphibious assault ship USS Tripoli (LHA 7) by helicopter and transit over the Arabian Sea to board and seize M/V Touska. The Marines rappelled onto the Iranian-flagged vessel, April 19, after guided-missile destroyer USS Spruance (DDG 111) disabled Touska’s… pic.twitter.com/mFxI5RzYCS
La nave mercantile iraniana Touska è stata catturata dalla Marina statunitense mentre stava tentando di forzare il blocco navale imposto da Washington ai porti iraniani. «Ha cercato di violare il nostro blocco marittimo e ne ha pagato il prezzo», ha scritto Trump sul social Truth. Intercettata da un cacciatorpediniere statunitense nel Golfo dell’Oman, alla Touska è stato intimato di fermarsi, ma al rifiuto dell’equipaggio, la nave da guerra l’ha disabilitata aprendo il fuoco sulla sala macchine. In risposta, come riporta l’agenzia Tasnim vicina ai pasdaran, l’Iran ha lanciato droni contro alcune navi statunitensi.
U.S. Central Command (CENTCOM) has released video of the interdiction of the motor vessel Touska in the Northern Arabian Sea by the U.S. Navy Arleigh Burke-class guided missile destroyer USS Spruance (DDG-111). The video contains audio of the USS Spruance giving warnings to the… pic.twitter.com/bAoxgUFpgB
Teheran ha definito l’accaduto un atto di «pirateria armata». Il portavoce dello Stato Maggiore iraniano ha affidato a Telegram una nota ufficiale in cui assicura che «le forze armate della Repubblica islamica dell’Iran reagiranno presto e adotteranno misure di rappresaglia contro questo atto e contro l’esercito americano». L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver «violato il cessate il fuoco di due settimane» in vigore dall’8 aprile.
Si intitolerà Spaceballs: The New One, ma il regista strizza l'occhio a una delle battute del film originale sulla possibilità di un sequel
Tra le novità annunciate alla CinemaCon di Las Vegas, spicca il messaggio di Mel Brooks, che ha confermato la data di arrivo nei cinema del sequel del suo Spaceballs (Balle spaziali) del 1987. Il regista, vicino al centesimo compleanno, è infatti coinvolto nel progetto come produttore e a lui è stato lasciato l'onore di annunciarne il titolo in un video che scherza sul fatto che il motivo per cui il film non si intitola Spaceballs: The Search for More Money (inside joke per chi ha visto il film) è dato dall'aver trovato suddetti soldi nella sua cantina.
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CINEMA - Dall'estero - 20 aprile 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Un numero speciale interamente dedicato all'anniversario del primo secolo della science fiction, con alcune analisi sul genere e una vera e propria breve Storia della fantascienza.
Nell’aprile del 1926, apparve nelle edicole americane una nuova rivista, un pulp magazine dal nome altisonante: Amazing Stories (storie incredibili). Il suo “inventore” si chiamava Hugo Gernsback e con questa sua creatura editoriale intendeva dar corso a una nuovo tipo di narrativa che avesse come pilastri i “fatti scientifici” e le “visioni profetiche”. Nasceva così la science fiction, che in Italia diventerà fantascienza, grazie a Giorgio Monicelli, primo curatore di Urania, che coniò, o se volete tradusse a suo modo, il... - Leggi l'articolo
Sono 304 pagine in tutto, in uscita il 16 giugno da HarperCollins negli Stati Uniti. E stanno già facendo discutere parecchio i media americani. Parliamo del libro di J.D. Vance sulla sua conversione, intitolato Communion: Finding My Way Back to Faith (cioè Comunione: ritrovare la strada verso la fede). L’editore lo presenta come un memoir incentrato sulla conversione al cattolicesimo di Vance, avvenuta nel 2019. Una specie di seguito ideale di Hillbilly Elegy, il romanzo che lo rese famoso nel 2016. In quel caso il vicepresidente americano raccontava la sua infanzia e l’adolescenza in una famiglia disfunzionale di origine scozzese-irlandese, segnata dall’alcolismo e dalla dipendenza da droghe di sua madre. Un libro che fu letto come una chiave per capire l’elettorato bianco povero che aveva votato per Donald Trump.
Il nuovo libro di Vance (foto Ansa).
A destra venne accolto come una diagnosi lucida e impietosa di qualcuno che non si vergogna delle sue origini, a sinistra fu criticato per aver individualizzato problemi sistemici e aver scaricato sui poveri stessi le responsabilità delle politiche economiche che li avevano impoveriti. Da questo primo libro Ron Howard trasse l’omonimo film, con Amy Adams e Glenn Close.
Il battesimo del 2019 appoggiato dalla moglie (che però è indù)
Il secondo volume invece, nella scheda promozionale dell’editore, racconta come l’inseguimento del successo materiale abbia condotto Vance in quella che viene definita “una wilderness secolare” (uno smarrimento, un deserto che contrasta poi con la fede ritrovata) e illustra come il suo credo cattolico guidi oggi il suo lavoro nella vita pubblica e la sua visione del futuro. Vance dice di essere stato battezzato nel 2019, appoggiato dalla moglie Usha (che però è indù), ma negli anni sono sorti dubbi su quanto sia teologicamente profonda o invece politicamente strumentale questa conversione.
La foto del battesimo di Vance nel 2019.
La fede come strumento per dialogare con i 53 milioni di cattolici
Come si spiega l’improvviso interesse dei repubblicani trumpiani per il cattolicesimo? Lasciando perdere le accuse lanciate da Trump a papa Leone, etichettate praticamente da tutti i media mondiali come il delirio di una personalità instabile (il New York Times pubblica spesso analisi di psichiatri sulla sua salute mentale, provocando addirittura un dibattito deontologico, perché la psichiatria americana ha una norma – la cosiddetta Goldwater Rule – che vieta ai professionisti di esprimere opinioni diagnostiche su persone pubbliche che non hanno visitato direttamente), il cattolicesimo sembra attrarre la destra americana più che altro come brand; la tradizione, la gerarchia, le usanze secolari che animano questa religione vengono viste come un modello politico, uno strumento di marketing adatto per dialogare con masse ragguardevoli, visto che i cattolici americani sono stimati in circa 53 milioni, il 20 per cento della popolazione adulta.
J.D. Vance (foto Ansa).
Trump e il mandato politico che diventa divino
Tra l’altro il 36 per cento dei cattolici americani è ispanico, il che rende paradossale la posizione di Vance sugli immigrati, visto che praticamente quattro cattolici su 10 negli Usa sono proprio il tipo di migrante che la sua amministrazione vorrebbe espellere. Nessuno di area trumpiana sembra interessato a sapere se Trump o Vance sono davvero credenti o praticanti. Trump, a dire il vero, non si è mai convertito al cattolicesimo, si è sempre dichiarato presbiteriano, la religione intesa come folklore, con derive escatologiche, come nella scena dello Studio Ovale che abbiamo visto recentemente, dove il suo staff gli “imponeva le mani” a protezione spirituale del leader, perché considerano il mandato politico come un mandato divino.
A proposito di religione orecchiata, durante un sermone organizzato al Pentagono, Pete Hegseth, ex militare ed ex conduttore televisivo, attualmente Segretario della Difesa (anzi, della Guerra, visto che il presidente ha cambiato la denominazione del dipartimento) dell’amministrazione Trump, ha invitato la platea a dire con lui il celebre versetto “Ezechiele 25:17“. Solo che, invece di citare il testo biblico originale, ha usato parola per parola il celebre monologo inventato da Quentin Tarantino per il film Pulp Fiction, recitato da Samuel L. Jackson. Molti tra i seduti hanno chiuso gli occhi, ispirati; qualcuno ha riconosciuto la citazione e ha ridacchiato.
Secretary of War Pete Hegseth quotes a fake Pulp Fiction Bible verse during Pentagon sermon
Barron Trump e la vicinanza col pastore evangelico tiktoker
E, sempre recentemente, Barron Trump, il figlio minore, ha fatto sapere di volersi “riconvertire”, per tornare alla religione di sua madre Melania, cattolica, dialogando col pastore evangelico Stuart Knechtle (2,5 milioni di follower su TikTok). Con i sondaggi di popolarità in caduta libera, Donald Trump usa chiunque – il papa, la famiglia, il suo vicepresidente, i meme di lui travestito da Gesù Cristo – come strumenti di comunicazione o bersagli. Ma sembra sempre più confuso, sempre più distante dai cattolici americani, che hanno reagito duramente alle sue ultime uscite, inclusi conservatori come il vescovo Robert Barron.
Barron Trump (foto Ansa).
Il libro di Vance è un annuncio per la corsa alle Presidenziali 2028?
Trump non parla più nemmeno ai moderati, non controlla più il suo ego: c’è chi dice che il libro di J.D. Vance sia in realtà l’annuncio subliminale di una sua candidatura alle Presidenziali del 2028, sempre che un eventuale impeachment di Trump non lo spinga anzitempo al vertice; pubblicare un libro prima di lanciare una campagna è una mossa consolidata nella politica americana. Già diversi potenziali rivali democratici, tra cui Gavin Newsom (governatore della California), Josh Shapiro (governatore della Pennsylvania), Andy Beshear (governatore del Kentucky) e Kamala Harris, hanno pubblicato o stanno preparando libri. I più maliziosi hanno anche sottolineato che Vance è il primo vicepresidente in carica degli ultimi tempi a pubblicare un libro mentre è ancora in carica.
Domenica sera, sul Nove, va in scena l’ultima cena, o forse la prima di un nuovo testamento. Stefano De Martino si siede (nuovamente) davanti a Fabio Fazio e il cerchio si chiude col botto. Il volto di punta della Rai meloniana va a farsi benedire dal “grande esiliato” della sinistra, e il messaggio è uno solo: sopra i proclami identitari di Palazzo Chigi e sopra i monologhi orfani di Rai3, comanda il management.
Caschetto, il ponte tra il Sanremo che verrà e Fazio
Il ponte che unisce l’Ariston che verrà e il transatlantico di Discovery è Beppe Caschetto, l’uomo che gestisce i contratti più pesanti della tv italiana e che dimostra come il vero Stato profondo non parli il linguaggio dei partiti, ma quello dei cachet. È questo il cortocircuito: lo scugnizzo napoletano è il campione di una destra che per vincere ha dovuto consegnarsi a un manager che se ne frega se al governo c’è la Fiamma o il centrosinistra. E così sia. Mentre la Rai del nuovo corso inanellava un flop dopo l’altro nel tentativo di imporre l’estetica sovranista con l’accetta, l’ex ballerino di Amici è stato l’unico capace di trasformare la vicinanza politica, quella vera o presunta con Arianna Meloni, in un successo di mercato indiscutibile. L’ultima puntata di Stasera Tutto è Possibile, per gli amici STEP, ha chiuso su Rai2 con il 16 per cento di share e oltre 2 milioni di spettatori. Un’eresia statistica per il secondo canale, una boccata d’ossigeno che lo ha portato a superare i dirimpettai di Mediaset e la stessa ammiraglia.
La cazzimma zittisce il sospetto di ogni raccomandazione
Inutile girarci intorno con analisi dotte: il ragazzo di Torre Annunziata piace perché ha il “pacco” completo. È bello, di quella bellezza sfacciata e rassicurante che si farebbe perdonare qualunque cosa, ma con la disciplina ferrea di chi sa cosa significa stare alla sbarra. Piace alla “Sorella d’Italia” e piace al pubblico, alle mamme, alle zie, alle nipoti, perché incarna l’estetica della cazzimma napoletana che zittisce il sospetto di ogni raccomandazione, che non passa per i comizi o per le citazioni dotte di Prezzolini, ma per i pacchi di Affari Tuoi. Il paradosso è squisito: i 5 milioni di spettatori medi sono la sua unica, vera tessera di partito, e lo rendono l’unico asset intoccabile verso Sanremo 2027.
Carlo Conti e Stefano De Martino (Ansa).
In De Martino la destra ha trovato il suo Amadeus
La Rai ha pianificato la sua ascesa con un anticipo mai visto, nominandolo erede di Carlo Contiper la direzione artistica del Festival. Segno che nella tv pubblica sanno di non avere altri talenti spendibili per la kermesse più importante del Paese. La destra, insomma, ha trovato il suo Amadeus senza doverlo inventare in laboratorio, ma semplicemente blindando chi i numeri già li aveva per conto proprio. Per capire il miracolo di San Gennaro, basta guardare il cimitero dei militanti di ambizioni e share da prefisso telefonico. Prendete il “caso scuola” Pino Insegno, l’amico della premier che doveva riprendersi la Rai a colpi di nostalgia Anni 2000. Il risultato? Un catastrofico 2 per cento di share con Il Mercante in Fiera e una ritirata imbarazzante da L’Eredità per evitare la rivolta dei pubblicitari. Oggi il Nostro vaga per gli studi di Reazione a Catena come un reduce di una guerra che nessuno voleva combattere, costantemente in affanno nel gradimento rispetto a chi lo ha preceduto.
Pino Insegno con Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
Così come Nunzia De Girolamo, l’ex ministra di Forza Italia mandata a presidiare il martedì sera di Rai3 con Avanti Popolo. Un esperimento costoso per occupare gli spazi di Bianca Berlinguer, chiuso in anticipo dopo aver toccato il fondo del 2,9 per cento di share. E che dire di Pierluigi Diaco? Il fedelissimo di Giorgia, che occupa spazio con BellaMa’ senza mai generare una vera massa critica, sebbene sia già pronto per lui un trasloco domenicale su Rai1 nel prossimo autunno.
Pierluigi Diaco nello studio di BellaMa’ (Ansa).
C’è spazio persino per la lady delle nicchie, Monica Setta: l’esempio vivente della moltiplicazione delle poltrone, impegnata a presidiare palinsesti h24 tra Generazione Z, prima e Storie al bivio, poi. TeleMeloni ha fallito quando ha pensato che per governare la tv servissero i soldati semplici. Ma la tv è un’amante infedele e De Martino è l’eccezione che conferma la regola: il sangue che si scioglie è solo quello di chi sa intrattenere.
Se la Germania sta progressivamente affondando – fra recessione economica, immobilità politica interna e insignificanza sul palcoscenico internazionale – il colpevole, almeno per i tedeschi, è uno solo: il cancelliere conservatore Friedrich Merz. Secondo i sondaggi nazionali e non solo, è praticamente impossibile trovare in circolazione un leader di governo peggiore. Persino la tanto bistrattata Coalizione Semaforo guidata dal suo predecessore socialdemocratico Olaf Scholz appare, a distanza, migliore di quello che sembrasse.
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa).
Merz sarebbe meno apprezzato anche di Trump
Stando a una recente indagine dell’istituto statunitense Morning Consult, Merz è tra i capi di governo meno popolari al mondo, dietro anche a presidenti come Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan: il 75 per cento degli intervistati tedeschi si è detto scontento del lavoro del cancelliere che da un anno guida la Große Koalition fra CDU e SPD, mentre solo il 20 per cento si considera soddisfatto. Dati simili, anzi peggiori, sono emersi dall’ultima ricerca tedesca, quella dell’istituto Forsa per conto della rete tv RTL, secondo cui il 78 per cento dei cittadini ha bocciato l’operato di Merz e solo meno di un quinto (il 18 per cento), ha espresso un giudizio positivo, tre punti in meno rispetto al sondaggio precedente.
Friedrich Merz e Donald Trump alla Casa Bianca, a marzo 2026 (Ansa).
L’AfD ha virtualmente superato la CDU
Merz è in caduta libera anche tra i suoi sostenitori e compagni di partito – la CDU che fu di Helmut Kohl e Angela Merkel, rimasti entrambi in carica per 16 anni – se è vero che la maggioranza ormai è contro di lui, come dimostrano sempre le percentuali del Trendbarometer di RTL. Il 52 per cento degli elettori conservatori lo critica, mentre per chi si è già allontanato dal partito il quadro è ancora più netto: l’86 per cento si è detto insoddisfatto dell’operato del decimo cancelliere della Repubblica Federale. Non è un caso che la CDU, ora data al 24 per cento, sia virtualmente la seconda forza a livello nazionale, superata dall’estrema destra dell’Alternative für Deutschland che tocca il 26 per cento. Paradossalmente il tanto temuto spostamento a destra di chi votava CDU è inferiore alle aspettative, dato che solo il 20 per cento di coloro che hanno abbandonato il partito voterebbe attualmente per l’AfD. La maggioranza si sta orientando verso altri lidi, dai Liberali della FDP alla sinistra, oltre ad allargare il bacino degli astensionisti.
La co-leader dell’AfD Alice Weidel a Budapest (Ansa).
I motivi della delusione degli elettori conservatori
I motivi per cui la stragrande maggioranza dei tedeschi mal sopporta l’attuale cancelliere sono stati rilevati proprio dai ricercatori di Forsa, secondo i quali un’ampia fetta dell’elettorato continua ad accusare Merz di parlare molto e fare poco, di non mantenere le promesse elettorali e di agire in modo incoerente: queste tre spiegazioni insieme rappresentano il 59 per cento delle risposte degli intervistati. Tra i sostenitori della CDU, la delusione su alcuni punti è significativamente maggiore rispetto all’elettorato generale: il 34 per cento è deluso dagli annunci grandiosi che poco hanno corrisposto alla realtà; il 18 per cento considera le sue azioni contraddittorie e il 24 per cento lo accusa di mancanza di leadership, rispetto al 13 per cento complessivo. Al netto della cornice interna e internazionale molto problematica, con il governo di Berlino che deve gestire varie crisi in contemporanea e le conseguenze delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, è chiaro però che Merz è per i tedeschi l’uomo sbagliato per risollevare la Germania.
Friedrich Merz (Ansa).
La GroKo si è rivelata un freno per le riforme
Finora le scelte in politica interna sono state dettate dai compromessi obbligati tra CDU e SPD, come per altro ci si aspettava, e la nuova riedizione della Große Koalition si è dimostrata più un freno che un acceleratore per le riforme necessarie (fisco, pensioni, riconversione industriale, ridefinizione dei mercati e via dicendo). Inoltre la tattica in politica estera è stata segnata per lo più dall’appiattimento alla linea di Israele sullo scacchiere mediorientale e dalla continuazione di quella finora infruttuosa portata avanti con l’Unione Europea e i Paesi volenterosi come Francia e Gran Bretagna per quel che riguarda la Russia. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che i sondaggi hanno tradotto in numeri. Resta da vedere quindi se agli ultimi proclami di Merz relativi alla primavera delle riforme seguiranno davvero cambiamenti radicali o se già il prossimo autunno il tandem fra conservatori e socialdemocratici crollerà, quando le tre elezioni regionali nell’Est del Paese (il 13 settembre si terranno le Comunali in Bassa Sassonia, il 20 le doppie elezioni nel in Meclemburgo-Pomerania e nella città-Stato di Berlino) confermeranno l’AfD come prima forza facendo saltare anche la cancelleria.
Gli anni Ottanta segnano una crisi delle vendite dei libri di fantascienza, che trova una prima via di uscita nel definitivo abbraccio tra la science fiction e l’industria culturale, con la produzione di collane sempre più specializzate, si veda il caso della Bean Books che pubblica direttamente in formato tascabile romanzi di fantascienza militare, e la preferenza nella pubblicazione di saghe, proprio per fidelizzare i lettori. In un contesto storico-politico in cui l’ideologia dominante è quella neoliberista, rappresentata da Ronald Reagan e Margaret Thatcher, la fantascienza militare e qualche anno più tardi la space opera dominano e sembrano una via d’uscita alla crisi del mercato editoriale.
Se la science fiction non ha conosciuto, fino a... - Leggi l'articolo
LIBRI - Editoria - 19 aprile 2026 - articolo di Carmine Treanni
Alla fine degli anni Quaranta, la fede nella tecnologia e nella scienza è minata dall’esplosione delle bombe atomiche sul Giappone e dallo scoppio della cosiddetta “guerra fredda”. Fattori che influenzano anche la science fiction, tanto da favorire una nuova svolta in cui il racconto e delle riviste sono ancora protagoniste. All’inizio degli anni Cinquanta, sulla scena editoriale americana, fanno la comparsa due riviste destinate a dare spazio a nuovi autori ed ad un nuovo tipo di storie: The Magazine of Fantasy and Science Fiction (1949) e Galaxy (1950). La prima intendeva offrire ai lettori una fantascienza più letteraria, soprattutto con storie in cui i personaggi non fossero banali caratterizzazioni degli esseri umani, ma motivo centrale del... - Leggi l'articolo
LIBRI - Editoria - 19 aprile 2026 - articolo di Carmine Treanni
Michael Moorcock
A metà degli anni Sessanta, alla vigilia della rivoluzione studentesca in Francia e poi in tutto l’Occidente, è ancora una volta una rivista a ridisegnare un nuovo scenario per la fantascienza, rinnovandone sia i contenuti sia la forma. In Inghilterra, nel 1964, Michael Moorcock (1939-), giovane scrittore inglese, assumeva la direzione della rivista New Worlds che fece della sperimentazione pura uno dei suoi cavalli di battaglia, proprio per rinnovare il genere e portarlo più vicino alla letteratura tout court. Non a caso, tale movimento fu battezzato “New Wave”, ossia “Nuova Ondata”, proprio per marcare la differenza con il passato e l’intrinseca novità. Moorcock fu coadiuvato da autori come Samuel... - Leggi l'articolo
LIBRI - Editoria - 19 aprile 2026 - articolo di Carmine Treanni
E. E. "Doc" Smith
Alla fine degli anni Venti del Novecento, e per due decenni successivi, c’è un filone della science fiction che emerge con trame ben caratterizzate, che lo scrittore Wilson Tucker nel 1941 etichetterà con il nome di space opera, mutuato dalle definizioni di horse opera, che indicava i romanzi western più squisitamente avventurosi, e soap opera, i radiodrammi mielosi che venivano trasmessi all’epoca. Non a caso, spesso il nucleo di queste storie ruotavano intorno a trame del tipo: “l’eroe di turno viaggia nel cosmo, salva la principessa, affronta epiche battaglie spaziali, utilizza super armi create dalla scienza e sconfigge nemici che vogliono distruggere la galassia”.
Tre sono gli scrittori che... - Leggi l'articolo
LIBRI - Editoria - 19 aprile 2026 - articolo di Carmine Treanni
John Wood Campbell jr. ha solo 28 anni quando assume la direzione di Astounding Science-Fiction nel 1937, uno dei più importanti pulp magazine di fantascienza. Memore della lezione di Hugo Gernsback, l’editor chiede agli scrittori di continuare a celebrare nelle loro storie la scienza, ma senza farne il fulcro centrale e, soprattutto, che sia una scienza più vicina alla realtà e più realistica. Isaac Asimov ha ribattezzato quel periodo che va dalla fine degli anni Trenta all’inizio degli anni Cinquanta in “l’Era di Campbell”, proprio a sottolineare l’influenza del curatore di Astounding e dell’importanza della rivista, ma più convenzionalmente quel periodo è stato etichettato dagli storiografi come... - Leggi l'articolo
LIBRI - Editoria - 19 aprile 2026 - articolo di Carmine Treanni
Una storia della fantascienza non può non affondare le sue radici in alcune coordinate teorico-letterarie, considerandole come premessa utile e necessaria.
Il primo assunto teorico più appropriato ci sembra quello formulato dal critico e teorico della letteratura Robert Scholes, nel suo saggio Structural Fabulation: An Essay on Fiction of the Future (1975) che considera la letteratura permeata da due funzioni: una prima che chiama sublimazione e una seconda che ha denominato cognizione. La sublimazione è la funzione che ci permette di lasciar andare gli affanni della vita quotidiana e di rilassarci; la seconda, la cognizione, è la funzione che invece ci fa riflettere sulla vita, la società e il ruolo dell’uomo nella Storia. La science fiction,... - Leggi l'articolo
LIBRI - Editoria - 19 aprile 2026 - articolo di Carmine Treanni
Il cinema di fantascienza come metafora del mondo reale.
di Andrea Cattaneo
Di che cosa parla la fantascienza?
Non del futuro. Non della scienza. Parla della paura.
Lo fa in modo curioso: fingendo di parlare di razzi, alieni e robot e mantenendosi sempre sul terreno della razionalità. Non dimentichiamo che la paura esercita su di noi repulsione ma anche una fortissima attrazione e questo spiega l’inesauribile curiosità delle persone verso la cronaca nera.
Ma la razionalità basta per tenere a bada la paura?
Neanche per sogno e questo lo sanno tutti i grandi scrittori del genere che dovrebbero ringraziare la paura, farle un monumento, perché è di questa misteriosa sostanza che sono composte le loro storie migliori.
Per restringere il campo, basterebbe scorrere rapidamente la storia del cinema di fantascienza:... - Leggi l'articolo
La fantascienza ha molte anime, tutte diverse ma con un’aria di famiglia.
di Antonino Fazio
La fantascienza è un genere sfuggente, benché riconoscibile. Quando pensi di averlo afferrato, ti scivola via. Ufficialmente nasce il 5 aprile del 1926, con il primo numero di Amazing Stories.[1] Nell’editoriale, Hugo Gernsback annuncia che la rivista pubblicherà il tipo di storie scritte da autori come Jules Verne e H.G. Wells, ma anche Edgar Allan Poe.[2] Il tris buttato sul tavolo dal buon Hugo scompiglia, fin da subito, le carte. Cos’hanno in comune i tre autori citati? Stando a quanto ne dice lo stesso Gernsback, scriverebbero scientifiction, ovvero scientific fiction (narrativa scientifica) poi diventata science fiction (sci-fi).[3]
La narrativa scientifica può essere però di vario tipo, così abbiamo l’avventura alla... - Leggi l'articolo
Nel settembre del 2011, lo scrittore americano Neal Stephenson pubblica sul “World Policy Journal” un articolo con il titolo Innovation Starvation, in cui si lamenta della mancanza di grandi sogni tecnologici all’interno dello scenario letterario fantascientifico e tenta di incoraggiare gli scrittori di fantascienza a far trasparire dalle loro storie un ottimismo che possa ispirare nuove generazioni. Sottolineando il fatto che la fantascienza ha una sua coerenza ed è logica precisa per scienziati e ingegneri, l’autore di Snow Crash ricorda come i grandi simboli della science fiction, dai robot di Asimov al cyberspazio di Gibson, sono dei simboli che fungono da geroglifici, semplici e riconoscibili, sul cui significato tutti concordano. L’articolo... - Leggi l'articolo
LIBRI - Editoria - 19 aprile 2026 - articolo di Carmine Treanni
All’inizio del Terzo Millennio, l’immagine della fantascienza è ancora quella di un macrogenere della letteratura non mimetica che continua a evolversi, a mescolarsi con altri generi, a proporre nuove traiettorie. In termini di sottogeneri, si registra il ritorno di alcuni filoni storici e altri più contemporanei che continuano a mutare, mentre taluni emergono come novità.
Il passaggio dal vecchio Novecento e il nuovo Millennio è prima di tutto segnato da un manipolo di scrittori britannici che tra cyberpunk, new space opera e scenari a metà tra il fantasy e la fantascienza danno vita a un vero e proprio boom. Non sono una nuova “scuola” e neanche un movimento, ma le loro opere riportano il fulcro della science fiction nella... - Leggi l'articolo
LIBRI - Editoria - 19 aprile 2026 - articolo di Carmine Treanni
Quando pensiamo alla nascita della fantascienza come genere letterario il nome che emerge con più forza è quello di Hugo Gernsback, da sempre citato come “Padre della fantascienza.”
Per essere precisi Gernsback non “inventò” la fantascienza ma, quando nel 1926 fondò Amazing Stories, questo genere di narrativa era già fiorita spontaneamente nelle opere di Jules Verne, H. G. Wells ed Edgar Allan Poe. Ciò che Gernsback fece fu qualcosa di più pragmatico e forse più decisivo: organizzò il materiale che era stato pubblicato e che veniva scritto. Trasformò una compagine dispersa di racconti in un genere riconoscibile, dotato di una identità, di un mercato e di una comunità di lettori... - Leggi l'articolo
La scomparsa di Ian Watson, il trailer del film di The Punisher, il remake di Fuga da New York, un capolavoro che diventa un film nella settimana di Fantascienza.com
Mancano ormai solo cinque giorni alla nuova edizione dei Delos Days. Una manifestazione un po' sperimentale che si muove su due binari, da una parte una sorta di convention dei nostri autori, curatori, redattori, dall'altra una kermesse per lettori e appassionati di narrativa dei vari generi, e un'occasione per nuovi autori per farsi conoscere e proporre i loro lavori.
Non sappiamo quanta gente ci sarà, quanti libri venderemo!, come andrà, ma sappiamo che certamente ci divertiremo e sarà un piacere incontrarsi di persona.
I riferimenti ve li abbiamo dati ma li... - Leggi l'articolo