Pillole per una nuova storia letteraria 064 di Federico Sanguineti

                                       Su varianti d’autore dantesche

 Di Federico Sanguineti

Fino ad oggi, negli studi di filologia dantesca, sembra esser rimasto quasi del tutto in ombra un unico problema: quello delle varianti d’autore. Ma queste non possono non essersi insinuate nella tradizione di Inferno, Purgatorio e Paradiso: trattandosi, nel complesso, di un’opera che ha visto la luce a puntate, sarà pur stata oggetto nel corso del tempo (per non parlare dell’atto stesso della composizione) di qualche sia pur minimo ripensamento. C’è poi da aggiungere il fatto, forse veramente mai preso in seria considerazione, che la variantistica (cioè il confronto, l’esame e lo studio delle varianti) è uno dei fenomeni di cui proprio Dante, prima di ogni altro, si mostra consapevole. Filologo, per così dire, di sé stesso, già nella Vita nova non esita a esibire (almeno in nuce) una critica dei propri scartafacci. Nel raccogliere le rime in vita e in morte di Beatrice, egli chiarisce infatti che il sonetto Era venuta ne la mente mia ha due “cominciamenti”, ragion per cui il componimento viene allegato, per la prima quartina, in duplice versione. Nel Convivio (II XIV 6), riconosce inoltre la difficoltà di definire il pensiero di Aristotele su determinate questioni (per esempio a proposito della Galassia o Via Lattea), giacché la tradizione del testo (usufruito in “translazione”) offre difformità. L’essere “trasmutabile… per tutte guise” (Pd V 99) non esclude quindi, anzi implica, la trasmutabilità del testo, in particolar modo se quest’ultimo è scritto in volgare e non in latino. Per quanto concerne il Poema, il problema è stato affrontato finora episodicamente, quando nell’Ottocento Scarabelli azzarda che il manoscritto Cortonese 88 possa esser “pieno di Frammenti danteschi dall’autore rigettati”; o quando nel Novecento, in imbarazzo sulla lezione da promuovere a Pg XII 5, Petrocchi (su suggerimento di Contini?) afferma: “Siamo qui al limite ‒ ma purtroppo senza possibilità concreta di valicarlo ‒ d’una supposizione di variante d’autore, quasi che il poeta, dapprima innamorato della letteraria immagine delle ali, avesse poi facilitato la lettura sostituendo loro vela”. Le cose cambiano (per dirla ora in gergo tecnico) in caso di diffrazione o se si ha alternativa stemmatica fra i due rami principali della tradizione: certamente non si può parlare di varianti d’autore se uno dei due rami, poniamo α, presenta un errore correggibile con la lezione alternativa del ramo β (come a If I 4 dove, se α reca “E”, in β si ha la lezione “Ahi”; o, all’inverso, a Pg V 74 dove, se β reca “ch’in me fuor fatti sul”, in α si ha “onde uscì ’l sangue in sul”). Sarà invece il caso di parlare di varianti d’autore a If I 28: qui può risalire a Dante sia la lezione presente per diffrazione in una sezione di α (“Poi ch’èi posato un poco il corpo lasso”), in quanto difficilior (“èi” per “ebbi” è solo nelle rime, ma non altrove nel Poema), mentre la lezione di β (“Poi ch’ebbi riposato il corpo lasso”) è conforme all’usus scribendi: “e l’occhio RIPOSATO intORno moSSi” (If IV 4). Saltando dal primo canto al verso conclusivo dell’ultimo, si potrà ipotizzare un’estrema variante d’autore, sicché la prima stesura di Pd XXXIII 145 si troverà in α (“l’amor che move il sole e l’altre stelle”), in conformità all’usus scribendi di If I 38 (“e ’l solmontava ’n su con quelle stelle”), mentre in β si ha finalmente lectio difficilior: “l’amor che move ’l cielo e l’altre stelle”, cioè l’amore che muove il cielo visibile dal nostro emisfero e il cielo visto dall’altro emisfero, quello con le stelle “non viste mai” (Pg I 24) se non da Adamo, Eva e Dante.

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Federico Sanguineti e Gatto Web

Ferace ed immediata l’intesa tra il filologo e i ragazzi dei licei salernitani, riuniti al teatro delle arti per la presentazione del volume  “Temi svolti di Storia letteraria – ad uso di docenti e di discenti” in libreria per le edizioni Tempesta. Sabato la consegna del premio Città di Angri al dantista per gli studi e le intuizioni sul sommo poeta

 

Di Olga Chieffi

Innescare l’immediato gioco delle associazioni, della creatività, della variazione è il sigillo del Maestro. Tale si è rivelato ieri mattina, sul palcoscenico del Teatro delle Arti, Federico Sanguineti, il quale si è presentato con il suo famoso cilindro, ad una platea di studenti liceali intervenuti insieme ai loro docenti, per illustrare loro la sua ultima opera “Temi svolti di Storia letteraria – ad uso di docenti e di discenti” in libreria per le edizioni Tempesta, le prime cinquanta tracce assegnate per la lettura della domenica di questo giornale, ovvero del giorno di vacatio, che deve essere comunque un tempo “pieno”, una rubrica, pillole per una nuova storia letteraria, nata nelle lunghe notti della pandemia, un’invenzione a tre voci che ci continuerà deliziosamente ad accompagnare per l’intero anno. Studenti stupiti e rapiti dal professore che ha intimato loro di accendere il cellulare ed introdursi da novelli ricercatori nell’Opera del Vocabolario Italiano, attraverso il programma GattoWeb e cercare chi mai abbia pronunciato per primo il termine “italiano”. “Jacopo Alighieri, il figlio di Dante – ha continuato il professore – ha usato questa parola e voi tutti ci siete arrivati immediatamente, poiché in internet è racchiusa la più grande biblioteca mondiale ed è a disposizione di tutti. Quindi il compito dei docenti è ora di insegnare a cercare, darvi le chiavi per accedere con immediatezza a tesori che prima non erano certo patrimonio comune”. Il metodo e il senso della ricerca fu instillato, nel giovanissimo Federico, dalla sua insegnante di italiano alle scuole medie, la professoressa Chiappino, che amava “leggere” la poesia e i testi con i suoi allievi. “Leggere per lei significava – ha ricordato Federico – scrivere o recitare versi che conosceva a memoria e fresca di laurea, ci insegnò a realizzare uno schedario, per termini, per argomento, tutto in ordine alfabetico, naturalmente, magari allocato in una scatola di scarpe per quanti non potevano permettersi l’acquisto di un contenitore di legno o metallo . Ciò che interessava si appuntava e andava a finire nello schedario: io ho fatto questo per tutta la mia vita. Chi viene a casa mia vedrà scaffali pieni di schede”. E a questa intensa e lunga vita di ricercatore è dedicato il premio che gli è stato consegnato sabato mattina, il Premio Città di Angri,  ai suoi studi sul Sommo Poeta che lo hanno portato a pubblicare, nel 2001, un’edizione critica della Divina Commedia, la “Dantis Alagherii Comedia”, “Paradiso, Inferno e Purgatorio in edizione critica alla luce del più antico codice di sicura fiorentinità” e sino ai suoi ultimi volumi tra cui “Le parolacce di Dante Alighieri”, un best seller in libreria. Ricerca che ha consentito a Federico di far annullare, nell’ambito dell’ultimo concorso ordinario della classe A022, Italiano Storia Geografia, secondaria I grado la domanda sui versi della più celebre tra le canzoni del Petrarca “Chiare, fresche e dolci acque”,  contestata da alcuni insegnanti, ai quali il tar del Lazio ha dato ragione. Intensa la lezione sul sonetto, deturpato dalla stampa cinquecentesca, non quattordici righe con da capo, ma sette sospiri d’amore per la donna amata, l’acquisizione di un modo altro di leggere, musicale, ritmico, rilassato, affinchè la poesia possa accompagnarci per l’intera giornata, per l’intera vita, anche guidando un tram, altro mestiere che desiderava svolgere Federico, oltre l’attore e il papa. La parola è passata agli studenti, i quali hanno posto diversi quesiti, dalla Bellezza usata o conservata a come avvicinarsi allo studio della filologia, sino a giungere alla chiusa finale di Federico, che in tempi oscuri, in cui si può piangere anche per l’intera giornata, anche un unico sorriso può assolverti e redimerti, per la quale ha inteso scegliere la visione di un’umanità totale, senza confini, senza barriere, che Dante descrive nel De Monarchia. Tanti i temi toccati anche a riflettori spenti, quando il professore si è intrattenuto ancora a lungo con docenti e dirigenti scolastici, i quali hanno strappato nuovi incontri e dialoghi per ricominciare il racconto, muoverne i concetti in continuo cambiamento, tentare di scoprire i mezzi che consentano alla parola di essere se stessa, “verace” nel suo domandare per riaccendere la meraviglia. Meraviglia che non è solo incanto o superamento estatico della ragione, ma è e continua ad essere riflessione, la riflessione che prova insieme l’angoscia del silenzio e la gioia della parola, nel dire qualcosa di “nuovo”, senza mai ripetersi.

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Sabatini: “Ho avuto paura ma è una grande impresa”

Di Fabio Setta

SALERNO – “E’ un’emozione grandissima, quel boato della gente quando è arrivato il risultato di Venezia è stato davvero bellissimo, indimenticabile”. Stanco, provato ma euforico Walter Sabatini si gode quel 7% diventato nel modo più incredibile un 100%. La Salernitana è salva e, obiettivamente, sembrava quasi impossibile: “Ho avuto paura per un tempo ed anche di più. Pensavo che questa storia bellissima sarebbe finita stasera e invece ce l’abbiamo fatta. Mentre maturava la sconfitta pensavo a cosa fare dopo, fortunatamente il Venezia ha fatto una partita seria e ho abbandonato questo pensiero. Ci ho creduto veramente nell’impresa quando ho visto miglioramenti quotidiani da parte della squadra, il gruppo è diventato un monolite, osmotico. È una salvezza gratificante per la gente e la città intera”. Per Sabatini quella della Salernitana è un’impresa, frutto del lavoro: “Non cresco che il nostro sia un miracolo. Quelli lasciamoli a chi sta male e a chi soffre. Questo è calcio, la nostra è una grande impresa. Dedico la salvezza a mio figlio, dovrei dire anche a mia moglie ma sono tante le dediche da fare”. Sabatini ha poi parlato anche del futuro, della prossima stagione che vedrà la Salernitana nuovamente ai nastri di partenza del massimo campionato: “Vedremo quali idee avrà il presidente, la mia disponibilità esiste ma l’importante è che resti anche Nicola. È un grande uomo e un grande allenatore. Spero si liberi in fretta dall’etichetta di allenatore da salvezza. Nicola è un tecnico di qualsiasi livello, non solo la salvezza. Quello è il traguardo che gli chiedono di raggiungere e lui l’ottiene. Definirlo come un allenatore di emergenza è fargli torto ed è una cosa che non sopporto”. Da icona del calcio, come l’ha definito il tecnico dell’Udinese Cioffi che l’ha abbracciato prima del match, il ds Sabatini ha parlato anche di quanto e di cosa Iervolino potrà fare per Salerno e la Salernitana: “Il presidente è un imprenditore giovane e di successo, si può aprire un ciclo. Se eviterà intossicazione da calcio potrà fare grandissime cose. Se sarà freddo e lungimirante e non si farà prendere dai risultati avrà un grande futuro a prescindere da me e da Nicola anche se mi auguro che l’allenatore resti. Nicola è la carne di Salerno e auspico che possa essere lui il tecnico l’anno prossimo”.

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La gioia di Iervolino: “Ci credevo dal 31 dicembre”

di Fabio Setta
SALERNO – È la sua vittoria, nulla da obiettare. Ha sofferto, come tutti i tifosi, ma poi è esploso in un’esultanza irrefrenabile. Danilo Iervolino è l’uomo del miracolo Salernitana. Dal 31 dicembre, da quando ha deciso di salvare la società, ormai già avviata verso la clamorosa esclusione per la vicenda multiproprietà, si è dedicato anima e corpo al raggiungimento dell’impresa. Prima della partita è sceso in campo accompagnato dalla moglie dei figli per raccogliere l’ovazione di un Arechi sold out. Inutile dirlo che neppure lui avrebbe immaginato di salvarsi così. Prima il pareggio col Cagliari a tempo scaduto, poi il rigore sbagliato ad Empoli poi l’incredibile notte dell’Arechi con la sconfitta più brutta della sua gestione trasformatasi in un sogno. Un sogno che può diventare un punto di partenza importante per la società. In interviste recenti Iervolino aveva assicurato che il progetto sarebbe andato avanti comunque, anche in caso di malaugurata retrocessione, ma indubbiamente ripartire la prossima stagione in Serie A regala uno slancio decisamente differente. Anche per questo la gioia del massimo dirigente a fine gara è enorme. Appena terminato il match è sceso in campo per festeggiare con i suoi ragazzi e microfono in mano ha voluto ringraziare i tifosi: “Nessuno immaginava il 31 dicembre – ha esordito Iervolino – che questa squadra avrebbe potuto raggiungere l’obiettivo salvezza. Io sì, ci credevo. sapevo cos’erano i salernitani, l’orgoglio, la gioia. Siete la migliore tifoseria italiana, i ragazzi hanno fatto una impresa straordinaria, il mister Nicola, il direttore Sabatini, tutti i componenti dello staff, l’amministratore Milan, ma soprattutto voi. (riferendosi ai tifosi granata nda). Sin dal primo giorno ero convinto che dal primo giorno era possibile e che avremmo potuto raggiungere questa salvezza. Ora vogliamo fare sempre di più perché questa squadra mi rassomiglia, è viva e passione. Noi siamo la Salernitana. Questo è il pubblico più bello della Serie A e meritava di restare in A”. Poi in sala stampa ha parlato anche del futuro: “Vogliamo fare di più, fare più punti anche perché quest’anno abbiamo raggiunto la salvezza con la quota più bassa degli ultimi anni. La nostra intenzione è quella di aprire un ciclo. Nicola? Penso che quando ci siederemo anche con il ds Sabatini non ci saranno problemi per il rinnovo. Il Venezia? Nessuno pensava che l’Udinese avesse tanta energia così come il Venezia e invece questo è il bello del calcio e il calcio italiano si conferma il più bello d’Europa”.

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Dal 7 al 100%: la Salernitana resta in Serie A

SALERNO – Quel famoso 7% è diventato realtà. Quella squadra da tutti già indicata come sicura retrocessa ce l’ha fatta. Nella maniera più incredibile, sofferta, brutta, tesa ma alla fine bellissima: la Salernitana resta in Serie A. Una notte che sembrava nera, nerissima con l’Udinese che ha passeggiato all’Arechi, i granata ringraziano il Venezia che ha fermato sul pareggio il Cagliari. Onore ai lagunari che sono sempre più importanti nella storia recente del club granata. È finita in trionfo con i giocatori sotto la curva, increduli, quando è arrivata la notizia del triplice fischio finale al Penzo. La partita dell’Arechi era finita già da un tempo e sia i giocatori, sia i tifosi non hanno fatto altro che attendere la lieta notizia da Venezia. Più di sei minuti di recupero, ci classici falsi allarmi prima del boato che ha trasformato un incubo in un sogno. E’ la prima volta della storia che la Salernitana riesce a conquistare la salvezza e come da dna l’ha fatto soffrendo. In campo onestamente la squadra di Nicola non è praticamente mai scesa. Con Verdi al centrocampo al posto dello squalificato Ederson, la squadra è parsa slegata. Ma più che un problema tattico è stato dal punto di vista mentale che la squadra è sembrata bloccata dalla tensione e dalla paura. A maggior ragione quando dopo soli sei minuti l’Udinese ha trovato il gol con Deulofeu. La reazione seppur timida c’è stata, ma l’Udinese ha trovato sempre ampie praterie e così ha trovato il raddoppio con Nestorovski. Poi in un finale di tempo incredibile la Salernitana ha prima sprecato con Verdi, poi ha subito il terzo gol, ha preso un palo con Fazio e poi allo scadere ha rischiato di capitolare ancora ma Belec ha parato il rigore di Pereyra. Proprio l’argentino a inizio ripresa ha messo dentro il gol del poker con una Salernitana ormai a testa bassa e che si è affidata al destino. Le occasioni per segnare non sono mancate, tra cui un autopalo di Becao ed un paio di miracoli di Padelli, uno dei quali su Ribery. Sembrava davvero una notte stregata, anche se inutile, la Salernitana non è mai riuscita a trovare la rete. A quel punto non si poteva che sperare, che attendere. E questa volta, forse per la prima volta della storia, il destino che era scivolato via dalle mani della Salernitana, non ha voltato le spalle a Nicola e al suo manipolo di eroi che hanno recuperato una situazione impossibile rischiando di fermarsi proprio ad un passo dal traguardo. Sarebbe stato come vanificare quanto di buono fatto nelle ultime settimane, non l’avrebbe meritato la Salernitana e questa volta la festa è stata tutta granata. Un risarcimento del destino per tanti torti ricevuti nel passato. La Salernitana resta in Serie A e da oggi può iniziare davvero una storia diversa per la squadra. Un punto di partenza in una notte da incubo trasformatasi nel sogno più bello. Anzi, nessun sogno ma solo realtà: quel maledetto 7% è diventato un meraviglioso 100%.

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Esplode la festa: giro di campo di Nicola e Iervolino

Al triplice fischio di Maresca al Penzo di Venezia la festa all’Arechi è deflagrata con una forza dirompente, lacrime di gioia hanno solcato il viso dei trentamila cuori granata che assiepavano lo stadio fin dalle prime ore del pomeriggio. La festa organizzata dalla società in gran segreto si è riversata sul terreno di gioco, con le famiglie di calciatori e dirigenti piombata sul prato verde al ritmo della musica del deejay Marco Montefusco e della voce dello speaker Luca Scafuri. Prima una suggestiva sciarpata sulle note di Vattene Amore ha aperto la festa, un richiamo alla storica promozione in serie B della stagione 89/90. Subito dopo la musica dance anni Novanta è stata quella più gettonata, con il ritornello “Che ci posso fare su puzzo di pesce” che l’ha fatta da padrone. Intanto i calciatori ed il tecnico Nicola si scatenavano con giri di campo e con i classici gavettoni. Irrefrenabile la corsa dell’allenatore della Salernitana che, braccia al cielo, ha fatto il giro di campo di corsa mentre i tifosi granata esultavano ed invocavano il suo nome. Nel frattempo un boccione di birra è comparso in campo con i calciatori, da Gagliolo a Capezzi, da Schiavone a Bonazzoli, che hanno brindato alla salvezza. La curva sud ha srotolato un altro striscione, dopo la mega coreografia di inizio partita, che recitava un eloquente “Grazie Ragazzi”. Ovviamente anche il presidente Danilo Iervolino ha preso parte, assieme alla propria famiglia, alla festa prendendo la parola e ringraziando a gran voce il popolo granata che, nel frattempo, lo acclamava. Poco dopo è apparso un cannone sparacoriandoli che posizionato a centrocampo a reso l’atmosfera ancor più “granata”. Dopo più di un’ora di festeggiamenti la gente ha lasciato l’Arechi invadendo le strade e continuando la celebrazione per le strade cittadine. (m.d.m.)

 

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Salernitana resta in A, il Cagliari in B

Inatteso crollo della Salernitana che cede 0-4 in casa all’Udinese, ma il Cagliari non ne approfitta, bloccato 0-0 sul campo del già retrocesso Venezia. Campani salvi, sardi in Serie B. All’Arechi primo tempo choc per i granata che subiscono il tris firmato da Deulofeu (6′), Nestorovski (39′) e Udogie (42′). Belec evita il poker parando il rigore di Pereyra (50’pt). È poi lo stesso Pereyra nella ripresa a segnare il definitivo 0-4 (57′). Al ‘Penzo’ un Cagliari spento non va oltre lo 0-0 col Venezia e dice addio alla Serie A.

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La Salernitana si salva…a Venezia

Con un rocambolesco finale di stagione, la Salernitana agguanta una salvezza a dir poco storica. Nonostante la sonora sconfitta rifilata dall’Udinese – 0-4 il risultato finale all’Arechi – gli uomini di Davide Nicola si salvano con la quota salvezza più bassa di sempre (31 punti) contro i 30 del Cagliari, fermato sullo 0 a 0 da uno stoico Venezia.

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Salernitana-Udinese, Palazzo di Città presidiato dalle forze dell’ordine

Come facilmente prevedibile, via Roma invasa dai tifosi. Già alcune ore prima dell’inizio della gara, bar e attività ristorative hanno accolto i supporter granata per l’ultima di campionato. Per l’occasione, l’amministrazione comunale ha disposto il pattugliamento di Palazzo di Città con carabinieri, vigili del fuoco e municipale.

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Gallozzi: “Pronto a collaborare con il presidente Iervolino per rilanciare Salerno”

di Alessandro Faggiano

Questo 22 maggio è segnato in rosso sul calendario, e non solo per essere un giorno festivo. Per l’intera città di Salerno, si tratta di un appuntamento con la storia. Tra riti scaramantici e parole non proferite (a cui anche il presidente Iervolino sembra essersi immediatamente adattato), il calcio occupa le prime pagine dei giornali e diventa l’argomento chiave per la città. Al di là della gloria e del blasone della massima serie, questa storica partita può incidere anche sullo sviluppo economico della città. Iervolino, fin dai suoi primi giorni di presidenza, ha mostrato il massimo interesse per estendere le attività della Bersagliera, generando un indotto per la città stessa e con importanti opportunità di sviluppo economico. Non è un caso che già nei primi giorni da patron dei granata, abbia avuto un confronto immediato con il sindaco Vincenzo Napoli, per esporre le basi della progettualità da portare avanti nei prossimi anni.

Durante il corso dell’incontro tra Agostino Gallozzi, presidente di Gallozzi Group (Salerno Logistic Center e Marina d’Arechi) si è parlato della possibile intesa con Danilo Iervolino per lo sviluppo di una sinergia propositiva, che traini la zona est di Salerno. In chiusura, si è chiesto a Gallozzi se avesse immaginato di avere un incontro con Iervolino, considerando che punta a un recupero dell’Arechi e a un progetto integrato.

“Noi ci conosciamo e credo che sia un grande imprenditore. Penso che questa storia del passaggio di proprietà sia finita bene. Ora che c’è un imprenditore serio, significativo e consistente, e che quindi guarda ad uno sviluppo integrato attorno a tutto il mondo della salernitana e di Salerno, si può certamente ragionare. È nella natura delle cose: siamo entrambi imprenditori e siamo vicini, anche fisicamente. Su questo voglio fare nuovamente un ragionamento su Salerno est, partendo dalla situazione del centro. Premesso che io vivo da quelle parti, è chiaro che si tratti di una zona di gran pregio. Ma ormai è satura: ha raggiunto il suo massimo punto di sviluppo economico. Quindi, se vogliamo puntare a uno sviluppo economico locale e quindi sociale, bisogna guardare ad est. Lo pensò Bohigas trent’anni fa. Era la visione del primo De Luca ed era la visione vincente. Ci ho creduto pienamente e per questo siamo qui. Con Iervolino ci può essere un importante elemento convergente. Piccolo inciso: perché non riprendiamo il palazzetto dello sport? Sono vent’anni che sta lì e non è ancora completo. Ecco, si può procedere ad una riqualificazione sinergica, per una Salerno est di carattere residenziale ludico-sportiva. Di rimando, c’è anche un indotto commerciale. Questo è quello che andrebbe fatto.”

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Porta Ovest, Gallozzi: “Opera fondamentale ma ritardi eccessivi”

Sono passati dieci anni dall’inaugurazione dei primi posti barca a Marina d’Arechi e per l’occasione il presidente della Gallozzi Group, Agostino Gallozzi, ha voluto fare il punto della situazione su quello che è stato e quello che potrà essere.

Gallozzi parla dalla congiuntura sfavorevole degli ultimi anni, a cui il suo gruppo è riuscito a rispondere con grande efficacia. “Per il porto commerciale, tra covid, guerra, rincari energetici e lockdown dei porti, stiamo mantenendo le posizioni pre-covid. Nel porto sono state completamente le attività di riqualificazione, anche se col timing sbagliato: sono operazioni che si sarebbe dovute fare già cinque anni e col quale avremmo sfruttato il momento favorevole. In ogni caso, nel 2022 abbiamo fatto investimenti per sei milioni di euro (in macchinari) per Salerno Container Terminal, nonostante i rincari del 15-20% in appena due anni.” Tra le novità presentate da Gallozzi per quanto riguarda il porto, “c’è la realizzazione e completamento – a spese nostre – del Centro di Controllo Frontaliero: una grande struttura realizzata secondo le norme dell’UE per i controlli sanitari sulle merci destinate al consumo umano. Si tratta di una unità che ancora non c’era a Salerno e che era fondamentale per evitare il blocco dell’import. Avessimo aspettato i tempi del Pubblico, non ce l’avremmo fatta. L’obiettivo è fare controlli più efficienti, ottimizzando i tempi e la qualità dell’intervento. Poi, sempre a spese nostre, stiamo realizzando l’impianto di illuminazione della diga. Abbiamo installato anche un sistema di videosorveglianza estremamente forte a cui avrà libero accesso tutto il corpo delle forze dell’ordine, nell’ottica del contrasto ai traffici illeciti.” A una domanda riguardo le dichiarazioni dell’Antimafia, circa il porto di Salerno come crocevia di traffici criminali, Gallozzi è fermo: “Io non penso che ci siano dei “crocevia”: in ogni frontiera c’è un tentativo di far passare delle merci in forma illecita, dalle borse contraffatte fino alle sostanze stupefacenti. Vogliamo contrastare in maniera preventiva questi fenomeni: da qui, la piena collaborazione, totale, con le forze dell’ordine, a cui possono accedere alle registrazioni 24 ore su 24. È un obiettivo comune perché il traffico illecito danneggia tutti.”

Oltre alle opere in corso, il presidente di Gallozzi Group si sofferma sulle opportunità di lavoro per le donne. “Con il progetto “Women at work” ci siamo posti come obiettivo da qui a cinque anni di raggiungere la piena parità di genere nelle posizioni lavorative operative all’interno del porto. Ci auspichiamo un incremento di 100 unità lavorative femminili nel giro di pochi anni. Prima faremo una campagna pubblicitaria per rendere nota questa opportunità e poi ci metteremo all’opera con gli annunci e con relativi corsi di formazione.”

Sui progetti futuri, Gallozzi si mostra fiducioso, nonostante le critiche – non tanto velate – al settore Pubblico. “Per il 2023 abbiamo messo in preventivo un investimento di altri 10 milioni di euro, che mira a una espansione dei traffici, mi auspico sia nel Mediterraneo che con gli Stati Uniti. Ovviamente aspettiamo Porta Ovest, così come aspettiamo il Boulevard di Salerno Est. Stiamo aspettando dai tempi di Fulvio Bonavitacola quando era presidente dell’autorità portuale, parliamo del 1994. C’è un disallineamento temporale “violento” tra i tempi del pubblico e quelli dell’economia. Lo sviluppo economico è essenziale per lo sviluppo sociale. Sarebbe un’opera essenziale: le sfide di oggi si vincono sulla gestione competitiva della mobilità, di uomini e cose. L’infrastrutturazione è la base per la mobilità competitiva nell’epoca della globalizzazione.”

Gallozzi chiude con una precisazione su come la guerra abbia influenzato l’import/export, con focus sul grano. “A Salerno, sbarchiamo 250mila tonnellate di grano all’anno, che si dirigono ai silos di Casillo per poter essere utilizzati dai pastifici Amato. È tutto grano non-ucraino: proviene dal Canada e dall’Europa quindi non c’è stata una variazione di quantità, anche se ovviamente c’è stato un incremento di prezzo. I nostri traffici marittimi, anche con la Russia, sono stati molto marginali. Sono invece molto forti con la Cina, il Canada, l’Europa, gli Emirati Arabi e gli Stati Uniti. L’export prevalente è verso l’Europa Occidentale. È vero che la congiuntura, tra i rincari e blocchi, ha provocato un aumento dei costi.”

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Marina d’Arechi, trend positivo: aumento del 25% degli ormeggi e 850 posti occupati

di Alessandro Faggiano

In occasione dei dieci anni di attività di Marina d’Arechi, il presidente di Gallozzi Group nonché cavaliere del lavoro, Agostino Gallozzi, ha voluto sviscerare alcuni dati sullo “stato di salute” dell’impresa. I risultati sembrano confortanti e incoraggianti, nonostante le difficoltà legate al covid e, adesso, alla guerra in Ucraina.

Gallozzi assicura che “ogni mercoledì facciamo un punto della situazione tra gli indicatori dell’anno precedente con quello in corso. Marina d’Arechi ha fatto registrare un aumento del 25% degli ormeggi (tra maggio 2021 e maggio 2022). Quest’anno abbiamo circa 850 posti occupati: gli altri 100 sono dedicati a mega yacht e barche in transito. Preciso che ho voluto agire in questa direzione al tempo, con 1.000 posti barca, perché ci serviva una “massa critica” che ci permettesse di far fronte alle uscite, non avendo alcuna partecipazione e aiuto del pubblico.”

Il decennale di Marina d’Arechi è anche un momento propizio per raccontare della nascita e sviluppo del progetto. “Qualcuno si ricorderà che qui, 10 anni fa, non c’era assolutamente nulla. Sembrava una missione impossibile fare qualcosa del genere. Nel 2010, fummo gli unici in Campania a procedere con la realizzazione del progetto. Gli altri – approvati, che ricevettero la concessione – si tirarono indietro: i rischi erano alti. Altro elemento fondamentale: noi abbiamo un 50% di clienti dell’area salernitana, e un altro 50% invece di area non salernitana. Questo significa che attraverso il marketing & sales di Marina d’Arechi, siamo riusciti ad attrarre dall’esterno.”

Nonostante le note positive e il felice sviluppo delle attività di Gallozzi Group a Salerno, il presidente Agostino Gallozzi segnala quelle che, a sua detta, sono criticità da trattare con la massima urgenza. “Quello che è successo con Marina d’Arechi, e anche il porto commerciale, sono l’esemplificazione dei problemi del nostro Paese. Chiariamo bene: i tempi dell’economia e i tempi di reazione dell’apparato pubblico non sono più sostenibili. Questa divaricazione, ancor più in tempi di PNRR, rende il paese Italia “fuori tempo massimo”. C’eravamo abituati a crescite dello zero-virgola. Chiediamoci il perché. Questa zona di Salerno Est nasce dall’impostazione di Bohigas, del 1997. Se mettiamo gli investimenti dell’albergo Novotel, le possibilità sullo Stadio Arechi, gli edifici di recente costruzione e Marina d’Arechi, parliamo di un totale di almeno 200 milioni di investimenti privati. Dobbiamo ammagliare nuovamente la città secondo quel progetto originale di Bohigas. Finora non è successo, eppure sono dieci anni che ne parlo col Comune.” Una critica diretta non solo all’Amministrazione, ma all’apparato burocratico.

Gallozzi evidenzia che, oltre agli indicatori che mostrano lo stato di salute di Marina d’Arechi, ogni anno fa la conta di quante persone vi ci lavorano. “A maggio 2022, ci lavorano 411 persone, tra diretti e indiretti. Marina d’Arechi è tre cose: una infrastruttura all’avanguardia, fortemente innovativa anche dal punto di vista ambientale. È un villaggio nautico (port village), in cui ci saranno sempre più attività di ristorazione e intrattenimento, nonché eventi sia piccoli che grandi. Con questo sviluppiamo la piacevolezza, quel valore immateriale aggiunto che serve alla città. Infine siamo diventati un vero e proprio distretto della nautica.”

Infine, Gallozzi parla del futuro del gruppo: “attorno a Marina d’Arechi, stiamo lanciando una serie di porti turistici. Figuratevi che ci hanno chiamato dalla Grecia per il processo di privatizzazione dei loro porti. Ma devo essere sincero: un altro porto, costruito da zero qui in Italia, non lo farò più. È impossibile già solo per una questione di tempi”.

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