Il pubblico ha imparato a conoscerlo come il ragazzo con la valigia durante Sanremo Giovani. Welo, nome d’arte del salentino Manuel Mariano, non è riuscito a conquistare uno dei due posti disponibili fra le Nuove Proposte (tra cui ci saranno Angelica Bove e Nicolò Filippucci), ma ha trovato comunque un suo posto al Festival. La sua Emigratoè infatti stata selezionata per il jingle del Festival 2026: sarà una rielaborazione, in chiave sanremese, del brano con cui ha partecipato alla selezione di Sanremo Giovani spingendosi fino alla finale Sarà Sanremo. La voce e la musica dell’artista leccese saranno in tutte le case degli appassionati per tutte le cinque serate della kermesse.
Chi è Welo, salentino autore del jingle di Sanremo 2026
Welo durante le registrazioni di Sanremo Giovani 2025 (Ansa)
Al secolo Manuel Mariano, Welo è nato in Salento nel 1999 e nel tacco d’Italia ha trascorso anche la sua adolescenza e prima parte di carriera. Avvicinatosi giovanissimo al rap e alle sonorità dell’urban tanto da fondare nel 2017 il collettivo 23.7. Cinque anni dopo ha deciso tuttavia di intraprendere un percorso come solista incidendo il brano Pass e aprendo una nuova fase artistica della sua carriera. Da allora hanno fatto seguito diverse canzoni fino alla svolta nel 2023 con Malessere, traccia che lo ha consacrato come voce emergente di riferimento nel settore. Caratterizzata da temi molto vicini all’attualità, la sua musica è una cronaca sociale della sua generazione, che ogni giorno deve trovare spazio tra precarietà e voglia di riscatto.
La consacrazione è arrivata invece nel 2024 con l’uscita del primo Ep, Welo WE 23, in cui ha riaccolto il percorso degli ultimi anni. Nel disco sono presenti anche collaborazioni con Enzo Dong e Mikush. A settembre dello stesso anno un altro passo in avanti con il featuring My Boo con Guè. E nel 2025 l’approdo a Sanremo Giovani con Emigrato, intriso di spaccati di vita quotidiana: ci sono i valori tramandati dai nonni, il vino come emblema di convivialità e unione e il lavoro nero come una piaga purtroppo quotidiana.
Welo sarà comunque protagonista del Festival di Sanremo 2026, anche senza un posto in gara tra le Nuove proposte. L’artista salentino, nome d’arte di Manuel Mariano, firma infatti il jingle ufficiale della 76esima edizione: una sigla che nasce dalla rielaborazione di Emigrato, il brano con cui aveva raggiunto la finale di Sanremo Giovani. Durante la serata conclusiva del 14 dicembre, a Sarà Sanremo, Carlo Conti aveva annunciato l’idea di trasformare quel pezzo nella sigla del Festival, colpito dall’impatto emotivo e dall’identità sonora della canzone. Promessa mantenuta: dal 24 febbraio, la musica di Welo aprirà ogni serata all’Ariston. Emigrato racconta la partenza come necessità, non come aspirazione romantica. Classe 1999, originario di Lecce, Welo ha trovato in Sanremo Giovani un momento decisivo del suo percorso, riuscendo a conquistare pubblico e critica per autenticità e forza narrativa.
Kanye West ha pubblicato una lunga lettera a tutta pagina sul Wall Street Journal. Il rapper di Atlanta, anche noto come Ye, ha deciso di chiedere scusa per gli attacchi di odio razziale, le dichiarazioni pro Hitler e le invettive antisemite che ha pubblicato sui social negli ultimi anni. «Sono profondamente mortificato e mi pento per le mie azioni», ha scritto l’artista. «Mi impegno a diventare responsabile, a ricevere cure e cambiare in modo significativo. Questo non giustifica quello che ho fatto: non sono antisemita o razzista. Amo il popolo ebraico». West ha raccontato anche di aver «perso contatto con la realtà» attribuendo la colpa del suo comportamento a un disturbo bipolare scaturito da un incidente d’auto in cui fu coinvolto 25 anni fa.
La lettera di Kanye West alias Ye sul Wall Street Journal inizia raccontando un incidente automobilistico in cui fu coinvolto nei primi Anni 2000, poco prima di diventare una stella della musica, in cui si ruppe la mandibola e riportò «lesioni al lobo frontale destro del cervello». L’artista ha affermato di non aver ricevuto una corretta diagnosi per più di due decenni. «All’epoca, l’attenzione si concentrò su quanto visibile: la frattura, il gonfiore e il trauma immediato», ha spiegato West. «La lesione più profonda, quella all’interno del cranio, è passata inosservata. La diagnosi è stata effettuata solo nel 2023: quella svista medica ha causato gravi danni alla mia salute mentale e ha portato alla diagnosi di disturbo bipolare di tipo 1». Una diagnosi che lui stesso ha detto di non aver accettato fino allo scorso anno, salvo tornare ora sui suoi passi.
Ye AKA Kanye West apologizes for his anti-Semitic behavior during 2025 manic episode in new letter. pic.twitter.com/dGq4h6wfVK
«Una volta che ti etichettano come “pazzo”, ti senti come se non potessi dare alcun contributo significativo al mondo. È facile per le persone scherzare e riderci sopra, quando in realtà si tratta di una malattia debilitante molto grave di cui si può morire», ha proseguito Kanye West. «Ho perso il contatto con la realtà. Ho detto e fatto cose di cui mi pento profondamente. Alcune delle persone che amo di più le ho trattate peggio». Poi ha affrontato il tema dell’antisemitismo: «In quello stato, gravitavo verso il simbolo più distruttivo che riuscissi a trovare, la svastica, e vendevo persino magliette. Uno degli aspetti difficili del disturbo sono i momenti di disconnessione che hanno portato a scarsa capacità di giudizio e comportamenti sconsiderati. All’inizio del 2025, sono caduto in un episodio maniacale durato quattro mesi, caratterizzato da comportamenti psicotici, paranoici e impulsivi che mi hanno distrutto la vita».
L’aiuto sui forum di Reddit: «Ho capito di non essere solo»
Nella sua lunga lettera, dopo aver chiesto perdono anche alla «comunità nera», a lui sempre vicina ma da lui sempre delusa, Kanye West ha raccontato di aver ritrovato la luce grazie ad altre persone che soffrono del suo stesso disturbo. «Ho trovato conforto nei forum di Reddit: ho letto le storie di chi ha descritto stati simili e ho capito di non essere solo», ha proseguito il rapper. «Mentre trovo il mio nuovo centro attraverso un efficace regime di farmaci, terapia, esercizio fisico e vita sana, sto riversando la mia energia in un’arte positiva e significativa: musica, abbigliamento, design e altre nuove idee per aiutare il mondo. Non chiedo compassione, anche se aspiro al vostro perdono. Vi scrivo semplicemente per chiedervi pazienza e comprensione mentre torno a casa».
Le prime classifiche FIMI di gennaio mostrano un dettaglio che nessun comunicato stampa evidenzia. Tra tutti i Big in garaal prossimo Festival di Sanremo (24-28 febbraio), solo Luchè compare sia nella top 100 album che nella top 100 singoli. Potere (il giorno dopo), riedizione del suo quarto disco solista pubblicato nel 2019, rientra in classifica dopo sette anni. Il mio lato peggiore, già in top 3 lo scorso maggio, torna otto mesi dopo l’uscita, sostenuto anche dai featuring che hanno riscritto le coordinate dell’urban italiano: Guè (presente in entrambi), Geolier e Marracash. Tra i singoli, Nessuna, co-scritta con Davide Petrella, golden touch dietro i successi di Cremonini, Fedez e altri (e penna anche di Labirinto, brano con cui il rapper partenopeo debutterà all’Ariston), resta tra i più ascoltati e scaricati.
Il fiuto di Luché per il talento di Emanuele-Geolier
Non è curiosità da nota a piè di pagina. Luca Imprudente, così all’anagrafe, arriva all’Ariston senza la spinta forzata dell’inedito. Ma come si spiega questa rimonta? E a chi deve la sua posizione atipica in una delle edizioni più magre di grandi nomi come il Conti V? Per capirlo serve riavvolgere il nastro. Nel 2018, anno di Potere, fu proprio lui a mostrare la strada a un allora esordiente Emanuele Palumbo del rione Gescal, mettendolo sotto contratto per BFM, etichetta che avrebbe pubblicato il disco di debutto, Emanuele, con dentro il loro primo feat, Yacht. Un passaggio di testimone non ancora scritto, ma già segnato. Luchè, co-fondatore dei Co’Sang, che con Antonio Riccardi-Ntò ha dato voce alle periferie napoletane quando erano solo Gomorra, riconosce prima di altri il talento di Geolier. E lui restituisce il favore, anche oltre le aspettative, fino al 2024, anno del Sanremo perso-ma-vinto.
Geolier in concerto (Ansa).
La spinta del “fratello più piccolo” mette in discussione ogni pronostico
Il rapper di P Secondigliano, già artista più venduto del 2023 con i due volumi di Il coraggio dei bambini, nella serata delle cover coinvolge anche l’amico e “maestro”. La performance diventa un caso nazionale: contestata da platea e sala stampa, vince la manche grazie al televoto, e porta il rap-melodico al centro della scena televisiva.
Geolier, Guè, Luchè e Gigi D’Alessio vincono la serata delle cover a Sanremo 2024 (Ansa).
Dodici mesi più tardi il cerchio si chiude: dentro Il mio lato peggiore, ultimo disco del veterano di Marianella, c’è Ginevra, hit divisa con il golden boy del rione Gescal, ormai re della scena, che nel frattempo ha battuto ogni record con il nuovo disco, Tutto è possibile. In questo quadro, Luchè, sospinto anche dall’onda lunga del “fratello più piccolo”, porta al Festival numeri che rimettono in discussione ogni pronostico.
Nel 2025 i principali artisti mondiali hanno guadagnato complessivamente 1,9 miliardi di dollari, con guadagni individuali medi di 52 milioni. Tra i protagonisti dell’anno della classifica di Forbes spicca The Weeknd, che ha chiuso l’anno con circa 298 milioni di dollari grazie a un tour da record, l’uscita dell’album Hurry Up Tomorrow e la vendita parziale del suo catalogo musicale a Lyric Capital, operazione valutata un miliardo di dollari. Anche Taylor Swift ha dominato la scena musicale, con guadagni pari a 202 milioni di dollari grazie all’album The Life of a Showgirl, al documentario su Disney+ e al riacquisto dei diritti dei suoi primi sei album. Tra gli artisti che hanno superato i 100 milioni ci sono Beyoncé (148 milioni), Kendrick Lamar (109 milioni), Coldplay (105 milioni) e Shakira (105 milioni). La classifica, che raccoglie i dati di tour, streaming, vendite di album e cataloghi musicali, include otto donne e 17 uomini.
I 25 cantanti più pagati del 2025
Taylor Swift sul red carpet dei Grammy 2025 (Ansa).
I Bluvertigo annunciano una reunion della formazione originale. La storica band lombarda capitanata da Morgan e Andy, al secolo Marco Castoldi e Andrea Fumagalli, si esibirà il 14 aprile per un unico concerto all’Alcatraz di Milano. «Non è nostalgia, è il nucleo originario che torna a vibrare», si legge in un post sui social. «La formazione che ha dato inizio a tutto, sul palco, nel presente. Una sola notte. Solo tensione, visione, suono». I biglietti sono già disponibili online su Vivaticket al prezzo di 46 euro più prevendita. Il ritorno dei Bluvertigo, come precisa un comunicato stampa, non guarda al passato come un archivio, quanto piuttosto come una base da cui ripartire, «un nuovo modo di rimettere in movimento ciò che non ha mai smesso di vibrare». Il concerto di Milano porta come sottotitolo «Essere umani». La spiegazione in un virgolettato: «Un essere umano è una linea di luce in mezzo al rumore».
Gli ultimi anni dei Bluvertigo dopo lo scioglimento del 2017
Formatasi all’inizio degli Anni 90, la band si erasciolta nel 2017, un anno dopo la seconda partecipazione al Festival di Sanremo. Quattro anni dopo Morgan, con conferme anche da altri componenti, aveva annunciato un nuovo disco, tanto che nel settembre di quello stesso anno il gruppo si esibì all’Arena di Verona per un tributo a Franco Battiato. Tenendo nel 2022 alcuni live. A distanza di pochi mesi, tuttavia, la reunion era naufragata assieme allo stesso progetto dell’album. Ora una nuova ripartenza con un concerto-evento, che tuttavia lascia presagire qualcosa di più.
Al Bano torna nuovamente ad attaccare il Festival di Sanremo e il direttore artistico Carlo Conti dopo l’esclusione dall’edizione 2025. Il cantautore pugliese ne ha parlato in un’intervista al Corriere della Sera, in cui ha spiegato di non voler più tornare sul palco dell’Ariston. «Nel 2017 avevo una canzone meravigliosa, ma mi cacciarono la prima sera. Ora basta, non propongo più niente. Carlo Conti? Da lui ho ricevuto solo scorrettezze, pazienza: la rabbia non fa bene. Non abbiamo un buon rapporto. Io sono un re della musica italiana, non mi mischio con dei semplici Conti». Giorni prima, parlando in diretta al programma Un giorno da Pecora, aveva già affrontato la questione: «Ero abituato a Pippo Baudo, un signore e un fratello. Amadeus e Conti mi hanno dimostrato che il mondo è cambiato. Sul Festival ho messo una croce».
Al Bano Carrisi (Imagoeconomica).
Al Bano e le critiche a Romina: «Le stroncature a Felicità? Meglio se sto zitto»
Parlando con il Corriere, Al Bano ha anche avuto modo di parlare della sua carriera, concentrandosi sui brani emblematici. «Felicità? Appena l’ho ascoltata ho chiamato il discografico dicendogli che avrebbe venduto almeno un milione di copie. Siamo arrivati a 20, è un inno». Eppure Romina Power, che con l’artista di Cellino ha inciso il brano, l’ha stroncata definendola «banale» tanto da non volerla nemmeno cantare. «Meglio se sto zitto», ha puntualizzato Al Bano. «È come sputare nel piatto in cui mangi. Ci ha guadagnato bei soldi, grazie a me. Avercene canzoni così, è tutto meno che banale».
Al Bano e Romina ospiti a Sanremo nel 2020 (Ansa)
L’aneddoto con Claudio Villa a Sanremo 1982
Al brano Felicità, cantato sul palco dell’Ariston nel 1982, si lega anche un aneddoto di Al Bano riguardante Claudio Villa, quell’anno alla sua prima partecipazione al Festival di Sanremo dal 1970. «Portò una canzone bruttissima, pur di esserci: un peccato», ha raccontato l’artista. «Lo dissi a un giornale e lui si infuriò. Io però ero un suo fan, mi dispiaceva per lui». I due hanno infatti condiviso diversi momenti di amicizia. «Nel 1974 giravamo sul treno con il Cantaeuropa. Lui ogni mattina correva su e giù per il corridoio del vagone in mutande e maglietta. Durante una sosta alla stazione di Ginevra, mi sfidò: “Vediamo chi arriva primo. Sei pronto a perdere?”. Solo che io ero velocissimo. Claudio inciampò e cadde. “T acci tua, proprio adesso che nun ce sta manco un fotografo!».
Oggi 19 gennaio compie 80 anni una vera e propria leggenda vivente della musica internazionale. È il compleanno infatti di Dolly Parton, classe 1946 e incontrastata regina del country americano con più di 40 album all’attivo e centinaia di successi pubblicati in sei decenni di carriera. Per festeggiare in anticipo, la diva ha rilasciato online da qualche giorno Light of a Clear Blue Morning, una versione della sua hit del 1977 con la collaborazione di Lainey Wilson, Reba McEntire, Queen Latifah e della sua figlioccia Miley Cyrus. «Mentre festeggio il mio 80esimo compleanno, questa nuova versione è il mio modo di usare ciò di cui sono stata benedetta per far brillare un po’ di luce, condividendola con alcune donne davvero incredibili», ha spiegato in una nota. Il ricavato sarà devoluto interamente in beneficenza per la ricerca sul cancro pediatrico.
Dolly Parton: quella volta che disse no a Elvis Presley
La regina del country Dolly Parton (Instagram).
Icona della musica mondiale, Dolly Parton è passata alla storia quando, ancora giovanissima, disse di no persino al re del rock Elvis. Nei primi Anni 70, dopo aver già iniziato a costruire il suo status di regina del country, incise due brani che avrebbero cambiato per sempre la sua carriera, ossia la hit celebre Jolene e I Will Always Love You, dedicata alla sua rottura con Porter Wagoner, cantante con cui aveva mosso i primi passi nella musica. Quando arrivò alle orecchie di Presley, quest’ultimo la apprezzò talmente tanto da volerne incidere una cover.
Durante la trattativa, però, il colonnello Tom Parker – manager di Elvis – pretese la metà dei diritti. Al che Parton, come raccontato nel libro Una forza della natura di Sarah Smarsh, bloccò tutto: «Dissi che la canzone aveva già avuto successo: era tutto ciò che avrei lasciato alla mia famiglia». E così, dopo un «mi dispiace molto» e molte lacrime versate nella notte, la cover andò in fumo. La traccia avrebbe ottenuto tuttavia il successo internazionale proprio con una cover, realizzata nel 1992 dall’indimenticabile Whitney Houston come tema portante del film Guardia del corpo.
Le canzoni più famose della sua carriera
La regina del country Dolly Parton (Ansa).
Jolene, di cui una Dolly Parton ormai ultrasettantenne ha inciso una bella cover con i Maneskin, è solo uno dei tanti successi indimenticabili della regina del country. Celebre, oltre a Light of a Clear Blue Morning e I Will Always Love You, è anche 9 To 5, inno che racconta la continuità lavorativa e denuncia le disparità di genere, presente nella colonna sonora di Dalle 9 alle 5… orario continuato, film di Colin Higgins in cui Parton ha recitato al fianco di Jane Fonda, Lily Tomlin e Dabney Coleman interpretando l’ingenua segretaria Doralee tanto da venir candidata ai Golden Globes del 1981. Tra i grandi successi dell’artista si ricordano anche Cost of Many Colors, There Was Jesus e Rockin’ Years, oltre a Powerful Women, Here You Come Again e Islands in the Stream.
Capolavori che hanno spinto il governatore del Tennessee – è nata a Pittman Center, nella contea di Sevier – a decretare il 19 gennaio Dolly Parton Day. «La sua vita e la sua carriera sono intrecciate con la musica, la cultura e la ricca storia del Tennessee», ha affermato Bill Lee. «Il suo talento e la sua generosità hanno avuto un impatto duraturo sul mondo ed è giusto che onoriamo il suo 80esimo compleanno celebrando la sua straordinaria eredità e la sua dedizione allo Stato». Appassionata filantropa, nel corso della sua carriera ha fatto molto per favorire l’alfabetizzazione e sostenere con ogni mezzo l’istruzione dei bambini. Proprio per la sua beneficenza, nel 2025 è stata insignita del Jean Hersholt Humanitarian Award, Oscar umanitario alla carriera.
La parentela con Miley Cyrus, di cui è anche madrina
«Stare con Miley (Cyrus, ndr.) è come stare in famiglia», ha più volte detto Dolly Parton della star di Hannah Montana, di cui è madrina. Non a caso, analizzando il loro albero genealogico, le due artiste hanno scoperto di essere veramente parenti, seppur alla lontana. Ad unirle un antenato comune del XVIII secolo di nome John Brickey, vissuto attorno al 1740 e che lasciò la Virginia con la sua famiglia per andare a vivere nella contea di Blount, nel Tennessee. Le due hanno collaborato diverse volte, duettando sulle note diWreaking Ball, I Will Always Love You, I Love Rock and Rolle, recentemente, Light of a Clear Blue Morning.
Lutto nel mondo della musica italiana: Tony Dallara è morto all’età di 89 anni. Il cantante di Come Prima e Romantica ha vinto Sanremo nel 1960 in coppia con Renato Rascel. Tra gli altri successi entrati nella storia della canzone italiana ci sono brani come Ti dirò o Bambina, bambina, che lo hanno lanciato a fine anni ’50. È stato uno dei primi “urlatori”. Nato a Campobasso il 30 giugno 1936, Dallara, pseudonimo di Antonio Lardera, è cresciuto a Milano dove la famiglia si è trasferita quando era ancora bambino.
L’Alta Corte di Londra ha iniziato a esaminare, durante un’udienza preliminare, la causa intentata dal chitarrista Andy Summers e dal batterista dei PoliceStewart Copeland contro il frontman Sting. Lo scorso settembre, i due musicisti avevano infatti accusato il cantautore britannico di non aver pagato adeguatamente le royalties per lo streaming di brani iconici come Roxanne o Every Breath You Take. Secondo alcuni documenti visionati dalla Bbc, l’artista avrebbe riconosciuto ai due 595 mila sterline, poco meno di 700 mila euro. I legali di Copeland e Summers dicono che il pagamento è stato effettuato di recente, ma che la cifra dovuta dovrebbe essere decisamente più alta e comunque non inferiore a 8 milioni di sterline (più di 9 milioni di euro). Nessun membro della band britannica era presente in aula, anche perché non è ancora iniziato il vero processo.
Sting e Andy Summers sul palco con i Police (Ansa).
La faida legale tra i Police: le accuse di Summers e Copeland contro Sting
La guerra legale tra i membri dei Police riguarda un accordo vecchio di quasi 50 anni. Stando infatti ad accordi dapprima verbali nel 1977 e poi messi nero su bianco quattro anni dopo, prima di essere confermati solamente nel 1997, ogni membro della band, in qualità di arrangiatore, doveva ricevere il 15 per cento delle royalties per brani scritti dai compagni. Sting, frontman nonché cantante e anche bassista del complesso, è anche autore principale di tutti i grandi successi, da Roxannea Message in A Bottle, senza dimenticare Every Breath You Take, ed era quindi destinatario della quota maggiore. Impossibile tuttavia non riconoscere i contributi, spesso cruciali, dei musicisti, come nel caso degli arpeggi di chitarra che Summers ha composto perEvery Breath You Take, la hit più famosa.
Dove nasce quindi la controversia? Al centro c’è il cambiamento radicale dell’industria discografica dai tempi dei Police ai giorni nostri. Gli accordi di cui sopra, più volte rinegoziati, non prevedevano gli introiti derivanti dalle piattaforme streaming come Spotify e Apple Music, in quanto all’epoca non erano ancora state ideate. I rappresentanti di Sting affermano che tali royalties dovrebbero essere escluse in quanto assimilabili a «performance pubbliche» e non alla «produzione di dischi» e alla loro vendita, cui esplicitamente farebbe fede l’accordo. La vicenda è quindi ben lontana dall’essere finita: giovedì 15 gennaio sono in programma altre udienze e si dovrebbe conoscere la data di inizio del processo. Nel 2022, intanto, Sting ha venduto i diritti del repertorio solista e di quello composto per i Police a Universal Music Group per circa 200 milioni di dollari.
Laura Pausini sarà la grande protagonista di inizio 2026. L’artista di Faenza si esibirà alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina il 6 febbraio, prima di debuttare sul palco dell’Ariston di Sanremo nelle vesti di co-conduttrice. La voce di La solitudine, con cui vinse il Festival nel 1993, sarà al fianco di Carlo Conti in tutte le cinque serate della manifestazione, dal 24 al 28 febbraio. Probabile anche qualche performance musicale con alcune delle canzoni più celebri della sua carriera oltre che con qualche estratto dal suo Io canto 2, nuovo album di cover. In tal caso, sul palco con lei potrebbe esserci il marito Paolo Carta, musicista della sua band che la accompagna dal lontano 2005. Ecco chi è il partner di Laura Pausini.
Chi è Paolo Carta, marito di Laura Pausini
Laura Pausini assieme a Paolo Carta (da Instagram).
Classe 1964, Paolo Romano Carta è un musicista e produttore discografico. Dopo aver completato gli studi in chitarra classica, ha iniziato la carriera nel 1986-87 con il Banco del Mutuo Soccorso, fra gli esempi più rappresentativi del rock progressivo italiano con la PFM e Le Orme. L’anno successivo ha collaborato con Adriano Celentano per l’incisione del disco Il re degli ignoranti prima di partire in tour con il Molleggiato. Nel decennio seguente, Paolo Carta ha collaborato con grandi celebrità della musica internazionale come Whitney Houston, Lionel Richie e Gloria Gaynor oltre con alcune tra le voci più importanti della scena italiana come Eros Ramazzotti, Gianni Morandi e Riccardo Cocciante.
Nel 2005, dopo aver pubblicato già due album da solista e aver preso parte al Festival di Sanremo – fu tra le Nuove Proposte nel 1997 con Non si può dire mai… mai – l’incontro con Laura Pausini. I due hanno il loro sodalizio durante il tour mondiale della cantante e non si sono più lasciati. All’epoca, Paolo Carta era sposato con Rebecca Galli, da cui si sarebbe separato nel 2006 e avrebbe divorziato nel 2012 e dalla quale aveva avuto tre figli. «Non pensavo che avrei mai frequentato un uomo che era già stato sposato», ha raccontato Laura Pausini a Verissimo nel 2013. «Era fuori dalle mie convinzioni. Paolo l’ho preso con i suoi tre figli, allora avevano 12, 11 e tre anni: mai pensato di sostituirmi alla mamma, ma non volevo che questa storia potesse, anche minimamente, procurare danni a loro».
La nascita della figlia Paola e il matrimonio nel 2023
Laura Pausini assieme a Paolo Carta (da Instagram).
Il 22 marzo 2023 Laura Pausini e Paolo Carta si sono sposati, in gran segreto e dopo 18 anni assieme. «Abbiamo detto sì», postò all’epoca l’artista romagnola. Dieci anni prima la coppia aveva dato alla luce la prima figlia, Paola. Dettagli intimi della loro vita sono disponibili in Laura Pausini – Piacere di conoscerti, documentario del 2022 scritto e diretto da Ivan Cotroneo con la collaborazione di Monica Rametta e della stessa artista, disponibile per tutti gli abbonati Amazon Prime Video. La narrazione esplora la sfera personale e la carriera della cantante italiana, prendendo avvio da una domanda: cosa sarebbe successo senza il trionfo al Festival di Sanremo 1993?
Bruno Mars è tornato. L’artista e produttore statunitense ha annunciato l’uscita del nuovo album, The Romantic, primo progetto da solista da 24K Magic del 2016. Uscirà il 27 febbraio, anticipato il 9 gennaio da un singolo tratto dal disco. Non solo, perché il cantante di Honolulu – al secolo Peter Gene Hernandez – ha anche annunciato un tour mondiale con un’unica tappa in Italia. Si esibirà allo stadio San Siro di Milano il prossimo 14 luglio nel suo primo concerto in Italia dal 2017: l’ultimo passaggio nel nostro Paese risale al 24K Magic World Tour che lo portò sui palchi di Bologna e Milano.
Il nuovo tour di Bruno Mars, il primo da headliner negli ultimi 10 anni, scatterà il 10 aprile negli Usa per un live all’Allegiant Stadium di Las Vegas, il primo di circa 40 date in giro per il mondo. Con lui, sul palco di San Siro ci saranno Anderson .Paak, rapper, produttore e batterista statunitense con cui ha fondato il superduo Silk Sonic, e Victoria Monét, 36enne di Atlanta da tre Grammy Awards su 10 nomination in carriera tra cui Best New Artist nel 2024 con il disco Jaguar II. Per quanto riguarda i biglietti del concerto, mercoledì 14 gennaio si potrà accedere a una prevendita registrandosi sul sito ufficiale di Bruno Mars entro le 19 di lunedì 12. La registrazione non garantisce un biglietto, ma solo l’ingresso in una lista di accesso anticipato per acquistare il tagliando prima dell’apertura al pubblico. La vendita generale scatterà il 15 gennaio alle ore 12 su tutte le principali piattaforme.
Bruno Mars in concerto nel 2018 (Ansa).
I duetti con Lady Gaga e Rosé e gli ultimi successi
Salito alla ribalta con il disco d’esordio Doo-Wops & Hooligans del 2010 (ad oggi l’album di un artista solista maschile con la permanenza più lunga nella Billboard 200, oltre 345 settimane), ha portato nove singoli al primo posto della Billboard Hot 100: celebri, per citarne alcuni, Just the Way You Are, Uptown Funk (con Mark Ronson), Locked Out of Heaven e The Lazy Song. Nel gennaio 2025 è anche divenuto il primo al mondo a superare 150 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, traguardo cui hanno fatto seguito due featuring che hanno dominato le classifiche. Con Lady Gaga ha inciso Die with a Smile, pluripremiata ai Grammy Awards, mentre assieme a Rosé delle Blackpink ha duettato sulle note di APT, tormentone travolgente incoronato da Apple Music come la canzone più ascoltata in streaming nel 2025.
È morto a 65 anni Shane MacGowan, cantante e autore della maggior parte dei brani del gruppo folk-punk dei Pogues. Di origine irlandese, divenne celebre negli Anni 80, oltre che per la sua musica, per lo stile di vita sregolato, in particolare per l’abuso di alcol, ma anche di eroina. Il suo brano più famoso è Fairytale of New York, cantata insieme a Kirsty McColl, considerata una delle canzoni natalizie più belle di sempre.
Il movimento punk e la fondazione dei Pogues
Nato nel giorno di Natale del 1957 in Inghilterra, visse in una fattoria in Irlanda (Paese di origine dei genitori) fino all’età di sei anni, quando la famiglia si trasferì a Londra. Parte del movimento punk, nella seconda metà degli Anni 70 aveva fondato il suo primo gruppo, i The Nipple Erectors, che si fecero conoscere a Londra come gruppo di supporto dei Clash e dei Jam. Nel 1981 conobbe Spider Stacy e Jem Finer, con cui l’anno successivo formò i Pogues (inizialmente Pogue Mahone, storpiatura dell’espressione gaelica póg mo thóin, ovvero “baciami il sedere”).
Shane MacGowan nel 1976 (Getty Images).
L’allontanamento dai Pogues nel 1991 e poi il rientro
Il gruppo, che come disse una volta lo stesso MacGowan ha sempre proposto «musica irlandese per un giovane pubblico rock», con strumenti propri del primo genere, come flauto, banjo, mandolino, fiddle e fisarmonica, insieme con percussioni e strumenti a corda più moderni, debuttò nel 1984 con l’album Red roses for me. Rimase nei Pogues fino 1991, quando fu allontanato a causa delle sue dipendenze e dei continui ritardi a prove e concerti: cinque i dischi incisi con il gruppo folk-punk. Dopo alcune collaborazioni, nel 1992 aveva formato i Popes, poi lasciati per rientrare nei Pogues che, dopo lo scioglimento nel 1996, avevano ripreso l’attività nel 2001.
Nel corso dei decenni, le dipendenze ne avevano fortemente minato il fisico. Nel 2006, dopo una notte di bevute in Irlanda, si fermò per urinare, inciampò e cadde contro un muro, distruggendo i pochi denti rimasti. E a causa dell’eroina fu persino arrestato: a farlo incarcerare, per cercare di aiutarlo, fu la collega e amica Sinéad O’Connor. Costretto su una sedie a rotelle da una caduta del 2015 da cui non si era ripreso, nel dicembre 2022 MacGowan era stato ricoverato in ospedale per un’encefalite virale e nel corso del 2023 aveva trascorso diversi mesi in terapia intensiva. Ad annunciarne la scomparsa è stata la moglie Victoria Mary Clarke, che ha pubblicato un post sulla sua pagina Instagram a corredo di una sua foto in bianco e nero, con in mano un bicchiere e una sigaretta. La storia del cantante è stata raccontata nel documentario del 2020 Crock of Gold – A Few Rounds with Shane MacGowan, prodotto da Johnny Depp.
Sfera Ebbasta è ancora una volta l’artista più ascoltato in Italia. Il trapper ha infatti vinto per il terzo anno consecutivo la classifica di Spotify Wrapped, che decreta i mattatori della musica in streaming. Il suo X2VR, disco di platino a una settimana dall’uscita, domina anche fra gli album Fimi GfK, tanto da monopolizzare le prime 12 posizioni della chart dei singoli. Un’egemonia culturale che sottolinea lo strapotere dell’urban nel nostro Paese. Al secondo posto c’è infatti il napoletano Geolier, seguito sul gradino più basso del podio da Lazza. In Top5 anche Shiva e Guè. Solo italiani nelle prime 10 posizioni. In classifica seguono infatti Tedua, Marracash, Pinguini Tattici Nucleari (unica eccezione alla scena rap), Capo Plaza e thaSup. Sfera Ebbasta ha intanto annunciato una seconda data allo Stadio San Siro per il 25 giugno, dopo il sold out della prima.
Spotify Wrapped 2023, in Italia fra le donne Anna batte anche Taylor Swift
Grazie al programma globale Equal, Spotify promuove la parità di genere ed esalta il ricco contributo delle donne nel mondo della musica. Pensato per dare visibilità alle artiste e compositrici, crea delle playlist e delle classifiche specifiche del genere femminile. In Italia, come testimonia il Wrapped 2023, la rapper di La Spezia Anna ha battuto persino Taylor Swift, raggiungendo la vetta anche grazie all’ultima hit Vetri neri. Al terzo posto c’è Madame, mentre si sono accontentate solo di quarto e quinto posto Annalisa, fra le più in voga soprattutto in estate, ed Elodie, impegnata nel suo tour nei palazzetti. Al sesto posto si è invece piazzata Rose Villain, capace di mettersi alle spalle colossi internazionali come Shakira e Rosalia. Chiudono la Top 10 infine Lana del Rey e Rihanna.
Lo Spotify Wrapped consente anche di scoprire i nomi degli artisti italiani più ascoltati all’estero. Qui, senza grosse sorprese, in cima alla classifica ci sono i Maneskin, che stanno infiammando stadi e club di tutto il mondo. Alle loro spalle i Meduza, trio di produttori musicali che ha collaborato con diversi cantanti della scena house internazionale. Sul podio anche Ludovico Einaudi, che si è aggiudicato la medaglia di bronzo. Seguono Gabry Ponte, Antonio Vivaldi e Laura Pausini, di recente insignita del titolo di Persona dell’anno ai Latin Grammy Awards. In Top 10 anche Eros Ramazzotti, Gigi D’Agostino, Andrea Bocelli e il rapper Baby Gang. Quanto ai singoli, come per Apple Music l’ha spuntata Cenere di Lazza davanti a Gelosa, featuring di Finesse con Guè, Sfera e lo stesso Lazza. Al terzo posto Vetri neri di Anna.
Taylor Swift regina mondiale con oltre 26 miliardi di stream
Grazie a Midnights e alle ripubblicazioni di Speak Now e 1989, Taylor Swift ha dominato il mercato della musica in streaming. Lo Spotify Wrapped 2023 ha certificato circa 26,1 miliardi di ascolti sulla piattaforma, stracciando ogni concorrenza. Battuto anche Morgan Wallen, l’artista country che l’aveva battuta in alcune categorie dei Billboard Music Awards. Nella classifica globale la popstar di West Reading ha superato Bad Bunny e The Weeknd, rispettivamente sul secondo e terzo gradino del podio. Quarto posto per Drake, che ha battuto Peso Pluma e Feid. Seguono Travis Scott, in auge grazie all’album Utopia presentato in Italia al Circo Massimo, davanti a SZA, Karol G e Lana del Rey.
Pur essendo la star di Spotify Wrapped 2023, Taylor Swift non può vantare né la canzone né l’album con il maggior numero di stream globali. Fra i singoli ha primeggiato Miley Cyrus con la sua Flowers, seguita da Kill Bill di SZA e As It Was di Harry Styles. Solo sesta Cruel Summer della popstar della Pennsylvania, che si è arresa anche a Seven di Latto e Jung Kook e Ella Baila Sola dei messicani Eslabon Armado. La star dell’Eras Tour può però vantare due brani in Top 10, dato che al decimo posto c’è Anti-Hero. Fra i dischi invece il suo Midnights è secondo, alle spalle di Un verano sin ti di Bad Bunny.
Ceneredi Lazza è il brano più ascoltato su Apple Music nel 2023. La canzone, che gli è valso il secondo posto al Festival di Sanremo, ha conquistato la vetta del podio nel nostro Paese sulla piattaforma streaming. «È stato un anno che difficilmente dimenticherò», ha dichiarato l’artista a Billboard Italia. «Ringrazio tutte le persone che sostengono la mia musica e che hanno reso la canzone la più streammata di Apple». Al secondo posto c’è invece Quevedo: Bzrp Music Sessions, Vol. 52dei produttori che hanno lavorato anche con Shakira. Sul gradino più basso del podio invece Gelosa, collaborazione di Finesse, Shiva, Guè Pequeno e Sfera Ebbasta. In Top 10 tanti brani del Festival di Sanremo e tracce del rap italiano.
Apple Music, la Top 10 delle canzoni più ascoltate in Italia e nel mondo
Ai piedi del podio italiano di Apple Music si è invece piazzato il brano vincitore all’Ariston Due vite di Marco Mengoni. Dalla rassegna della canzone italiana arrivano poi Supereroi di Mr. Rain al quinto posto e Tango di Tananai, che si è piazzato settimo. Nel mezzo Vetri neri, la nuova hit di Anna con la collaborazione di Capo Plaza e Ava. Geolier è l’unico artista ad avere due brani nelle prime 10 posizioni con Chiagne, un featuring con Lazza e Takagi & Ketra, e X Caso incisa con Sfera, rispettivamente all’ottavo e nono posto. Solamente decima Mon Amour di Annalisa, quattro volte Disco di platino.
Quanto alla Top 10 mondiale di Apple Music, sorprendentemente non domina Taylor Swift. Pur avendo ottenuto il riconoscimento di artista dell’anno della piattaforma, consolidando il recente successo anche ai Billboard Music Awards, la popstar di West Reading si è dovuta accontentare del sesto posto grazie alla sua Anti-Hero dall’album Midnights. In vetta c’è invece Morgan Wallen, cantautore country e rivelazione del 2023, con la sua Last Night. Medaglia d’argento per Flowers di Miley Cyrus, mentre sul gradino più basso del podio si è piazzata SZA con Kill Bill. Quarto posto per Drake e 21 Savage con la loro Rich Flex davanti a Snooze, secondo brano della rapper SZA in classifica. Dopo Taylor Swift invece spazio al J-Pop degli Yoasobi con Idol e a Chris Brown con Under the Influence. Completano la Top 10 Metro Boomin, The Weeknd e 21 Savage con Creepin’ e Official Hige Dandism con Subtitle.
La classifica di Shazam, i Bzrp battono i The Kolors
Oltre alla classifica di Apple Music, è disponibile anche la Top 10 di Shazam con i brani più ricercati del 2023 in Italia. In vetta c’è Quevedo: Bzrp Music Sessions, Vol.52, seguito dal tormentone estivo Italodisco dei The Kolors. Terza piazza per Flowers di Miley Cyrus. Solo ottavi i Maneskin con The Loneliest, davanti al duo Mina e Blanco con Un briciolo di allegria. L’artista più shazammato del 2023 è invece Sfera Ebbasta. A livello mondiale, la classifica è dominata da Rema con la sua Calm Down. Sul podio anche Bloody Mary di Lady Gaga, brano del 2011, divenuto virale su TikTok assieme alla serie Netflix Mercoledì.
È uscita Oral, canzone che vede Björk duettare con una delle popstar più interessanti del momento, Rosalia. Una canzone di cui si è parlato parecchio, perché le due artiste sono quanto di più distante si possa oggi immaginare sul fronte musicale, perché si diceva sarebbe stata una canzone ambientalista, in perfetta sintonia con una china che la carriera dell’artista islandese ha preso da tempo, e perché, soprattutto, da tempo Björk è lontana dall’hype mainstream. L’idea di capire su che terreno lei e Rosalia si sarebbero incontrate dunque sembrava davvero potente. Ad aggiungere un po’ di sfiziose spezie al tutto le dichiarazioni rilasciate poco prima dell’uscita del singolo da parte della stessa Björk, che ha raccontato come la canzone fosse in realtà da lungo tempo dentro i suoi metaforici cassetti, lì tenuta non perché non ancora portata a termine, ma perché considerata troppo pop per i suoi nuovi standard. Oral ora è uscita e alcune sono le notazioni necessarie da fare, prima di passare a indicare il motivo per cui, oggi come oggi, è Rosalia il nome che sorregge questa strampalata coppia di artiste, oltre che uno di quelli su cui puntare se siete tra quanti amano scommettere su chi sia destinato a scrivere il proprio nome nel grande libro della musica leggera.
L’operazione salmoni che ha spinto Björk a collaborare con Rosalia
Dunque, Oral non è una canzone pop. Lo è forse se si parte dall’idea di pop che negli ultimi anni sembra avere Björk. In realtà è un po’ come la famosa battuta di Bisio che chiamava Dio Guido, per tutti gli altri Dio continua a essere Dio o nessuno, e Guido un nome proprio di persona. Oral è una canzone sofisticata, che parte praticamente poggiando solo sulla voce, eterea, di Björk, poi su una musica decisamente ambient. Non è dunque una canzone pop. E tale non la rende nemmeno la presenza di un fenomeno pop come Rosalia, insieme a Dua Lipa la più forte artista europea al momento. Oral non è neanche una canzone ambientalista. È ambientalista l’operazione, ci fanno sapere entrambe le artiste, perché i proventi dei diritti e le vendite del brano andranno interamente a un fondo atto a permettere agli abitanti del fiordo di Seyðisförður, sulla costa orientale dell’isola scandinava che ha dato i natali all’artista, di coprire le spese legali per una class action contro le industrie della lavorazione dei salmoni che vorrebbero a breve aprire un allevamento in zona. A colpire Björk è stata la recente fuga di salmoni non islandesi da un allevamento. I pesci, appartenenti a una specie particolarmente aggressiva, ha invaso le acque dei fiumi dell’isola mettendo a rischio gli esemplari autoctoni. La notizia ha spinto la cantautrice ad abbandonare ogni ritrosia, e chiedere a Rosalia di portare un po’ della sua coolness in un brano che altrimenti poco avrebbe sentito adatto alle proprie corde.
Il video che accompagna il tutto, girato col contributo dell’intelligenza artificiale, le mostra combattere in una lotta non troppo diversa da quelle che si vedono nei videogiochi, niente a che vedere con l’aura mistico naturalista di Björk, né con l’immagine sexy e spregiudicata di Rosalia. Una canzone, ha dichiarato Björk a Rolling Stone Usa, che risale al periodo intercorso tra Homogenic e Vespertine, parliamo degli Anni 90, e che era andata perduta. Una volta ritrovata, non volendo reincidere la voce, perché riteneva non replicabile quel mood, ha chiesto a Rosalia, artista che molto amava, se le andasse di eseguirla. Ed ecco Oral per come la possiamo sentire. Una canzone che Björk descrive come una specie di reggaeton, ma che di reggaeton, ovviamente, non ha nulla, se non una ritmica che si richiama a quel genere, assolutamente sovrastata da archi e flauti, e dalle due voci che si intrecciano alla perfezione, quella di Björk più riconoscibile di quella di Rosalia. Attenzione, non perché Rosalia sia poco conosciuta o abbia una voce più neutra rispetto alla collega islandese, tutt’altro. Solo perché il brano è evidentemente stato scritto per mettere in rilievo le caratteristiche animiste tipiche di Björk, i sospirati che la rendono unica. Rosalia è invece più calda come voce e come temperamento, ed è da sempre protagonista di canzoni che si rifanno alla musica tradizionale, che sia il flamenco o, appunto, il reaggaeton, preso, smontato e ricostruito secondo il proprio estro e gusto personale.
Rosalia ai Latin Grammy Awards (Getty Images).
Rosalia e il lavoro sulla forma canzone orientato alla ricerca antropologica, oltre che della hit perfetta
Il suo Motomami, album del 2022 arrivato dopo l’esplosione mondiale con El Mal Querer, concept del 2018 che ruotava tutto intorno a una storia d’amore che oggi definiremmo tossica e ispirata al romanzo medievale Roman de Flamenca, è una sorta di bignami di come si possa prendere un genere ritenuto dai più rozzo, dozzinale, a tratti anche trash, ed elevarlo al grado di bellezza assoluta. Un lavoro di decostruzioni di canoni altrimenti sfilacciati su cui costruire storie che ruotano costantemente sopra il femminile, mescolando antico e futuribile, come raramente è capitato di vedere nel pop. Un lavoro che la potrebbe far accostare a figure come Peter Gabriel e David Byrne, e al tempo stesso tenere il passo a Dua Lipa e Beyoncé, certo seguendo la strada a tratti percorsa da Shakira, ma sempre tenendo la barra dritta, come se il suo lavorare sulla forma canzone fosse costantemente orientato alla ricerca antropologica, oltre che della hit perfetta.
Sentire canzoni come Hentai, liberata da tutti i fardelli sovrastrutturali delle tipiche produzioni del genere e lasciata come una ballad per voce e piano scordato, un testo che si rifà alla pornografia orientale dei manga e che quindi lancia chiari richiami sessuali su una melodia malinconica, o La fama, ospite quell’altro genio del pop che risponde al nome di The Weeknd, tutta giocata su una linea di basso ipnotica, una canzone di gelosia e passione che ben si è mossa anche in classifica, dovrebbero da sole darci la cifra di un talento che al momento ha forse solo in Tove Lo, artista svedese di stanza negli Usa che per tante popstar ha scritto tenendo per sé i brani più provocatori e sensuali, una ipotetica competitor. Del resto,Taylor Swiftsu un piano meramente pop ben lo dimostra, il mondo della musica internazionale è più che mai saldamente nelle mani femminili, Rosalia con o senza Björk non ha che da sbizzarrirsi a giocare con le tradizioni del mondo, magari anche salvando il salmone islandese.
Partiamo da una non-notizia e da una notizia, a voi scegliere l’abbinamento: Morgan è stato licenziato da X Factor, Morgan è tornato a pubblicare musica inedita slegata a altri progetti editoriali, come pura e semplice musica, a 16 anni dall’uscita del suo ultimo album di inediti, Da A ad A. La faccenda del licenziamento dell’artista brianzolo da X Factor è più che nota, per giorni è stata trend topic sui social. La mattina di lunedì 20 novembre è stata annunciata la cacciata, per atteggiamenti incompatibili con le policy della rete e per delle dichiarazioni fatte durante alcune interviste. Durante la puntata del quarto Morgan aveva reagito in maniera piuttosto veemente, prima litigando con Dargen, cui ha dato a più riprese del venduto e dell’incompetente, poi in una sola frase, con Ambra, Francesca Michielin e Fedez, finendo per beccarsi i fischi della platea. Inalberato per questioni di brani e coreografie, ha affondato Ambra parlando di «retorica delle lacrime», la Michielin invitandola a andare nei camerini da Ivan Graziani – ricorderete tutti che nel terzo live la presentatrice aveva preso una gaffe clamorosa a riguardo -, andando poi anche a dare una stoccatina ad Annalisa, per altro super ospite della puntata, finendo per chiudere la polemica dando del depresso a Fedez, fatto che per molti è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso.
Lo scontro di Morgan con la lobby che ruota attorno a Fedez
Tutte le polemiche di questo X Factor sono in qualche modo ruotate intorno a Morgan – senza che gli ascolti ne traessero beneficio – e a lui è stata contrapposta una sorta di lobby che ruota intorno a Fedez. Prima Davide Simonetta, autore del brano Bellissima di Annalisa, che Morgan ha bollato come banale e armonicamente inesistente. Poi la Michielin, che ha provato a dimostrare l’impossibile dal palco dell’Arca, in compagnia di Ambra, quando ha mostrato a beneficio di smartphone come il brano di Annalisa poggiasse su un giro che dal Fa passa al Re. Poi, ancora, Dargen, cui ha rinfacciato di essersi venduto al sistema, e poi di non capire nulla di musica, quando a un certo punto ha detto «possiamo dire che i Duran Duran fossero gli Annalisa degli Anni 80».
Fedez (Getty).
Infine Fedez e ancora la Michielin. Tutti legati da stretti rapporti di lavoro, è noto. Davide Simonetta, della scuderia Eclectic di Clessi, scrive anche per Fedez, come del resto anche lo stesso Dargen, non a caso poi andato come ospite alla prima puntata del podcast che il figliol prodigo Fedez sta facendo per la Siae. La Michielin deve i suoi pochi successi a Fedez, Annalisa, per cui Simonetta scrive, è a sua volta dentro Eclectic, come Fedez seguita artisticamente da Clessi. Insomma, una sorta di Confraternita dei Preraffaelliti, in assenza totale di arte e anche di parte. Morgan no, lui gioca un campionato a parte, infatti è stato mandato via. Curioso registrare come gli unici superstiti della sua squadra, gli Astromare, piazzati in squadra con Ambra, si siano salvati, mandando al ballottaggio gli altri due artisti del team della sola donna sul banco dei giudici, con Matteo Alieno a lasciare infine il programma. Come stanno le cose tra voci e illazioni? Ai posteri, verrebbe da chiosare, l’ardua sentenza.
Ormai è lungo l’elenco dei posti da cui è stato cacciato
Ma questa era la non-notizia, sveliamo il segreto di pulcinella. Perché Morgan è già stato allontanato da X Factor in passato, questo ce lo ha detto Fedez tramite Striscia la notizia (noi pensavamo se ne fosse andato), per via di cose successe con «le lavoratrici di Sky»: non vediamo l’ora del processo per capire come Sky ci racconterà tutte queste storie. Poi è stato cacciato da Amici di Maria De Filippi, quando litigò con Mike Bird, il povero Michele Merlo poi morto per incuria sanitaria, reo ai tempi di non sapere chi fossero i Pink Floyd, poi è stato squalificato dal Festival di Sanremo, per aver cambiato il testo ai tempi della querelle ormai mitologica con Bugo, a seguire da Sanremo Giovani, per aver insultato Amadeus via Whatsapp proprio per aver invitato nuovamente Bugo al Festival, a Ballando con le stelle non parliamone, e ora questo, via da X Factor, dopo aver rischiato di neanche arrivarci per via dello scazzo condito da insulti omofobi con un paio di fan a Selinunte, durante un concerto estivo dedicato a Battiato, scazzo che gli sarebbe comunque costato metà ingaggio.
Morgan.
Il nuovo album scritto nientemeno che con Pasquale Panella
Ora, che grazie ai social sia passato in cavalleria questo orrore di chiedere costantemente che qualcuno venga licenziato credo sia lo zeitgeist più lampante: di fatto Morgan è probabilmente l’artista più licenziato della storia dello spettacolo italiano, altro che Leopoldo Mastelloni, forse non solo dello spettacolo, e anche per questo gli si dovrebbe tutti volere un po’ di bene. Ma il vero motivo per cui gli si deve volere bene è la notizia contenuta in questo articolo, l’uscita nella notte tra mercoledì 22 e giovedì 23 novembre di Sì, certo l’amore, primo singolo estratto dal nuovo album del nostro – E quindi, insomma, ossia – che vede Morgan affiancato ai testi da nientemeno che Pasquale Panella, autore di tutte le liriche del Battisti cosiddetto bianco, gli ultimi cinque lavori di studio del cantautore di Poggio Bustone, oltre che di una quantità impressionante di poesie e di canzoni regalate a artisti anche abbastanza improbabili, su tutte Vattene amore di Amedeo Minghi e Mietta e Per amore di Gianni Morandi e Barbara Cola.
Brano uscito mercoledì notte, una scelta suicida ma da artista
Una canzone della durata di quasi sette minuti, con un testo altissimo che la musica, un concentrato di rimandi colti, dal prog a Frank Zappa, segue alla lettera, sfociando in una vera gemma preziosa quanto complicata, decisamente fuori da ogni logica commerciale. Qualcuno avrà notato che ho sottolineato che il brano è uscito nella notte tra il mercoledì e il giovedì, come se fosse cosa strana. Bene, da tempo gli artisti si sono genuflessi al mercato, lasciando che le classifiche o il desiderio di finirci dettassero loro le agende. Così tutti, ma proprio tutti tutti, anche quelli che in classifica non ci finiranno mai, escono nella notte tra il giovedì e il venerdì, così da poter avere una settimana piena di ascolti – ormai si parla solo di stream – nei rilevamenti della settimana successiva. Uscire di giovedì equivale a vedersela con brani con sei giorni in più di ascolti alle spalle, e scivolare la settimana successiva tra i brani con due settimane alle spalle. Una scelta suicida, se si punta solo alla classifica, una scelta da artista, se è la musica quella cui si guarda.
Altrove è indicata come la più bella canzone italiana di sempre
Sapere che Panella, nel mentre, avrebbe ambito addirittura a che il brano, a più riprese annunciato e fino a oggi circolato solo in alcune delle tante chat di Whatsapp che hanno visto e vedono Morgan protagonista, non uscisse affatto, rimanendo con quell’aura di “attesa” rende il tutto ancora più affascinante. Quanto invece dovremo aspettare per poter ascoltare tutto l’album non è dato saperlo. Certo, Morgan, spesso additato come uno che non fa niente da vent’anni a questa parte – tanti ne sono passati dal mitico Le canzoni dell’appartamento, album che contiene quella Altrove indicata come la più bella canzone italiana di sempre dalla stampa specializzata – nei fatti è un’anima perennemente in movimento, tra concerti, spettacoli, programmi tivù, collaborazioni strampalate, libri, dischi di cover, passaggi per i talent inclusi. Quando però lo si sente nel suo mondo di appartenenza, la musica cantata e suonata, la sensazione che un po’ meno distrazioni ci potrebbe portare ad ascoltare musica di valore si fa forte, perché, sempre per dirla con parole che Panella ha regalato a suo tempo a una giovanissima Mietta, con musica sempre di Minghi, «quello che capita nelle canzoni non può succedere in nessun posto del mondo, tu ricordati di noi».
In una Instagram stories pubblicata lunedì 20 novembre, Fedez ha annunciato il suo ritorno in Siae e, anzi, si impegnerà a promuoverne la mission di tutela di autori e compositori. Lo farà con Siae racconta, un format in collaborazione con la società di collecting in cui promuoverà una serie di interviste ad autori, a partire da Mogol e Dargen D’Amico, e a dirigenti di Saie e delle etichette discografiche.
Fedez: «Rifarei la scelta di andarmene dalla Siae»
«Inaugureremo questo nuovo format chiamato Siae racconta in cui intervisterò grandi autori della musica italiana, persone che lavorano in Siae, per capire come la società sia migliorata rispetto al passato e che cosa fa per tutelare gli autori e i compositori», ha spiegato Fedez sui social. «Per anni sono stato in contrapposizione a Siae, sono stato il primo artista in Italia ad andarsene dalla Siae e a rompere quello che veniva chiamato “monopolio”. Ero fermamente convinto di quella scelta allora, ed è una scelta che rifarei perché credo che aprire al libero mercato avrebbe potuto portare rinnovamenti per tutti. A oggi Siae è una società che tutela e fa collecting con gli strumenti che abbiamo a disposizione nel 2023».
Gli ospiti delle quattro puntate di Siae racconta
Il progetto partirà martedì 21 novembre e si articolerà in quattro puntate. Nella prima Fedez incontrerà Dargen D’Amico, cantautore, autore e produttore che racconterà quali sono i suoi segreti del mestiere. Il 28 novembre sarà la volta di Mogol, l’autore che ha fatto la storia della musica italiana, oggi anche presidente onorario di Siae. Si parlerà dell’importanza di essere credibile, di collaborazioni straordinarie, e di una canzone considerata dai letterati la più bella: Vento nel vento di Battisti-Mogol. Il 5 dicembre Fedez incontrerà Matteo Fedeli, il direttore generale più giovane della storia di Siae, e nell’ultimo episodio, del 12 dicembre, sarà ospite Klaus Bonoldi, head of A&R di Universal Music. Si tratta di colui che da anni scova e gestisce gli autori della Universal, che parlerà di come si fa a capire se un brano è una hit e come si evolve l’industria musicale.
All’asta il guardaroba di Prince, genio di Minneapolis e uno dei massimi chitarristi nella storia del rock. RR Auction venderà online il 16 novembre abiti di scena, accessori e gioielli appartenuti un tempo alla star di Purple Rain, Kiss e When Doves Cry. La collezione, che comprende circa 200 oggetti, apparteneva all’uomo d’affari parigino Bertrand Billois, che ha raccolto in circa 20 anni i cimeli più importanti dell’intera carriera dell’artista statunitense, scomparso nel 2016 per overdose di farmaci oppiacei. La casa d’aste ha specificato infatti che non c’è alcun coinvolgimento degli eredi di Prince, ma si tratta esclusivamente di regali e doni che il cantante ha fatto negli anni ad amici e fan al suo Paisley Park di Minneapolis. Billois voleva farne un museo, ma dopo varie riflessioni ha pensato di diffonderlo tra gli appassionati di tutto il mondo.
Prince in concerto a Los Angeles nel 1995 (Getty Images).
Giacche e gioielli, all’asta look leggendari di Prince
Influencer ante litteram, per citare il New York Times, Prince ha legato la sua carriera non soltanto a brani di fama mondiale, ma anche a look che hanno segnato la storia del rock. Eclettico e stravagante, l’artista negli anni ha creato uno stile che i fan hanno presto cercato di imitare. Fra i 200 oggetti, spicca senza dubbio una camicia bianca con le ruche che indossò durante gli American Music Awards di Los Angeles nel 1985. Sulle note di Purple Rain, tenne una delle sue migliori performance in carriera, tanto da guadagnarsi l’appellativo di His Purpleness. Il prezzo è stimato intorno ai 15 mila dollari, ma non si esclude che al termine dell’asta possa raggiungere cifre ben più elevate. In vendita anche una spilla da bavero per il suo completo verde, oro e blu che indossò nel corso dell’esibizione, che dovrebbe essere battuta per circa 7 mila dollari.
Fra i cimeli all’asta The Fashion of Prince di RR Auction anche una chitarra elettrica interamente blu, per cui si devono spendere almeno 12 mila dollari. All’asta inoltre il cappotto in cachemire che l’artista indossò nella commedia Under the Cherry Moon di cui fu anche regista. Dal set del film arrivano anche i tacchi neri di Kristin Scott Thomas, che interpretò la ricca ereditiera di cui si innamora il protagonista. Il prezzo stimato dei due capi è rispettivamente 25 mila e mille dollari. I fan potranno acquistare, per cifre non inferiori a 500 dollari, gli storyboard originali del videoclip di Kiss e oggetti di scena di Purple Rain, film premio Oscar per la miglior colonna sonora. E ancora, spazio a occhiali da sole, pass per il backstage, fotografie inedite e scalette autografe dei concerti in Europa, tra cui una descrizione del guardaroba per il live di Dortmund del 1990.
Chitarre e pullman per i tour, le altre aste famose sull’artista
RR Auction non sarà però la prima casa d’aste a organizzare una vendita dei cimeli di Prince. Nel 2016, pochi mesi dopo la sua morte, a Beverly Hills un fan del genio di Minneapolis infatti acquistò per 700 mila dollari, a fronte di una stima di circa 80 mila, la celebre Yellow Cloud, la chitarra gialla realizzata nel 1995 esclusivamente per l’artista da un liutaio della sua città. Parallelamente, un altro appassionato si aggiudicò un’altra camicia con le rouche per 96 mila dollari, ben oltre il prezzo di partenza da 6 mila dollari. Quattro anni dopo invece venne battuto per una cifra non dichiarata un Eagle 10 del 1983, pullman interamente viola che Prince utilizzò per 100 date del Purple Rain Tour negli States dal novembre 1984 all’aprile dell’anno successivo.
Prince suona la Yellow Cloud venduta per 700 mila dollari (getty Images).
I Latin Grammy Awards 2023 parlano italiano. La 24esima edizione dei grandi premi per la musica latina ha infatti scelto Laura Pausini come Person of the Year, una delle massime onorificenze possibili. L’artista di Faenza è la prima a vincerlo pur non essendo di lingua madre spagnola ed è solamente la terza donna a ottenere il riconoscimento dopo Gloria Estefan nel 2008 e Shakira nel 2011. «Sono davvero onorata di ricevere questo premio dalla Latin Recording Academy», ha dichiarato la cantante sul sito dei Grammy. «Essere nominata in occasione dei 30 anni di carriera è qualcosa che non riesco a descrivere». In programma una serata di gala per mercoledì 15 novembre, quando si terrà un concerto tributo in suo onore con la partecipazione di altri esponenti della musica mondiale. Il giorno seguente ci sarà la consegna dei premi a Siviglia, che ospita eccezionalmente per il 2023 l’evento americano.
Laura Pausini premiata per la carriera e il suo impegno nel sociale
L’Academia Latina de la Grabación ha deciso di premiare Laura Pausini non soltanto per la sua carriera di successo. Come si legge sul sito ufficiale, il riconoscimento si riferisce anche al suo «continuo impegno nel sostenere le cause di giustizia sociale che le stanno più a cuore, tra cui la fame nel mondo, la violenza sulle donne e i diritti Lgbtq+». Prima di lei, erano state Person of the Year anche star come Carlos Santana, Ricky Martin, Placido Domingo e Julio Iglesias. «Laura è una delle artiste più talentuose e care della generazione», ha spiegato Manuel Abud, Ceo dei Latin Grammy Awards. «A 30 anni dal debutto, la sua voce straordinaria continua a rompere le barriere attraverso lingue e generi, affascinando il pubblico di tutto il mondo».
Laura Pausini sul palco dei Latin Grammy Awards 2022 (Getty Images).
Entusiasta anche la stessa artista italiana, che il 10 novembre ha suonato proprio a Siviglia durante la prima tappa del suo tour in Spagna. «La lingua iberica mi ha aperto le porte sin da giovane», ha spiegato Pausini. «Mi ha fatto sentire a casa e mi ha ispirato ad andare avanti, esplorando e vivendo la musica senza confini. Posso solo dire grazie, di cuore, sono molto emozionata». La cantante ha poi festeggiato condividendo la notizia anche sul suo canale Instagram ufficiale. Vincitrice del Festival di Sanremo nel 1993 con il brano La solitudine, Laura Pausini vanta numerosi premi anche in campo internazionale. Spicca il Grammy Awards nel 2006 per Resta in ascolto, che accompagna ben quattro successi proprio ai Latin Grammy. L’artista si è infatti imposta nel 2005 come Miglior artista pop femminile, che si aggiunse al premio dei fan per la solista dell’anno. La versione spagnola di Io canto nel 2007 le garantì un nuovo successo, cui ne seguirono altri due nel 2009 e nel 2018 per Primavera in anticipo e Fatti sentire.
Latin Grammy Awards, le nomination della 24esima edizione
Durante la cerimonia del 16 novembre, che avrà in programma anche un’esibizione di Andrea Bocelli, si conosceranno i vincitori dei 24esimi Latin Grammy Awards. Per la canzone dell’anno sono in lizza, fra gli altri, Christina Aguilera con No Es Que Te Extrañe, Shakira con la virale Bzrp Music Sessions, Karol G e la sua Mientras Me Curo Del Cora, Maluma & Marc Anthony con La Fórmula e Rosalia con Despechá. Quanto al reggaeton spiccano i nomi di Ozuna & Feid, Tego Caldero e ancora una volta Karol G. Non mancheranno poi riconoscimenti per brani in portoghese, canzoni tejane e messicane, ma anche per le tracce di salsa, bachata e mariachi.
Sfera Ebbasta ha annunciato un concerto gratuito a Milano per lunedì 13 novembre, ma è già sold out. Il trapper infatti suonerà all’Allianz Cloud, palazzetto solitamente riservato alle partite di basket, alle ore 21 assieme ad altri artisti della scena italiana. Come confermato da Thaurus e Vivo Concerti, con lui ci saranno infatti i dj set di Shablo e Finesse. Spazio anche per il lancio di nuovi gadget esclusivi. Immediato l’assalto da parte dei fan al sito Ticketone, dove si potevano scaricare i biglietti di ingresso, tanto che nonostante il poco preavviso in meno di due ore è stato confermato l’esaurimento posti.
Sfera Ebbasta, i rumors su una nuova canzone con Lazza e Drillionaire
L’annuncio di un concerto gratuito di Sfera Ebbasta arriva proprio mentre si moltiplicano in Rete i rumors su un possibile nuovo singolo con Lazza e Drillionaire. Dopo aver dominato le classifiche italiane con le canzoni Bon Ton e Piove, i due trapper potrebbero presto unire nuovamente le forze per un brano pronto a far ballare le piazze e le discoteche del Belpaese. A spoilerare la hit sarebbe stato proprio l’artista medaglia d’argento a Sanremo con la sua Cenere tramite un video su TikTok. I fan, analizzando nel dettaglio i profili social dei due artisti, avrebbero anche decifrato il titolo della traccia, che dovrebbe essere G63. Durante il live all’Allianz Club di Milano, Sfera e Shablo potrebbero anche presentare alcuni inediti della loro nuova collaborazione, prossima all’uscita come confermato dallo stesso dj ai microfoni di Radio 105.
Il tapper Sfera Ebbasta suonerà a Milano (Getty Images).
Una cantante statunitense, protetta dall’anonimato, ha denunciato l’ex Ceo dei Grammy Awards Neil Portnow per violenza sessuale. I fatti risalirebbero al 2018 in una stanza d’albergo di New York. Sotto accusa anche la Recording Academy, il gruppo no profit che organizza gli Oscar della musica, per aver ignorato lo stupro nonostante ne fosse al corrente già almeno dal 2020. Immediata la replica del 75enne newyorkese, che ha risposto tramite un suo portavoce. «Si tratta di parole completamente false», ha spiegato in un’email riportata anche dal Guardian. «Senza dubbio, sono motivate dal rifiuto di Portnow di ottemperare alle oltraggiose richieste di denaro e assistenza della ricorrente per ottenere un visto di soggiorno». La notizia arriva a poche ore dall’annuncio delle nomination ai Grammy Awards 2024, attese alle 16.45 italiane del 10 novembre.
L’ex Ceo dei Grammy Awards avrebbe aggredito la cantante dopo averla drogata
Sebbene non si conosca l’identità dell’artista americana che ha sporto denuncia, i media hanno affermato che è una cantante di fama mondiale che, nel corso della sua carriera, ha suonato alla Carnegie Hall, una delle più importanti sale da concerto negli States che ha ospitato anche Beatles, David Bowie, Maria Callas, Tina Turner e Frank Sinatra. Secondo l’accusa, Neil Portnow avrebbe incontrato l’artista, che all’epoca dei fatti aveva 37 anni, nella camera di un hotel di Manhattan per questioni di lavoro. Prima di aggredirla sessualmente, le avrebbe offerto un drink che l’avrebbe stordita tanto da farle perdere conoscenza a intermittenza. La cantante ha ricordato poi di aver contattato già alla fine del 2018 la Recording Academy, che però non le ha creduto. «Riteniamo che le affermazioni siano prive di fondamento», si legge nella risposta ufficiale dell’epoca. «Vogliamo difendere vigorosamente l’Academy dalle accuse».
Neil Portnow, ex Ceo dei Grammy Awards (Getty Images).
Non è però la prima volta che Portnow finisce al centro delle polemiche per il suo comportamento o per via di alcune dichiarazioni infelici. Nel 2019, l’anno in cui annunciò le sue dimissioni dalla carica di presidente e amministratore delegato dei Grammy Awards, dichiarò in piena epoca #MeToo che le donne della musica in tutto il mondo devono «farsi avanti se vogliono maggiori riconoscimenti». L’anno successivo, invece, emersero per prima volta le voci di una sua aggressione sessuale nei confronti di un’artista, prontamente insabbiate al fine di evitare lo scoppio di uno scandalo. Deborah Dugan, che aveva preso il posto di Portnow alla guida dei Grammy, avrebbe ricevuto forti pressioni arrivando a rassegnare le dimissioni dopo pochi mesi per aver cercato di portare a galla una serie di abusi nella musica.
Dopo i Green Day, attesi nella serata del 16 giugno, gli I-Days 2024 hanno annunciato altri due headliner. Il 9 luglio, all’Ippodromo Snai di Milano, sbarcheranno infatti Avril Lavigne e i Sum 41, attesi dalla loro ultima esibizione in Italia prima dello scioglimento. Deryck Whibley, Dave Baksh, Jason McCaslin, Tom Thacker e Frank Zummo saluteranno i loro fan dopo 27 anni di successi, suonando dal vivo le migliori hit e alcuni brani del doppio album Heaven :x: Hell, anticipato dal singolo Landmines. Lavigne invece tornerà a Milano dopo il concerto del 24 aprile 2023 al Forum di Assago con un viaggio attraverso un ventennio di carriera. I biglietti saranno disponibili in prevendita, per gli iscritti all’app I-Days, alle ore 11 di lunedì 13 novembre. La vendita generale aprirà invece il giorno seguente allo stesso orario su Ticketmaster, Ticketone e Vivaticket. Il prezzo partirà da 50 euro.
Avril Lavigne e Sum 41, le anticipazioni del concerto agli I-Days 2024
Per i Sum 41 sarà dunque l’ultimo concerto in Italia. La band, nata nell’Ontario nel 1996, si scioglierà infatti dopo la pubblicazione di Heaven :x: Hell, atteso su tutte le piattaforme nella primavera del 2024. All’album seguirà il When the Sum Sets Tour, che li porterà a suonare nei maggiori festival e sui palcoscenici di tutto il mondo. Oltre alle tracce del nuovo disco, Whibley & Co. diranno addio al loro pubblico con i grandi successi che hanno caratterizzato la loro carriera. Quasi certa dunque la presenza in scaletta di In Too Deep, Fat Lip, The Hell Song e Still Waiting, capaci di scalare le classifiche globali e far vendere alla band oltre 15 milioni di dischi.
Un concerto dei Sum 41 che saranno agli I-Days 2024 (Getty Images).
Quanto ad Avril Lavigne, la regina del pop punk di Belleville tornerà in Italia a poco più di un anno dal suo live al Forum di Assago. L’artista sarà protagonista di un vero e proprio viaggio attraverso la sua carriera ventennale, costellata di hit capaci di raggiungere la vetta dei singoli di Billboard. Partendo dall’album Let Go del 2002, che la lanciò nell’Olimpo della musica, canterà Complicated, I’m With You e Sk&er Boy per poi passare a The Best Damn Thing con My Happy Ending e Girlfriend. Fino ad arrivare al 2019 con Head Above Water, che l’ha riportata sulla scena musicale dopo la pausa forzata per combattere la malattia di Lyme, e all’ultimo album Love Sux con la collaborazione di Travis Barker dei Blink-182 e di Machine Gun Kelly.
Marracash, 44 anni, a settembre ha chiamato all’adunata il pubblico del rap col suo Marragheddon, andando a mettere insieme il più grande numero di spettatori per un evento rap in Italia, 130 mila biglietti strappati per le due date di Milano e Napoli, record destinato a superarsi già il prossimo anno. Guè, Jake la Furia e Don Joe, rispettivamente 43 anni a dicembre, 44 e 48 anni, tornano insieme come Club Dogo, e subito scatta la dogomania, 10 date al Forum di Assago andate sold out nel giro di poche ore, per un evento che con circa 120 mila presenze entrerà a sua volta nella storia della musica leggera italiana. La presenza di Beppe Sala nel video che ne ha annunciato il ritorno a dare al tutto una mano di surreale. Salmo e Noyz Narcos, 39 e 44 anni, danno finalmente alle stampe il loro album insieme, atteso per oltre 10 anni, Cult, spopolando nelle piattaforme di streaming e andando a ridisegnare l’estetica del rap italiano, mai come in questo caso a tinte horror e con testi che vacillano tra il citazionismo cinematografico e il graffio punk. Tre situazioni che però, viste nell’insieme, sembrano volerci dire qualcosa.
Il miracolo del rap, 50 anni di vita e la capacità di apparire sempre the next big thing
Perché se è vero come è vero che mettere d’accordo tutti è impresa difficile in qualsiasi campo – figuriamoci nella musica dove generi, mode, addirittura metodi d’ascolto influiscono in maniera decisiva, andando di volta in volta a cancellare il passato prossimo a beneficio di chi vive il presente da protagonista – è pur vero che il rap, che proprio nei mesi scorsi ha soffiato metaforicamente sulle 50 candeline, sembra si stia proponendo, almeno in Italia, come un luogo dove le vecchie glorie hanno ancora parecchio da dire, anche a un pubblico di giovanissimi. È infatti innegabile come il rap si sia riuscito a mantenere negli anni un genere non solo capace di rinnovarsi costantemente, ma sia riuscito nell’impresa titanica di restare nell’immaginario collettivo come qualcosa di talmente nuovo da risultare quasi ancora da scoprire, come una delle tante next big thing con cui ciclicamente ci si ritrova a fare i conti. Sin dagli Anni 90, infatti, con la generazione precedente a quella dei vari Club Dogo, Marracash e Salmo, abbiamo assistito a una catena quasi destabilizzante di titoli che anno dopo anno gridava all’arrivo di una nuova musica, quel rap degli Articolo 31, per altro anche loro da poco tornati insieme e oggi fuori col singolo Classico, dei Sottotono, dei Frankie Hi Nrg, di Piotta, via via, scavallando il secolo, fino a Mondo Marcio, Fabri Fibra e, appunto, la covata degli artisti milanesi che proprio intorno alle Sacre Scuole ruotava, dai su menzionati Club Dogo a Marracash, sempre introdotti al pubblico come portatori sani di qualcosa di sconosciuto e innovativo, benché il rap esistesse negli Usa sin dagli Anni 70 e anche da noi fosse sbarcato ormai da tempo immemore.
Gli Articolo 31.
Il gran ritorno dei big della scena italiana: da Marra ai Club Dogo fino a Salmo e Noyz
Oggi, con una capacità di memoria pari allo zero – la vita degli artisti è ridotta a volte al breve lasso di qualche uscita, poi il veloce oblio, nella totale incapacità di sconfinare dall’alveo generazionale da parte di nomi che pur hanno l’attenzione anche del mainstream ufficiale, Amadeus e il suo Festival di Sanremo in testa – stiamo assistendo al ritorno massiccio e anche orgoglioso di chi la storia del rap, in Italia, ha contribuito a scriverla. Marracash, il rapper filosofo, a farsi catalizzatore per vecchi e giovanissimi andando a dar vita a un evento che suona come la prima vera e propria conta di chi quel genere lo ha praticato e lo pratica. Il Marragheddon è un po’ come come la Woodstock di chi ama barre e flow; i Club Dogo sono tornati in maniera spavalda, lanciando le date al forum di tre in tre senza neanche aver tirato fuori uno straccio di canzone nuova, solo contando sulla leggenda che col tempo si è radicata. Salmo e Noyz sbattono sul mercato un disco talmente atteso che ormai sembrava destinato a rimanere a vita nella lista dei desiderata, la presenza benedicente di Dario Argento a dare al tutto un’aura di ulteriore leggenda. Prendi due così e mettili insieme e non potrai che vedere un oggetto di culto, o di Cult.
Un conto è cantare la malavita, un conto è finirci dentro
Anche nel rap, ripetiamo, nato 50 anni fa nel Bronx e ormai divenuto lessico valido per tutte le lingue, dagli stacchetti delle veline di Striscia alle canzoni dello Zecchino d’oro – è possibile guardare al passato con timore reverenziale. Le vecchie glorie, esattamente come sta accadendo nel rock, sono ancora belle arzille, pronte a prendersi tutto quello che in gioventù, a causa dell’allora reale novità del genere in questione, non si sono potute prendere in chiave di riscontri di vendita e di pubblico. Il tutto senza neanche dover ricorrere a quella pubblicità certo molto “affascinante” se si è ragazzini che ancora nulla si sa della vita, discutibile per chi ha già il certificato elettorale dentro un cassetto, che la cronaca nera sta fornendo ai nuovi eroi della scena, da Shiva a Baby Gang, passando per Gallagher, Rondodasosa o Simba la Rue, perché un conto è cantare la strada e la malavita, un conto rimanerci incastrati dentro. Del resto, se si è agli arresti domiciliari, o peggio, a San Vittore, è difficile poter fare concerti mandati velocemente sold out.
I Green Day suoneranno agli I-Days di Milano il 16 giugno 2024. La band statunitense di Billie Joe Armstrong è la prima headliner della nuova edizione del festival nel capoluogo lombardo, che nel 2023 ha radunato in città 320 mila rockers. Per l’occasione, i ragazzi di Berkeley porteranno dal vivo The Saviors, il nuovo album in uscita il 19 gennaio e già anticipato dai singoli American Dream is Killing Me e Look Ma, No Brains, pubblicato il 2 novembre. Durante il concerto inoltre canteranno i migliori successi di Dookie e American Idiot, per festeggiarne rispettivamente i 30 e i 20 anni dall’uscita. Facile presumere che si potranno ascoltare When I Come Around e Basket Case, ma anche Wake Me Up When September Ends, Holiday e Boulevard of Broken Dreams. Con loro sul palco ci saranno anche i britannici Nothing But Thieves, che suoneranno il disco Dead Club City.
Green Day, dove comprare i biglietti per il live agli I-Days 2024
Per Billie Joe Armstrong e soci si tratterà del ritorno agli I-Days a due anni dall’ultima volta. I Green Day infatti furono ospiti del festival milanese il 15 giugno 2022, mentre il giorno dopo salirono sul palco del Firenze Rocks. I biglietti, che costeranno 56 euro, saranno disponibili in prevendita su My Live Nation dalle ore 10 di giovedì 9 novembre. La vendita libera aprirà invece il giorno successivo, alle 10.30 del mattino, sui circuiti Ticketmaster, Ticketone e Vivaticket. I tagliandi, come già avvenuto per numerosi altri eventi dal vivo, saranno nominativi al fine di combattere il bagarinaggio online e il secondary ticketing.
I Nothing But Thieves suoneranno a Milano anche il 26 e 27 febbraio
Se per i Green Day dovrebbe trattarsi dell’unica data italiana del tour, per i fan dei Nothing But Thieves sarà invece la terza occasione di sentire i loro beniamini dal vivo. La band rock alternative dell’Essex guidata dal frontman Conor Mason sarà infatti sempre a Milano per due date al Fabrique il 26 e il 27 febbraio 2024. I biglietti sono già disponibili su Ticketone e Ticketmaster al costo di 41,60 euro. I britannici, già in Italia nel 2017 quando si esibirono prima di Blink-182 e Linkin Park a Monza, canteranno le loro hit di successo Welcome to the DCC e Overcome tratte dal nuovo disco.
I Nothing But Thieves ad Aarhus, in Danimarca (Getty Images).
Non c’è pace per Mariah Carey e la sua All I Want for Christmas is You. Andy Stone, paroliere e cantante country noto con il nome d’arte Vince Vance, ha infatti citato in giudizio la cantante per il secondo anno di fila, accusandola di avergli rubato il successo di Natale. Lo stesso autore aveva dapprima presentato e solo in seguito ritirato un reclamo simile nel 2022. Stavolta ci riprova portando, secondo i suoi legali, prove ben più concrete che confermerebbero il furto del brano da parte della star. Vance ritiene che Carey abbia violato i diritti d’autore della sua canzone registrata nel 1989 e diffusa ampiamente nel 1993 con la traccia omonima distribuita nel 1994. «La sua arroganza non conosce limiti», ha sbottato il cantante a Billboard. «Persino il suo coautore non crede alla storia che ha raccontato».
Mariah Carey si sarebbe inventata la storia sulla genesi del brano di Natale
«Ho scritto All I Want for Christmas is You quando ero davvero all’inizio della mia carriera», ha raccontato Mariah Carey nel 2021. «Pensavo ancora alla mia infanzia e a quanto desideravo vedere la neve ogni anno. Ho composto il pezzo su una tastiera Casio nella mia casa di New York, scrivendo di tutte le cose che mi facevano pensare al Natale». Una storia intima e tenera ma, secondo Vince Vance, del tutto inventata. «Ha spacciato come sua la canzone narrando una falsa storia di origine», hanno scritto i legali dell’autore nella denuncia. «È un chiaro atto di violazione perseguibile». In supporto della sua teoria, l’artista ha ricordato come Walter Afanasieff, che scrisse la canzone con Carey, abbia smentito la sua storia. In un’intervista del 2022, infatti, disse che era «impensabile che avesse composto il singolo su una tastiera Casio. È una teoria un po’ esagerata».
Mariah Carey durante un concerto natalizio (Getty Images).
L’accusa di Andy Stone, inoltre, presenta dettagli più accurati sulle grandi somiglianze che vi sono sia nel testo sia nelle note delle due canzoni. Sotto i riflettori infatti una «struttura linguistica unica» e l’utilizzo di vari elementi musicali copiati. «La combinazione della progressione di accordi nella melodia con l’aggancio letterale è un clone superiore al 50 per cento dell’opera originale», ha spiegato Stone. «Un caso che torna con la scelta del testo». Confrontando le parole delle due canzoni, come ha dimostrato il Guardian, molti termini si ripetono dando vita alle medesime immagini, dall’arrivo di Babbo Natale ai regali sotto l’albero. Vince Vance ha poi ricordato la presenza del singolo nel film Love Actually del 2003, che ha contribuito a dare un nuovo slancio alla canzone.
Il post su Instagram per annunciare le feste: «È ora»
In attesa di scoprire gli sviluppi sulla nuova accusa di Vince Vance, Mariah Carey si prepara per una nuova stagione di successo. Con un post su Instagram, l’artista ha dato il via alla feste di Natale “scongelandosi” per l’occasione. «È ora», ha scritto la cantante nel video in cui scaccia le maschere di Halloween indossando il costume di Babbo Natale. All I Want for Christmas is You ha raggiunto la prima posizione nella Billboard Hot 100 per quattro anni consecutivi, restandovi nel 2022-23 persino per 12 settimane di fila. Con l’avvento delle piattaforme streaming, la hit ha aumentato sempre più il suo consenso, tanto da non mancare dalle classifiche dal 2007. Nel 2022 l’Economist stimò 2,5 milioni di incassi annuali dalle vendite del brano online, arrivando a un totale di 72 milioni dall’uscita.
Cresce l’attesa per l’uscita di Now and Then, l’ultimo inedito dei Beatles in arrivo il 2 novembre. Al brano, che vanterà la voce di John Lennon e la presenza di Paul McCartney, Ringo Starr e George Harrison, farà seguito il giorno seguente un videoclip diretto da Peter Jackson, già autore del documentario Get Back. Il neozelandese, noto regista de Il Signore degli Anelli, esordirà così nel campo musicale, seguendo una tendenza molto diffusa nella storia del cinema. Prima di lui, infatti, diversi cineasti di Hollywood avevano collaborato con le star del palcoscenico, dando vita a clip rimaste nella storia. È il caso di Martin Scorsese, che per Michael Jackson ha diretto Bad, o di Tim Burton, che ha lavorato al fianco dei Killers. Non mancano i casi in Italia, da Luca Guadagnino con Paola e Chiara ai Manetti Bros. per Piotta.
Il regista neozelandese Peter Jackson (Getty Images).
I 10 videoclip musicali più famosi diretti dai grandi registi del cinema
Luca Guadagnino fra Ornella Vanoni, Elisa e il duo Paola e Chiara
Leone d’Argento a Venezia 2022 per Bones and All, Luca Guadagnino ha lavorato anche con le star della musica. Nel 2000 infatti diresse Paola e Chiara nel loro successo più iconico, Vamos a Bailar (Esta vida nueva), capace di far ballare spiagge, piazze e festival per un’estate intera. L’anno successivo, il regista di Chiamami col tuo nome e del remake di Suspiria ha lavorato anche con Elisa per il brano Luce (tramonti a nord est), vincitore del Festival di Sanremo. Nel 2021 invece ha diretto Toy Boy di Colapesce Dimartino e Ornella Vanoni.
I Manetti Bros. hanno diretto Supercafone di Piotta
Ben più vasta la lista di videoclip musicali che vantano la regia dei Manetti Bros., autori della trilogia di Diabolik giunta al terzo capitolo presentato alla Festa del Cinema di Roma. Il più famoso è certamente Supercafone, successo del 1999 targato Piotta con protagonista anche l’attore Valerio Mastandrea. I due cineasti hanno però lavorato anche con gli 883 in Come deve andare e Bella vera, oltre che con Alex Britti per le sue hit Mi piaci e Solo una volta. Senza dimenticare la collaborazione con Gigi D’Alessio per il singolo Il cammino dell’età.
Tim Burton, suo il videoclip di Bones dei Killers
Passando al campo internazionale, è impossibile non vedere il tocco di Tim Burton in Bones dei Killers. Il regista di Nightmare before Christmas e della serie Netflix Mercoledì ha infatti diretto nel 2006 il videoclip della band di Brandon Flowers in cui compare anche la modella Devon Aoki. Nel filmato i protagonisti, tra cui gli stessi musicisti, si trasformano in scheletri mentre si trovano in un drive-in. Burton ha collaborato nuovamente con i Killers sei anni dopo, nel 2012, dirigendo per loro Here with Me con Winona Ryder che racconta l’amore a tinte dark tra un ragazzo e la star di Hollywood.
Winona Ryder and Tim Burton behind the scenes of The Killers' Here with me (2012) Dir. Burton pic.twitter.com/NEm5rViFPh
Martin Scorsese e John Landis al servizio di Michael Jackson
Nel corso della sua carriera, Michael Jackson ha realizzato videoclip leggendari. Su tutti spicca Bad che nella versione integrale dura 18 minuti e vanta la regia di Martin Scorsese. Costato oltre 2,2 milioni di dollari, che segnò un record nel 1986, richiese quattro giorni di lavoro e fermò persino la produzione di un film. Il regista era infatti impegnato sul set de Il colore dei soldi con Tom Cruise e Paul Newman, ma mise in pausa le riprese per spostare la sua troupe a New York. Il re del Pop ha collaborato invece con John Landis, autore di Una poltrona per due e The Blues Brothers, per il suo singolo più famoso, Thriller, e per Black or White, in cui appare anche un giovane Macaulay Culkin, che interpreta un fan di MJ.
David Fincher ha diretto Madonna nel videoclip di Vogue
Regista di Fight Club e The Social Network, solo per citarne alcuni, David Fincher ha diretto il videoclip di MadonnaVogue. Girato in bianco e nero, richiamando il look dei film Anni 30, è considerato uno dei più belli di sempre, tanto da issarsi al 28esimo posto di tutti i tempi per Rolling Stone. I due avevano anche collaborato in precedenza per i singoli Express Yourself e On Father.
Xavier Dolan e Adele insieme per Hello e Easy on Me
Gran Prix al 69esimo Festival di Cannes per È solo la fine del mondo, il regista canadese Xavier Dolan ha diretto due importanti videoclip nella carriera di Adele. Sua infatti la mano dietro a Hello, che nel 2015 segnò il ritorno della cantante britannica dopo quattro anni di assenza. Girato a Montréal, racconta la stagione degli addii e l’abbandono con l’artista intenta a meditare sui ricordi in una casa spoglia e vuota. I due hanno collaborato anche per Easy on Me del 2021, primo estratto del disco 30.
Brian De Palma al servizio del Boss per Dancing in the Dark
Autore di Scarface, Carrie – Lo sguardo di Satana e del primo capitolo di Mission: Impossibile, Brian De Palma ha lavorato anche al fianco di Bruce Springsteen. Il regista americano ha infatti realizzato per il Boss il videoclip di Dancing in the Dark, brano del 1984 e primo estratto dell’album Born in the Usa. Nel filmato, che immortala anche la serata di apertura del tour omonimo della rockstar statunitense, è presente una giovanissima Courteney Cox, che all’epoca aveva appena 20 anni. Dieci anni dopo sarebbe diventata nota per aver interpretato Monica Geller nella sitcom Friends.
Marc Webb ha diretto il videoclip 21 Guns dei Green Day
Nel 2009, un anno prima di assumere la regia di The Amazing Spider-Man, Marc Webb lavorò a 21 Guns dei Green Day. Con la band aveva già collaborato per Waiting, mentre più recentemente ha diretto anche Avril Lavigne in Wish You Were Here e Zayn e Sia in Dusk Till Dawn. Nel filmato i due protagonisti, interpretati dagli attori Lisa Stelly e Josh Boswell, replicano anche la foto che campeggia sulla copertina di 21st Century Breakdown, album di Billie Joe Armstrong e soci che contiene il singolo.
Anton Corbijn fra Nirvana e Depeche Mode
Regista olandese di Control e Life, Anton Corbijn ha lavorato a numerosi videoclip musicali prima di iniziare la sua carriera a Hollywood. Il regista ha legato il suo nome principalmente a grandi star del palcoscenico, fra cui è impossibile dimenticare Nirvana e Depeche Mode. Per i primi infatti diresse nel 1993 Heart-Shaped Box, uno dei singoli più celebri dell’album In Utero, terzo e ultimo progetto in studio con Kurt Cobain uscito dopo il grande successo di Nevermind. Tre anni prima aveva invece collaborato con i Depeche Mode per il singolo Enjoy the Silence. Un cult che vede il frontman Dave Gahan nei panni di un re che attraversa Regno Unito, Svizzera e Portogallo.
Robert Rodgriguez con Demi Lovato, Lady Gaga e Ariana Grande
Grande amico di Quentin Tarantino, con cui ha collaborato per Kill Bill e Grindhouse, Robert Rodriguez è autore di film cult come Sin City, Dal tramonto all’alba e Machete. In carriera ha realizzato anche due videoclip musicali. Il primo risale al 2015, quando diresse Confident per Demi Lovato, che si trasforma in una guerriera action al fianco della special guest Michelle Rodriguez. Nel 2020 ha invece realizzato per Lady Gaga e Ariana GrandeRain on Me, incluso nell’album Chromatica. Il suo tocco è chiaramente visibile grazie all’atmosfera dark del filmato, girato in una città sotto la pioggia.
Mahmood annuncia il suo ritorno con Cocktail d’amore, il nuovo singolo in uscita il 3 novembre in radio e sulle piattaforme digitali.
Il singolo è prodotto da Dardust
Il singolo, scritto da Mahmood e prodotto da Dardust, è una ballad malinconica sulla fine di una relazione, che sfoglia con delicatezza i ricordi della coppia, dai viaggi ai momenti e gesti più semplici, fino a ripercorrere aspettative e desideri ormai annebbiati dai rimpianti. La cover del brano è stata curata dal visual artist e fotografo Frederik Heyman, che – con il suo immaginario surreale creato con l’ausilio della tecnologia 3D – ha collaborato con le più importanti star internazionali.
In primavera il tour europeo
Nei mesi di aprile e maggio 2024 si terrà l’European tour, 16 date che vedranno l’artista esibirsi nei principali club di 10 Paesi europei – fra cui Regno Unito, Francia, Germania, Spagna – per poi concludere con una tappa italiana al Fabrique di Milano, prevista per il 17 maggio 2024. Le prevendite e tutte le informazioni sul tour sono disponibili sul sito di Friends and partners.
Alla faccia della nostalgia. Gli Articolo 31, cioè J-Ax e DJ Jad, tornano con Classico, un singolo che con la solita ironia che negli anni, decenni ormai, ci hanno fatto conoscere, sembra voler mettere tutti i puntini sulle i. Perché loro sono dei classici, non dei vecchi, un po’ come Vasco, ripetono nel ritornello, poi omaggiandolo citando Vado al massimo. E perché la nostalgia non sanno proprio cosa sia, men che meno si arroccano su posizioni generazionali, anzi.
Un Classico per boomer, presi a pizze in faccia, e per giovani «stupidi che preferiscono sognare»
Fermi tutti. Raccontare una canzone, converrete con chi scrive, è operazione futile quanto cringe, parola che nel testo della canzone trova ovviamente spazio, ma trovare oggi una canzone il cui testo abbia un peso specifico alto – non che non lo abbia anche la musica messa su per l’occasione da Jad – e che soprattutto pretenda l’attenzione non solo dei coetanei degli autori – quei boomer che nel medesimo pezzo sono legittimamente presi a pizze in faccia e «che risolvono complotti ma sbagliano i congiuntivi» – ma anche dei giovani che «non vogliono più lavorare perché sono pigri, che stupidi preferiscono illudersi e sognare, invece della paga in nero per lavori umili» – spesso bullizzati dai medesimi boomer, trattati come appestati, debosciati, introflessi su loro stessi e chi più ne ha più ne metta – è qualcosa di talmente raro da pretendere una celebrazione, oltre che una analisi. Il fatto è che gli Articolo 31, è vero quanto Ax recita nel ritornello, sono un classico, i titoli stanno lì per un motivo serio, in fondo. Classico, cioè una rara realtà che ha la stima non solo di chi c’era ai tempi in cui sono usciti, ma anche di chi è arrivato dopo, e magari li ha conosciuti nel lungo periodo sabbatico che i due vecchi compari si sono presi, salvo poi tornare insieme ufficialmente in occasione dell’ultimo Sanremo dove hanno presentato Un bel viaggio.
La parentesi di Disco Paradise
E se all’Ariston hanno presentato un brano che guardava al passato, senza recriminazioni, rimpianti o rimorsi, tanto per citare la banda Bonnot, due adulti che non fingono di essere ragazzini e che, usando un linguaggio comunque appetibile anche per i ragazzini, provano a cantare la vita e il ritrovarsi rappacificati con una serenità di fondo che in epoca di polarizzazioni ci aveva colpito non poco, stavolta decidono di premere sul tasto dell’ironia e lo sfottò, una delle frecce nella loro faretra praticamente da sempre, andando a mettere alla berlina tutti quelli che li hanno tacciato di nostalgia, così come quelli che li hanno poi tacciati di giovanilismo, questo a causa della hit estiva Disco paradise, in compagnia di un a sua volta, per Ax, ritrovato Fedez e della regina delle charts Annalisa, lì a farsi concorrenza da sola. A tal proposito, e giusto per esercitare un po’ di quella ironia, va detto che il tormentone – baciato dalle classifiche e dal gradimento del pubblico d’oggi, in prevalenza di giovanissimi, questo pur rimandando il brano a un passato anche passato per gli autori stessi, gli Anni 60 mica li hanno vissuti, Ax e Jad – è una canzone di una leggerezza che tende all’effimero. E non si leggano queste parole come quelle di chi adora l’effimero e non perde occasione per celebrarlo. No, è proprio una canzoncina irrilevante e questo nonostante la presenza degli Articolo 31 e di Annalisa. Fatto che, per una di quelle proprietà matematiche che proprio per il mio essere boomer ho dimenticato (troppi anni tra me e la scuola) fa sì che io arrivi alla seguente teoria: le canzoni degli Articolo 31 mi piacciono, quelle di Annalisa mi piacciono, quelle di Fedez no, quindi, siccome Disco paradise non mi piace, è Fedez il problema, come quelle spezie che le usi e rovinano piatti che altrimenti adoriamo, ognuno di noi ha la propria, la mia è Fedez.
Dj Jad e Dj Ax.
Al bando la nostalgia per un passato non così da rimpiangere
Tornando però a Classico, ecco che la canzone, uscita alla mezzanotte tra giovedì 26 e venerdì 27 ottobre, come di prassi, è un brano che si fa ascoltare per il suo incedere baldanzoso e comunque appoggiato su solide basi rock’n’roll, e per un testo che è un incastro di schiaffi e buffetti. Chiaro per chi facciano il tifo gli Articolo 31, nell’eterna guerra tra generazione. Al centro la nostalgia per un passato che in realtà non è che sia poi così da rimpiangere sgretolata a colpi di piccone. La figura degli zombie nei parchetti, laccio emostatico al braccio e siringa buttata in terra, parla chiaro, come parla chiaro anche il palese affetto che il nostro, anzi, i nostri provano nei confronti dei giovani, troppo spesso tirati per la giacchetta da chi non perde occasione per dirsi migliore di chi è arrivato dopo. Un po’ un prendere le distanze dai propri coetanei, certo, ma una presa di posizione quantomai condivisibile: in fin dei conti non c’è di peggio di un boomer che non fa i conti con la propria anagrafe e decide di entrare in competizione con chi, nei fatti, dovrebbe essere accompagnato alla vita. La nostalgia quindi è messa al bando, o bannata che dir si voglia, mentre il concetto di classicità, usato con autoironia, non è poi così scherzoso come Ax e Jad vogliono farci credere, se è vero come è vero che praticamente tutti i rapper arrivati dopo di loro – e la storia ci dice che salvo quelli delle Posse tutti i rapper sono arrivati dopo di loro in Italia – hanno finito per riconoscere la loro primogenitura. Quelli nati dopo che loro già erano col microfono e i piatti in mano, rapper e trapper, riconoscono al duo una sorta di padrinato, sorte condivisa, lato pop, con Max Pezzali e gli 883: gli uni intenti a raccontare le periferie, gli altri la provincia.
Dal video di Classico.
Fregandosene delle convenzioni, J-Ax e DJ Jad si schierano senza se e senza ma con la nuova generazione
Il singolo è stato lanciato sui social dagli Articolo 31 con una iconica foto dei due che, braccia conserte dietro la schiena, guardano attraverso una rete un cantiere, titolo trasformato per l’occasione in Vecchi di merda- Classico, riprendendo un verso particolarmente identificativo del testo, difficile non capire da che parte stiamo i nostri eroi, anche volendo. I rischi dell’esercizio di stile, quando si è particolarmente talentuosi e la carriera e la vita ce lo hanno fatto capire è un attimo gigioneggiare camminando sul filo dell’autocompiacimento, è fugato dall’urgenza di prendere una posizione, decisamente impopolare: schierarsi senza se e senza ma dalla parte dei ragazzi. Urgenza che sotto le mani di J-Ax e DJ Jad diventa però quantomai pop, al punto da generare una sorta di paradosso un pop impopolare. Converrete è qualcosa che solo chi è abituato a giocare con le parole è in grado di concepire. Così come è solo di chi si è abituato nel tempo a fregarsene delle convenzioni, surfando sempre in cima alle onde non perdendo mai di vista l’idea di divertirsi. La chiamano musica leggera mica per caso.
Gli Articolo 31 sul palco dell’Ariston (Getty Images).
Sala invece di celebrare il ritorno dei Club Dogo avrebbe potuto accompagnare gli Articolo in qualche vera periferia
Il sindaco Beppe Sala, invece di prestarsi a celebrare il ritorno dei Club Dogo, raccontando una Milano-Ghotam City di cui, sicuramente, non dovrebbe andare poi così fiero, avrebbe dovuto celebrare loro, gli Articolo 31, magari lanciandoli a passeggio per una di quelle periferie nelle quali sono nati e cresciuti, e che per questo hanno deciso di raccontare, quelle periferie che a occhio lui, Sala, si è dimenticato di frequentare, se non per gesti eclatanti quali l’incontro con il gruppo degli Seven 7oo, confondendo l’hype con la qualità, le pose con la vita vera. In fondo è anche di lui che si parla in Classico, a farsi i selfie coi calzini arcobaleno, salvo poi tuonare coi giovani della movida. Claudio Santamaria, nel video-spot del ritorno dei Club Dogo, che vede il primo cittadino coprotagonista, cita, senza però nominarlo, la famosa frase di Bertold Brecht «sventurato un popolo che ha bisogno di eroi». Qui tocca chiudere citando un Bakunin apocrifo, quando si corre il rischio di prendersi troppo sul serio è bene armarsi di ironia al grido di «una risata vi seppellirà», e gli Articolo 31 ancora una volta ci riescono.
Anitta, Cardi B, Niall Horan e Charlie Puth. Sono i quattro artisti che compongono la line up di In the Mix, il primo festival musicale di TikTok. La piattaforma social di ByteDance ha infatti annunciato che trasmetterà in live streaming un concerto esclusivo previsto per il 10 dicembre a Mesa, in Arizona. Altri cantanti inoltre si uniranno agli headliner, tra cui diversi giovani talenti che hanno guadagnato le luci della ribalta proprio con i loro videoclip sull’app. I biglietti per l’evento, che avrà luogo all’interno dello stadio di baseball Sloan Park, saranno disponibili in prevendita da venerdì 27 ottobre. I prezzi partono da 25 dollari per il prato, fino a 60 dollari per l’area parterre più vicina al palcoscenico circolare al centro dell’area di gioco. Bisognerà spendere 40 dollari per accomodarsi sulle gradinate. Non è ancora chiaro se e quanto bisognerà spendere per avere accesso alla trasmissione streaming.
I quattro headliner dell’evento In the Mix di TikTok (X).
TikTok, chi sono le star dei social al concerto in live streaming
Accanto ai quattro headliner, che canteranno i loro maggiori successi recenti e del passato, TikTok ha poi annunciato la presenza di varie star della piattaforma. Ci sarà per esempio Isabel LaRosa, cantante classe 2004 del Maryland che nel 2021 ha firmato un contratto con la Rca Record proprio grazie al suo successo sui social. Il suo singolo I’m Yours, divenuto virale in Rete, ha totalizzato migliaia di visualizzazioni, tanto da essere pubblicato anche in versione accelerata, più adatta ai tempi brevi dei filmati online. Sempre dagli States, ma stavolta da Atlanta, arriverà la rapper Kalii, nome d’arte della 23enne Kaliya Ashley Ross. Con le sudcoreane Fifty Fifty ha cantato Barbie Dreams, parte della colonna sonora del film Barbie con Margot Robbie. Annunciata anche la presenza della rapper canadese di origini congolesi Lu Kala e per il musicista Sam Barber.
L’impegno di TikTok nella musica mondiale è già noto da tempo. In estate, per esempio, la società madre ByteDance aveva lanciato TikTok Music, servizio di streaming musicale su abbonamento ancora però non disponibile in Italia. Negli Usa avrà presto luogo un talent show che ricorda da vicino X Factor e The Voice destinato agli artisti emergenti. Denominato Gimme the Mic (in italiano, Dammi il microfono), il contest mirerà a scegliere il miglior hitmaker, che riceverà un premio di circa 2500 dollari. In collaborazione con Billboard, TikTok ha persino lanciato a settembre una speciale classifica dei brani più ascoltati e utilizzati per produrre filmati sulla piattaforma a livello planetario. Nella Top 50 di ottobre sono presenti, tra gli altri, Drake, l’immancabile Taylor Swift e Doja Cat.