L’Alta Corte di Londra ha iniziato a esaminare, durante un’udienza preliminare, la causa intentata dal chitarrista Andy Summers e dal batterista dei Police Stewart Copeland contro il frontman Sting. Lo scorso settembre, i due musicisti avevano infatti accusato il cantautore britannico di non aver pagato adeguatamente le royalties per lo streaming di brani iconici come Roxanne o Every Breath You Take. Secondo alcuni documenti visionati dalla Bbc, l’artista avrebbe riconosciuto ai due 595 mila sterline, poco meno di 700 mila euro. I legali di Copeland e Summers dicono che il pagamento è stato effettuato di recente, ma che la cifra dovuta dovrebbe essere decisamente più alta e comunque non inferiore a 8 milioni di sterline (più di 9 milioni di euro). Nessun membro della band britannica era presente in aula, anche perché non è ancora iniziato il vero processo.

La faida legale tra i Police: le accuse di Summers e Copeland contro Sting
La guerra legale tra i membri dei Police riguarda un accordo vecchio di quasi 50 anni. Stando infatti ad accordi dapprima verbali nel 1977 e poi messi nero su bianco quattro anni dopo, prima di essere confermati solamente nel 1997, ogni membro della band, in qualità di arrangiatore, doveva ricevere il 15 per cento delle royalties per brani scritti dai compagni. Sting, frontman nonché cantante e anche bassista del complesso, è anche autore principale di tutti i grandi successi, da Roxanne a Message in A Bottle, senza dimenticare Every Breath You Take, ed era quindi destinatario della quota maggiore. Impossibile tuttavia non riconoscere i contributi, spesso cruciali, dei musicisti, come nel caso degli arpeggi di chitarra che Summers ha composto per Every Breath You Take, la hit più famosa.
Dove nasce quindi la controversia? Al centro c’è il cambiamento radicale dell’industria discografica dai tempi dei Police ai giorni nostri. Gli accordi di cui sopra, più volte rinegoziati, non prevedevano gli introiti derivanti dalle piattaforme streaming come Spotify e Apple Music, in quanto all’epoca non erano ancora state ideate. I rappresentanti di Sting affermano che tali royalties dovrebbero essere escluse in quanto assimilabili a «performance pubbliche» e non alla «produzione di dischi» e alla loro vendita, cui esplicitamente farebbe fede l’accordo. La vicenda è quindi ben lontana dall’essere finita: giovedì 15 gennaio sono in programma altre udienze e si dovrebbe conoscere la data di inizio del processo. Nel 2022, intanto, Sting ha venduto i diritti del repertorio solista e di quello composto per i Police a Universal Music Group per circa 200 milioni di dollari.
