Israele riavvia la registrazione di terre in Cisgiordania

Il governo israeliano guidato da Benjamin Netanyahu ha approvato ulteriori misure per rafforzare il controllo dello Stato ebraico sulla Cisgiordania e facilitare il possesso di terreni da parte dei coloni. Domenica 15 febbraio è infatti arrivato il semaforo verde all’avvio di un processo di registrazione dei terreni occupati della West Bank che permetterà di dichiararli come “proprietà statale”, se i palestinesi non saranno in grado di presentare documenti che ne attestino la titolarità. Tutto questo dopo decenni di occupazione e guerra, in cui la documentazione potrebbe essere andata persa o distrutta: di fatto, l’obiettivo è l’espropriazione di massa dei territori palestinesi. «Stiamo proseguendo la rivoluzione degli insediamenti e rafforzando la nostra presa su tutte le parti del nostro territorio», ha dichiarato Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze, tra i promotori del piano assieme a Yariv Levin (Giustizia) e Israel Katz (Difesa).

La registrazione dei terreni riguarderà l’Area C

Era dal 1967 che Tel Aviv non procedeva alla registrazione dei terreni occupati in Cisgiordania. Il nuovo piano riguarderà l’Area C della West Bank individuata dagli Accordi di Oslo, dove vivono oltre 300 mila palestinesi. Essa costituisce circa il 60 per cento dell’intera Cisgiordania, di fatto sotto il pieno controllo militare israeliano.

Israele riavvia la registrazione di terre in Cisgiordania
Bezalel Smotrich e Benjamin Netanyahu (Ansa).

Anp: «Flagrante violazione del diritto internazionale»

«Una grave escalation e una flagrante violazione del diritto internazionale», che equivale a una «annessione de facto». Così l’ufficio di Mahmoud Abbas, presidente dell’Autorità nazionale palestinese (Anp), ha definito il piano di Israele, invitando la comunità internazionale e in particolare il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a intervenire immediatamente. Hamas ha definito quello del governo di Netanyahu un «tentativo nullo e privo di valore» di «giudaizzare» la Palestina. Anche Giordania, Egitto, Qatar e Turchia hanno condannato la mossa di Tel Aviv, che già la scorsa settimana aveva annullato il divieto di vendita di terreni in Cisgiordania agli israeliani ebrei e la pubblicazione dei registri catastali. Il divieto di cessione di terreni ai non musulmani risaliva al periodo di amministrazione da parte della Giordania (1948-1967): finora le persone non di fede islamica non potevano acquistare terreni a titolo personale, ma solo tramite società private.

Media: «Usa chiedono all’Italia di far parte della Forza di stabilizzazione per Gaza»

Gli Stati Uniti avrebbero chiesto all’Italia di partecipare, come membro fondatore, alla Forza internazionale di stabilizzazione (Isf) per Gaza. Si tratta del contingente concepito nell’ambito del piano di pace statunitense per monitorare la sicurezza nell’enclave palestinese. A riferirlo è Bloomberg, citando fonti informate. Secondo queste ultime, la proposta sarebbe stata presentata questa settimana alla premier Meloni e al ministero degli Esteri, che non avrebbero ancora deciso. In base alla richiesta, l’Italia non contribuirebbe con truppe ma sarebbe sufficiente un impegno ad addestrare la futura forza di polizia di Gaza. La portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers, interpellata nel merito, non ha specificato se gli Usa abbiano esteso un invito a Roma. «Gli annunci sull’Isf arriveranno presto», ha detto.

Gaza, Putin invitato da Trump a far parte del Consiglio per la pace

Vladimir Putin è stato invitato da Donald Trump a far parte del ‘Board of Peace‘ per Gaza, ovvero il comitato che supervisionerà la ricostruzione della Striscia. Lo ha dichiarato Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, aggiungendo che l’invito è «in fase di valutazione» da parte del presidente russo e che Mosca «spera di ottenere maggiori dettagli» da Washington. L’istituzione del consiglio, presieduto da Trump, è un passo fondamentale nel piano americano sostenuto dalle Nazioni Unite per smilitarizzare e ricostruire Gaza, devastata da due anni di attacchi da parte di Israele. Anche l’Italia, come annunciato da Giorgia Meloni, è stata invitata a far parte del Consiglio per la pace. «Penso che l’Italia possa giocare un ruolo di primo piano nel processo di pace», ha affermato la premier. Anche il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, quello argentino Javier Milei e quello egiziano Abdel Fattah al-Sisi hanno ricevuto inviti a partecipare. I Paesi candidati a un seggio permanente dovranno pagare un biglietto d’ingresso di un miliardo di dollari. Lo riportano diversi media Usa e israeliani.

Trump annuncia i nomi del Board of Peace per Gaza

Donald Trump ha annunciato i nomi di alcuni componenti del Board of Peace per Gaza, il Consiglio previsto dalla seconda fase dell’accordo tra Israele e Hamas per gestire la Striscia. Ci sono il segretario di Stato Marco Rubio, gli inviati Steve Witkoff e Jared Kushner, l’ex premier britannico Tony Blair, l’imprenditore miliardario Marc Rowan, il direttore della Banca mondiale Ajay Banga e il l’ex produttore televisivo e collaboratore di Trump Robert Gabriel. Tra i compiti del Board c’è quello di supervisionare l’operato del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, un organismo composto da figure tecniche in gran parte palestinesi che dovrebbe governare il territorio esautorando Hamas.

Mladenov alto rappresentante per Gaza

«Ogni membro del Consiglio esecutivo supervisionerà un portafoglio definito, fondamentale per la stabilizzazione e il successo a lungo termine di Gaza, tra cui, a titolo esemplificativo ma non esaustivo, il rafforzamento delle capacità di governance, le relazioni regionali, la ricostruzione, l’attrazione di investimenti, i finanziamenti su larga scala e la mobilitazione di capitali», si legge in una nota della Casa Bianca. S.E. Nickolay Mladenov, ex inviato Onu per la pace in Medio Oriente (dal 2015 al 2020) ed ex ministro degli Esteri bulgaro, ricoprirà il ruolo di alto rappresentante per Gaza e fungerà da collegamento sul campo tra il Board of Peace e il comitato tecnico di 15 palestinesi. A breve verranno resi noti anche i nomi dei ruoli politici dell’organismo. A tal proposito, la premier Meloni ha detto che «l’Italia è disponibile a entrare nel Board».