Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente

E se qualcuno dei miei figli tornasse a casa da una manifestazione con una bicicletta da 3 mila euro, sneakers ultimo modello e giubbotti firmati? Gli direi: «Accidenti, qualcosina per la mamma, no?». E mentre lo scrivo, mi chiedo se la battuta è solo un attacco scanzonato per questo pezzo o se, sotto sotto, lo penserei veramente, mentre copro il figlio o la figlia di improperi e tremo all’idea che la polizia venga a prenderlo. Proprio io, che restavo impietrita quando, alla fine del giro in centro il sabato pomeriggio, qualche mia amica esibiva il lucidalabbra sgraffignato nel giro al supermercato dove io mi ero limitata a guardare sospirando.

L’unico diritto ancora sacro è quello di proprietà

Così, prima di domandarmi cos’hanno in testa i ragazzi che hanno devastato il centro di Milano saccheggiando i negozi in sprezzo all’unico diritto considerato ancora sacro, quello di proprietà, mi interrogo su cosa passa per la testa a me, adulto e genitore. E a quelli – non pochi, credetemi, anche italianissimi e non diseredati – che pur fra lo sdegno, la rabbia, i timori e il dispiacere, non schiumano di rancore contro i ragazzini e non invocano manganelli e prigione. Magari vanno a riprenderseli e li riportano a casa per un orecchio, come hanno fatto alcuni genitori a Milano, ma sentono che, al di là dei metodi, i pargoli hanno maledettamente ragione. Le stesse forze sovrastanti che hanno stritolato il nostro potere, non solo d’acquisto, hanno distrutto le loro opportunità di costruirsi un avvenire. Non migliore di quello dei loro padri, semplicemente un futuro. Finiti i tempi in cui «anche l’operaio vuole il figlio dottore», come lamentava la Contessa di Paolo Pietrangeli, l’operaio di oggi è in cassa integrazione perché l’industria di Aldo vuole delocalizzare, e spera che il figlio si tenga stretto il lavoro precario da rider.

Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
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Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente

Dall’esproprio proletario all’esproprio giovanile

Quando apocalisse climatica e fine del mondo a causa dell’IA sono diventati argomenti di conversazione quotidiana, c’è da stupirsi che alcuni giovanissimi, derubati del futuro, cerchino di sgraffignare almeno qualche spicciolo di presente, sotto forma di oggetti costosi che non potrebbero permettersi né ora né mai? Negli Anni 70 rubare nei supermercati (e mica pane e stracchino, ma caviale e champagne) era chiamato esproprio proletario; oggi impossessarsi di bici e scarpe di lusso potrebbe definirsi esproprio giovanile, perché la classe che si sente oppressa, sfruttata, condannata più di altre dalle ineguaglianze provocate da decenni di non-redistribuzione della ricchezza è quella degli under-20.

Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Scontri tra polizia e casseur a Milano (Ansa).

Un movimento tutto social e challenge ma senza strutture

Poi, certo, il web, le challenge, i video sui social, dove a darti diritto di cittadinanza basta uno smartphone, e non il “sangue” o una burocrazia insensata e più aderente all’agenda sovranista che alla realtà. La tragica ironia è che il traffico generato sui social dalle proteste dei giovani consolida il potere dei tecnomiliardari globali che hanno ridotto i governi in stato di vassallaggio. Anche perché le chiamate via social che in poche ore radunano in piazza migliaia di ragazzi creano sì masse imponenti in grado di paralizzare e devastare le città, ma politicamente inconsistenti. I giovani pagano facilità e rapidità nel riempire le piazze con la difficoltà di dare al loro movimento una struttura durevole e dei portavoce in grado di sostenere un dialogo con la politica, se questa avesse davvero voglia di ascoltarli.

Casseur a Milano, ragazzi senza futuro che saccheggiano il presente
Scontri a Milano (Ansa).

Alla politica interessa solo l’effetto della rivolta sul voto

Disgraziatamente, siamo alla vigilia di un anno elettorale (non solo in Italia), e ciò che interessa ai partiti è l’effetto delle proteste sulle intenzioni di voto. Dialogare con quella che i media generalisti presentano invariabilmente come un’orda di «maranza» e «teppisti» fa perdere consensi, e non solo nell‘elettorato di destra, che vorrebbe una gioventù irreggimentata, umile e disposta a dare presto figli (bianchi) alla patria. Nemmeno la sinistra vuole inorridire le sue contesse della Ztl, appoggiando quelli che gli incendiano la macchina sotto casa. Ma i giovani aspettano che qualcuno dal campo largo risponda alla domanda: «State dalla parte di chi ruba nei supermercati, o di chi li ha costruiti rubando?». Sono versi di una vecchia canzone di De Gregori, ma starebbero bene anche nel brano di un trapper contemporaneo.