Il congresso regionale di Forza Italia in Campania lascia soprattutto un sentimento di profondo rammarico. Una forza politica moderata, erede della cultura liberale e garantista di Silvio Berlusconi, aveva il dovere di ricercare una sintesi, comporre le differenze e trasformare il confronto interno in un’occasione di crescita. È accaduto l’esatto contrario. Un partito che arriva al proprio congresso profondamente diviso, con parlamentari, consiglieri regionali, sindaci, amministratori e dirigenti che scelgono di non partecipare, non indebolisce soltanto se stesso. Fa male alla coalizione, alla credibilità della politica e soprattutto a quanti vorrebbero avvicinarsi a Forza Italia, trovandovi una comunità aperta, plurale e capace di ascoltare. La responsabilità politica ricade inevitabilmente su chi avrebbe dovuto garantire l’unità. Sono mancati il dialogo, gli incontri preparatori, il confronto tra le diverse sensibilità e persino il tentativo di costruire una soluzione condivisa. Quando la politica rinuncia alla mediazione, il risultato non può che essere la contrapposizione. Adesso si attendono i nomi dei trentacinque componenti che affiancheranno il segretario regionale. Soltanto allora sarà possibile comprendere il reale equilibrio della maggioranza congressuale, costruita attorno a due gruppi: quello riconducibile a Fulvio Martusciello e quello che fa riferimento a Franco Silvestro. Se, come sembra, i due blocchi si divideranno sostanzialmente a metà la composizione degli organismi regionali, sarà interessante capire dove finirà per collocarsi il vero baricentro politico del partito. Silvestro, mantenendo un profilo apparentemente defilato, ha infatti continuato a coltivare rapporti con tutte le componenti di Forza Italia in Campania, conservando una capacità di interlocuzione che oggi potrebbe risultare decisiva. In politica, del resto, il peso reale non sempre coincide con la visibilità formale: spesso si misura nella capacità di costruire equilibri, orientare le scelte e tenere insieme interessi e sensibilità differenti. Colpisce, parallelamente, la scomparsa dalla scena di Gianfranco Librandi, fino a oggi vicesegretario vicario, così come l’esclusione o il ridimensionamento di altre figure che avevano ricoperto ruoli importanti. Vedremo quali proposte politiche emergeranno e se saranno rivolti appelli all’unità. Sarà però difficile considerarli credibili dopo avere evitato ogni confronto, mentre vengono annunciati ricorsi al Collegio nazionale dei probiviri e iniziative davanti agli organi giudiziari. Tutto questo poteva e doveva essere evitato. È mancata un’iniziativa autorevole del vertice nazionale ed è fallito il compito affidato alla guida regionale: accompagnare Forza Italia verso un congresso realmente unitario. Al di là dei numeri e degli incarichi, questa resta una grave sconfitta politica.
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