Dal negazionismo al termo-ottimismo: l’ottusità delle destre sul clima

Prima, la buona notizia: dopo avere ormai perso il conto delle ondate di calore susseguitesi nell’estate 2026, i negazionisti del cambiamento climatico stanno cominciando finalmente a rivedere le loro posizioni – parliamo dei negazionisti classici alla Claudio Borghi, quelli che chiedono il Var per ogni rilevazione barometrica e sostengono che faceva caldissimo anche nell’antica Roma, come dimostrano tutti quegli schiavi con i ventagli nel film peplum. E ora, le due cattive notizie: la prima è che molti ex santommaso del clima, dopo aver accettato a malincuore l’evidenza, proprio non riescono a fare il passettino successivo, e cioè a riconoscere che con il surriscaldamento globale che quest’estate ha trasformato l’Europa in una friggitrice ad aria c’entriamo anche noi e le nostre abitudini energivore ed eco-insostenibili.

Tutti balleremo allegramente la conga incoronati stile Carmen Miranda

La seconda è che pur di non alleggerire di un grammo la nostra pachidermica impronta di carbonio, parecchi, da negazionisti, stanno convertendosi al termo-ottimismo alla Ignazio La Russa, e ci invitano ad abbracciare con entusiasmo la prospettiva di un’Italia Repubblica delle banane non solo in senso politico, ma anche climatico, dove, negli intervalli tra un tifone e l’altro, tutti balleremo allegramente la conga incoronati stile Carmen Miranda di frutta tropicale a chilometro zero.

Dal negazionismo al termo-ottimismo: l’ottusità delle destre sul clima
Nel fotomontaggio, Ignazio La Russa e Carmen Miranda.

Forse qualcuno quando sente “fossile” pensa alle impronte di dinosauro

Perché tanta riluttanza a collegare qualche neurone in più e ad ammettere che per mitigare gli effetti del cambiamento climatico bisogna puntare con più decisione sull’energia green, invece di sostenere la domanda di combustibili fossili con sconti e bonus a singhiozzo? Forse è colpa dell’espressione “combustibili fossili”, che nella sua equivocità può risultare fuorviante. Il pubblico meno addentro alle questioni energetiche (cioè praticamente tutti i politici di destra) quando sente la parola “fossile”, di primo acchito non pensa al gas, al petrolio o al carbone, ma agli ammoniti, alle impronte di dinosauro o agli scheletri di mammut, tutte cose che si trovano nei musei di paleontologia, non nei distributori lungo le strade.

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Un momento della manifestazione Climate Pride a Roma per chiedere lo stop ai combustibili fossili (foto Ansa).

Del resto, a chi mai verrebbe in mente di fare il pieno con le zanne di smilodonte? Nemmeno al ministro Gilberto Pichetto Fratin, probabilmente. Si capisce come l’insistenza sulla necessità di «abbandonare il fossile» cada nel vuoto, eccezion fatta per le frange teo-con lefebvriane, che ben prima della sinistra ecologista diffidavano dei fossili in quanto mettono in dubbio il racconto biblico della creazione del mondo in sette giorni.

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Gilberto Pichetto Fratin (foto Imagoeconomica).

Non saranno le continue ondate di caldo, né le cifre dei morti riconducibili alle temperature fuori controllo, né gli eventi meteorologici estremi e ravvicinati a far prendere sul serio la crisi climatica a gente persuasa che il disastro in Nepal sia stato deliberatamente provocato dai cinesi puntando un miliardo di phon contro i ghiacciai dell’Himalaya.

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Una donna guarda gli effetti del disastro in Nepal (foto Ansa).

L’unica ossessione delle destre: l’immigrazione

Il clima rientrerà nell’agenda politica delle destre solo quando riusciranno a ricondurle alla loro unica ossessione: l’immigrazione. Non come effetto (siccità e inondazioni costringono davvero migliaia di persone a lasciare le loro terre), ma, al contrario, come causa: i responsabili dell’aumento abnorme e rapido delle temperature in Europa non sarebbero le emissioni di anidride carbonica, ma i migranti dall’Africa e dal subcontinente indiano. Non contenti di snaturarci con l’islam, il couscous e il cricket, ci avrebbero sbolognato il caldo dalle loro regioni natie, per anticipare la sostituzione etnica voluta da George Soros (sempre lui), con una sostituzione climatica che ci renderà tutti più scuri, infiacchiti e in ciabatte anche a Natale.

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George Soros (foto Ansa).

Detto così sembra uno scherzo, ma attenzione: il periodo pre-elettorale, come il sonno della ragione, genera mostri. E non è difficile immaginare un post in cui il leghista Borghi evidenzia il nesso fra l’avvento degli stranieri e la sparizione delle mezze stagioni, o Matteo Salvini che accusa gli immigrati pakistani di avere importato le piogge monsoniche in pianura Padana.