Al gran ballo delle candidature blindate alle prossime Politiche non ci sarà posto per tutti: in Forza Italia la psicosi «mi lasciano a casa» impazza, soprattutto, strano a dirlo, tra i ministri uscenti. Trattasi del classico gioco del cerino: a chi resterà acceso in mano?
Il nervosismo di Casellati tra Basilicata e Veneto
Rischia di scottarsi Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, eletta 2022 in Basilicata. Casellati, fedelissima di Silvio Berlusconi, accomodatasi per la prima volta in parlamento nel 1994, ai bei tempi della grande rivoluzione liberale, ha ricoperto una marea di cariche istituzionali, fino a diventare presidente del Senato e addirittura candidata al Quirinale. Silvio la voleva alla Giustizia, Giorgia Meloni le preferì (ahi lei) Carlo Nordio, il Cav la prese malissimo e aveva ragione: Casellati difficilmente avrebbe inanellato tanti danni quanti ne ha prodotti Nordio. Ora però traballa: il prossimo 19 settembre ci sarà il congresso regionale di Fi in Basilicata, lei non verrà riconfermata come coordinatrice (fu catapultata in terra lucana dal suo Veneto pur di garantirle l’elezione) e il suo posto verrà preso dal governatore Vito Bardi.

Casellati quindi smania per avere un collegio senatoriale sicuro in Veneto, dove sempre nel 2022 è stata eletta un’altra azzurra: Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della ricerca, che infatti ci segnalano nervosetta per l’iper attivismo dei sodali veneti della Casellati.

Le mosse di Zangrillo e le ambizioni di Mulè
La scelta di Bardi in Basilicata preoccupa Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, eletto alla scorsa tornata in Piemonte, dove è segretario regionale azzurro. «Quando anche il Piemonte andrà a congresso», ragiona con Lettera43 un big del partito, «Alberto Cirio potrà sfruttare il precedente della Basilicata per proporsi come coordinatore regionale super partes, in quanto governatore, e scalzare Zangrillo, che a quel punto vedrà allontanarsi la ricandidatura».

Zangrillo sa benissimo di essere a rischio, anche perché non allineato ad Antonio Tajani, e così scalcia (politicamente parlando) proponendosi come maggiorente della corrente anti-ministro degli Esteri, insieme a Giorgio Mulè, punto di riferimento degli scontenti azzurri. Mulè, però, punta tutto sulla candidatura a Presidente della Regione Siciliana, l’anno prossimo, partita difficile ma non impossibile per il vicepresidente della Camera, che non è più certo di poter contare sull’eurodeputato catanese Marco Falcone. Renato Schifani vorrebbe ovviamente ricandidarsi, la partita è aperta.

E Marina Berlusconi che fa?
A proposito di congressi, quello della Campania si celebra il 9 settembre: blindata la conferma alla guida del partito di Fulvio Martusciello, capodelegazione di FI al Parlamento europeo, pure lui nel partito dalla sua fondazione. E Marina? La primogenita di Silvio è una figura mistica: tutti raccontano di averla vista o sentita, ma in realtà nel 90 per cento dei casi si tratta di millantato incontro: guarda con inevitabile interesse all’attività del partito, magari incide sulla linea politica, avrà voce in capitolo sulle candidature (si dice anche su quella contestata di Fabio Roscioli alle Suppletive calabresi) e via discorrendo, ma non è certamente interessata a congressi, beghe locali e piccinerie di questo genere.

