Avanti un altro! Alla già lunghissima lista di candidati alla successione di Beppe Sala si aggiunge Gabriele Abbiati, neodirigente di Patto per il Nord. La sua candidatura non è ancora ufficiale, ma – come può anticipare Lettera43 – sta rapidamente maturando in seno al cartello di movimenti settentrionalisti fondato due anni fa da ex leghisti delusi dalle politiche nazionaliste e sovraniste di Matteo Salvini e desiderosi di tornare alle istanze originali di Gianfranco Miglio e Umberto Bossi. Proprio quest’ultimo – mancato lo scorso marzo – aveva benedetto la nascita del nuovo soggetto, guidato da Paolo Grimoldi e successivamente rinforzatosi passo dopo passo con le adesioni di Grande Nord, Rete22, Associazione Gianfranco Miglio, Rete per il Nord, Forza Nord, Autonomia e Libertà e diverse altre sigle minori, non solo afferenti all’ambito leghista.

Un programma da Carroccio prima maniera
Gli obiettivi politici recuperano pari pari quelli del primo Carroccio: diventare un vero e proprio “sindacato del Nord” per rappresentare a Roma tutte le istanze del territorio più produttivo d’Italia, a partire dalla questione del residuo fiscale. «A Milano vale circa 11 miliardi di euro, una cifra che coprirebbe per intero il bilancio comunale», confida un esponente del movimento. Si sottolinea inoltre l’intenzione di ergersi a baluardo non solo dei “milanesi”, ma anche di vive in città – staccandosi quindi dalla remigrazione e dalle posizioni estremiste che ruotano intorno a Roberto Vannacci – attraverso una legge speciale che dia a Milano le stesse risorse e gli stessi poteri di cui gode Roma, potenziando nel contempo la Città Metropolitana.
Un ex leghista lontano dal celodurismo
Non è un caso che il frontman più accreditato di questa difficilissima sfida sia Abbiati, ex leghista entrato a Palazzo Marino nel 2019 al posto di Salvini, allora proiettato verso il governo Roma e oggi in fortissima crisi. Abbiati, 39 anni, è un ex leghista davvero sui generis: mite, pronto al dialogo, attivo nel sociale, paziente arbitro nei tornei di calcio ACLI (dove certi calciatori amatoriali fanno più bizze dei politici di professione), più attento ai rapporti umani che ai diktat politici e, si dice, mai sdraiato sugli input provenienti da via Bellerio. Per questo è apprezzato trasversalmente anche dagli avversari, sia quelli incontrati a Palazzo Marino, sia quelli della precedente esperienza nel Municipio 9 (Niguarda, Affori e Bruzzano), dove ha mosso i primi passi in politica.

Le ambizioni di Bernardelli
È iniziata molto prima la traiettoria di Roberto Bernardelli, imprenditore del settore alberghiero entrato in politica negli Anni 80 sulla scia del fenomeno-Bossi. Presidente del Patto per il Nord, ex leghista e già fondatore del partito Pensionati e del Grande Nord, Bernardelli a 77 anni è ancora molto attivo, conduce una trasmissione televisiva autogestita, e non disdegnerebbe certo di essere lui il candidato sindaco di questa eterogenea aggregazione.

Tutto, al momento, propende però nella direzione di Abbiati, che insieme a Grimoldi dovrà decidere dove orientare questo temerario vascello: il porto finale è una sfida in solitaria o si troveranno produttive alleanze lungo il percorso? Occasioni di incontro certamente non mancheranno: l’amichevole Abbiati si è incamminato lungo una strada già frequentata, nel centrodestra, dal moderato Maurizio Lupi alla pasionaria salviniana Silvia Sardone, dal civico Antonio Civita al redivivo Pietro Tatarella, dall’outsider Giovanni Terzi all’immancabile Alessandro Spada (ai quali, a destra destra, si aggiunge il vannacciano Carmelo Burgio). Vincere sarà complicato, stringere accordi molto meno.








