A Salerno si costruiscono nuove abitazioni, anche di pregio, e il mercato sembra in grado di assorbirle. Ma accanto a questa realtà ce n’è un’altra, molto più silenziosa e in costante crescita: quella di cittadini che hanno un lavoro e un reddito, ma che faticano comunque a trovare una casa economicamente sostenibile. È il tema al centro dell’intervento di Patrizia Spinelli, coordinatrice della UIL Salerno, che accende i riflettori su quella che definisce la nuova frontiera dell’emergenza abitativa. Un fenomeno che, secondo il sindacato, non riguarda più soltanto le fasce di povertà estrema, ma coinvolge sempre più giovani, coppie, lavoratori con redditi medi, donne con figli, famiglie con persone disabili e anziani. A destare preoccupazione sono anche i numeri. Nell’Avviso Erp 2026 sono state presentate 1.522 domande nel solo Comune di Salerno, con un incremento del 20% rispetto al 2022. Un dato che, per la UIL, rappresenta un campanello d’allarme ma non esaurisce il problema, perché esiste una fascia di popolazione che rischia di rimanere schiacciata tra due estremi: troppo “ricca” per accedere all’edilizia popolare e troppo debole economicamente per sostenere i prezzi del mercato privato. Secondo Spinelli, è proprio qui che la questione della casa si intreccia con quella del lavoro. «Se avere un’occupazione non basta più per pagare serenamente un affitto, se due giovani che lavorano rinviano la propria autonomia perché non riescono a sostenere il costo di un’abitazione, se un anziano con una pensione normale deve destinare alla casa una parte eccessiva del proprio reddito, allora non siamo più davanti soltanto a un problema immobiliare, ma a un problema di salari, potere d’acquisto e qualità della vita». Per il sindacato, il lavoro deve tornare a garantire autonomia e la possibilità di costruire il proprio futuro. Da qui la richiesta di affiancare alla battaglia per salari più adeguati, occupazione stabile e recupero del potere d’acquisto una nuova politica dell’abitare. La coordinatrice Uil invita però a non trasformare il dibattito in una contrapposizione tra inquilini e proprietari. «Una seconda casa non è automaticamente sinonimo di ricchezza o speculazione. Per molte famiglie quell’immobile è stato acquistato con i risparmi e i sacrifici di una vita di lavoro, come forma di sicurezza per la vecchiaia o per lasciare qualcosa ai figli». Su questi immobili, osserva, gravano tasse, tributi, costi di manutenzione e il rischio di morosità, elementi che incidono sulla determinazione dei canoni e sulla richiesta di maggiori garanzie. Per questo la Uil propone strumenti capaci di far incontrare gli interessi di chi cerca casa e di chi la possiede. Tra le ipotesi avanzate ci sono agevolazioni fiscali, riduzioni dei tributi locali, maggiori certezze per i proprietari e un fondo di garanzia contro la morosità, che potrebbe tutelare i locatori e allo stesso tempo aiutare le famiglie con reddito ma prive delle garanzie oggi richieste dal mercato. Parallelamente, secondo il sindacato, occorre aumentare l’offerta di abitazioni accessibili alla fascia media. In quest’ottica viene indicato come opportunità il programma regionale HO.P.E., finanziato con 245 milioni di euro, che prevede edilizia pubblica, recupero del patrimonio esistente ed edilizia residenziale sociale destinata anche a chi non riesce ad accedere ai prezzi di mercato pur non avendo i requisiti per l’Erp. È proprio questa, sostiene Spinelli, la fascia che Salerno rischia di perdere. Per questo il tavolo annunciato dall’Amministrazione comunale viene considerato un’occasione importante. La Uil propone di trasformarlo nel punto di partenza di un vero “Patto per l’abitare”, coinvolgendo Comune, Regione, organizzazioni sindacali, rappresentanze degli inquilini e dei proprietari e il mondo delle costruzioni. Gli obiettivi indicati sono chiari: conoscere il reale fabbisogno abitativo della città, recuperare e rimettere in circolo il patrimonio disponibile, incentivare i canoni concordati, sostenere l’edilizia sociale e costruire strumenti di garanzia per proprietari e inquilini. Infine, la coordinatrice Uil pone una domanda che riguarda il futuro stesso della città: “Che Salerno vogliamo costruire e, soprattutto, per chi?”. Una città, osserva, può attrarre investimenti e sviluppare un mercato immobiliare di pregio, ma deve anche consentire a un giovane di diventare autonomo, a una coppia di mettere su famiglia, a un lavoratore di vivere vicino al proprio posto di lavoro e a un anziano di continuare a vivere dignitosamente con il proprio reddito. «La vera emergenza – conclude Spinelli – comincia quando una casa diventa un lusso anche per chi lavora. Non servono contrapposizioni, ma una politica capace di tenere insieme diritto all’abitare, tutela della piccola proprietà, lavoro e salari. Perché una città cresce davvero solo se, insieme al valore dei suoi immobili, cresce anche la possibilità delle persone di continuare ad abitarla».
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