Tira una brutta aria quando nei partiti si comincia a parlare di statuti e simboli. Nell’estate che vede la Lega scivolare al 5,9 per cento nei sondaggi – attestandosi al settimo posto davanti ad Azione, Italia viva, +Europa e Noi Moderati – il movimento di Matteo Salvini è attraversato da tensioni e veleni.
Il forfait di Zaia alla festa della Lega a Cervia
In attesa del raduno di Pontida del 22 settembre, il segretario si è goduto qualche giorno di festa, affollata, a Cervia. Al tradizionale appuntamento all’ultimo minuto ha dato forfait Luca Zaia. Il suo intervento era in programma venerdì alle 21.45, alla fine di una serata moderata da Mario Giordano e Lucia Scajola, giornalista di Mediaset (e figlia dell’ex ministro berlusconiano Claudio). Ma nulla: con poco preavviso l’ex doge ha chiamato il deputato romagnolo Jacopo Morrone: «Ho un impegno, non posso venire». Bidonati.
Le voci sul Fienile e la suggestione di un passaggio alla guida di FI
Nei giorni scorsi, l’ex governatore veneto si è ben guardato da smentire le indiscrezioni di stampa che lo davano in chiusura di trattativa con Mediaset per la trasformazione del suo podcast Il Fienile in una sorta di Maurizio Costanzo show 2.0. Addirittura alcuni siti si sono spinti oltre, sostenendo che stia lavorando per sostituire Antonio Tajani alla guida di Forza Italia. Sicuramente il rapporto con gli eredi di Silvio Berlusconi esiste (si sono conosciuti negli anni dei “caminetti” di Arcore con Umberto Bossi) ma a molti nel partito appare più una suggestione anche perché il segretario azzurro in Veneto è uno dei più noti nemici di Zaia, ovvero Flavio Tosi.

Le ipotesi dietro il silenzio di Zaia
Dopo il fallimento dell’accordo con Salvini per la gestione di un partito del Nord all’interno della Lega, Zaia è sparito dai radar. Se ne sta «dietro un cespuglio», per usare un’espressione un tempo cara al Senatur, e attende l’evoluzione della situazione. I più maliziosi sostengono che stia attendendo di veder passare il “cadavere”, ovvero il crollo del partito al 3 per cento e il tonfo di Salvini. Altri pensano che il suo silenzio sia determinato dal fatto che avrebbe già stretto un accordo con il segretario per correre alle elezioni politiche. Di certo non sembra agitarsi per prendere la guida della Lega.

Fontana e la bozza di un nuovo partito «segno del malessere»
Piccoli segnali invece arrivano ancora una volta da Brescia, dove a dicembre era partita una raccolta firme a sostegno di una sua nomina a segretario, e dall’Highlander varesino, il governatore lombardo Attilio Fontana. Nel primo caso ha fatto discutere la scelta del segretario cittadino Michele Maggi di togliere dalla comunicazione ufficiale sui social la dicitura “Salvini premier”, lasciando solo “Lega”. La semplificazione del simbolo però è una decisione presa dall’ufficio comunicazione in raccordo con il segretario federale già da ottobre, hanno tenuto a minimizzare da via Bellerio. Si tratta di una “firma grafica” mentre il simbolo “rimane invariato”. Altro caso è quello di Fontana che ha inviato in una vecchia chat di partito, in cui sono presenti tutti gli amministratori e pure Salvini, il testo dello statuto di un nuovo partito, il Partito Liberale Federalista italiano. «Un nuovo partito non è all’ordine del giorno ma è necessario avere più confronto dentro e fuori la Lega. È il segno del malessere», ha puntualizzato Fontana. Insomma, c’è sempre aria di scissione quando si comincia a parlare di simboli e statuti.

