Una lettera d’addio in cui chiede scusa e affida l’amato figlio Vincenzo alla sorella Alessandra. Poi le ultime volontà di un funerale semplice. Questa volta, purtroppo, la notizia di cro naca, l’hai voluta dare tu. E come raccomandavi ai giovani bisogna metterla nelle prime righe. Se ne è andato improvvisamente il nostro «Pecora», come affettuosamente lo chiamavano in redazione. Lui è Carmine Pecoraro, una vita spesa per assecondare la sua passione, quella del giornalismo, che tant gioie ma anche tanti dolori gli ha regalato. Carmine lo conosco nel 1994 quando Gigi Casciello fonda il primo quotidiano di Salerno, il Mezzogiorno, con sede a Palazzo Santoro in quella che poi sarà anche la redazione del Roma di Pasquale Casillo. A Carmine viene affidata la provincia, l’ambizioso timone prevedeva quello che è ancora uno schema per i quotidiani. Dividere la provincia in città. In redazione -io mi occupavo di sport- anche una giovanissima Angela Trocini che lo stesso Pecoraro mi affidò per aggirare il no di Casciello. Tutti i giorni puntuale alle 10 in redazione direttamente da San Severino dove abitava. Il giro di nera come si faceva una volta, con il suo foglio zeppo di numeri di telefono scritto a mano per contattare carabinieri, polizia e guardia di finanza. Erano le prime notizie che affluivano in redazione, poi passava a tormentare tutti i corrispondenti. Allora gli articoli arrivano in redazione via fax e Carmine ingaggiava tutti quelli che poteva per farsi tastierizzare il pezzo. Un mastino. Ricordo Carlo Apolito nel suo ruolo di amministratore, Rossella Matera poi passata a La 7, Alfonso Sarno e tanti altri e mi scuso per aver dimenticato qualcuno. Il quotidiano di Salerno ha vissuto diverse vicissitudini, ha cambiato proprietà ma Carmine era sempre al suo posto a chiudere le pagine e far tastierizzare gli articoli che si procurava. Di Carmine mi piace ricordare qual periodo, poi passò al Salernitaan con Gigi Casciello, salvo poi ritornare a Cronache quando chiuse il quotidiano di Gigi. Ormai la tecnoclogia lo aveva superato, gli articoli arrivavano via email ma in lui restava lo spirito del giornalista a caccia della notizia. Era una bella persona. Lo è sempre stato anche nei momenti di grandi difficoltà personali e professionali. E mi dispiace dirlo ma tanta ipocrisia in molti che ieri hanno espresso il loro dolore. Per rispetto alla sua memoria lasciamo perdere. La perdita della amata mamma la settimana scorsa è stato decisamente un bruto colpo. Caro Carmine, compagno di tante avventure in redazione che la terra ti sia lieve. Le sentite condoglianze da tutta la redazione di Le Cronache alla famiglia di Carmine. Questa volta vengo meno alle tue direttive: niente nomi. Ci siamo tutti, proprio tutti. t.d’a.
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