Tumori: le terapie infusionali vicino a casa

Per la prima volta in Italia, nell’ambito dell’oncoematologia, le terapie infusionali complesse escono dalle mura degli ospedali per essere somministrate direttamente nei piccoli comuni di residenza dei pazienti. Con la prima storica infusione territoriale, effettuata ieri nel Comune di Controne, l’ASL Salerno, in linea con le indicazioni strategiche della Regione Campania sulla riorganizzazione dell’assistenza territoriale, porta le cure sempre più vicino ai cittadini e si conferma apripista a livello nazionale nella sanità di prossimità. La novità segna la fine dei lunghi e faticosi “viaggi della speranza” verso i centri urbani per molti malati oncologici delle aree interne del Cilento. Ore di spostamenti si trasformano così in un percorso di cura a chilometro zero, all’interno del modello delle “Botteghe della Comunità”. «Il programma – dichiara il direttore generale dell’ASL Salerno, Gennaro Sosto – scardina i tradizionali modelli assistenziali. Per la prima volta nel nostro Paese, nell’ambito dell’oncoematologia, non vengono delocalizzate soltanto le terapie orali o sottocutanee, ma anche quelle infusionali, storicamente vincolate ai setting ospedalieri. L’iniziativa prende il via in un territorio provinciale vastissimo, quasi 5 mila chilometri quadrati, caratterizzato da una forte dispersione demografica, soprattutto nelle aree collinari e montane del Cilento interno, dove oltre il 23% della popolazione è anziana e affetta da patologie croniche o plurimorbilità». Per rispondere al cosiddetto “travel burden”, ossia al peso, anche emotivo, dei lunghi spostamenti, l’ASL Salerno, in sinergia con la Regione Campania, ha realizzato una rete di 27 ambulatori infermieristici di prossimità (“spoke”) e un hub multispecialistico a Valle dell’Angelo, ribattezzati “Botteghe della Comunità”. Il progetto, nato dall’integrazione dei fondi PNRR (Missioni 5 e 6) e della Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI), serve un bacino di circa 28 mila cittadini ed è collegato funzionalmente ai Distretti sanitari 69 e 70, all’Ospedale di Comunità di Roccadaspide e all’ospedale “San Luca” di Vallo della Lucania. La sicurezza del percorso assistenziale rappresenta il cardine del protocollo. «I pazienti candidabili – spiega Catello Califano, direttore dell’UOC di Ematologia dell’ospedale “Andrea Tortora” di Pagani – sono affetti da neoplasie ematologiche, come mieloma multiplo, leucemie e linfomi, oppure da patologie croniche non neoplastiche in fase di mantenimento o consolidamento e vengono selezionati con estrema attenzione. Il giorno precedente alla seduta, lo specialista effettua una televisita per valutare gli esami ematochimici e confermare l’idoneità alla terapia». I farmaci antitumorali vengono preparati presso l’Unità Farmaci Antiblastici (UFA) dell’ospedale di Pagani, tracciati attraverso software dedicati e trasportati con corrieri certificati, nel rispetto della catena del freddo, fino alla singola Bottega della Comunità. Qui la terapia viene somministrata da infermieri di comunità appositamente formati, sotto la supervisione in tempo reale, attraverso la telemedicina, dell’équipe medica ospedaliera, con la presenza di un medico dell’emergenza-urgenza durante il periodo di osservazione successivo all’infusione. «Le Botteghe della Comunità – aggiunge Sosto – rappresentano un’evoluzione ancora più vicina ai cittadini rispetto alle Case della Comunità, una sorta di “vestito sartoriale” pensato per le aree più remote della provincia. Essere i primi in Italia a somministrare terapie infusionali extraospedaliere per patologie così complesse dimostra che l’innovazione organizzativa e digitale può, e deve, ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle cure. Da oggi sono le cure a raggiungere i pazienti fragili, non il contrario». Il centro prescrittore mantiene comunque il ruolo di garante clinico e supervisore costante di ogni singola infusione. «Questo modello – conclude Califano – assicura al paziente ematologico stabile gli stessi standard di sicurezza del contesto ospedaliero, offrendo al tempo stesso un significativo miglioramento della qualità di vita. Inoltre, la delocalizzazione delle terapie consentirà di decongestionare i Day Hospital, liberando tempo e risorse che gli specialisti potranno dedicare ai casi più complessi, alle urgenze e alla ricerca scientifica».

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