Un’Italia un po’ bicefala. In soli quattro giorni il nostro Paese mostrerà plasticamente come la sua politica estera tentenni tra due vertici: da una parte il Quirinale, dall’altra Palazzo Chigi. Sono sfumature, nulla di definitivo, i fondamenti sono salvi. Siamo sempre ancorati all’Onu, all’Occidente, alla Nato e alla Ue. Epperò sul parallelo Washington-Parigi tra lunedì e mercoledì le cancellerie di mezzo mondo si segneranno sulle agende chi c’era di qua e chi c’era di là. E sono agende che restano. A volte, per convenienza, vengono chiuse temporaneamente nei cassetti, anche se chi apre poi quei cassetti cambia alle prossime elezioni.

Tajani a Parigi e Mattarella alla parata del 14 luglio
Dunque, per fare un breve riassunto, nelle agende sarà segnato che lunedì al vertice dei volenterosi a sostegno dell’Ucraina voluto da Emmanuel Macron a Parigi, il governo Meloni ha mandato il ministro degli Esteri Antonio Tajani.

Politica estera al massimo livello e vicepremier, ma non premier. Mentre martedì alla parata del 14 luglio sugli Champs-Élysées ci sarà Sergio Mattarella, il capo dello Stato.

L’invito di Rubio al vertice delle polemiche
Cambio di continente: il 16 luglio a Washington, il Segretario di Stato Marco Rubio ha convocato un vertice internazionale di contrasto al terrorismo di sinistra, i cosiddetti Antifa, sono invitati 60 Paesi ma gli europei nicchiano. L’Italia manderà (salvo cambi di programma) il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni (apriti cielo dalle opposizioni). Non il ministro, ma un gradino di sotto, sulla falsariga della partecipazione italiana da osservatori al nascente e poi fallimentare Board of peace.

È obbligatorio fare la tara alle due diverse occasioni. Sia Macron sia Trump amano le autocelebrazioni e i trionfalismi, il primo è a fine mandato e sente il fiato sul collo del Rassemblement National di Marine Le Pen; il secondo tra quattro mesi scarsi passerà sotto le forche caudine delle elezioni di midterm mentre i sondaggi crollano. È ovvio che i loro inviti vogliano dare segnali agli elettori e siano un messaggio per rappresentare se stessi al meglio. È altrettanto ovvio che Mattarella abbia accettato l’invito di Macron: sarà seduto accanto ad altri 25 capi di Stato per celebrare un Paese amico e cofondatore della Ue. Da lui mai nessuno dubbio sul sostegno all’Ucraina, alla Ue e a un legame sano e paritario con gli Usa. Più da decifrare l’ok del governo all’invito di Rubio. Per alcuni è un tentativo di non tagliare i ponti con Trump dopo lo scontro delle settimane scorse, per altri è un tentativo di mostrarsi sensibili al tema della sicurezza cavalcato da Roberto Vannacci. Di certo il governo tiene ma a fatica nel suo sostegno all’Ucraina, ha una visione critica della Ue e sta cercando una nuova via per relazionarsi all’America di Trump. L’idea se non di fare da ponte, almeno di non farlo saltare, resiste in attesa di vedere l’effetto che fa. Son sfumature, si sa, ma a volte una sfumatura rende il quadro più nitido.
