Francesco Del Gaudio: il sogno di suonare con Peppino di Capri

Di Olga Chieffi

C’è un istante che ferma il tempo cronologico e ci pone alla ricerca del “tempo pieno”, il tempo dell’arte, ove l’istante non è più. L’istante di Peppino di Capri dei musicisti, è infinito, il suo istante brucia il tempo, il suo destino umano resta sospeso all’aorgico, nessuna forza umana può comprenderlo in una definizione, e, per conseguenza, il confine tra gli opposti logici che delimitano in ogni momento la possibilità stessa di pensare ragionevolmente (possibile-impossibile, visibile-invisibile, male-bene, senso non senso, si-no, verità-finzione), resterà infinito, indecidibile, indeciso, sospeso. Peppino di Capri ha attraversato la storia di un’Italia che ci riporterà per sempre all’eleganza del night degli anni ‘60 e ’70 a quella sua particolare atmosfera fatta di glamour, tacchi a spillo, brillantina, smoking, luci soffuse, parole “azzeccose” e tanta buona musica, dolci melodie, adatte al ballo guancia a guancia, in una notte di luna. È una notizia profondamente triste per la musica e la cultura italiana, l’immenso impatto culturale e la malinconia che la scomparsa di una tale figura porta con sé. Peppino di Capri è stato il custode della colonna sonora di un’intera era, unendo la tradizione napoletana con le novità d’oltreoceano. Desideriamo dedicare e dedicarci cinque canzoni, “Nun è peccato” del 1959 che ha dato il via alla leggenda, con i suoi Rockers, Peppino prende la canzone napoletana e le dà una sferzata di modernità, St. Tropez Twist del 1962, il manifesto italiano dell’era del twist, con la sua giacca in lamé e un ritmo a cui era impossibile resistere, Peppino di Capri ha fatto ballare intere generazioni sulle spiagge, catturando perfettamente l’energia spensierata e ruggente dei primi anni ’60. Ed ecco Roberta, l’anno successivo, una delle ballate romantiche più celebri della musica italiana, dedicata alla prima moglie Roberta Stoppa, il ritratto dell’amore passionale e struggente, “Un grande amore e niente più” , del 1973 con il testo firmato da Franco Califano, Peppino conquista la sua prima vittoria al Festival di Sanremo, inaugurando un anno d’oro, che lo vedrà dominare la scena musicale, seguito da “Champagne” il suo capolavoro assoluto, un inno alla malinconia da piano bar e al brindisi per un amore perduto, l’essenza stessa dell’artista: elegante, confidenziale, intramontabile. Champagne è anche il titolo della fiction dedicata a Peppino di Capri che ha come attore protagonista Francesco Del Gaudio, il giovane attore di Pompei ma anche eccezionale musicista, ventisettenne, eccezionale trombettista e polistrumentista, al quale ci siamo affidati per farci affidare un ricordo. “Nel film Champagne, come si è calato nel personaggio? E’ stato a colloquio, con Peppino Senior?” “Ho incontrato Peppino di Capri solo due volte, poiché chiaramente, alla sua età non poteva essere presente sempre sul set. Mi sono interfacciato con i figli, ai quali chiedevo di tutto, modi di fare, espressioni, movimenti. Sono arrivato a calarmi nei panni di Peppino attraverso i figli. Per me che sono napoletano, attore e musicista, è stato veramente la realizzazione di un sogno. Ho preso consapevolezza che ero riuscito a schizzare il personaggio, nel momento in cui Peppino senior mi ha detto fosse convinto che avessero usato delle sue registrazioni nelle scene cantate. Mi sono realmente emozionato nel cantare quei brani e il lavoro è stato di dover comunicarle come le avrebbe espresse Peppino, però ho attinto tanto da me stesso”. Oggi che Peppino è solo “fisicamente” scomparso, poiché eternato dalla sua stessa musica che fa rivivere l’uomo, ogni qualvolta si canterà fino alla fine dei tempi, come sente di ricordarlo? “Ho appreso la notizia in maniera un po’ strana. Nel senso che mi ha contattato un giornalista chiedendomi la disponibilità per fare una diretta, una diretta telefonica per via che lo avessi interpetrato nel film, ma io ignoravo ancora fosse deceduto e solo in seguito ho intuito. Confesso che da un lato speravo prima o poi di poter fare un concerto con lui. Sì, diciamo che ci siamo conosciuti quando lui già non stava più tanto bene. Quindi, le possibilità di interazione c’erano, ed eccome, però, ormai era poco disponibile sia per quanto riguarda il lavoro, sia per quanto riguarda la socialità. Di conseguenza mi era chiaro che, in realtà, questo mio sogno non si sarebbe mai e poi mai realizzato. Come pensai, poi, delle visioni si hanno quando è veramente troppo tardi, come è accaduto in questo caso. Io gli volevo bene. Lui non si è mai sbilanciato nei miei riguardi, quindi ho sempre vissuto nella speranza che anche lui me ne volesse. Io ho fatto tutto quel lavoro sperando innanzitutto di rispettarlo in vita; se Peppino fosse andato via prima di aver girato il film, io lo avrei fatto in maniera completamente diversa. Il fatto di averlo onorato mentre lui era in vita mi ha messo nella condizione di dover rispettare l’occhio di chi l’avrebbe visto: cioè di rispettare il fatto che lui avrebbe visto il film, e che mai avrebbe voluto vedersi diverso da quello che è”.

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